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12 Monkeys

12 Monkeys: Recensione dell’episodio 1.13 – Arms of mine  

Ore, minuti, secondi. E poi giorni, settimane, mesi, anni. Lancette che girano incessantemente in senso orario su precisi orologi o sabbia che scende inesorabile in una approssimativa clessidra. Linea di ombra che si allunga su pavimenti finemente decorati in complesse meridiane solari o gocce che cadono a riempire una accogliente brocca il cui livello scandisce le fasi della giornata. Ora prima per le preghiere dell’alba e vespro per quelle della sera tra canti monastici in sacrali liturgie. O semplicemente il fascinoso alternarsi di Sole e Luna in un cielo dai colori mutevoli secondo i voleri dell’astro che nelle sue vastità si accomoda regnante. Modi e parole diverse per indicare e misurare lo scorrere del tempo. Ma cosa è il tempo? E, soprattutto, scorre davvero il tempo? O non è solo un eterno tornare su sé stesso come il mitologico serpente Uroboro che morde la sua coda ad indicare la ciclicità di quello che ci illudiamo essere una lineare e irripetibile successione di istanti ?

12Monkeys1x13ColeCassie“12 Monkeys” arriva al season finale della prima stagione giocando ancora una volta con questo tanto difficile quanto profondo dilemma filosofico e scientifico. Non che gli autori intendano dare risposte motivate da profonde disquisizioni o pedanti dimostrazioni, ovviamente. “12 Monkeys” è una serie sci – fi che ha fatto dei viaggi nel tempo un utile strumento per avviluppare lo spettatore in una rete di domande e dubbi che lo tenessero legato ad una storia che, come notato da Maura nella recensione del prefinale, ha sempre preferito andare di corsa piuttosto che dedicarsi ad approfondire le personalità dei suoi protagonisti. Viaggi nel tempo ad uso e consumo della narrazione con provvidenziali dislocamenti spazio – temporali a tirar fuori gli autori dalla difficoltà di salvare personaggi in difficoltà apparentemente insormontabili. Giocare con questa tematica è sempre stato pericoloso perché si rischia di scontrarsi con labirintici paradossi (anche senza arrivare a quelli raffinati formulati da Einstein) e complesse domande da perderci la testa. Eppure “12 Monkeys” ha saputo destreggiarsi abbastanza bene in questo periglioso dedalo proprio rinunciando ad ogni pretesa di spiegarne gli insondabili meccanismi, ma piuttosto declinando questa ostica materia in un semplice opportunismo che ha reso facile accettare ogni forzatura in nome di una azione frenetica che non lasciava il tempo di interrogarsi sulla logicità di quanto stava accadendo.

12 Monkeys - Season 1Non è un caso che proprio questo season finale contenga una frase come quella di Ramse, quel “c’è voluto un viaggio nel tempo per rendere possibili i viaggi nel tempo”, che lascia supporre che tutto quanto abbiamo visto fosse solo una arzigogolata dimostrazione che il tempo non è lineare, ma piuttosto ciclico. Lo avevamo già intuito dall’ossessione con cui la Striking Woman e il Pallid Man avevano vigilato e forzato gli eventi in modo che tutto si ripetesse come Ramse sapeva dovesse andare. Ed alla stessa conclusione è anche arrivata la stessa Jones quando confessa di aver sbagliato tutto perché non importa quanti e quali tentativi si facciano per cambiare il corso degli eventi ed evitare l’epidemia fatale. Il passato non si può cambiare perché senza di esso non ci sarebbe quel futuro in cui lei e Adler e Whitley cercano di proteggere la missione di Cole.

Se il tempo è un eterno ritorno (come la storia secondo Giambattista Vico), Katarina sarà sempre condannata a scegliere di non abortire perché sarà la morte della bambina a fornirle la spinta motivazionale per trasformare il progetto Splinter da utopica fantasia a concreta realtà. Il Cole bambino dovrà rivivere la morte del padre senza sapere che è il sé stesso adulto ad averla indirettamente causata. Ramse dovrà fare in modo che la mortale ecatombe abbia luogo perché possa nascere il figlio che non sarebbe nato se non avesse incontrato Elena tra i sopravvissuti alla epidemia mondiale. Cassie dovrà diventare spietata al punto da assistere partecipe al pestaggio di Aaron (colpevole solo di aver pensato a lei e non al resto del mondo) perché lei e Cole possano arrivare a quello stallo alla messicana nei Raritan Laboratory. Tutto deve avvenire affinché quello che è avvenuto avvenga. Perché non può esserci il futuro senza il passato, ma neanche il passato senza il futuro che lo ha seguito. Un cerchio ha senso solo se la linea torna a chiudersi su sé stessa. Spezzarla in un punto significa distruggerla. Futuro e passato sono quindi tanto inestricabilmente legati che l’uno non può esistere senza l’altro. È questa la forza superiore che rende vano ogni tentativo di fermare l’epidemia. Che si decida di chiamarla destino è poi solo una scelta semantica.

12Monkeys1x13Leader12Eppure, quasi contraddicendo quello che potrebbe essere il senso della storia, gli ultimi minuti di questo season finale sembrano suggerire che il destino stesso non sia una forza invincibile. Ethan Seki dovrebbe essere morto e Cole perso nell’oscurità fuori dal tempo in modo che i 12 nati creati per essere il salto evoluzionistico della specie umana decimata dal virus diffuso dal viaggio di Jennifer intorno al mondo possano impadronirsi nel 2043 della macchina del tempo costruita dalla Jones. O almeno questo è quello che il Testimone ha raccontato. Sempre che stia dicendo la verità. Perché, e qui arriva la prima sorpresa di questo finale, l’onnisciente Testimone non è Ramse. Chi si celi dietro questo nome è ancora ignoto e la scoperta della sua identità sarà uno dei motivi di interesse della prossima stagione. Come lo sarà cercare di capire le sue reazioni allo scambio di ruoli tra Cole (in compagnia di un pentito Ramse) e Cassie con il primo confinato adesso nel passato e la seconda catapultata in un difficile futuro. La sorpresa che risalta sul viso del leader dei 12 uomini blu (no, non sono la versione badass dei Puffi) lascia intendere che questo evento non fosse previsto e che quindi la ciclicità del tempo prima tanto sbandierata non sia altrettanto immutabile come tutti sembravano aver accettato.

“12 Monkeys” chiude la sua prima stagione dando allo spettatore una complessa mappa per orientarsi nel labirinto dei viaggi nel tempo per poi cambiare subito dopo le svolte e i sentieri di quello stesso labirinto rendendo sadicamente inutile quell’inaspettato regalo. Però, a volte, perdersi in un dedalo può essere anche un divertente gioco. Aspettiamo la prossima stagione per sapere se è questo il caso.

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