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1992

1992: recensione degli episodi 1.03 Episodio 3 e 1.04 Episodio 4

1993

Il giro di boa arriverà soltanto la prossima settimana, ma giunti agli episodi 3 e 4 occorre già tirare un po’ il freno all’entusiasmo e alle aspettative che avevano accompagnato la vigilia di questa serie prodotta da Sky e acclamata in un palcoscenico internazionale e “difficile” come il Festival di Berlino. 1992 non è la serie che mi aspettavo. E qui, direbbe qualcuno, la domanda sorge spontanea: cosa ti aspettavi? La risposta nel corso di questa recensione.1992 - terzo episodio 1

Veniamo ai fatti. Le storie dei sei personaggi che si intrecciano tra loro durante l’Annus Horribilis della politica italiana continuano ad evolversi. Leonardo Notte, il sondaggista esperto di marketing di Publitalia, indaga a fondo sulla persona che lo sta ricattando. Il suo torbido passato rischia seriamente di venire a galla, ma l’astuzia che lo contraddistingue lo porta ben presto a scoprire il suo persecutore: Rocco Venturi, l’agente di polizia che lavora nel pool di Di Pietro. Tralasciando l’interpretazione da parte di Accorsi, sul quale tornerò più avanti, Notte è sicuramente uno dei personaggi meglio tratteggiati dagli autori. Lo si capisce quando viene richiamato dalla professoressa della figlia per avvisarlo che quest’ultima si è resa protagonista di un atto masturbatorio nei confronti del compagno di classe. Il metodo con il quale cerca di risolvere il problema con l’insegnante (facendo sesso con lei) e, indirettamente, con la figlia (ci ride su) la dice lunga sul tipo di personaggio che è. Un uomo che non si fa scrupoli e che sta sempre un passo avanti arrivando a capire prima di tutti che di lì a due anni la scena politica italiana sarebbe stata conquistata da un certo Silvio Berlusconi.

Pietro Bosco sbarca in Parlamento. Il suo ingresso ci viene presentato come lo stupore di un bambino quando scopre le meraviglie della natura. Passare dal fronte di guerra agli scranni di Montecitorio potrebbe rivelarsi un trauma, soprattutto se, per un battitore libero come Bosco, c’è chi vuole manovrarlo a suo scopo e piacimento. Quando se ne accorge rigira la situazione a suo favore pretendendo un maggiore autonomia decisionale e di essere spostato dalla Commissione Cultura (considerata ingiustamente di serie B) alla Commissione Difesa. Come nei primi due episodi, gli autori non sono riusciti ad aggiustare il tiro nel descrivere, senza cadere in facili cliché, la nascita del movimento leghista che, dopo più di vent’anni, tra alti e bassi, ha ancora il suo seguito. È anche vero che quando si parla di certi partiti, che nel corso della loro storia hanno modificato poco e niente della loro visione politica, è inevitabile il ricorso a certe situazioni, nel caso della Lega la protesta “casinista” contro “Roma ladrona”, che sia nel vagone di un treno o nei banchi di un Parlamento. Ma quello che rimprovero è che non c’è una reale spiegazione da parte degli autori su come questa protesta del popolo del Nord sia nata fino ad arrivare ai centri del Potere.

Veronica Castello, la ragazza che sogna un futuro da showgirl, riceve due bastonate sul collo consecutivamente: sfuma la sua partecipazione a Domenica In e si imbatte nel cadavere impiccato del suo “protettore” Mainaghi. I sogni di gloria di questa ragazza disposta a tutto pur di cavalcare il successo tirano una brusca frenata. Il personaggio di Bibi, uno dei più insostenibili dell’intera serie – e Tea Falco ha più di qualche responsabilità in questo-, con il suicidio del padre, comincia a venire a galla dopo un esordio passato in secondo piano. Nei prossimi episodi potrebbe scatenarsi una guerra intestina all’interno della famiglia Mainaghi per accaparrarsi la ricca eredità lasciata dall’imprenditore. Forse questo è uno dei motivi più interessanti di questa storyline resa a tratti ridicola da una recitazione irritante da parte della Falco.

1992-terzo episodioConclude il sestetto Luca Pastore che continua a sfruttare la sua posizione lavorativa per compiere vendette. Rispetto all’esordio, il personaggio di Pastore fa un passo indietro significativo nella sua evoluzione. L’incontro-scontro con la figlia di Mainaghi è archiviato in quattro e quattr’otto e la sua presenza si fa sentire poco e niente nel corso dei due episodi.

1992 non è la serie che mi aspettavo. Non lo è perché Sky, prima con Romanzo Criminale e in seguito con Gomorra – La Serie, aveva alzato notevolmente l’asticella delle produzioni seriali made in Italy. Il livello di scrittura, in primis. 1992 difetta di dialoghi troppo deboli e poco credibili per essere pronunciati da alcuni personaggi. La recitazione, in secundis. Deludente, per non dire pessima da parte di alcuni. Non ho mai nascosto la mia riluttanza nei confronti della recitazione da parte di Stefano Accorsi e la serie non fa altro che confermarmelo. Peccato, perché il suo Leonardo Notte è a livello di scrittura il personaggio migliore ma la recitazione da parte dell’attore de L’Ultimo Bacio non riesce a creare empatia nei suoi confronti. Miriam Leone e Tea Falco sono una peggio dell’altra. Quell’espressione di entrambe da suicidio è qualcosa da far cadere le braccia.

Anche a livello tecnico gli sforzi sono davvero minimi. Una fotografia elementare, quasi inesistente all’occhio più distratto e una regia poco incisiva che non fa mai sentire la propria mano. Quello che c’è da apprezzare è il tentativo di Sky di continuare a scardinare il monopolio buonista delle serie tv italiane (che in altri luoghi preferiscono chiamare fiction). I personaggi di 1992, così com’erano quelli di Romanzo Criminale e Gomorra, le uniche due serie paragonabili a questa, sono tutti negativi e con un marcato “lato oscuro”. Una caratteristica difficilmente riscontrabile in certe fiction Rai e Mediaset.

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