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12 Monkeys

12 Monkeys: Recensione dell’episodio 1.04 – Atari

Fondata nel 1972 da Nolan Bushnell e Ted Dabney, la Atari è stata per buona parte degli anni Ottanta sinonimo di console domestiche quando ancora i giochi non assomigliavano a film in alta definizione e la massima qualità del video era quella del televisore analogico di casa. Per quanto possa sembrare povera la scelta di titoli e la giocabilità dei prodotti se paragonata a quelle disponibili oggi, è inevitabile guardare con somma gratitudine all’Atari come l’antenata delle spettacolari console odierne. Una riconoscenza che non sembra trasparire nel modo di dire usato da Ramse e Cole in questo episodio dove “we are in Atari” sta ad indicare una situazione senza via d’uscita in cui una sola mossa è possibile e va fatta anche se non è per nulla condivisibile o ha un esito negativo scontato.

12 Monkeys - Season 1Paradossalmente, invece, proprio la storia narrata in questa quarta puntata di “12 Monkeys” sembra suggerire che la “mossa Atari” può anche essere un positivo inizio di una nuova partita che, invece che essere condannata ad una sicura sconfitta, conduce ad una insperata vittoria. Nel continuo gioco di salti temporali che caratterizza questa serie, si ha più di una volta la conferma di questo voler mostrare l’opposto di quello che i protagonisti hanno previsto. In una serie di scene ambientate nel 2035 (quindi flashback per i nostri che vivono nel 2045), Cole e Ramse vagano alla ricerca disperata di cibo convinti di essere destinati ad una irrimandabile morte. Ed invece vengono assaliti da un feroce gruppo di pericolosi predatori che non solo non li uccidono, ma anzi ne ammirano il coraggio al punto da accoglierli nel proprio branco. E mai termine fu più adatto perché la West 7 non è una innocente compagnia di sopravvissuti che cerca solo di tirare avanti nel modo migliore, ma piuttosto una spietata squadra di immuni al virus convinti che il mondo sia solo un pascolo a loro riservato da cui cogliere con la violenza e la morte le risorse necessarie.

Una filosofia ben descritta dal tono cupo e autoritario del leader Deacon che non esita a uccidere chiunque opponga una benché minima resistenza e si spinge fino ad ordinare a Cole l’omicidio di un ribelle Ramse pur conoscendo il forte legame tra i due. Ma anche stavolta Cole e Ramse scoprono che sentirsi “in Atari” non è la stessa cosa che esserlo. Che l’ultima scelta possibile non è per forza l’ultima se si ha il consapevole coraggio di cancellare le false sicurezze ed affrontare un temibile ignoto. Concetto che ancora una volta si ripropone durante l’assalto di Deacon e soci all’edificio dove Cole è stato repentinamente richiamato dal 2015 per fronteggiare il concreto rischio che il suo presente lo costringa a restare in eterno nel passato. Anche quando il rumore degli spari sembra essere la sigla finale dell’avventura di Ramse e l’inizio dell’ultimo viaggio di Cole, un errore nel  funzionamento della macchina del tempo (o forse era voluto dalla Jones ?) rimischia le carte in tavola cancellando lo scorrere lineare degli eventi narrati per mutare l’infausta conclusione in una imprevedibile vittoria con Deacon in fuga e l’un tempo amata Max a schierarsi dal lato giusto della barricata. Un plauso va qui fatto alla messa in scena dell’intero segmento con frasi e rumori apparentemente incomprensibili visti la prima volta, ma che acquistano un senso quando vengono riletti con la lente del balzo temporale (il segreto del tunnel svelato, ma anche la domanda di Deacon a Max e Cole che si sente chiamare durante il finto assalto).

12Monkeys1x04DuncanAnche se la serie ha all’attivo solo altri tre precedenti per cui potrebbe essere prematuro definirne uno standard, “Atari” è tuttavia un episodio a suo modo anomalo perché si svolge quasi interamente nel futuro (a parte i flashback del 2035) e perché mette in pausa la storyline principale (a cui si torna comunque nel cliffhanger finale) a favore di un approfondimento dedicato al futuro passato (un ossimoro che in questa serie ha un senso proprio pienamente giustificato). Una pausa dalla narrazione primaria che intende chiarire alcuni punti lasciati in sospeso svelando parte del vissuto di Cole per aiutarci a capire i perché della sua incrollabile determinazione quando affronta con Cass la sua missione nel 2015. Vediamo, quindi, Cole vagare con l’unica meta di sopravvivere un giorno ancora, senza una destinazione precisa in un mondo post apocalittico tornato alla brutalità della legge del più forte. Un mondo dove essere buoni significa essere perdenti e dove l’unica morale è quella del cogliere le opportunità migliori per non morire, significasse anche unirsi, come Max, agli assassini della tua stessa gente. Una non società dove si finisce spesso per “essere in Atari” e l’unico obiettivo è trovare un modo per non dover pronunciare quella difficile frase. Come Cole aveva detto a Cass, non c’è niente da salvare nel futuro e questo episodio ci mostra il perché di quelle tanto amare quanto convinte parole.

12Monkeys1x04ColePur essendo assente la bella dottoressa (che sta iniziando a comprendere meglio il significato della missione accettando anche il concetto di sacrificare pochi per salvare molti), anche in questo episodio a Cole non viene a mancare quella bussola morale che nel passato è rappresentato da Cass. A svolgere questo ruolo è stavolta Ramse, figura finora lasciata sullo sfondo e priva di una propria autonomia. Invece, il personaggio interpretato da Kirk Acevedo è stato sempre la coscienza di Cole, un grillo parlante poco loquace e molto manesco capace di cogliere la natura malvagia di Deacon anche quando il suo volutamente distratto compagno preferiva ignorarla (o fingere di). Un fratello con cui condividere la disturbante quotidianità fatta di qui ed ora senza inutili pensieri di un domani che potrebbe non diventare mai un oggi. È questa fratellanza dettata dal comune sentire che fa di Ramse un elemento indispensabile per Cole che può privarsi della sicurezza di vitto e alloggio, ma non di quella moralità residua che il suo inseparabile amico rappresenta. Così come Cass nel 2015 è la silenziosa voce del rimorso, allo stesso modo Ramse è il ricordo di quando altre scelte erano possibili. Un pezzo di Cole che non può essere strappato neanche quando sembra di essere ormai “in Atari”.

La momentanea vittoria su Deacon e il ritorno al 2015 (con la felice battuta di Cass sul “dove, anzi quando” Cole era finito) con la rivelazione che l’ubicazione della “stanza della notte” non è più un segreto (scoperta che capita ex abrupto senza che ci venga fornita alcuna spiegazione) lasciano intendere che la pausa è finita. È tempo di ricominciare a correre.

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