Cinema

Wonder: recensione del film tratto dal romanzo di R.J. Palacio con Julia Roberts

Wonder

Titolo: Wonder

Genere: Drammatico

Anno: 2017

Durata: 113′

Sceneggiatura: Stephen Chbosky, Steve Conrad, Jack Thorne

Regia: Stephen Chbosky

Cast: Julia Roberts, Owen Wilson, Jacob Tremblay

Cosa fareste voi se vi dovesse capitare di avere un figlio mostro?

Questo dev’essersi chiesto la scrittrice R.J. Palacio quando suo figlio rimase terrorizzato nel vedere un bambino con la sindrome di Treacher-Collins e anziché affrontare la cosa con ragionevolezza, lei e il figlio scapparono. In preda ai rimorsi di coscienza, dice, R.J. iniziò la sera stessa un romanzo dedicato a quel bambino. Lo chiamò Auggie, un’assonanza con Ugly che in inglese significa brutto. The Ugly Duckling è il titolo inglese de Il brutto anatroccolo, la famosa fiaba del pulcino rifiutato da tutti che alla fine si trasforma in un cigno.

L’attualizzazione della favola in forma di romanzo per ragazzi ha ottenuto dal 2012, anno d’uscita, un successo planetario. Si è così pensato di adattarlo in un film che però non fosse solo diretto ai ragazzi, ma a tutta la famiglia. Uno “splendido” film di Natale.

Wonder significa meraviglioso, splendido, appunto, come ogni bambino dovrebbe risultare ai propri genitori. In questo caso ad essere splendidi sono i genitori stessi e la sorella di Auggie, una famiglia anche troppo edulcorata, con note di verosimiglianza date dalla bravura degli attori, la Roberts sopra tutti.

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Grande spazio viene riservato all’universo dei ragazzi, Wonder si snoda su più registri usando il linguaggio dei sogni, dell’immaginazione e dei videogiochi. La passione del protagonista per Guerre Stellari lo consola nel pensare di avere al suo fianco, nel duro percorso dentro la scuola media, Chewbecca come una sorta di angelo custode.

Come fatto notare anche da altri, questo film pur svolgendosi ai tempi attuali, pare attingere a piene mani da un immaginario anni ’80. Non sono solo i riferimenti a Star Wars, a Dirty Dancing (che viene trasmesso in tv), a The Elephant Man di David Lynch (il casco al posto del sacco di tela), a E.T. (il passare inosservato durante Halloween) a Mask-Dietro la maschera di Peter Bogdanovich, ma è lo stesso utilizzo di una star come Julia Roberts (tuttora in auge naturalmente, ma mai come ai tempi di Pretty Woman) e della spregiudicatezza di sceneggiatori e regista nel voler far piangere sulle disgrazie altrui. Come accadeva appunto ai bei tempi di Voglia di Tenerezza.

La cosa più interessante del film, a mio parere, è la struttura con cui è stato scritto, e immagino anche in questo sia debitore del libro. I quattro capitoli in cui si sviluppa portano i nomi dei ragazzi protagonisti, e ogni episodio riparte da un certo punto della storia per raccontarla con nuovi occhi. Partendo quindi da un “principio” qual è la condanna senza se e senza ma del pregiudizio contro un diverso che più diverso non si può (Auggie non è solo brutto, è stato operato numerose volte, è quindi proprio fisicamente debilitato – anche se dal trucco non risulta troppo mostruoso), si passa a diversi gradi di preconcetti che ribattono l’assunto iniziale.

Il punto di vista di Via, la sorella che combatte al fianco di Auggie e anche per questo minimizza le sue turbolenze adolescenziali, ci fa considerare come a volte il pregiudizio in positivo verso le persone “forti” nasconda magari la nostra voglia o il tempo di approfondire. Per poi scoprire subito sotto la superficie coriacea una grande sensibilità.

La soggettiva di Miranda, l’amica del cuore di Via, ci porta a considerare che un nostro giudizio affrettato possa essere a volte frutto di una mancanza di sensibilità, di feeling psicologico in un passaggio d’età che tutti abbiamo vissuto come difficile e contraddittorio.

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Ho trovato particolarmente emozionante il punto di vista di Jack Will, l’amichetto di Auggie, interpretato dal giovane Noah Jupe (ha dato prova delle sue qualità di attore anche in Suburbicon dei George Clooney). Il ragazzino è carino, intelligente e sensibile, e forse per questo non riesce ad assurgere a leader della classe, però ci tiene a far parte della gang dei ragazzini svegli e prepotenti. Per questo commette un errore, e non fa in tempo a terminare di averlo commesso che già se ne è pentito…

Infine Auggie, il suo punto di vista percorre tutto il film con la sua presenza e con la sua voce fuori campo. Educazione e intelligenza ne fanno un perfetto esempio di cittadino americano: pragmatico, tecnologico, altruista. Non si soffre tanto per la sua disabilità, che il piccolo indossa con una certa naturalezza, quanto per il suo essere oggetto di bullismo o compassione: due facce della stessa medaglia.

C’è qualcosa da imparare, una volta usciti dalla visione di Wonder. I più sensibili avranno versato pure qualche lacrima, quelli un po’ meno sensibili troveranno questa provincia americana ancora una volta un avanposto dei buoni sentimenti.

Wonder
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.4

Riassunto

Un ragazzino deforme inizia la scuola e affronta le difficoltà del bullismo e dell’adolescenza sorretto da una bella famiglia.

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