13 Reasons Why

13 Reasons Why e la maledizione del sequel ad ogni costo – Recensione della premiere della seconda stagione

13 reasons why recensione 2.01
Netflix

I network che producono serie TV ci donano il nostro pane quotidiano e già solo per questo meritano eterna gratitudine. Questo però non significa che siano divinità al di sopra del bene e del male, ma piuttosto sacerdoti di un culto laico che possono anche sbagliare. Come quando, fedeli al Dio Abissale degli Uomini di Ferro di Game of Thrones, si ostinano a credere che what is dead may never die, but rises again harder and stronger. Semplicemente perché le serie tv raccontano storie e comunicano messaggi e quando hanno detto tutto quello che avevano da dire devono semplicemente finire e non risorgere senza un perché. E quindi perché una seconda stagione di 13 Reasons Why?

Tredici 2x01

13 reasons why recensione 2.01


Obbligo e non verità

Domanda, in realtà, piuttosto retorica. 13 Reasons Why aveva svolto egregiamente il suo lavoro diventando molto più che una serie tv tratta da un romanzo poco letto, ma un vero e proprio fenomeno mediatico capace di uscire dal mezzo televisivo costringendo chiunque a interrogarsi sui temi trattati. Perché bullismo e suicidio tra gli adolescenti sono argomenti troppo urgenti e pressanti per essere lasciati solo sullo schermo, ma la serie aveva avuto il merito di non nasconderli ma portarli in primo piano. Un ruolo sociale di cui autori, attori, produttori della serie erano ben consapevoli e di cui si ricordano aprendo l’episodio con un messaggio prima della sigla che invita a vistare il sito dedicato a questi problemi e parlarne eventualmente con specialisti.

13 Reasons Why era riuscita a diventare argomento di discussione e non solo una bella serie tv grazie al coraggio di dire la verità. Di usare il linguaggio di tutti i giorni per parlare di problemi di tutti i giorni di tutti i ragazzi. Proprio per questo il suo viaggio era concluso con il crudo suicidio di Hannah, con il segreto svelato da Clay, con i colpevoli rivelati, con i complici consapevoli delle proprie colpe, con la speranza di poter andare finalmente avanti senza dimenticare, ma avendo imparato. A che serviva una seconda stagione, quindi?

A rispettare quello che dopotutto è il motore primo di ogni network: detto brutalmente, fare soldi. Troppo successo aveva avuto la prima stagione per farsi sfuggire l’occasione di riempire le sempre avide casse del dio denaro realizzando un sequel con gli stessi protagonisti. A far cosa? Come? Perché? Domande le cui risposte avrebbero dovuto trovare gli autori quali che fossero. Un ritorno avvenuto non perché altre verità potevano essere dette, ma solo per obbligo.

LEGGI ANCHE: Christian Navarro: le 10 cose che non sapete sull’attore di 13 Reasons Why

Tredici 2x01

13 reasons why recensione 2.01


Andare avanti anzi no

Il comandamento primario a cui gli autori dovevano obbedire era uno solo: riportare in scena gli stessi personaggi. Ma proprio tutti tutti. E tutti significa quindi anche Hannah Baker. Peccato che sia morta e sepolta e che la sua storia l’abbia già raccontata per intero ragion per cui resterebbe anche poco da mostrare ricorrendo a flashback ad hoc. Tuttavia, al comandamento primario non si può disobbedire e quindi l’unico escamotage è quello di farla ancora apparire nei pensieri di chi a lei era maggiormente legato ossia Clay. Ma anche confinarla nel ricordo deve essere sembrato troppo impersonale agli autori o ai produttori e, quindi, Hannah non è un malinconico ricordo, ma una presenza concreta in stile fantasma con cui si può anche parlare e interagire.

O almeno questo è quello che Clay crede. Con tanti saluti al finale della prima stagione dove sembrava che l’aver svelato la verità su quel che era successo ad Hannah significasse anche l’essersi liberati dal peso del rimorso e poter finalmente fare un passo avanti. A questo doveva servire anche la relazione con Skye che poteva così salvarsi dalla spirale autodistruttiva in cui stava iniziando a precipitare. Tutto cancellato come se non fosse mai successo. Perché serve che Clay non dimentichi Hannah per potersi buttare in una nuova caccia ad un nuovo colpevole. E, quindi, arrivederci evoluzione dei personaggi, bentornato Clay allucinato e incazzato.

Come nessun passo in avanti si trova a compiere Olivia a cui era stata infine rivelata la storia delle cassette permettendole di assolvere sé stessa dalla tragedia di non sapere il perché del suicidio della figlia. Solo che adesso serve portare gli stessi ragazzi sul banco degli imputati per raccontare il loro punto di vista su quel che è stato e, quindi, strumentalmente Olivia da madre che voleva capire diventa opportunamente una madre che vuole punire. Sentimento anche comprensibile e neanche tanto irrealistico, ma che cozza violentemente con quel che si era voluto comunicare nella passata stagione. Anche perché costringe a creare un’antagonista obbligando, quindi, a trasformare la scuola in un nemico dopo aver tanto parlato dell’importanza di una comunione di intenti tra genitori ed educatori per affrontare il problema del bullismo. Di nuovo, prima l’obbligo, poi la verità.

LEGGI ANCHE: Tredici : 10 cose che non sapete sulla serie tv di Netflix

Tredici 2x01 13 reasons why recensione 2.01

13 reasons why recensione 2.01


Dalle cassette alle Polaroid

Da queste premesse non poteva che nascere una seconda stagione priva di radici profonde che per non affondare deve aggrapparsi a qualcosa che possa sembrare anche solo vagamente interessante. Provando a replicare lo schema che aveva avuto successo l’anno prima, la seconda stagione di 13 Reasons Why punta le sue ormai poche carte su un mistero in tutto simile a quello precedente. E se quel che è successo ad Hannah non fosse un caso isolato? Se ce ne fossero altri ancora da scoprire? Solo che le cassette ormai non le usa più nessuno e, quindi, in pista scende un altro feticcio degli anni Novanta ossia le Polaroid. Una foto può dire tanto o niente perché mostra un attimo e non la storia che ha portato a quel momento né quel che è avvenuto dopo. Una caccia ad un nuovo segreto da svelare affidata ancora una volta a Clay da condurre nello stesso clima omertoso con gli stessi dubbi su Tony.

Solo che 13 Reasons Why non era CSI o Sherlock; non era una serie crime o una spy – story dove un detective intelligente e appassionato deve scoprire un colpevole sfuggente e sadico muovendosi tra silenzi e reticenze. Verità talmente lapalissiana che sembra impossibile non sia chiara agli stessi autori. Che, invece, credono che basti aggiungere qualche minaccia a Tyler, uno sguardo concupiscente di Bryce verso Jessica, una amnesia ad hoc di Alex sopravvissuto miracolosamente al suicidio, una battuta fuori luogo della new entry Scott per rendere interessante una storia che nasce dal nulla e che soprattutto è avulsa da quello che era il perché della serie.

13 Reasons Why era stata capace di creare un dibattito anche all’interno della stessa redazione di Telefilm Central tra chi (sottoscritto incluso) ne magnificava l’importanza e chi ne sottolineava le pecche, vedendola prima di tutto come una serie TV. Purtroppo, questa premiere dimostra che neanche Netflix riesce a liberarsi dalla maledizione del sequel ad ogni costo.

2.01 - The first Polaroid
  • Quando una serie ha detto tutto e lo ha detto bene perché deve avere un sequel?
Sending
User Review
3 (9 votes)
Comments
To Top