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1992

1992 : Recensione dell’ episodio 1.01 – Episodio 1 e 1.02 Episodio 2

1992: Ambra e le sue amiche si lasciavano teleguidare dal furbo Boncompagni in quel contenitore pomeridiano per teenager chiamato “Non è la Rai” capace di diventare un vero e proprio fenomeno di costume e sfornare quantità industriali di marketing; Sandra Mondaini continuava a scuotere le coperte ripetendo “Che barba, che noia” sotto lo sguardo impassibile di Raimondo Vianello alla fine dell’ennesima giornata tutt’altro che noiosa in “Casa Vianello”; Lorella Cuccarini era la star di “Domenica In”; Aleandro Baldi e Francesca Alotta vincevano la categoria “Nuove Proposte” del Festival di Sanremo con la ossessiva “Non amarmi”. E intanto la prima Guerra del Golfo era finita da un anno lasciando le immagini insolite del pilota Maurizio Cocciolone prigioniero di guerra in Iraq, la Lega Nord irrompeva sul panorama politico con la violenza verbale del suo leader in canottiera e le prime campagne pubblicitarie cercavano di far comprendere che l’AIDS non colpiva solo omosessuali e tossici (ma lo facevano in modo errato marchiando i malati come vittime da isolare). Nella Milano ancora ubriaca dall’edonismo sfrenato degli anni Ottanta, uno sconosciuto magistrato dai modi spicci e l’eloquio semplice che tradiva le fiere origini contadine firmava le banconote che avrebbe consegnato ad un piccolo imprenditore che aveva trovato il coraggio (o la necessità) per denunciare la richiesta di mazzette che gli era stata imposta dal presidente del Pio Albergo Trivulzio. Quel presidente si chiamava Mario Chiesa e non era solo un “mariuolo isolato” come fu definito dall’allora quasi onnipotente Bettino Craxi, segretario di quel partito socialista di cui l’arrestato era stato capogruppo provinciale. E quei soldi che aveva cercato di gettare nel water in una disperata difesa non erano solo i proventi illeciti di una mela marcia. Perché quella notte non fu la fine di Mario Chiesa, ma l’inizio di quella che sarebbe stata una fragorosa caduta degli dei.

1992LucaBibiLa scena dell’arresto di Mario Chiesa e le prime indagini seguenti fino alla scoperta dei conti svizzeri e ai primi arresti sono presenti nel pilota di “1992”, la nuova serie di Sky che ha debuttato ieri in contemporanea in Italia, Germania, Austria, Regno Unito e Irlanda, primo caso di un prodotto italiano pensato fin dall’inizio per uscire fuori dai ristretti confini patri e provare ad interessare un pubblico più ampio. Antonio Di Pietro (interpretato da un Antonio Gerardi deciso a restituire un personaggio convinto di se e inizialmente isolato) e “Mani Pulite” sono nomi che richiamano l’avida attenzione della stampa (non solo italiana) giustificando il clamore pubblicitario che ha accompagnato la serie fin dalla sua anteprima mondiale alla Berlinale a Febbraio. Ma chi pensasse che “1992” sia una serie su “Mani Pulite” starebbe dando un giudizio paradossalmente troppo superficiale. Perché (come gli stessi autori avevano sottolineato già da tempo) “1992” non parla di Di Pietro e Francesco Saverio Borrelli (tra i pochi personaggi reali ad apparire interpretati da attori) e “Mani Pulite” è poco più che lo sfondo raccontato da un poliziotto ultimo arrivato i cui veri scopi sono, in realtà, molto più personali che cercare il trionfo disinteressato della giustizia. Non è un caso che la camera indugi quindi sul corpo nudo dell’agente Luca Pastore (un buon Domenico Diele) nel cold open della serie perché è nella necessaria attenzione alle tracce della malattia che lo colpisce il seme delle azioni del giovane agente. Non è per un desiderio di punire i colpevoli che Luca suggerisce a Di Pietro di non accontentarsi della condanna di Chiesa, ma perché è convinto che questo sia un modo per fare della legge lo strumento della sua vendetta contro l’imprenditore Michele Mainaghi (Tommaso Ragno) responsabile, a suo dire, di una truffa sul sangue infetto che è stato causa del suo contrarre il virus.

Ed è per questo stesso motivo che Luca seduce Bibi (Tea Falco), l’inquieta figlia della sua nemesi, in modo da poter condurre la sua indagine privata direttamente a casa dell’avversario, e si spinge ancora oltre usando le maniere forti per costringere uno stretto collaboratore di Mainaghi a collaborare. Propositi comprensibili portati avanti con mezzi dalla dubbia moralità che fanno di Luca un personaggio che è difficile incasellare nella lista dei buoni a tutto tondo a cui la fiction italiana ci ha abituati. Lo sguardo tradito di Bibi quando Luca si presenta ad arrestarne il padre rendono ancora arduo accettare quel “Tranquillo, noi siamo i buoni” detto poco prima. Ma già con “Gomorra” e ancora prima “Romanzo criminale” Sky aveva dimostrato di non aver paura di mostrare gli aspetti più torbidi dei suoi protagonisti e, pur non raggiungendo le vette criminali dei due precedenti prodotti, anche i personaggi di “1992” non sono facili esempi di specchiata virtù. Perché gli autori di questa serie (che hanno sempre ringraziato il canale satellitare per la completa libertà ricevuta) non vogliono scrivere per lo spettatore italiano medio, ma piuttosto hanno intenzione di realizzare un prodotto adulto che abbia imparato la difficile ma affascinante lezione delle fiction targate US o UK e dimostri che anche nel Belpaese si può realizzare qualcosa che non sia colpito dal fastidioso morbo di un provincialismo bigotto.

1992LeonardoChe queste siano le loro intenzioni è mostrato ancora meglio dal personaggio di Leonardo Notte interpretato da uno Stefano Accorsi ormai lontanissimo dal “du gust is megl che uan” con cui esordiva sugli schermi televisivi proprio nel 1992. Il rampante pubblicitario che non si fa scrupolo ad additare alla morbosità inconfessata del maschio italico di mezza età il successo di “Non è la Rai” pur di convincere il titubante cliente ad investire ancora in Publitalia e che trasforma un mal digerito invito a presentarsi in classe della figlia in una indagine di mercato è il personaggio, forse, più disturbante di questo primo episodio. Il fascino apparentemente irresistibile di chi sa trovare le parole giuste al momento giusto, il cinismo indifferente dell’uomo troppo concentrato su sé stesso per considerare una figlia adolescente altro che un fastidioso e momentaneo impiccio, la ricerca poco impegnativa di sesso facile, il passato misterioso da sessantottino rinnegato (e forse pure omicida ?) sono tutti aspetti messi in mostra senza vergogna per rendere esplicito (forse anche troppo) un concetto fondamentale: Leonardo Notte non è il villain della serie, ma l’anima nera di quegli anni che si incarna in lui per mostrare perché gattopardescamente tutto dovette cambiare perché nulla realmente cambiasse. Come profeticamente intuisce Marcello Dell’Utri sentendo le prime notizie su Di Pietro e guardando le immagini dell’assassinio di Salvo Lima, la “Repubblica delle Banane” andava salvata ad ogni costo e quella poco onorevole impresa era possibile solo trasformando la vecchia politica in un prodotto da vendere con astute strategie di marketing. Un’idea che avrebbe fatto poi la fortuna di quel Silvio Berlusconi che appare qui solo in voce e tacchi in un brevissimo (e maligno) siparietto a parte nei bagni di una noiosa convention.

1992VeronicaAlle storie di Luca e Leonardo finiscono per essere collegate anche quelle di Veronica (Miriam Leone), aspirante soubrette disposta a vendere con convinzione il suo corpo pur di raggiungere il successo televisivo tramite le conoscenze del suo amante Mainaghi (scontrandosi con un primo fallimento), e Pietro (Guido Caprino), reduce congedato con disonore deciso a sfruttare il casuale incontro con un leghista della prima ora pur di attirare l’attenzione della aspirante diva, ma soprattutto per riscattare un passato segnato dalla morte del fratello e un presente segnato dal sensibile disprezzo paterno. Personaggi che appaiono forse abbastanza stereotipati, ma se lo sono è perché i ventitre anni passati dal 1992 hanno fatto diventare tali dei tipi sociali che proprio allora iniziavano ad affacciarsi spavaldamente sulla scena pubblica. Più forzata e meno comprensibile è invece la scelta di stabilire un legame tra tutti i protagonisti con Veronica che è anche amante occasionale di Leonardo e amante fissa di quel Mainaghi la cui figlia è irretita da Luca che ha uno scambio di battute con la giornalista che è la sorella di Veronica di cui è innamorato Pietro in un circolo chiuso troppo contorto per essere credibile.

“1992” è un insidioso balzo in avanti per Sky che ha deciso di giocare fuori casa con una serie che parla dell’Italia del passato recente, ma lo fa pensando ad un pubblico internazionale. È questa ambiziosa intenzione a giustificare anche la cura dedicata ad un vintage (abiti, tecnologia, programmi televisivi, musica) che allora era un quotidiano presente e ad una regia e fotografia che per nulla assomigliano ai prodotti tipici delle tv generaliste nostrane. Una scommessa che può essere vinta solo sfruttando la Storia d’Italia come interessante cornice per raccontare storie universali. Perché dopotutto è questo che una serie deve saper fare.

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