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Fear The Walking Dead

Fear the Walking Dead: Recensione dell’episodio 2.04 – Blood in the Streets

Fear The Walking Dead

Fear The Walking Dead ci sta mostrando le prime fasi dello sviluppo del virus che porterà ad un’epidemia, con conseguente trasformazione in zombies di molta parte di esseri umani, e lo sta facendo raccontandoci la storia di questo gruppo di persone che sono insieme un po’ per scelta ed un po’ per caso. Noi spettatori veniamo accompagnati ad assistere alle difficoltà iniziali riscontrate in questo nuovo assetto mondiale che i personaggi devono imparare a comprendere e ad affrontare. Devono imparare a prendere le misure sia pratiche che teoriche per poter prendere conseguentemente le giuste decisioni.

Fear The Walking DeadCon la prima breve stagione ci avevano solo introdotto a tutto questo e con questa seconda stagione mi aspettavo che si andasse più a fondo alla questione, analizzandola da più punti. Ma arrivati al quarto episodio, ho la percezione che non sia così e che gli eventi stiano correndo troppo velocemente senza che i personaggi abbiano il tempo di metabolizzare il tutto, spostando la narrazione su altro tipo di elementi e storyline e andando un po’ verso quello che è diventata la serie madre The Walking Dead: l’incontro col “nemico” umano di turno, che può avere più o meno spazio ossia gli può essere dedicata una storia filler di una sola puntata o può durare più episodi.

Non che la cosa sia del tutto negativa, perchè certamente la presenza di queste persone con cattive intenzioni è intrinseca ad un mondo senza più regole e controlli ed è giusto quindi che i protagonisti affrontino anche queste situazioni, visto che si arriva a porsi anche questioni morali. Però in questo modo gli zombies sono già da tempo in secondo piano e questo vero nuovo problema lo stanno conoscendo da lontano, essendo loro relegati su una barca. Certo, hanno incontrato zombies anche in mare, però a parte pochi momenti e pochi racconti non hanno visto cosa c’è veramente sulla terra ferma e quindi come fanno a poter imparare a vivere in un mondo come quello? È ovvio che c’è ancora tempo per tutto questo, dico solo che il fronteggiare il nemico di turno non è quello che mi aspettavo per questa seconda stagione di Fear The Walking Dead, dove i personaggi avrebbero dovuto essere a parer mio al centro dell’azione e non così distanti.

Molto tempo è stato speso anche del parlare sul come comportarsi con altri sopravvissuti ed anche questo è stato utile per aprire molte domande etiche che Fear The Walking Deadnascono spontanee in situazioni come queste, però l’ho trovata un po’ eccessiva come cosa, visto che è stato usato molto minutaggio in chiacchere, tanto che ne ha risentito il ritmo della narrazione che è diventato lento e noioso. Ed anche un episodio come questo in cui c’è sicuramente più azione che in altri, in alcune parti il bla bla bla la fa da padrone appesantendo il tutto. Ok, questo parlare ci fa conoscere meglio i personaggi e ci aiuta a capire il loro punto di vista ed il loro carattere, ma certamente lo fanno anche le azioni e le scelte che loro prendono, quindi spero che si punterà più su questo, per rendere il tutto più ritmato.

Il migliore esempio di ciò è Nick, il quale ci fa vedere di che pasta è fatto con poche parole e con molti fatti. E così, senza dire niente a nessuno e su richiesta di Strand, prende un gommone, affronta (pochi) zombies e trova Luis, la persona che può farli entrare in Messico e che alla fine salverà la situazione sulla Abigail, dove nel frattempo i nostri sono stati raggiunti, legati e picchiati dagli “amici radioamatori” di Alicia. Certo non prima che la ragazza stessa e Travis siano portati via dal grande capo del gruppo, Connor. Quindi, da qui si capisce già che direzione prenderà la storia prossimamente.

Interessante vedere il comportamento di Strand, il quale abbandona la barca appena sente puzza di vero pericolo. Ora, io questa sua decisione me la spiegherei solo se avesse voluto lasciare gli altri naviganti nel loro brodo, avendoli messi più volte in guardia sulla buona fede di altri sopravvissuti e sapendo dell’arrivo del salvatore Luis. Ma questo suo pensiero ipotetico non mi torna del tutto, perchè sembrava realmente spaventato ed in più la barca gli serve per Fear The Walking Deadarrivare in Messico e avevo l’impressione che non l’avrebbe mai mollata. In più, ce lo hanno presentato fino ad ora con tutto un altro temperamento. Quindi perchè questa scelta? E dire che nel flashback mostratoci (che ci fa inquadrare maggiormente Strand, sia nel privato che in quello che faceva nella vita dal punto di vista “lavorativo”) non sembrava neanche in passato uno senza coraggio, anzi. Bho, sarò torda io, ma non ci arrivo.

Insomma, altro episodio di Fear The Walking Dead senza infamia e senza lode, servito principalmente a mostrarci le scelte passate e presenti di Strand, in cui le aspettative portano a considerare il tutto lento e attendista, visto che mi aspetto sempre che i personaggi facciano altro e si giunga ad un altro tipo di eventi. Ma tant’è, per ora questo abbiamo a quindi aspetto di vedere come e se cambierà la narrazione.

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2.04 - Blood in the Streets
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