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12 Monkeys

12 Monkeys: Recensione dell’episodio 1.02 – Mentally Divergent

Una volta tanto gli autori mantengono qualche promessa. Ci era stato detto che questo 12 Monkeys, già dal secondo episodio, avrebbe preso una strada sostanzialmente diversa rispetto al film, mentre nel pilot c’erano state notevoli somiglianze o riproposizioni senza cambiamenti, se preferite. Il rischio era che fosse una promessa vana e la serie si rivelasse come una copia del film più stiracchiata e allungata, cosa che alla fine avrebbe fatto pendere la bilancia della valutazione chiaramente sul negativo, dato che rispetto alla pellicola di Gilliam in questa trasposizione si era persa tutta la criptica fascinazione che era presente nel film, oltre al linguaggio visivo così tipico del maestro di Minneapolis.

12 monkeys 102eInvece qui svoltiamo: certo restano ancora i nomi dei protagonisti e le 12 scimmie che danno il titolo alla serie, così come restano il discorso epidemia e i viaggi nel tempo, ma la storia ora qui prende una strada tutta sua e acquisisce una vita propria, quasi totalmente indipendente dalla pellicola cinematografica.

Il risultato al momento non è sicuramente eccelso, ma è gradevole e scorrevole, con il necessario presupposto che vanno abbandonati paragoni e confronti per non perdersi in una sterile disamina che non migliora, se non appesantisce e basta, la visione. Questi 40 minuti passano molto velocemente e il ritmo è tale da non lasciare spazi di distrazione, mantenendo una buona tensione senza necessariamente eccedere in scene di azione fini a se stesse, ma lasciando anche un certo spazio ai dialoghi che cercano di introdurre, per ora in modo un po’ approssimativo comunque, anche possibili tematiche interessanti (almeno per il mio lato nerd).

Bisogna applicare una certa sospensione dell’incredulità per certe svolte che sembrano un po’ forzate anche se cadono piacevolmente, come ad esempio il fatto che i servizi segreti abbiano una foto così dettagliata dell’interno di una stanza degli interrogatori nord coreana. Cose che se si sarebbero anche potute evitare, ma, 12 monkeys 102cal netto di certi difetti, quello che rimane è una buona sensazione d’insieme, in cui i pezzi si infilano al proprio posto in modo fluido e la storia si lascia seguire, senza troppi sforzi, con facilità.

Il fatto di avere fatto diventare l’esercito delle 12 scimmie, non più un innocuo gruppo animalista, ma un’organizzazione segreta e misteriosa, contribuisce a dare quel tocco cospirazionistico in più alla serie, che però deve essere gestito bene, anche perché spesso in SyFy, ma non solo, abbiamo visto che il rischio di inserire trame con gruppi segreti e macchinazioni è che queste parti si trasformino in complessissime stupidaggini che ad un certo punto diventano oscure anche per gli stessi autori, che non sanno più come giustificare pezzi di trama e come uscire dai casini in cui si sono infilati.

La parte più interessante, al momento, è quella di questa linea temporale così frammentata, nella quale il futuro di un personaggio si rivela il passato di un altro e viceversa, così che a volte alcuni sono più avanti di altri, ma si rischia di non sapere mai chi e come. La logica dei paradossi temporali al momento è un po’ incerta, ma, se non svaccano prima, c’è ancora tempo di capire se funziona o meno.

Dopo l’introduzione nel pilot dei protagonisti principali, sostanzialmente buoni, anche se continuo ad essere un po’ straniato da questo Cole, in questo episodio si è spostata l’attenzione sulla figlia di Leland Goines, Jennifer e su quello che sembra dover essere l’antagonista principale, il killer dell’esercito delle 12 scimmie. 12 monkeys 102bAl netto di quanto già detto da Winny nella recensione del pilot, sul cambio di sesso del figlio di Goines, per evitare di contrapporsi al cinematografico Brad Pitt, ho trovato la performance di Emily Hampshire interessante e ben dosata tra pazzia latente e dolorose memorie. Il personaggio sembra solido e sicuramente sarà una parte importante della storia. Trovo che ci sia anche il giusto affiatamento con Aaron Stanford per ora. Tom Noonan, nella parte del cattivo, è perfettamente inquietante, ma è, d’altronde, un ottimo caratterista che ha già lontane esperienze di personaggi particolari (la fatina dei denti in Manhunter, la prima pellicola ad introdurre il personaggio di Hannibal Lecter sul grande schermo).

Si inizia ad approfondire anche il personaggio Jones, capo del progetto dei viaggi nel tempo nel futuro ed ho anche apprezzato come la serie cerchi di dare una maggiore definizione al mondo post apocalittico, anche se chiaramente ora è troppo presto e abbiamo visto troppo poco per dare un giudizio definitivo su questa parte di trama.

In conclusione, a mio parere, 12 Monkeys è uno show che, al netto di alcune facilonerie e rischi, si presenta come un intrattenimento piacevole e potenzialmente, se ben gestito, anche stuzzicante a livello di possibili sviluppi di trama.

Per tutte le informazioni e novità su 12 Mokeys vi consigliamo di passare per 12 Monkeys Italia e Mi nutro di serie tv

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