Episodio 2×12 in fase di elaborazione 02×13 CAMBIO DI STRATEGIA

2×12 QUALCOSA DI PERSONALE

20 gennaio 2010 montanaro87

VIRGINIA – UN MAGAZZINO C.I.A.

L’agente Connor diede una rapida occhiata al monitor di fronte a sé. Attese che le immagini delle cinque telecamere fossero passate una dopo l’altra, mostrando il solito ambiente vuoto. Nessuna minaccia incombente, tutto sembrava tranquillo.
Il turno di notte era quello che preferiva perché gli consentiva di leggere indisturbato. Mentre il suo collega sonnecchiava al suo fianco, lui si immergeva fra le pagine scritte da Isaac Asimov, il suo autore preferito. Ogni tanto lasciava la lettura per controllare i monitor, ma erano dieci anni che tutto scorreva al solito modo: senza problemi.
Dalton si teneva su la testa con la mano destra chiusa a pugno, a stento riusciva a tenere aperti gli occhi.
02x12__01“Dovresti andare a letto prima quando fai questo turno, Larry” gli sussurrò Connor.
“Fatti gli affari tuoi e continua a leggere, Charlie” rispose l’agente.
Connor fece un sorrisetto e l’occhio gli cadde sul monitor. L’immagine della camera di sorveglianza era appena cambiata, ma gli era parso di notare qualcosa di insolito in quella precedente. Forse era stato uno scherzo della sua immaginazione, ma aveva intravisto un’ombra muoversi di fronte all’ingresso della zona cinque, quella più importante che si trovava in quel magazzino.
“Larry hai visto anche tu?” domandò, mentre il monitor cambiava immagine e si portava sulla terza videocamera.
“Cosa?” chiese quello, aprendo gli occhi e cercando di svegliarsi.
“Mi è sembrato di vedere qualcuno muoversi nella zona cinque” replicò Connor, mentre l’immagine cambiava di nuovo.
Dalton si avvicinò alla tastiera e cominciò a digitare una serie di comandi che fecero apparire immediatamente la telecamera che inquadrava l’ingresso divenuto improvvisamente sospetto. Ma non si vedeva niente, se non le solite ombre notturne che circondavano la porta a vetri bloccata da un codice che solo il direttore conosceva.
“Non c’è niente…Forse sei stato ingannato dal buio” gli disse Dalton, tornando a rilassarsi sulla sua sedia.
Poco convinto, Connor prese in mano la radio e contattò il suo collega addetto alla sorveglianza della zona cinque.
“Walton, hai notato movimenti sospetti lì da te?”
La radio gracchiò in risposta, ma nessuno disse nulla dall’altro lato.
“Walton, mi ricevi?”
Niente nemmeno la seconda volta.
“Sarà andato a prendersi un caffè, Charlie…” cercò di tranquillizzarlo Dalton.
“Forse…Comunque meglio andare a controllare, non credi?”
“Certo…Se non altro mi aiuterà a stare sveglio”.
Dalton e Connor controllarono di avere l’arma pronta e carica, poi si avviarono nella zona cinque. I corridoio erano 02x12__02bui e deserti, come al solito, ma si avvertiva un senso di tensione nell’aria. Persino Dalton sembrava preoccupato, ora.
Arrivati al cancello metallico che faceva da accesso all’atrio della zona, non ci misero molto a notare che la sedia solitamente occupata da Walton era vuota. L’unica prova della sua presenza era la torcia, caduta al fianco della sedia.
“Dove sarà?” chiese Dalton.
Charlie gli rivolse un’espressione interrogativa in risposta. In quel momento qualcuno li aggredì alle spalle. Charlie vide il suo collega cadere di fianco a lui, svenuto per un colpo alla testa; poi si sentì crollare a sua volta per un calcio alle gambe che lo mise fuori gioco. Una pistola apparve dinanzi a lui, indirizzata alla sua testa.
“Saresti così gentile da fornirmi le chiavi di questo cancello?”
“Anche se lo facessi non riusciresti mai a entrare dalla porta, e non conosco i codici d’accesso!” replicò lui, coraggiosamente.
“Lo so benissimo, agente Connor. Ecco perché me li sono già procurati”
Detto questo gli diede un colpo in faccia e l’agente Connor svenne all’istante.

 

 

IL TEMPIO SALA RIUNIONI

“Scusate il ritardo, ma stavo provando quel nuovo tipo di kevlar di cui vi ho parlato, e wow, funziona sul serio! Blocca anche le pallottole di un fucile a pompa. Se riuscirò a farne un giubbotto antiproiettili indossarlo sarà come essere Superman!” si giustificò Marshall, chiudendosi alle spalle la porta.
“Si sieda pure, signor Flinkman” esordì la donna seduta vicino ad Anderson, fulminandolo con uno sguardo glaciale.
“Come stavo dicendo ai suoi colleghi prima della sua interruzione, mi chiamo Marie Keller. Alcuni di voi mi conoscono già” si presentò la superiore di Anderson.
Sydney e Kane fecero rapidi cenni di assenso.
“Christopher fa rapporto a me. Sono l’agente del Tempio più alto in grado con cui avrete a che fare, il che fa di me il vostro direttore operativo”.
02x12_01“Il suo grado ci è chiaro, ma il motivo della sua presenza a questo briefing mi sfugge” commentò Sark in tono asciutto. Rachel incrociò le braccia: Sark la aveva preceduta di pochi secondi. Marshall, Sydney e Kane sembravano farsi la stessa domanda.
“Poche ore fa, qualcuno si è introdotto in un magazzino segreto della C.I.A. in Virginia. L’obiettivo erano i Documenti Vespertini, che erano stati trasferiti in quella località solo due giorni fa” cominciò Anderson, senza rispondere a Sark.
“Abbiamo qualche idea sui possibili colpevoli?” chiese Sydney, senza perdere d’occhio Marie Keller.
“Abbiamo molto di più” rispose Anderson, accendendo lo schermo alle sue spalle. L’immagine che apparve era in bianco e nero e a bassa definizione, ma non era difficile riconoscere la donna ripresa dalla telecamera di sorveglianza: Sydney, Rachel, Marshall e Sark reagirono immediatamente.
“Dovevo aspettarmelo” mormorò Sydney, caricando la voce di amarezza, rabbia e frustrazione.
Solo Kane rivolse ad Anderson un’occhiata interrogativa.
“Irina Derevko, ex agente del KGB, ritenuta morta per ben tre volte, e attualmente ricercata dalle agenzie di sicurezza di mezzo mondo. E’ una seguace di Rambaldi” gli spiegò Anderson.
“Nonché la madre dell’agente Bristow” aggiunse Marie Keller.
Kane strabuzzò gli occhi, stupefatto: “E’ uno scherzo, non è vero? – rispose, tentando di sorridere – Tua madre sarebbe una specie di supercriminale immortale? Queste cose succedono solo nei fumetti” concluse, squadrando Sydney come se la vedesse per la prima volta.02x12_02
“Purtroppo è tutto vero, anche se vorrei che non lo fosse” rispose Sydney, ancora scossa.
Marshall annuì.
“Per completare il profilo della Derevko potremmo aggiungere che è stata il mio capo per alcuni anni, quando ancora…stavo dalla parte sbagliata…” aggiunse Sark, lanciando un’occhiata a Rachel e Sydney.
“Non ti preoccupare, all’inizio sembrava pazzesco anche a me. Dovrai abituarti all’assurdo” commentò Rachel. Kane si limitò a grattarsi la testa.
“Christopher, per favore, veniamo al sodo – ordinò Marie – Non abbiamo tempo da perdere, non ora che la sicurezza del Tempio è stata compromessa” concluse, spostando lo sguardo su Sydney.
“Mi scusi?” domandò Sydney in tono aggressivo.
“Incontrando il tuo ex marito alla stazione, Sydney, hai messo in pericolo tutti noi” spiegò Anderson
“Abbiamo recuperato i filmati, ma…”
“Ma cosa? Credete che mi piaccia essere un ostaggio? – rispose Sydney, furiosa – Nemmeno voi sapevate degli uomini di mia madre.”
“I tuoi contatti con Michael Vaughn sono sempre stati un pericolo per la sicurezza. Ti avevamo avvertito di essere prudente.” sbottò Anderson.
“Se è Vaughn a darti fastidio, allora dillo, ma non scaricare i tuoi problemi personali su di me e sul Tempio – rispose a voce alta Sydney – E’ solo grazie a lui e a mio padre se sappiamo di Malone e di come sta usando la C.I.A. per i suoi scopi”
“Sospettavamo di Malone da tempo, agente Bristow. Sapere più cose sul suo conto ci potrà aiutare, e abbiamo le nostre risorse nella C.I.A. per fermarlo, ma questo non giustifica la sua condotta. Si ricordi che per il governo americano la nostra agenzia non è mai esistita – rispose Marie Keller – Il vero scopo di questo briefing è informarvi di ciò che sappiamo sulla Derevko. Grazie all’impronta vocale di Irina, abbiamo intercettato una sua comunicazione in tedesco con un uomo non identificato. A quanto pare quest’uomo sarà a Baden Baden fra tre giorni. La Derevko provvederà a fargli recapitare i Documenti Vespertini: probabilmente vuole farli analizzare, o decifrare.”
02x12_03“Quindi andiamo in Germania e li catturiamo?” azzardò Kane.
“Non è così semplice – spiegò Anderson – Non penso che Irina si farà vedere di persona. C’è di peggio: probabilmente sa anche di essere stata intercettata. Non è detto che Baden Baden sia il luogo dello scambio, potrebbe essere una trappola”
“Quindi qual è il piano? – chiese Sydney in tono di sfida – Non possiamo fare finta di niente!”
“Scopriremo chi è il contatto dalla Derevko, ma non lo cattureremo. Irina penserà che nessuno ha abboccato alla sua trappola e si sentirà più sicura. Pedinando quell’uomo riusciremo a saperne di più” rispose Anderson senza accettare la provocazione.
Sydney fece una smorfia: “E’ una mossa intelligente – ammise – Non dobbiamo mai sottovalutare Irina. E’ un’eccellente manipolatrice”
E io ne sono una prova vivente, si trovò a pensare Sydney.
“Partiremo fra un’ora – concluse Anderson – Preparatevi!”
Marie Keller si alzò in piedi, dirigendosi verso la porta. Anderson la seguì fuori dalla sala riunioni.
“Hai esagerato, Christopher. Ricordati che siamo stati noi a volere Sydney nella nostra unità, non possiamo pretendere di controllare la sua vita privata. E il tuo interesse per i rapporti fra la Bristow e Vaughn non mi piace. Rischia di essere troppo personale ” lo rimproverò Marie.
“Ormai è più di un rischio, signora Keller…E non è l’unica cosa che mi rende coinvolto personalmente, in questa indagine…” rispose Anderson, senza guardare il suo superiore in viso.
Marie Keller aggrottò le sopracciglia: “Se le cose stanno così, ti sollevo dal tuo incarico. Finché non ti sarai chiarito le idee sarò io a dare ordini a Sydney Bristow”
Anderson si limitò ad annuire. Sul viso si leggeva il suo sconforto, ma nemmeno una traccia di sorpresa.

 

NEW YORK – NIGHT CLUB LA PETITE JUSTINE

La musica classica che si diffondeva nell’aria senza disturbare i discorsi dei ricchi uomini di mezz’età e delle loro giovani e belle accompagnatrici, le decorazioni eleganti ma sobrie e i mobili in ebano rendevano l’ambiente molto diverso dall’immagine classica di un club per incontri privati.
La clientela, del resto, era di altissimo livello: scrittori e giornalisti famosi, registi e attori di Broadway, persino dei senatori. Le ragazze erano tutte istruite, molto eleganti e dalla parlantina facile. Non era facile essere assunte alla “Justine”.
Un uomo sulla sessantina fece il suo ingresso nel locale, accompagnato da tre robuste guardie del corpo, due uomini e una donna. La barista lo salutò con affetto: era un cliente abituale. L’uomo rispose con un cenno del capo e si limitò a ordinare da bere.
“Non l’ho mai vista qui” esordì una donna bionda che indossava un vestito blu bottiglia, sedendosi vicino all’uomo e sorridendo.02x12_03_bis
“Non le pare un approccio banale?” rispose l’uomo, girandosi per guardarla. Anche se indossava una parrucca bionda, la donna sarebbe stata facilmente riconoscibile da tutti coloro che avevano avuto a che fare con lei: Beth Luciani.
“Nulla è banale finché non diventa raffinato” replicò Beth, ammiccando.
“Vedo che conosce Wilde. Potrei rispondere che di solito sono gli uomini a sedurre, dato che le donne non ne hanno bisogno” commentò l’uomo, rispondendo al sorriso.
“Ma gli uomini che non cercano di sedurre le donne sono destinati a essere vittime di donne che cercano di sedurli” rispose ancora Beth.
“Questa non la conosco” ammise l’uomo.
“Walter Bagehot” spiegò Beth, riempiendo il suo bicchiere di vino.
“Vedo che è un esperta di seduzione, signorina…?” chiese l’uomo.
02x12_03_bis1“Sarah Lancaster. Come ha detto lei, noi donne non abbiamo bisogno di esserlo, signor…” rispose Beth con aria di complicità.
L’uomo rise, divertito: “Gregg Philips. Lei sa che per un uomo con la mia reputazione non essere riconosciuti è seccante, non è vero?”
Beth si limitò ad alzare le spalle: “Se vuole che la conosca meglio, non ha che da chiederlo, signor Philips. Possiamo proseguire la nostra conversazione in un luogo più appartato” concluse, accennando a un camerino.
“Ne sarei felice” rispose Philips: “Ma prima, signorina Lancaster, dovrebbe permettere alla mia guarde du corp, Sheila, di perquisirla. Purtroppo non la conosco, e un uomo nella mia posizione ha bisogno di precauzioni.”
Beth rise, alzando le braccia: “Frugatemi pure, può darsi che vi piaccia…”.
Sheila si limitò a un rapido controllo per assicurarsi che Beth non stesse nascondendo armi o macchine fotografiche.
“E’ pulita, signore” annunciò.
Soddisfatto, Philips baciò la mano di Beth: “Vogliamo andare, signorina Lancaster? Voi potete rimanere qui” concluse, parlando ai suoi gorilla.
I due uomini e Sheila si scambiarono sguardi di intesa: nulla di nuovo.

 

Beth chiuse la porta alle sue spalle: “E ora, signor Philips, cosa farà a questa povera ragazza indifesa?”
Philips rise di nuovo, divertito: “Scegli tu, Sarah – le suggerì – Ormai siamo intimi”
“Allora chiudi gli occhi, Gregg – rispose Beth, sussurrando le parole all’orecchio dell’uomo – Ti piacerà da morire”
Philips obbedì, divertito.02x12_03_bis2
Beth strappò l’orlo del suo vestito, estraendo un sottile filo di nylon.
“Che cosa stai facendo?” chiese Philips.
“Zitto. Non rovinarti la sorpresa” rispose Beth, facendo scivolare il filo sul collo dell’uomo. Prima che Philips riuscisse a reagire, Beth strinse i capi del filo e iniziò a strangolarlo.
Philips provò a divincolarsi, tentando di dibattersi e di strappare il filo , ma erano tutti sforzi inutili.
Beth continuava stringere: “Se può consolarti, la tua morte avrà un senso. Un uomo colto e intelligente come te dovrebbe essere fiero di morire per uno scopo” sussurrò.
Philips tentò di urlare, ma il filo gli impediva di fare vibrare le corde vocali. Dopo pochi secondi Beth lo lasciò cadere a terra, morto.
“Addio, Gregg” commentò, rompendo la finestra del camerino.

 

UFFICI C.I.A.

L’attività frenetica degli agenti, gli incessanti squilli dei telefoni e il brusio dei notiziari avevano trasformato gli uffici in caos di uomini e cose. Jack, Dixon, Vaughn e Weiss sembravano essere fra i pochi a mantenere la calma e un minimo di professionalità.
“Hanno alzato il livello di allerta al codice arancione – annunciò Weiss – Siamo tutti bloccati ai nostri posti fino a nuovo ordine”.
02x12_04“Maledizione! Vorrei capire cosa diavolo hanno deciso di fare” rispose Vaughn afferrando il suo telefono.
Jack lo costrinse ad appoggiare la cornetta, scuotendo la testa: “Ne sapremo di più molto presto” annunciò, indicando Patrick Malone, che era appena uscito dal suo ufficio scortato da tre robusti agenti della sicurezza.
Malone appoggiò una cartelletta gialla su una scrivania.
“E’ il protocollo Apocalisse – sussurrò Dixon, incredulo – Che cosa crede di fare Malone?”
“Abbiamo avuto la conferma ufficiale due minuti fa – iniziò Malone in tono asciutto – Il direttore dell’N.S.A., Gregg Philips, è stato assassinato”
Le reazioni degli agenti si fusero in un brusio sommesso e sgomento. Malone si schiarì la voce e alzò un braccio, richiamando tutti al silenzio.
Il suo sguardo annunciava severe punizioni a chiunque non lo avesse rispettato.
“Mai, nella storia dei servizi segreti, ci siamo trovati di fronte ad un’ emergenza tanto grave. Nessun terrorista, nessun traditore o nemico di questo paese è mai riuscito a colpire uno dei nostri capi di agenzia prima di quest’anno, ma in tre mesi abbiamo perso sia il direttore Yaeger che Philips. Non si può più credere all’ipotesi di un gesto isolato. Da questo momento siamo in guerra.”
Malone si interruppe, sollevando la cartelletta gialla con un gesto teatrale e fulminando il suo pubblico con uno sguardo carico di rabbia e amarezza.
“L’assassina del direttore Philips conosceva alla perfezione i suoi orari, i suoi itinerari, i protocolli della sua scorta. Queste informazioni non sono disponibili al pubblico, e l’ipotesi di un attacco informatico è da escludere.”
Malone spostò il suo sguardo su Jack e fece una seconda pausa drammatica.
“Signori, è difficile ammetterlo, ma c’è solo una spiegazione logica a quanto è accaduto. Una fuga di notizie da questo ufficio.”
La frase suscitò un boato di commenti increduli. Dixon, Vaughn e Weiss si scambiarono occhiate significative. Sapevano troppo bene quale era lo scopo del discorso Malone. Jack si limitò a fissare il suo superiore, senza mostrare emozioni.
02x12_05Malone ordinò di nuovo di tacere: “Per quanto mi dispiaccia ammetterlo, uno o più degli agenti che ha accesso a questo ufficio è una talpa. Questo mi costringe a dichiarare una quarantena su chiunque abbia la possibilità di ottenere informazioni riservate. Ho appena ricevuto una comunicazione del presidente che mi autorizza ad assumere l’incarico di direttore dell’N.S.A. fino alla cattura di chiunque sia coinvolto nell’omicidio di Philips: grazie ai poteri di questo nuovo incarico posso infrangere i diritti costituzionali di ogni sospetto. Le vostre telefonate saranno intercettate. I vostri spostamenti saranno monitorati. Internet, cellulari e fax verranno sottoposti al mio controllo, le vostre case sorvegliate. Chiunque non collaborerà sarà ritenuto un possibile sospetto e come tale soggetto a degli interrogatori approfonditi, con tutti i mezzi che riterrò necessari. Ogni violazione del protocollo di sicurezza sarà punita come un reato federale.”
La folla di agenti reagì con un silenzio carico di terrore e sospetti. Weiss si abbandonò sulla sua sedia, mentre Dixon strinse i pugni, trattenendo a stento la sua rabbia. Lo sguardo di Malone sembrava quello della Giustizia in persona.
“Mi rendo conto che si tratta di provvedimenti eccezionali, ma non mi fermerò finché i colpevoli non verranno scoperti, Se dovrò usare la tortura o il carcere preventivo lo farò senza esitazioni, e mi aspetto una uguale determinazione da ogni onesto patriota in questa stanza” concluse.
Le tre guardie al suo fianco iniziarono a distribuire delle fotocopie.
“E’ il nuovo protocollo di sicurezza. Leggetelo attentamente e firmatelo – spiegò Malone – Come primo provvedimento inizierò una serie di colloqui nel mio ufficio. Gli agenti Jack Bristow e Michael Vaughn si possono accomodare subito”
02x12_06Le tre guardie separano Jack e Vaughn dagli altri agenti. La folla, tranne Dixon e Weiss, iniziò a guardarli come se fossero appestati.
“Nessuno si deve sentire in diritto di avanzare sospetti a meno che non abbia delle prove per sostenere le sue affermazioni – commentò Malone, rispondendo agli sguardi – Tutti voi verrete interrogati, e se il colpevole vuole avere una possibilità di evitare la pena di morte, farebbe bene a consegnarsi subito. Presto conoscerò ogni segreto delle vostre vite”
Due guardie aprirono la porta del suo ufficio, scortandolo all’interno con Jack e Vaughn.

 

C.I.A. – UFFICIO DI PATRICK MALONE

Jack e Vaughn erano uno al fianco dell’altro, accomodati in due sedie scomode e poste di fronte alla scrivania di Malone. Sembrava che l’uomo li stesse esaminando, quasi fossero tornati ai tempi della scuola.
Jack assunse la sua classica espressione sprezzante e parlò per primo: “Non abbiamo tempo da sprecare in attese inconcludenti, vuoi dirci perché ci troviamo qui?”
Malone sorrise: “Sei sempre il solito Jack, i convenevoli per te sono una fastidiosa tradizione che preferiresti evitare”02x12_07
Vaughn la pensava esattamente come Jack, ma si limitò a stare in silenzio e ad attendere.
Malone riprese: “Jack sono stufo di doverti ricordare con chi hai a che fare. Non ti verrò più incontro e d’ora in poi la smetteremo di giocare a gatto e topo”
“Di cosa stai parlando?” chiese Jack, fingendo di non capire.
“Qualche giorno fa mi hai nascosto che l’agente Vaughn si trovava in una stazione piena di terroristi insieme alla sua ex-moglie Sydney Bristow, ecco di cosa sto parlando!” gridò Malone, cambiando improvvisamente tono di voce.
Jack guardò Michael, che ricambiò la sua espressione contrita. Come diavolo aveva fatto a scoprirlo?
02x12_07_bis“Se vi state chiedendo come l’ho saputo, dovreste ricordare che noi siamo la C.I.A. e siamo in grado di recuperare delle immagini di videosorveglianza anche se i nastri sono stati inspiegabilmente trafugati”.
Michael ripensò a quel giorno. Era convinto che gli uomini di Sydney avrebbero provveduto a far sparire i nastri, ma probabilmente non era stato sufficiente e la stazione aveva un metodo di salvataggio secondario che non avevano previsto.
“Qualunque cosa stessi facendo nella stazione con mia moglie, non sono affari che la riguardano!”
“E lei mi crede tanto stupido da pensare che sia una coincidenza che voi vi siate trovati in quel luogo proprio mentre dei terroristi lo assaltavano?”
Michael avrebbe voluto sbattergli in faccia la verità, ossia che era stato veramente un caso fortuito; ma non era il caso di farsi accusare di insubordinazione in quel momento.
“Io so che tua figlia nasconde qualcosa Jack. Sei andato da lei con uno scopo preciso e hai nascosto le informazioni ottenute durante quella conversazione. E quanto a lei, agente Vaughn, se non mi rivela subito tutto quello che Sydney Bristow le ha rivelato dovrò prendere dei seri provvedimenti!”
Michael si calmò all’istante e capì che doveva convincere Malone con la sua bravura nel mentire.
“Io non so niente. Mi sono incontrato con lei per discutere dettagli sull’educazione e la salute di nostro figlio, dato che al momento non vivo più con mia moglie. La stazione era un luogo come un altro per vederci, mi è parso logico scegliere un posto neutrale, pubblico”
Malone parve per un attimo trattenere una risatina, poi inspirò profondamente.
“Agente Vaughn…se non ho ancora arrestato lei, gli agenti Weiss e Dixon…e ovviamente te, Jack…E’ solo perché conto sul vostro aiuto.”02x12_08
“Se speri che rischierò nuovamente il collo per te, preferisco marcire in prigione, Malone!” rispose Jack.
“E invece penso che accetterete di collaborare con me per convincere Sydney a rivelarci tutto sulle sue attività. Non siete gli unici ad avere indagato su di lei”
Michael ora sembrava spaventato. Poteva accettare di subire i soprusi di Malone sul lavoro, ma non avrebbe mai permesso che quell’uomo si intromettesse nella vita di Sydney e JJ.
Jack prese la parola: “Se ci credi così pronti a essere leali nei tuoi confronti a cosa servono le minacce?”
Malone sorrise ironicamente: “So benissimo che la prigione non vi farebbe paura. Molti di voi l’hanno già sperimentata in passato. Tuttavia conosco il vostro punto debole: il vostro affetto cieco e sconsiderato per una traditrice del nostro paese”
“Ora basta! Con quali prove accusa Sydney Bristow di essere coinvolta in attività illecite?” gridò Michael, alzandosi in piedi.
Malone schiacciò un pulsante sul suo apparecchio telefonico e comunicò con la sua segretaria: “Li faccia entrare, Susan”
Quattro agenti di scorta, armati e in divisa, entrarono nell’ufficio e si sistemarono in fila di fronte alla porta.
“Che significa tutto questo?” chiese Jack.
“Proprio in questo momento un team di forze speciali sta aspettando il rientro della sua ex-moglie per prelevarla dal suo appartamento. Con i poteri che ho assunto dopo la morte di Philips, posso trattenerla senza processo finché non sarò convinto che non si tratti di una terrorista. Se invece deciderà di collaborare potrei essere indulgente nei suoi confronti…”
“Figlio di puttana” sussurrò Vaughn, stringendo i pugni.
“Stia attento agente Vaughn…da questo momento in poi voi due sarete in custodia nel mio ufficio e non potrete in alcun modo comunicare con i vostri colleghi per avvisare la signorina Bristow”
Jack si alzò pronto a trattenere Michael, ma questi fu più rapido: si mosse verso i quattro agenti con l’obiettivo di liberarsene per uscire da quell’ufficio, ma quelli guardarono minacciosamente sia lui che Jack.
02x12_09“Sia sereno, agente Vaughn…suo figlio si trova in casa di sua madre, non rischia in alcun modo che gli venga fatto del male.”
“Non quanto lo rischia lei in questo momento” rispose Michael.
“Se proverete a reagire…Ordinerò ai miei uomini di uccidere Sydney Bristow”
Jack guardò preoccupato Michael, che osservò con disprezzo il sorrisetto di Malone.

 

BADEN BADEN

“Correte!” annunciò Rachel, agitando le braccia. Sark e Sydney non se lo fecero ripetere due volte. Gli agenti della polizia tedesca alle loro spalle si fecero più vicini. Due fecero fuoco, mancando Rachel di pochi centimetri. Sark si girò di scatto, sparando a raffica e costringendo i poliziotti a tuffarsi a terra.
“Che cosa è successo?” urlò Sydney, correndo all’impazzata e facendo fuoco di copertura. Altri poliziotti sbucarono alla sua destra, intimandole di fermarsi. Rachel e Sydney girarono di scatto a sinistra, senza smettere di sparare.
“Avevate ragione, era una trappola” rispose Rachel, senza fiato. Sydney si morse le labbra e sparò altri tre colpi. Proprio in quel momento Sark trascinò Rachel a terra, evitando le pallottole di un altro gruppo di agenti tedeschi apparso all’improvviso a sinistra. Sydney si voltò all’improvviso, svuotando un caricatore e obbligando i tedeschi a fare un rapido dietro front.
“Pensavo che la polizia fosse disarmata, in questo paese” commentò, aiutando Sark e Rachel ad alzarsi in piedi.
“Non se vengono segnalati dei terroristi!” rispose Rachel.02x12_10
Il rumore di un’automobile li fece trasalire. Altri quattro poliziotti erano scesi da una volante a pochi metri da loro e si erano messi in posizione di tiro. Sydney e i suoi erano circondati.
Sydney ricaricò la sua arma e fece a pezzi i finestrini della macchina con una serie di colpi precisi, mentre Sark e Rachel impegnavano gli agenti in un frenetico corpo a corpo. Rachel riuscì a immobilizzare un suo avversario, sbattendo la testa dell’agente sul cofano, mentre Sark si liberò di un nemico chiudendo la portiera sulla sua mano destra. Sydney si tuffò all’interno dell’abitacolo e strappò le chiavi a un agente ferito seduto al posto di guida, disarmandolo con facilità.
“Se vuoi vivere, scappa!” lo minacciò in tedesco. L’uomo annuì debolmente e si lasciò lanciare all’esterno. Sark e Rachel salirono in auto, sparando i loro ultimi colpi per aprirsi una via di fuga. Sydney accese il motore e accelerò all’impazzata.
Una serie di colpi alle gomme la costrinse a bloccarsi.
“Avete ancora delle munizioni?” chiese a Sark e Rachel. La donna abbandonò la sua pistola.
“Scarica” commentò.
Sark scambiò la sua arma con una pistola abbandonata sul sedile posteriore.
“Andiamo” ordinò Sydney, uscendo dall’auto e usando i suoi ultimi proiettili per proteggere la fuga di Rachel e Sark. Un latrato la fece rabbrividire: i poliziotti avevano liberato quattro robusti pastori tedeschi; uno era a pochi metri.
Sark fece fuoco, abbattendo due degli animali: “Non ce la possiamo fare!” commentò, gettando la sua pistola a terra.
“Non ho più proiettili!” Sydney imprecò a bassa voce.
02x12_11Il rumore del motore di un elicottero spaventò i due ultimi cani. Sydney alzò la testa e sorrise: alla guida dell’elicottero c’era Kane, che faceva penzolare una scaletta di corda pochi centimetri sopra la loro teste.
“Rachel, Sark, la scala!” urlò Sydney.
Alcuni tedeschi si erano fatti più vicini e tempestavano di colpi l’elicottero di Kane, senza successo. Kane rispose al fuoco, disperdendo i poliziotti a colpi di mitragliatrice. Sydney afferrò la scaletta: Sark e Rachel erano già rientrati e a bordo.
“Devo salire, o riusciranno a colpire i serbatoi!” gridò Kane.
“No, Sydney non è ancora a bordo!” rispose Rachel.
Una serie di colpi fece scattare un allarme.
“Ci hanno colpiti, o mi alzo ora o precipiteremo tutti!” commentò Kane, spingendo la cloche in avanti.
Sydney si trovò in pochi secondi a diversi metri da terra. Una pallottola le sfiorò il viso e tagliò una corda, e si trovò a penzolare nel vuoto, aggrappata a una sola corda che minacciava di spezzarsi.
“Prendi la mia mano!” urlò Sark, sporgendosi dall’elicottero. Sydney si lasciò dondolare per un secondo prima di lanciarsi, afferrando la mano di Sark. Rachel la aiutò a entrare nell’abitacolo.02x12_11_bis
“Ce l’hai fatta?” chiese Sydney, respirando a pieni polmoni.
“Credo di sì” rispose Rachel, mostrandole una polaroid di un uomo sulla sessantina: “La voce corrispondeva, purtroppo mi hanno trovata subito”
Sydney annuì debolmente, mentre l’elicottero si alzava in volo verso la frontiera francese.

 

IL TEMPIO

“Grazie alla missione degli agenti Kane, Sark, Gibson e Bristow – iniziò Marie Keller, rivolgendo un cenno di approvazione a Sydney – siamo riusciti a identificare il volto dell’uomo in contatto con Irina Derevko. L’agente Flinkman ha scoperto la sua identità”
Marshall si alzò in piedi, accendendo uno schermo che visualizzava la polaroid di Rachel.
02x12_12“Allora, il nostro uomo era proprio difficile da trovare: non è negli archivi di nessuna polizia del mondo, non è mai stato fotografato prima da nessuna rivista, insomma è un po’ come un fantasma. Ma… – aggiunse, con un sorriso soddisfatto – Io non ho mai creduto ai fantasmi, e grazie al mio infallibile programma di analisi del volto, un po’ di fortuna e un pizzico di ingrediente segreto Flinkman… – continuò, mentre una serie di linee rosse si sovrapponeva alla foto – Voilà! Si era rifatto la faccia e aveva cambiato identità, ma nessuno è al sicuro dal potere di Super Marshall! Ecco a voi Oleg Penticoff, alias Nikolas Smolin, virologo russo dato per morto due anni fa. Buffo, perché a me sembra tutto tranne che morto, eh eh…” concluse, sedendosi con aria soddisfatta.
“Prima della sua presunta morte, Penticoff ha lavorato per alcuni anni per il KGB, proprio nel periodo dell’attività di Irina Derevko. Tutto combacia” annunciò Marie.
“Sembra che fingersi morti sia la moda del momento – commentò Kane – Ma che c’entra un virologo con Rambaldi e tutta quella paccottiglia New Age?”
“Quella paccottiglia New Age può creare un siero che rende le persone degli zombie – spiegò Sydney, trovandosi a pensare a sua sorella – quindi direi che ci può essere un legame”
Kane ammutolì, stupefatto.
“Useremo tutte le risorse del Tempio per localizzare Penticoff e la ricercata numero uno – concluse Marie – Se non ci sono altre domande…”02x12_13
“Veramente penso che tutti qui vogliano chiederle solo una cosa – commentò Rachel – Che fine ha fatto Christopher Anderson?”
Marie Keller le scoccò un’occhiata carica di rimprovero: “E’ stato trasferito ad un altro incarico. E ora direi che potete andare”
Sark e Rachel si scambiarono uno sguardo preoccupato, mentre Kane tempestava Marshall di domande su Rambaldi e i virus.
“Non se ne vada, agente Bristow – ordinò a Sydney – Le devo parlare”.
Sydney alzò le sopracciglia e cercò di indovinare il motivo di quella richiesta: “La ascolto” annunciò.
“Prima di tutto, le volevo porgere le mie scuse. Non avevamo il diritto di mettere in discussione i suoi rapporti personali. Le tensioni del nostro lavoro renderebbero la vita difficile per chiunque, figuriamoci per una donna nella sua condizione.”
“La ringrazio – rispose Sydney – Purtroppo ho l’impressione che queste scuse nascondano un bel ma…”
02x12_13_bis“Non c’è un ma - replicò Marie – diciamo che c’è un se. Se lei si prendesse alcuni giorni di riposo…”
“E’ un suggerimento o un ordine?” chiese Sydney in tono asciutto.
“E’ un consiglio da una donna che ha conosciuto sua madre. Come ci ha ricordato lei, Irina è una manipolatrice. E’ sicura di poterla affrontare, specialmente adesso?”
Sydney non rispose alla domanda: “Voglio vedere Christopher Anderson” chiese dopo un secondo di silenzio.
“Anderson è stato sospeso dal caso – rispose la Keller in tono brusco – Si sentiva coinvolto personalmente, e questo offuscava la sua capacità di giudizio.”
“Quindi lei ha paura che il fatto di essere figlia di Irina offuschi la mia capacità di giudizio? Sentiamo, 02x12_14cosa crede, che la lascerei andare solo perché è stata la donna che mi ha messa al mondo?” sbottò Sydney.
“Credo che il coinvolgimento della Derevko sia la goccia che potrebbe far traboccare il vaso. Suo marito, sua figlia, suo padre…c’è troppa emotività nelle sue missioni. Suo marito ha rischiato di compromettere la sua copertura, e di conseguenza quella del Tempio. E’ chiaro che il suo giudizio è già offuscato”
“Vaughn non è un rischio per la sicurezza del Tempio!” si infuriò Sydney.
“Fino a quando non smetterà di lavorare per Patrick Malone, Michael Vaughn sarà sempre un rischio – rispose la Keller, glaciale – E la sua reazione non fa che dare forza ai miei dubbi. Vada a casa, agente Bristow, lei non è in grado di dare la caccia alla Derevko. E questa volta è un ordine”
Sydney uscì dalla sala riunioni e si chiuse rabbiosamente la porta alle spalle, senza rispondere.

 

C.I.A. – UFFICIO DI PATRICK MALONE

Malone era uscito dall’ufficio e aveva lasciato Jack e Vaughn da soli. Tuttavia come precauzione ulteriore aveva lasciato i quattro agenti fuori dalla porta, con l’ordine di bloccarli nel caso in cui tentassero di uscire, e aveva sequestrato i loro cellulari. Erano soli e senza speranza.
“Jack deve pur esserci un modo per avvisarla!” disse Vaughn, noncurante del chip presente nel braccio di Jack e che permetteva a Malone di sentire ogni cosa.
“Purtroppo lei è sola, Vaughn…Dobbiamo solo sperare che se la cavi anche senza il nostro aiuto. Sa badare a se stessa” replicò Jack.
Michael non era convinto: se Malone diceva sul serio, Sydney non avrebbe potuto fronteggiare da sola un team di una decina di uomini, armati e con l’ordine di portarla via di casa a ogni costo.
02x12_14_bis“Se Sydney opponesse resistenza…”
Jack bloccò Michael: “Se la caverà”
Michael annuì mestamente, convinto che non avrebbe più rivisto Sydney viva. Se la conosceva bene, avrebbe cercato in ogni modo di fuggire da quell’assalto, condannandosi a morte da sola.

 

CLARION HOTEL – Downtown, Los Angeles

Renée stava componendo nuovamente il numero di suo fratello. Appoggiò il telefono all’orecchio destro e attese di 02x12_15sentire suonare dall’altra parte, ma ancora una volta ricevette la voce dell’operatore come risposta. Erano due ore che tentava di contattare Michael, ma il telefono sembrava spento. E la cosa non era assolutamente normale.
Renée contattava Vaughn ogni giorno alla stessa ora con un messaggio al quale lui rispondeva o con un altro messaggio o con uno squillo, o con una telefonata.
Da quando si trovava stabilmente in quel motel non c’era stato giorno nel quale non avesse visto o sentito suo fratello per assicurarlo che tutto andasse bene. Fino a quel momento.
Sua madre sedeva sul divano con in braccio JJ, gli stava leggendo un libro.
“Non riesco a capire, mamma…Dove può essere?”
“Non ti è passato per la mente che magari lui e Sydney abbiano bisogno di stare un po’ soli, visto che finalmente sembrano essersi riappacificati?”
“Michael risponde sempre ai miei contatti, ci deve essere qualcosa che non va, sono molto preoccupata per lui”
“E se fosse in missione e non potesse risponderti?”
“Le sue missioni non durano più due ore, trova sempre un momento per rispondermi anche quando è via…”
“Fossi in te non starei lì a pensarci troppo, Renée…Sono certa che fra poco ti contatterà” concluse Lauren, sorridendo allo sguardo divertito di JJ.

 

CASA DI SYDNEY

Syd rincasò stanca e assonnata. Il viaggio in Germania l’aveva decisamente spossata, portandola a chiedersi se avesse ancora il fisico per certe missioni. Appoggiò la borsa sul divano, poi andò in camera sua per cambiarsi. Voleva mettersi in abiti comodi per poi andare a prendere suo figlio, con il quale avrebbe passato una serata tranquilla e serena.
02x12_17Mentre si toglieva gli stivali si guardò intorno e vide la bella foto di JJ scattata da Michael al suo primo compleanno. Lui non appariva nell’immagine, ovviamente.
Sydney si chiese cosa stesse facendo lui in quel momento. Era strano che avesse tanta voglia di vederlo e che improvvisamente il suo battito fosse accelerato, nel vedere quella foto?
Sarebbe passata a casa di Eric una volta preso JJ, forse Vaughn avrebbe avuto voglia di cenare con lei…
Infilò le scarpe da ginnastica e si legò i capelli, poi si alzò e cambiò la maglietta. Proprio mentre si guardava allo specchio per vedere che aspetto avesse, sentì un rumore provenire dal salotto.
Senza attendere un secondo di più, aprì il cassettone con il vano segreto in cui custodiva le armi; prese la sua Beretta PX4 Storm fra le mani e si mosse con circospezione verso il soggiorno.
Guardò a destra e a sinistra prima di puntare l’arma verso il salotto, dove non c’era nessuno. Sentì nuovamente quel rumore e si voltò spaventata dall’altra parte: si trattava della finestra in cucina che sbatteva perché era aperta. Sydney si avvicinò a essa e la chiuse, sapendo perfettamente che chiudeva sempre tutto prima di uscire di casa.
Si volse nuovamente e fu allora che un uomo vestito di nero e con il passamontagna l’aggredì. Sydney si scostò ed evitò il suo colpo, che finì dritto sull’armadietto in vetro, rompendone l’anta.
Riuscì ad avere la meglio su di lui e lo fece cadere a terra con un calcio al ventre, per poi vedersi accerchiata da altri tre uomini. Sorpresa e impaurita, Sydney prese il cassetto delle posate e lo tolse dal suo vano, gettandolo contro di essi per farli separare. Poi corse contro di loro e ne stese un secondo con una gomitata e un calcio al volto. Guardandosi intorno capì di essere praticamente circondata: c’erano altri cinque uomini che ora non sembravano più tanto restii all’uso delle armi. Quando vide il primo caricare il suo M16 si lasciò sfuggire un gemito e corse verso il bagno, proprio mentre una prima raffica arrivava in quella direzione. Lì dentro prese una nuova pistola che teneva nascosta dietro 02x12_16l’armadietto più in alto, in modo che JJ non ci potesse arrivare. Attese che i colpi cessassero, poi fece sporgere il braccio dallo stipite e cominciò a sparare all’impazzata, non sapendo chi o cosa avrebbe colpito. Sentì l’urlo di un uomo, seguito dal suo tonfo, poi si ritrasse dietro il muro mentre gli altri le sparavano nuovamente addosso.
Come avrebbe potuto scappare? La finestra del bagno era chiusa dalle sbarre, non c’era una via di fuga. Non poteva far altro che continuare a difendersi finché non sarebbero finiti i colpi.
Stava per scaricare una nuova raffica in salotto, quando udì il suono inconfondibile di una granata dalla quale si toglie la spoletta; pochi istanti dopo udì un’esplosione in salotto e le urla di alcuni uomini. Una figura coperta in viso corse verso di lei mentre il fumo si spargeva nella casa e le porse una maschera antigas. Seguì il suo inatteso salvatore fuori dalla casa, mentre gli uomini che l’avevano attaccata giacevano a terra senza poter respirare. Sydney fu colta da un momento di apprensione per la loro sorte, ma poi udì scattare l’allarme antincendio che avrebbe fatto “piovere” in casa e avrebbe diradato il fumo. Salì in macchina con l’uomo che l’aveva liberata, poi lo vide scattare verso l’incrocio e correre via a velocità elevata. Solo quando Sydney si fu convinta che non la stavano inseguendo si tolse la maschera, facendolo praticamente insieme all’autista.
“Renée!?” gridò sorpresa.
“Ciao Sydney” replicò lei, sorridendo.
“Come facevi a sapere dell’attacco?”
“Non ne avevo idea, ma Michael non ha risposto ai miei contatti oggi, così mi sono insospettita e sono passata da te sperando di trovarlo qui…A quanto pare il mio intervento è stato provvidenziale”
“Sei stata molto sciocca a metterti allo scoperto, ma grazie per avermi salvata”
“Non c’è di che…Anche tu l’hai fatto con me, una volta”
Sydney avrebbe voluto dirle che non era vero, dato che aveva salvato la vita del suo clone, non la sua. Ma non le sembrava quello il momento di sottilizzare.
02x12_18“Cosa hai intenzione di fare ora?” chiese a Renée.
“Portarti in un luogo sicuro dove potremo scoprire cosa è successo a mio fratello. Dobbiamo presupporre che sia in pericolo anche lui…”
Sydney si sentì avvampare all’idea. Possibile che fosse stata lei, con le sue confidenze in merito al Tempio, ad aver messo in pericolo la vita dell’uomo che amava?
No, i mandanti dovevano essere altri: forse Beth Luciani e Sorrentano, oppure…
L’idea le balenò per il cervello un istante: M16, divisa nera, passamontagna. Dovevano essere agenti C.I.A. inviati da Patrick Malone. Cosa aveva scoperto? Doveva raggiungere immediatamente il Tempio.
“So io dove andare…” sussurrò a Renée.

 

LUOGO SCONOSCIUTO

Il vestito da sera nero appoggiato alla sedia di mogano contrastava con le pareti grigie della stanza. Sdraiata su un letto spartano e avvolta in una veste da camera dal taglio orientale, Irina Derevko sembrava assaporare la musica di Beethoven che riempiva la stanza male arredata, ma la sua mente vagava fra i ricordi.
Irina chiuse gli occhi, per lasciarsi cullare dalle note. Le sembrava di fluttuare in un mare di immagini e di volti noti. Un instante prima era con suo padre che le proibiva di mangiare il cioccolato, l’attimo successivo stava raccontando a Jack della sua tesi. Buffo, non si ricordava più cosa avesse fatto ridere suo marito: uno scherzo sul suo lavoro, probabilmente. Qualcosa sul fatto di servire sempre due padroni.
Irina riaprì gli occhi. Era passato molto tempo dall’ultima volta che aveva sentito una risata sincera di Jack. Certo, il loro rapporto, dopo che era sta scoperta, non era cambiato, almeno in superficie, ma Irina si era sempre accorta di come le risate di Jack, negli ultimi mesi della loro convivenza, suonassero false, non autentiche. Jack era un buon bugiardo, ma anche lei era in grado di mentire e di capire chi stava mentendo.
Lasciandosi trascinare dalla musica, Irina si ricordò dei suggerimenti del suo istruttore. Non recitare, le avevano detto. Crea una nuova persona, dalle un nome. Era stata lei a volersi chiamare Laura, come la donna di quel famoso poeta italiano, il Petrarca. Irina adorava la poesia: non era stato difficile fingere di essere una studiosa di letteratura. Si chiese se, a furia di fingere la sua morte, non avesse creato anche una nuova Irina, una donna che non esisteva. A volte le sembrava che non avesse la minima importanza.02x12_19
Si alzò in piedi. Non doveva perdersi nella ragnatela dei ricordi e delle emozioni: non poteva permetterselo, non ora che era così vicina al suo scopo. Ma più cercava di scacciare i pensieri su Jack, più la sua mente sembrava rifiutarsi di abbandonare quella parte della sua esistenza. O di una delle sue molte esistenze. Si domandò se Jack aveva sofferto, quando aveva creduto di ucciderla per salvare Sydney. Un’altra domanda senza risposta. Irina sorrise. Sapeva che anche se avesse sofferto, Jack non lo avrebbe mai ammesso, specialmente a sé stesso.

 

La fine della melodia la riportò alla realtà. Aveva commesso degli errori, era sta scoperta. Sydney stava cercando Isabelle, ed era arrivata a lei. Non doveva mai sottovalutare sua figlia: dopotutto, con un padre come Jack e un marito discendente da Rambaldi, Sydney non era destinata a rimanere nell’ombra, nella mediocrità che avvolgeva le agenzie e i loro schemi politici. Irina detestava i giochi di potere, specialmente quelli dei meschini burocrati senza qualità che credevano di potere dominare il mondo con la carta bollata e la paura. Irina aveva sempre cercato di essere libera dalla paura dell’autorità.
Il periodo nel KGB le aveva insegnato il valore della disciplina, certo, ma Irina ricordava benissimo la frustrazione del vedersi comandare da degli incompetenti che sfogavano sui loro sottoposti la rabbia e il risentimento che la loro mediocrità impediva di trasformare in ambizione.
Rambaldi era stato la sua ancora di salvezza. Quello scienziato aveva osato sfidare le regole dell’universo, andare oltre il mistero della vita e della morte. Leggere gli appunti di quel genio era elettrizzante, le faceva sentire il profumo della libertà da ogni vincolo, umano e divino. La grande opera di Rambaldi era la vita stessa, la libertà suprema, la fine di ogni miseria e stupida meschinità. Era per questo che i bigotti lo chiamavano pazzo. Compresa sua figlia. Irina fece una smorfia: Sydney era intelligente, forte, ma era anche incredibilmente testarda e incapace di vedere oltre all’orizzonte limitato della sua morale. Irina aveva delle regole, ma era disposta a infrangerle per amore: amore della libertà, della conoscenza, di Rambaldi. Certo, anche per amore di Sydney, o di sua nipote, ma quei due aspetti non erano distinti: Sydney era la Prescelta, e Isabelle il Quinto Profeta. Era destino che fosse così.

Scrollando le spalle, Irina si alzò in piedi. Si era persa nei corridoi della sua mente per troppo tempo: era ora di gestire i suoi contatti. Irina sollevò la cornetta del suo interfono e compose un numero. Le rispose la voce squillante di Natasha.
“Signora Derevko, è un piacere. Non è ancora uscito dalla camera, ma…”
“Non importa – spiegò Irina – fra due giorni mi arriveranno i risultati delle analisi di Penticoff. Pensi che sarà in grado di aiutarci?”
“Migliora sempre di più, penso proprio di sì” rispose Natasha.
“Devo avvisare il signor Sorrentano?”
“Lo farò io di persona, grazie” concluse Irina.
Era ora di dare inizio alla seconda fase del suo piano.

 

C.I.A. – UFFICIO DI PATRICK MALONE

La porta sbatté contro il muro quando Malone, infuriato come non mai, apparve nel suo stesso ufficio. Jack e Vaughn lo attendevano da ore, pronti a ricevere le peggiori delle notizie. Eppure la sua apparizione così teatrale poteva significare solo una cosa…
“Sydney Bristow è fuggita!” gridò ai due agenti.
Michael sospirò chiudendo gli occhi: nonostante tutto ce l’aveva fatta, l’avrebbe rivista ancora.
Jack, invece, si lasciò scappare un sorriso che, date le circostanze, non poteva essere più fuori luogo.
“La cosa ti sembra buffa, Jack? Aspetta di vedere quanto sarà buffo stare in una prigione federale per il resto della tua vita!”
02x12_20“Scoprirai che non è facile mettere al muro un agente Bristow”
Malone replicò al limite della pazienza: “Voglio sapere come avete fatto ad avvertirla!”
“Se pensi che possiamo averlo fatto noi, sei meno furbo di quanto tu stesso pensassi…” rispose Jack.
“Ora basta, sbatterò in cella voi due, gli agenti Dixon e Weiss e tutti i vostri sottoposti!”
“Dubito che lo farà…” disse una voce alle spalle di Jack e Vaughn.
Malone osservò attentamente l’uomo che era apparso sulla porta. Lo conosceva da troppi anni per non capire immediatamente chi fosse.02x12_21
“Direttore Kendall!” disse Vaughn alzandosi. Nonostante i dissapori avuti in passato con quell’uomo, era l’unico direttore esterno che avesse mai rispettato.
“Lei non ha autorità al di fuori del D.R.S., quindi esca dal mio ufficio!” ringhiò Malone, alzandosi a sua volta.
“Le cose sono cambiate: assumiamo il controllo delle indagini” spiegò Kendall porgendogli un foglio.
“Da chi viene quest’ordine?” domandò Malone, attonito.
“Non la riguarda. Le basti sapere che è stato firmato dal presidente in persona. Da questo momento il D.R.S. è a capo delle indagini sul Progetto Crisalide, ponendo fine alla sua egemonia su questa task force.”
“Lei non ha l’autorità per sollevarmi dal mio incarico!” gridò Malone.
02x12_22“Ne ho abbastanza per mettermi temporaneamente a capo del suo gruppo di collaboratori…Lei dovrà fare quello che dico io finché non verremo a conoscenza di tutto ciò che riguarda il Progetto Crisalide. Le indagini da questo momento in poi sono top secret anche per lei agente Malone.”
Malone non sapeva cosa rispondere. Si chiedeva come Kendall avesse scoperto i suoi veri obiettivi, dato che era stato così attento a nasconderglieli. Certo, aveva mandato Jack Bristow alla sede del Progetto Black Hole con la scusa di fargli effettuare delle ricerche sul Progetto Crisalide, ma quella era stata una necessità per ottenere informazioni molto più preziose.
“Bene. Spero che vorrete uscire tutti dal mio ufficio allora, ho cose molto più importanti di cui occuparmi”
Certo, pensò Jack, come uccidere mia figlia.
Kendall, Vaughn e Jack si ritrovarono nell’atrio. Per i due agenti fu una soddisfazione poter respirare aria pulita non contaminata dal rivoltante profumo dell’egocentrismo di Malone.
“Direttore Kendall, vorrei che si occupasse dello status di Sydney: Malone ha cercato di farla catturare, ma a quanto pare gli è scappata…”
“Lo so. Da questo momento in poi non dovrà più preoccuparsi per la sorte della sua ex-moglie” spiegò Kendall.
“Cosa significa, coma fa a sapere tutte queste cose?” domandò Michael.
“Le mie fonti sono secretate, agente Vaughn…” replicò Kendall facendo per andarsene.02x12_23
“Kendall! – lo bloccò Jack – Cosa significa tutto questo? Per quale motivo sei intervenuto per aiutarci?”
Kendall sorrise: “Hai sempre il vizio di fare troppe domande, Jack…”
E, detto questo, lasciò Michael e Jack a interrogarsi sull’accaduto.

 

CONTEA DI KERN – FUORI DALLA SEDE DEL TEMPIO

Sydney e Renée erano arrivate da poco meno di un minuto. La macchina era spenta e stavano controllando tutte le macchine che passavano per essere sicure che nessuna di esse fosse guidata da inseguitori.
“Me lo vuoi dire dove siamo, ora?” domandò Renée.
Sydney si voltò e la guardò intensamente. Non se la sentiva di mentirle dopo ciò che aveva fatto per lei, ma doveva farlo.
02x12_24“Renée…Ti ringrazio per avermi salvata, ma ora devi lasciarmi qui e andartene”
“Sydney non ho intenzione di lasciarti sola, non dopo che hanno tentato di ucciderti”
“Non ho bisogno di protezione Renée, credimi”
“Davvero? A me sembrava tutt’altro, poco fa…”
Sydney sorrise ironicamente e scese dalla macchina, ignorandola. Renée fece lo stesso e iniziò a seguirla.
“Ti ho già vista una volta venire in questo posto…”
“Che intendi dire?” chiese Sydney.
“Michael mi aveva chiesto di seguirti e io l’ho fatto…E ti ho vista venire qui, anche se ero poco convinta che fossi diventata improvvisamente religiosa…”
Sydney si sentì offesa dal fatto che Michael l’aveva fatta seguire, ma del resto l’aveva già intuito quando aveva scoperto il suo coinvolgimento con Anderson. Non gliene faceva più una colpa.
La donna si bloccò, Renée fece lo stesso al suo fianco.
“Renée…Torna a casa e resta con mio figlio…E’ l’unica cosa di cui ho bisogno ora…Sapere che lui è in buone mani…”
Renée la guardò perplessa, poi annuì: “Promettimi che starai molto attenta”
Sydney le fece un cenno con la testa e si assicurò che la sua macchina fosse sparita, prima di entrare in chiesa.

 

“Si rende conto di quanto sia grave quello che è appena accaduto?”
Sydney era seduta al tavolo delle riunioni insieme a Sark, Rachel, Kane e Marshall. Marie Keller aveva preso il posto di Anderson e stava in piedi, vicino a loro.02x12_25
“Con tutto il rispetto, signora Keller, cosa avrebbe fatto nei miei panni? Se non fossi fuggita forse non sarei stata qui a raccontarglielo!”
“Per colpa del suo modo di comportarsi abbiamo la C.I.A. alle calcagna, senza contare che la sorella del suo ex-marito conosce l’ubicazione della nostra base!”
Sydney ora era furiosa: “Signora Keller, mi rifiuto di continuare questa discussione. Forse lei non è mai stata operativa in passato, ma ci sono delle condizioni in cui la lealtà non è la prima cosa che ti viene in mente e francamente questa è stata una di quelle situazioni!”
La Keller fece per parlare, ma Sydney la bloccò nuovamente: “Voglio vedere immediatamente Christopher Anderson, che lei ha allontanato senza l’approvazione della sua squadra!”
Marie Keller diede un occhio ai colleghi di Sydney. Nessuno osava fiatare, ma sembrava ovvio che anch’essi la pensassero allo stesso modo riguardo alla sparizione di Anderson.
Così la donna fece un cenno verso la telecamera più vicina e in meno di due minuti la porta della sala riunioni si aprì. Ad entrare fu proprio Anderson.
Sydney lo guardò stupita: “Che significa tutto questo?”
02x12_26“Non me ne sono mai andato, Sydney…Ma non posso più rischiare di compromettere la sicurezza del Tempio con la mia presenza…”
Sark, silenzioso fino a quel momento, intervenne: “Non mi sembra che le cose andassero male finché non siamo stati costretti a liberare Sydney durante l’attentato…E’ vero, forse ci siamo esposti, ma senza di noi probabilmente le cose si sarebbero messe molto male per tutti…”
“Il problema è la mia capacità di giudizio, che attualmente è offuscata dai miei sentimenti personali”
Marie Keller osservò a lungo Anderson, senza aprire bocca. Sapeva benissimo di cosa stesse parlando, forse era l’unica in quella stanza che avesse capito realmente cosa gli stava causando problemi.
Al contrario, Sydney si sentì immediatamente presa in considerazione: “Quindi la tua sparizione è una sorta di punizione nei miei confronti?”
“Non si tratta affatto di questo, è solo che la mia permanenza qui mi sembrava fuori luogo…” spiegò Anderson.
“Ehm, forse dovremmo lasciarvi un attimo…”
“Non c’è problema, Marshall… – riprese parola Sydney – Forse il mio riavvicinamento a Michael può averti ferito, mi dispiace per essermi fatta trascinare, ma credevo che tu avessi capito le mie intenzioni…”
“Io ho capito benissimo le tue intenzioni!” ringhiò lui in risposta.
“Ti ricordo che sei stato tu a reclutarmi, ora dovrei andarmene anche io per soddisfare il tuo orgoglio maschile?”
“Non è questo il problema!” urlò Anderson.
02x12_27“Ora basta!” abbaiò una terza voce, quella di Kane.
Tutti si voltarono verso di lui: Rachel e Sark, allibiti e senza parole; Marshall, che si mangiava le unghie per il nervoso; persino Syd e Anderson, insieme alla direttrice Keller.
“Ora abbiamo ben altri problemi di cui preoccuparci! Da mesi siamo sulle tracce dei mandanti del Progetto Crisalide, abbiamo perso anche un’agente per raggiungere il nostro obiettivo! Ora grazie a Michael Vaughn sappiamo che Patrick Malone è una pedina fondamentale del gioco, dobbiamo occuparci di lui e di Irina Derevko e smetterla di perderci in inutili battibecchi!”
Sydney era molto colpita dalle parole di Kane e si vergognò fortemente della discussione avuta con Anderson poco prima.
Marie Keller non se la sentì di svelare che in realtà sapeva del coinvolgimento di Malone da molto tempo, grazie al contatto con suo marito.
02x12_28“Mi dispiace…Avete ragione, sono stata una sciocca…”
Rachel intervenne: “Io e Julian abbiamo elaborato un piano per recuperare i Documenti Vespertini…Abbiamo scoperto dove sono nascosti”
“Molto bene, mi aggiornerete immediatamente…Ma prima voglio che lei mi garantisca che da questo momento Chris Anderson tornerà a capo di questa task force. Abbiamo bisogno di lui”
Anderson scambiò uno sguardo con Marie Keller. Cosa dovevano fare?
“Se non tornerà tutto come prima…Perderete anche la mia supervisione delle operazioni tattiche” concluse Sydney, unendo le mani, appoggiate sul tavolo.
“Perderete anche la mia lista di contatti” intervenne Sark.
“Io seguirò Sydney, qualunque cosa faccia” disse Rachel.
“Beh io ehm…avrei dei figli da mandare al college, questo lavoro mi serve…ma…Anche io sono con Sydney” sussurrò Marshall, deglutendo.
“La mia opinione già la conoscete” concluse Kane.
Marie Keller lanciò uno sguardo a tutti i presenti, concludendo con Anderson. Sembrava quasi commosso dalle parole dei suoi agenti.
“Bene. Allora è deciso. Voglio un rapporto sul piano d’azione fra un’ora!” concluse la donna, uscendo dalla sala riunioni.

 

LUOGO SCONOSCIUTO

Nella sua vita Johnny Sorrentano aveva lavorato per moltissimi capi, molto diversi fra loro. Tutti, al primo incontro, avevano cercato di studiarlo, di capire come controllarlo. Irina Derevko non lo aveva fatto: aveva subito iniziato a dargli degli ordini, e Sorrentano si era trovato ad eseguirli senza discussioni. Più tardi aveva capito che a Irina era bastato uno sguardo per capirlo. Non lo avrebbe confessato nemmeno sotto tortura, ma quella donna riusciva a spaventarlo.

02x12_29“Sono delusa, signor Sorrentano, molto delusa. Ho dovuto farla portare al mio rifugio, e come lei sa, questa è una perdita di tempo e risorse”
Sorrentano annuì: si era fatto dieci ore di aereo e cinque d’auto, a occhi bendati per non memorizzare la strada.
“Purtroppo, ci sono delle cose che non si possono dire via telefono. I telefoni possono sempre essere intercettati, e i codici decifrati.”
“Mi dispiace che sia delusa – rispose Sorrentano, fingendo una sicurezza che non possedeva – Ma non vedo come possa risolvere i suoi problemi con una sgridata. E’ vero, ho commesso i miei errori, ma…”
Irina lo fermò con un cenno della mano: “I suoi errori sono già stati discussi, e sono riuscita a rimediare. Il problema è la sua partner, Beth Luciani. Lei le ha mostrato una mia foto”
Sorrentano iniziò a sudare freddo. Come faceva a saperlo? Facendo appello a tutto il suo autocontrollo, si limitò ad alzare le sopracciglia, come se la rivelazione non lo riguardasse.
02x12_30“Sa, mio nonno sapeva sempre tutto sul mio conto. Non ho mai capito come, ma se facevo qualcosa che lui non approvava in qualche modo lo veniva a sapere. Ma questo non mi ha impedito di fare ciò che volevo” spiegò in tono asciutto.
“E’ stato un errore. Se ho deciso di non incontrare la sua partner di persona c’è un motivo. Non voglio che il mio nome sia legato a voi due” rispose Irina.
“A quanto ne so, sua figlia è già sulle sue tracce – si difese Sorrentano – Dovevo ottenere la fiducia della mia partner, non era possibile che i nostri avversari sapessero di più su di lei di quanto ne sapesse Beth”
Irina fece una smorfia insoddisfatta.
“Si ricordi che la osservo sempre. D’ora in poi non voglio nessuna iniziativa personale: lei eseguirà i miei ordini senza protestare.”
Sorrentano preferì evitare di rispondere.
“I documenti vespertini sono già stati recapitati a Penticoff – continuò Irina – Dovremmo avere i risultati delle analisi in pochi giorni. Come lei sa, i vespertini sono la chiave del nostro progetto, e i risultati di Penticoff non devono assolutamente cadere nelle mani sbagliate. Non mi deluda di nuovo”
Sorrentano si morse la lingua: meglio non contraddire Irina Derevko in quel momento.
02x12_30_bisUscito dalla stanza di Irina fu preso in consegna da Natasha, che gli porse una benda scura.
“Non esce mai dalla camera?” chiese Sorrentano, indicando una porta a pochi passi da quella di Irina.
“Questo non la riguarda – rispose Natasha – Si metta la benda e potrò fare a meno di drogarla”.
Sorrentano obbedì, chiedendosi se davvero aveva fatto l’affare della sua vita quando aveva iniziato a lavorare per la Derevko. Non ne era più molto convinto.

 

C.I.A. – UFFICIO DI PATRICK MALONE

Malone osservava orgoglioso un foglio ricevuto tramite fax pochi minuti prima. Attendeva l’arrivo di Kendall da un momento all’altro, dato che l’aveva fatto convocare con la massima urgenza.
Quando questi bussò alla porta, non si disturbò nemmeno a dirgli di entrare; del resto Kendall aprì senza aspettare di sentire le classiche parole di benvenuto.
“Questo è appena arrivato da Washington. Firmato dal ministro alla difesa in persona, sigillato dal Gabinetto Presidenziale”
Questa volta fu Kendall a ricevere il foglio da Malone. Non era una lettera molto lunga, ma decisamente esaustiva. Alzò gli occhi verso colui che aveva sperato, per un breve momento di poter controllare.
“Come vede non è l’unico che ha agganci alla Casa Bianca” disse fra i denti Malone.
Kendall lo guardò sprezzante, poi uscì dal suo ufficio sbattendo la porta.

 

Weiss, Dixon e Vaughn stavano ancora cercando di contattare Sydney, ma a casa non rispondeva e i suoi numeri personali erano ancora irraggiungibili.
“Spero che stia bene” sussurrò Michael, dopo l’ennesima chiamata a vuoto.
In quel momento Michael si ricordò che Sydney non era l’unica persona che avrebbe dovuto contattare quel giorno.
“Renée!” disse ad alta voce, dirigendosi rapidamente al computer.
“Cosa?” domandò Eric.
02x12_31“Abbiamo un protocollo di contatto, lei mi contatta ogni giorno e io devo risponderle per darle conferma. Una precauzione nel caso qualcuno la stia cercando” spiegò Michael, digitando le sue credenziali di accesso alla posta elettronica. Vaughn si rese conto di non aver nemmeno controllato il cellulare dedicato alla sorella, che aveva un numero irrintracciabile e le frequenze schermate.
Chiaramente Renée l’aveva cercato tutto il giorno, dato che non appena aprì la casella di posta trovò cinque e-mail. Tutte provenivano da diversi enti pubblici: un’agenzia di viaggi di San Francisco, una banca di Los Angeles, tre erano messaggi pubblicitari che qualunque altro account avrebbe cestinato come spam.
Vaughn aprì l’ultimo, l’orario indicato risaliva a solo venti minuti prima.
02x12_32“Da quando ti interessano le sfilate di moda?” domandò Dixon.
“E’ un messaggio in codice, l’abbiamo inventato io e Renée. Dice che Sydney è al sicuro…”
Michael sospirò e si accasciò più rilassato nella sedia, Eric gli diede una pacca amichevole sulla spalla e Dixon sorrise.
“Ha bisogno di parlarmi…Come posso fare ad andarmene di qua?”
Dixon stava per rispondere, quando apparve Kendall alle loro spalle.
“Abbiamo un problema – disse il direttore, l’espressione preoccupata – Malone ha fatto dichiarare Sydney Bristow nemica dello stato”02x12_33
“Cosa?” gridò Eric alzandosi. Michael strappò il fax dalle mani di Kendall, leggendolo avidamente.
“Come c’è riuscito?”
“Come ben sapete il suo potere è ampio, nemmeno io posso contrastare una cosa del genere, non senza destare sospetti sulla mia integrità professionale. Anche io tengo a Sydney, ma non possiamo fare nulla per lei ora…Se quello che pensate è vero, che lavora per un’altra agenzia, loro le forniranno la protezione necessaria”
“Forse lei non può fare nulla, ma io sì – intervenne Michael – Deve fare in modo di farmi uscire da questo ufficio. Posso mettermi in contatto con lei e informarla dell’accaduto!”
“Questo non è necessario: ho i miei metodi di divulgazione, agente Vaughn” rispose Kendall, pensando al messaggio che aveva inviato poco prima a sua moglie.
“Non mi importa niente dei suoi metodi…Ho bisogno di parlare con lei” concluse Michael, risoluto.
Kendall sospirò, ricordando la testardaggine del suo ex-agente.
“D’accordo…Le assegnerò una missione non ufficiale…Un suo contatto in Colombia che ha bisogno di parlare con lei”
“Grazie”
“Voi vi occuperete della copertura: carta d’imbarco, passaporto…tutto deve sembrare in regola. Si presenti all’aeroporto fra mezz’ora”
Michael annuì e fece un cenno d’intesa agli amici, prima di lasciare la stanza.

 

CLARION HOTEL – Downtown, Los Angeles

“Come sarebbe a dire che l’hai lasciata andare?” gridò Michael.
“Shh, JJ s’è appena addormentato…” rispose Renée.
“Sì, scusa…Senti non è prudente lasciare Sydney da sola…Malone l’ha messa nella lista dei ricercati della C.I.A., è stata dichiarata nemica dello stato”
02x12_34“Questo non lo sapevo…Ma Sydney sa badare a se stessa…E poi abbiamo una piccola garanzia che ci consentirà di saperne di più”
“Cioè?”
Renée si avvicinò al computer e digitò alcuni comandi alla tastiera; apparve l’immagine di una videocamera che riprendeva una chiesa. Michael guardò la sorella sorpreso.
“Quando ho lasciato Sydney mi ha chiesto di andarmene, ma io sono tornata e ho piazzato una telecamera per sapere quando uscirà da lì. È lo stesso posto dove l’avevo seguita qualche settimana fa, credo si tratti della sua base operativa”
“Ottimo lavoro Renée…” disse Michael.
“Grazie. Mi fa piacere rendermi utile, non so fare solo la babysitter”02x12_35
“Hai scoperto qualcosa su quel posto?”
“Non ho voluto fare mosse azzardate, sono stata molto attenta a non farmi vedere, ma non ho visto guardie o sistemi di sorveglianza. Chiunque siano vogliono passare inosservati…questo spiegherebbe perché la loro copertura sia una chiesa”
Michael annuì: “Come pensi che dovrei procedere?”
“Non appena vedremo Sydney o chiunque altro uscire da quel posto, noi la seguiremo”
Michael stavolta scosse la testa: “Non ho intenzione di seguirla di nuovo, mi fido di lei…E non voglio rischiare di compromettere il nostro rapporto, ora che le cose cominciano ad andare di nuovo bene”
“Non hai altra scelta, Michael…Dobbiamo saperne di più per il suo bene: se qualcun altro è sulle sue tracce, potrebbe aver bisogno di noi!”

 

VENEZIA – PALAZZO DI PENTICOFF

L’elegante salone era illuminato a giorno da grandi lampadari in vetro di murano. Una piccola orchestra suonava brani di Strauss allietando le coppie che ballavano al centro della sala. Gli invitati riflettevano i loro passi su un pavimento di marmo nero tirato a lucido per l’occasione.
Una donna vestita di rosso si muoveva elegantemente tra gli ospiti della festa, cercando con gli occhi la sua preda.
“L’ho trovato…Sta bevendo dello champagne in fondo alla sala…”
“Ricevuto, procedi con la fase uno” rispose il suo collega in cuffia.
Renée annuì più per se stessa che per rispondere a Michael, poi si diresse verso Penticoff.

 

02x12_36“Non sappiamo dove stiano andando, hai intenzione di seguirli anche se prenderanno un aereo per una destinazione a noi ignota?” gridò Michael, mentre sedeva alla destra di Renée in una macchina che seguiva quella di Sydney.
Proprio in quel momento il cellulare dell’uomo vibrò: aveva ricevuto un messaggio.

Parto per Venezia, è tutto sotto controllo.
Siamo sulle tracce dell’uomo che ha rubato i Documenti Vespertini.
Mi terrò in contatto.

“E’ Sydney!” disse ad alta voce Michael.
“Ti ha detto qualcosa di importante?” chiese Renée, senza smettere di guardare la strada.
Michael attese un attimo, poi rispose: “Partiamo per Venezia”

 

Michael si chiedeva ancora come mai Malone non avesse saputo del furto dei Documenti dal magazzino. La ragione più plausibile, in realtà, era che lo sapesse ma non avesse riferito nulla a lui e Jack.
Nel frattempo Renée si avvicinò a Penticoff, e sfoderando tutto il suo fascino, con un sorriso smagliante, gli porse la mano per invitarlo a ballare.
“Sono davvero onorata di fare la sua conoscenza, ammiro molto il suo operato signor Penticoff”
L’uomo le sorrise, facendole fare una giravolta.
“Mi piacerebbe parlare in privato dei miei progetti con una donna come lei” rispose con sguardo ammirato. Renée scoppiò in una risatina forzata.
In quel momento uno dei suoi collaboratori lo raggiunse e gli toccò una spalla, portando lui e Renée a fermarsi. “Signore, una telefonata urgente per lei”
02x12_36_bis“Mi perdoni mia cara, spero di avere del tempo da dedicarle più tardi…”
La donna, congedandosi con un sorriso si avviò speditamente verso la toelette delle signore.
Poi aprì la minuscola borsetta da cui tirò fuori un portacipria che nascondeva un riproduttore di impronte digitali. Premette l’impronta del pollice di Penticoff che era rimasta sulla pellicola trasparente che ricopriva la sua mano, poi attese che il dispositivo avesse effettuato la copia.
Una volta ricevuta conferma, gettò via la pellicola dalle sue mani, mise via il dispositivo e raggiunse nuovamente il salone.02x12_37
“Sto portando il pacco, rendez-vous fra venti secondi” disse in cuffia.
Michael raggiunse Renée, che stava già bevendo un drink; senza dare nell’occhio, la donna infilò il dispositivo nella tasca della giacca di Vaughn.
“Buona fortuna” sussurrò poi.
Michael abbozzo un sorriso mentre guardava la sorella che si allontanava confondendosi tra gli invitati.

 

Sark era appoggiato al banco del buffet e stava sorseggiando dello champagne, mentre scrutava la sala senza lasciarsi scappare un particolare di tutto ciò che lo circondava.
“Ne passerebbe un bicchiere anche a me?” disse una voce femminile dal forte accento francese, che lo distrasse dai suoi pensieri.
Julian si voltò lentamente e la prima cosa che notò furono i sandali rossi dentro i quali erano infilate delle caviglie sottili che sorreggevano due lunghe gambe snelle. La donna indossava un abito rosso come le scarpe, il quale le lasciava la schiena completamente scoperta e faceva risaltare i suoi capelli neri con vistose meche rossastre.
02x12_38“Molto volentieri” rispose Sark allungandole un flute di champagne. Fra tutte le persone che si sarebbe aspettato di incontrare in quel luogo, l’ultima di esse era la sorella di Michael Vaughn. Lei, tuttavia, non l’aveva mai visto e non sapeva chi fosse. O almeno così si trovò a sperare Sark.
“Dovrebbe provarlo con queste” continuò poi, indicandole un vassoio sul tavolo.
Renée prese un’ostrica e l’assaggiò. Poco lontano, Michael notò la scena e quasi fece cadere il bicchiere che aveva in mano per lo spavento. Sydney e Sark erano già arrivati, ma dove era lei?
“Sono deliziose…”
“Gliel’avevo detto… – rispose Julian, sorridendo – Nonostante il cibo di qualità ottima e la perfetta scelta delle bevande, queste feste mi annoiano…”
Renée riprese: “Non sempre, a volte si possono fare incontri interessanti”02x12_39
“Renée, piantala di perderti in convenevoli con lui, è Julian Sark! Dobbiamo arrivare ai Documenti prima di lui e Sydney!” gracchiò Michael in cuffia.
Renée probabilmente mostrò la sua sorpresa, perché Sark intervenne: “Qualcosa non va?”
“Credo che lo champagne e l’ostrica abbiano avuto un effetto indesiderato…Mi scusi” sussurrò, fingendo di stare male e allontanandosi da lui.
Vaughn guardò l’orologio sospirando. Lui e Renée avevano ripassato il piano decine di volte, ma questo non cancellava il rischio che correvano agendo da soli. Sarebbe salito al piano superiore durante il discorso di Penticoff e avrebbe preso i Documenti Vespertini, sempre che non ci arrivasse prima Sydney.
Sark, finalmente solo, poté intervenire e informare i suoi colleghi: “Agar, Abramo, abbiamo compagnia…Meglio che entriate in scena in fretta, dovremo muoverci prima di loro”
“Di chi?” domandò Sydney in cuffia.
“Tuo marito e sua sorella” rispose Sark.
Sydney guardò Anderson quasi a scusarsi: “Muoviamoci”.

 

Michael stava attendendo che iniziasse il discorso di Penticoff con il secondo cocktail della serata. Improvvisamente la sua attenzione fu catturata dall’elegantissima coppia che aveva fatto il suo ingresso nella sala. Il suo cuore si fermò per un secondo, mentre guardava Sydney. Era straordinariamente bella, con i capelli raccolti e l’abito da sera blu notte che lasciava le spalle scoperte e scendeva morbido fino ai piedi.

 

“Serpente sei in posizione?” chiese Anderson nell’auricolare.
“Certamente e sono in buona compagnia…” rispose sorridendo. Sydney gli lanciò un’occhiata e lo vide con l’ennesimo bicchiere di champagne.
“Questo tizio non si fa mancare nulla…E questa festa è in pomposo stile russo”
Anderson le passò un bicchiere e Sydney bevve rapidamente il suo cocktail, iniziando a scrutare la sala alla ricerca di Vaughn. Poi guardò l’orologio: “Manca poco ormai…Manteniamo il piano A, Serpente, tu occupati di Vaughn e Renée. Salirò al piano di sopra non appena comincerà il discorso”
“Ricevuto, Agar”
Più Sydney si sforzava di scorgere Michael tra la folla, meno ci riusciva. Poi sentì la mano di Anderson sfiorarle la spalla per chiamarla: “C’è ancora un po’ di tempo e la situazione sembra sotto controllo…perché non approfittarne?” concluse, porgendole la mano.
“Cosa?” chiese Syd con aria leggermente smarrita.
“Mi concedi questo ballo?”
Sydney fece per replicare, ma Christopher le prese la mano e la guidò verso il centro della sala.
“Non credo sia il momento più adatto…” disse Syd esitante, ma Anderson la strinse a sé e iniziò a condurre.
“Dobbiamo avvalorare le apparenze, non credi?”
02x12_40Sydney sorrise e si lasciò portare nel ballo. Erano passati talmente tanti anni da quando lei e Michael si erano ritrovati a danzare in mezzo alla stazione, affollata di gente…
“Christopher, mi dispiace per tutto quello che è accaduto…Non volevo ferirti” sussurrò Sydney.
“Lo so…Credimi, non è stata colpa tua…E non ti biasimo affatto”
“Dici sul serio?” chiese Sydney, sorridendo.
“L’ho sempre saputo che questa situazione era solo temporanea…Sono stato io ad approfittarne, cercavo solo di esserti vicino”
“L’hai fatto…”
Anderson annuì e la fece vorticare più rapidamente, portandola a sorridere.

 

Vaughn dalla sua postazione aveva osservato tutta la scena. Con un gesto di rabbia guardò l’orologio. Se voleva arrivare al piano superiore prima di lei, questo era il momento ideale.02x12_41
Non poteva stare un secondo di più a guardare.
Senza sapere se fossero la strategia o la gelosia a muoverlo, Michael si diresse verso le scale.
“Renée, cambio di programma: mi muovo adesso”
Renée intravide il fratello e disse: “Non puoi! Non è ancora iniziato il discorso!”
“Non importa! Se mi muovo ora avremo un vantaggio su di loro!” replicò, incamminandosi verso l’ascensore di servizio che portava al piano superiore.
Renée intravide Sydney ballare con Anderson e sospirò: ecco cosa aveva spinto Michael a cambiare il piano.

 

Vaughn salì in ascensore, guardandosi intorno per essere sicuro di non essere seguito. Premette il pulsante per salire mentre con l’altra mano stringeva il dispositivo duplicante che stava nella sua tasca. Il cuore gli martellava nel petto e non per il rischio che stava correndo. Continuava a rivedere nella sua mente l’immagine di Sydney che danzava felice in mezzo alla sala.
La porta dell’ascensore si aprì e lo distolse dai suoi pensieri. La terza porta a destra, ripassò mentalmente, prendendo fiato per ritrovare la calma.

 

Nel frattempo Sark si guardava intorno. Si rese conto che aveva perso di vista Michael, ma non Renée. La seguì con lo sguardo mentre si dirigeva all’ascensore.
“Agar, a quanto pare i nostri ospiti si stanno muovendo”
02x12_42“Prima del discorso? E’ una mossa imprudente” disse Anderson in cuffia.
“Non importa, credo sia il momento di entrare in azione” replicò Sydney.
“Va bene – annuì Anderson – Ma stai attenta e non sottovalutare tuo marito!” aggiunse con aria preoccupata.
Syd corse verso l’ascensore, notando che Renée vi stava entrando e schiacciava il pulsante del piano. La porta le si chiuse davanti. Se avesse aspettato avrebbe perso troppo tempo: si diresse verso le scale di servizio, si infilò rapidamente nella porta che dava verso l’esterno della sala e cominciò a salirle il più rapidamente possibile.

 

Michael prese in mano il dispositivo e lo mise di fronte al piccolo schermo che serviva a rilevare le impronte digitali. L’impronta venne riconosciuta e la porta si aprì di scatto.
Michael entrò nell’ufficio di Penticoff e chiuse la porta alle sue spalle.
Lo studio era arredato con mobili moderni e Michael notò l’enorme piano di cristallo che faceva da scrivania; sotto di esso c’era una cassettiera con una serratura a combinazione elettronica.
“Renée tocca a te!” sussurrò in cuffia.

 

La donna si trovava nella stanza privata di Penticoff e lui le stava facendo ammirare la collezione di quadri di Mondrian. Non appena sentì l’invito di Michael, Renée stese l’uomo a terra con un calcio e gli puntò una pistola addosso.02x12_43
“Non mi è mai piaciuta l’arte moderna – gli disse – Il codice della tua cassettiera”
“No!” rispose l’uomo con rabbia.
Renée non si fece intimidire e gli sparò un colpo alla coscia sinistra. L’uomo gridò dal dolore e iniziò a stringersi la gamba, cercando di indietreggiare.
“Sei pazza…” sussurrò a denti stretti.
“Dammela subito o il prossimo sarà più doloroso!” disse Renée, piegandosi e puntandogli la pistola alla testa.
L’uomo trovò la forza di rispondere: “4…5…7…9…2”
Renée gli diede un colpo al volto con la pistola e lo fece svenire, mentre Michael premeva i tasti con la combinazione. Attese che la luce diventasse verde, poi aprì la cassettiera.
Come si aspettava, i Documenti si trovavano in un piccolo contenitore marroncino.

 

Syd stava ancora correndo quando spalancò la porta che dava sul corridoio al piano superiore; continuò a muoversi rapidamente nel corridoio, col rumore dei suoi tacchi che veniva attutito dal lussuoso tappeto.
“Serpente, muoviti e blocca Renée! Io penserò a Michael”
“Negativo, Abramo ti sta raggiungendo con l’ascensore” rispose Sark in cuffia.

 

Vaughn alzò la testa di colpo non tanto per la porta che si era spalancata davanti a lui, quanto per lo scatto della pistola che Syd gli stava puntando addosso.
“Come sei entrata?”
Sydney lanciò un piccolo aggeggio sul pavimento: “Non sei l’unico ad avere giocattoli interessanti…Questo rileva le impronte del pollice lasciate sul vetro”
“Ingegnoso” rispose Michael alzandosi, con in mano il plico marrone.
02x12_44“Vaughn…Dalli a me…”
“Altrimenti? Mi spari?”
“Vaughn per favore non rendere tutto più difficile, dammi quei Documenti” le mani di Sydney tremavano, e la pistola che stava puntando addosso a suo marito le sembrava pesantissima.
Cosa stava facendo?
“Syd non posso permettere che queste informazioni finiscano nelle mani sbagliate e sono sicuro che non lo vuoi nemmeno tu!”
Sydney abbassò l’arma in un gesto istintivo: “Li ha rubati mia madre…Da un magazzino della C.I.A. in cui erano custoditi…In questo momento mi fido più di me stessa, che di voi…”
“Intendi dire che non ti fidi di me?”02x12_45
“No… – sospirò lei – Sono stata io a dirti dove si trovavano, ricordi?”
“Sì, e poi sei venuta qui a prenderli insieme a quell’uomo…”
Vaughn la guardava serio e lei avvertiva il risentimento nella sua voce. Li aveva visti ballare? Cosa aveva pensato?
“Non avevo scelta…Se mia madre li ha rubati, significa che sono importanti per lei e devo scoprire perché!” disse lei, avvicinandosi a Michael.
“Allora lascia perdere Anderson e vieni via con me! Dobbiamo lavorare insieme, non possiamo più farci la guerra a vicenda…Tocca a noi scoprire la verità riguardo a nostra figlia…”
Gli occhi di lei si riempirono di lacrime: davvero lui era disposto a lasciare tutto per andarsene con lei? Ma Sydney non ebbe il tempo di rispondergli: una pallottola fischiò vicino all’orecchio di Vaughn, costringendolo a spostarsi per evitarla.
Syd si voltò di scatto: Anderson puntava la pistola su Vaughn.
02x12_46“Coraggio Vaughn…Dacci quei Documenti, se tieni veramente a tua figlia…”
Syd preoccupata guardava alternativamente l’uno e l’altro, sapendo che Michael non avrebbe mollato facilmente.
Lui sembrava valutare la situazione e cercò di prendere tempo “Prima voglio sapere esattamente cosa farai per aiutare Sydney”
Anderson lo guardò rabbioso: “Molto più di quanto abbia fatto tu!”
Michael rispose al suo sguardo con un’espressione di odio. Quell’uomo stava vicino a Sydney, dove avrebbe dovuto trovarsi lui.
Syd non sapeva cosa fare. Sapeva perfettamente che Christopher non poteva fare del male a Michael, ma voleva riprendersi quei Documenti.
In quel momento sul vano della porta si stagliò una figura femminile che puntava una pistola addosso ad Anderson: “Metti giù la pistola!” intimò Renée.
Nessuno disse una parola. Anderson, sorpreso ma divertito, buttò a terra l’arma e lanciò uno sguardo a Vaughn: “A 02x12_47quanto pare avete vinto voi…”
“E’ un’abitudine ormai…” replicò lui, sorridendo. Poi lanciò uno sguardo di disapprovazione a Sydney.
“Michael forza, dobbiamo andarcene” disse Renée.
Syd aveva il cuore in tumulto e gli occhi lucidi, ma non reagì. Non voleva in alcun modo compromettere la fuga di suo marito.
“Solo una cosa… – disse Renée, piazzando un congegno sulla serratura – Non vi conviene provare a uscire di qui prima che siano trascorsi dieci minuti”
Michael pensò a quanto fosse ingegnosa sua sorella, poi si ricordò che era stata per troppo tempo una delle maggiori ricercate in America.
“Mi dispiace per come è andata” sussurrò, rivolto a Sydney. Poi lui e Renée sparirono dalla sua vista.

 

I due si diressero all’ascensore e lo chiamarono. Quell’attesa di pochi secondi parve quasi infinita, ma infine le porte si spalancarono.
Davanti ai due fratelli comparve Julian Sark, che puntava una pistola contro di loro.
“Ma che sorpresa – esclamò – Vaughn, non sapevo che tua sorella fosse così brava…”
Renée guardò Michael. Possibile che fossero stati così vicini a farcela e tutto dovesse fallire per colpa di Sark?
Julian abbassò l’arma e sorrise: “Coraggio, filatevela!”
Entrambi lo guardarono sorpresi.
02x12_48“Ma sia chiaro che non lo faccio per te, Michael…Lo faccio per Sydney”.
I due uomini incrociarono i loro sguardi e Vaughn sorrise, facendo a Sark un cenno d’intesa.
Poi le porte dell’ascensore si richiusero.

 

“Come ha fatto Vaughn a sapere della nostra operazione?” domandò Anderson battendo un pugno di rabbia contro la porta.
Syd era ferma al centro della stanza ancora troppo sorpresa dall’accaduto. Ma trovò in sé il coraggio per dire la verità al collega: “L’ho informato io”
“Cosa?”
“Gli ho promesso che l’avrei tenuto informato, ma non immaginavo che si sarebbe comportato in questo modo…”
Anderson sospirò, guardando il suo orologio: “Sydney, tu mi hai voluto di nuovo a capo del Tempio e ti ringrazio per questo…Non dirò alla Keller che hai passato tu l’informazione a Vaughn…”
Sydney lo guardò sorpresa.
“Se pensi che lui possa aiutarci nelle nostre indagini…Che collaborare con lui sia la mossa migliore…Io ti appoggerò”
Syd stava per ringraziarlo quando apparve Julian Sark sulla porta, proprio mentre il congegno messo da Renée si disattivava.
“Non sono riuscito a fermarli…” disse Sark guardandoli alternativamente
“Non importa… – intervenne Sydney – Ora dobbiamo andarcene”

 

LANGLEY, VIRGINIA – SEDE DELLA C.I.A.

L’atmosfera era molto tesa. Nessuno voleva trovarsi fra le mani la patata bollente delle indagini sulla possibile talpa. L’omicidio di Philips e le dichiarazioni di Malone avevano suscitato un vespaio e una serie di cacce alle streghe in tutte le agenzie di sicurezza, e nessuno dei presenti, direttori, vice direttori, o direttori di task force antispionaggio, voleva che fosse la sua agenzia ad addossarsi la colpa. Fra F.B.I.,C.I.A., D.I.A., D.R.S., C.S.N. e Servizi della Marina, c’erano almeno trenta pezzi grossi nella sala, più una quarantina di quadri intermedi, e tutti cercavano una buona scusa per giustificarsi, nel caso il traditore fosse uno dei loro sottoposti.

“Se un terrorista bombardasse questo edificio, gli Stati Uniti perderebbero tutti i capi dei loro Servizi Segreti” mormorò Jack, sedendosi vicino a Malone, che scrutava la platea con l’aria di un gatto davanti a un gruppo di topi particolarmente grassi.
“Sarebbe una vera disgrazia – commentò Malone in tono sarcastico – Guardali. Pensano solo a salvarsi il posto” continuò02x12_50.
“Niente a che vedere con te e con me – Jack lo guardò con disprezzo – Potrei urlare il nome dell’assassino di Yaeger e Philips proprio qui, adesso…Sarebbe divertente”.
Malone si limitò a sorridere: “Provaci pure, Jack. Ma ricorda che sarei io a ridere…”
Gli ultimi ritardatari si sistemarono ai loro posti. Malone si schiarì la voce e salì sul palco, facendo cenno a Jack di seguirlo. Sistemandosi gli occhiali, Malone appoggiò alcuni fogli su un leggio.
“Signori direttori e vicedirettori, come direttore della task force anti spionaggio della C.I.A. e direttore ad interim dell’N.S.A., sono stato incaricato di svolgere delle indagini sulla fuga di notizie che ha portato all’omicidio di Yaeger e Philips. I risultati che ho ottenuto sono stai a dir poco… sorprendenti”
Un mormorio di ansia percorse il pubblico. Jack squadrò Malone, stupefatto. Che cosa stava dicendo? A lui aveva detto di volere torchiare i vari pezzi grossi. Se annunciava subito un capro espiatorio, Malone si bruciava l’opportunità di controllare tutti i Servizi Segreti degli USA. Jack si chiese quale fosse il vero piano di Malone. Quell’uomo era realmente imprevedibile.
“Le indagini sono state brevi. Ho subito escluso che potesse essere uno degli agenti di grado più basso: le informazioni erano troppo dettagliate. Ho quindi limitato le mie indagini ai presenti in questa stanza”.
Le parole di Malone scatenarono un caos di lamentele,reazioni indignate e accuse reciproche. Jack era sempre più perplesso. A che gioco stava giocando Malone? Accusare un pari grado era un suicidio politico.
02x12_51“Signori, vi prego, calmatevi – ordinò Malone – Calmatevi” urlò, facendo tacere il vice direttore del C.S.N., Ray Cheung, che continuava a insultare l’ammiraglio Minsky di avere sparso false notizie sulla sua relazione con una segretaria.
Per un secondo Jack vide l’ombra di un sorriso soddisfatto sulle labbra di Malone: evidentemente, stava ottenendo la reazione desiderata.
“Vi assicuro, signori, che la cosa ha sconcertato anche me. L’idea che un mio collega possa essere un traditore mi riempie di rabbia e indignazione. Purtroppo questa è la direzione che hanno preso le mie indagini” continuò Malone.
Jack fece una smorfia di disgusto: l’ipocrisia di quell’uomo era rivoltante.
“Ho esaminato attentamente i vostri profili, e sono giunto a una conclusione. Solo sei persone, me compreso, potevano avere accesso ai file su Yaeger e Philips. Tra queste sei persone, una ha usato i fondi della sua agenzia per dei finanziamenti illeciti a una non meglio identificata attività di servizi”.
Per quanto nauseato da Malone su un piano morale, Jack non poteva fare a meno di ammirare la strategia del suo discorso: era riuscito a mettere i burocrati uno contro l’altro, e ora avrebbero tutti accettato il capro espiatorio con un sospiro di sollievo.
Tre agenti della C.I.A. entrarono nella stanza in quel momento. La tensione era altissima. “Direttore Kendall – annunciò Malone, fra lo stupore della sala – Come giustifica questi finanziamenti?”
Kendall divenne improvvisamente il centro dell’attenzione. Senza rispondere, Kendall si alzò in piedi02x12_52 e si avvicinò agli agenti: “La responsabilità di quei finanziamenti è solamente mia, ma spiegherò la destinazione di quei fondi durante un regolare processo, non in questa farsa, Malone. E ora arrestami pure, se vuoi” concluse, affrontando lo sguardo del suo avversario.
Malone fece un cenno ai suoi uomini, che ammanettarono Kendall senza troppe cerimonie.
“Joseph Henry Kendall, la dichiaro in arresto per sospetto tradimento” annunciò in tono trionfale.
Senza perdere nulla della sua dignità, Kendall si avviò verso l’uscita, scortato dagli agenti.
“La verità verrà a galla – sussurrò mentre passava davanti a Jack – Tu tieniti fuori”.
Jack annuì, senza perdere di vista Kendall mentre gli agenti di Malone lo scortavano verso la sua cella.

La sala, che fino a un secondo prima era stata silenziosa come un cimitero, esplose in un boato di domande e proteste. Malone era visibilmente soddisfatto e sorrise a Jack, sfidandolo a reagire. Jack si limitò a prendere il microfono di Malone e a urlare.
“Silenzio, per favore!”
Le urla si attenuarono in pochi secondi, fino a svanire.
“Sono completamente d’accordo con il direttore Malone – annunciò Jack, tra la sorpresa generale. Persino Malone rimase sorpreso – Al momento la cosa giusta da fare è tenere il direttore Kendall sotto custodia fino al suo processo. Tuttavia, alcuni indizi suggeriscono che ci sia una testimone chiave, un’ ex agente della C.I.A. che è rimasta in contatto con Kendall: mia figlia, Sydney Bristow”
02x12_53Jack si fermò: stava per rispondere alla sfida di Malone con un bluff magistrale.
“Dato che si è appurato che le responsabilità di mia figlia sono marginali, chiedo che venga ritirato il suo mandato di cattura come nemica dello stato e che mi venga affidata l’autorità di rintracciarla personalmente”.
Malone si rese conto della mossa di Jack solo in quel momento: “Che cosa stai facendo?” sussurrò a Jack.
“Ti sto aiutando – rispose Jack – E sto cercando l’aiuto di mia figlia. Siamo tutti due patrioti interessati alla verità, non è vero?” concluse.
Gli altri dirigenti dei servizi segreti mormorarono il loro assenso: Malone fu costretto a annuire e a porgere la mano a Jack.
“Non finisce qui” mormorò Malone a denti stretti.
“Ci puoi scommettere” rispose Jack, stringendogli la mano.

 

AEROPORTO LAX

Sydney e il resto della squadra del Tempio viaggiavano spesso sullo stesso volo civile, ma con alias sempre diversi, su sedili separati e anche in classi diverse. Il viaggio di ritorno da Venezia non era stato diverso: Rachel e Sark si erano seduti in business class, Sydney vicino alla coda e Anderson in classe turistica. Sembravano tutti turisti al ritorno da una vacanza in Italia.
Poco fuori dall’aeroporto li avrebbe attesi Kane, seduto al volante di un fuoristrada rosso.

 

Sydney, una volta superati i cancelli, svoltò in sala d’aspetto. Il protocollo del Tempio era di attendere che gli altri componenti della squadra avessero superato i controlli quindi dirigersi verso l’automobile di Kane uno alla volta. Sydney prese una rivista e iniziò a sfogliarla distrattamente mentre teneva d’occhio l’entrata della sala d’aspetto.
“Ha perso questa, signora?” le chiese una voce familiare.
Sydney si voltò e vide Vaughn, in piedi davanti a lei, che le stava porgendo una valigetta. Portava degli occhiali da sole nonostante fosse sera e non indossava più lo smoking che aveva alla festa, ma una giacca scura, una camicia blu e dei jeans scuri. Sydney aveva sempre trovato il suo modo di vestire impeccabile.
Soffocando la sorpresa e l’istinto di chiamarlo per nome o di fargli domande, Sydney annuì.02x12_54
“Grazie, non me ne ero accorta” rispose, come se stesse parlando ad un estraneo.
“In realtà è abbastanza pesante, vuole che gliela porti fino alla sua macchina?” chiese Michael, quasi speranzoso di ottenere una risposta positiva.
Proprio in quel momento Anderson fece il suo ingresso in sala d’aspetto. Dopo un attimo di confusione, si limitò a rimanere nascosto dietro a un muro, a distanza da Vaughn e Sydney.
Compose rapidamente il numero di telefono di Sark, che rispose rapidamente: “Che c’è?”
“Serpente, Eva, non entrate nella sala – mormorò Anderson all’apparecchio – Ripeto, non entrate nella sala. C’è Agar con il suo ex marito, lui…le sta consegnando il pacco.”
Anderson quasi non ci credeva. Per quale motivo aveva fatto tutta quella fatica per sottrarre i Documenti prima di loro, per poi consegnarli nelle mani di Sydney? Che fosse una tattica per accaparrarsi la sua fiducia?
Vaughn e Sydney si alzarono in piedi, dirigendosi verso l’uscita. Chi li avesse guardati avrebbe visto solo un uomo che cercava di corteggiare una bella donna.
“Che diavolo ci fai qui? – sussurrò Sydney non appena furono a distanza di sicurezza dalle telecamere – Pensavo che tu e Renée…“
“Se tu ti fidi di quelle persone, Sydney, anche io mi fido. Noi non abbiamo l’attrezzatura per analizzare quei documenti, voi invece siete già pronti a farlo…” rispose Vaughn.
Avevano ormai raggiunto l’esterno dell’aeroporto e Michael seguiva Sydney alla cieca, senza sapere dove si stesse dirigendo. Si tolse gli occhiali da sole e continuò di fianco a lei.
02x12_55“Ma allora…perché ce li hai rubati a Venezia? Potevi lasciare che fossimo noi a prenderli…”
Michael sorrise: “Devi ammettere…Che così è stato molto più divertente…”
Anche lei sorrise, guardando Michael sotto una nuova veste. Non era mai stato capace di agire contro di lei, e questa volta non era andata diversamente.

 

“Non so cosa tu abbia in mente, ma ti conviene lasciarci quella valigetta” mormorò alle loro spalle Anderson, che li aveva ormai raggiunti.
“E’ proprio quello che ho intenzione di fare, Christopher” rispose Vaughn, senza voltarsi.
I tre arrivarono all’automobile di Kane: Sark e Rachel erano già a bordo.
“Ma che diavolo?” chiese Kane, uscendo dal fuoristrada.
“Rilassati, Kane, è con noi” gli rispose Sydney, lanciando uno sguardo ad Anderson per cercare conferma di quanto aveva appena detto.
Christopher sembrò riflettere per alcuni secondi prima di annuire. Sark e Rachel si scambiarono uno sguardo divertito nella macchina.02x12_56
“Posso avere la valigetta, ora?” chiese Anderson.
Vaughn annuì e porse la valigia all’uomo: “Credo che possiate veramente aiutare Sydney” commentò.
“Lo credo anche io – rispose Anderson, porgendo la valigetta a Kane – Presumo di doverti ringraziare”
Michael fece una smorfia di soddisfazione: “Non c’è di che” rispose.

 

All’improvviso tre automobili della polizia circondarono il fuoristrada.
“Mani dietro la testa! Tu, butta la tua pistola! Tutti fuori dalla macchina!” urlò un sergente dai capelli rossi, puntando una pistola alla testa di Sydney.
“Che diavolo succede?” chiese Sydney.
“Siete in arresto – aggiunse una donna poliziotto, che celava il suo volto con un passamontagna nero – Per traffico di droga. Ora passateci la valigetta, lentamente”
“Chi diavolo vi ha passato questa informazione? E chi è lei? Perché ha quel passamontagna?” chiese Anderson, passando la valigetta a un terzo agente, un afroamericano.
“Mani sulla testa! Alla prima mossa vi sparo” ordinò la donna, che sembrava il capo del gruppo.
Gli altri due agenti ammanettarono, uno a uno, tutti i presenti.
02x12_57Michael lanciò delle rapide occhiate ai suoi vicini: sapeva del coinvolgimento di Sark, non aveva mai visto il terzo uomo, anche se la sua voce sembrava quella dell’agente con cui aveva avuto un diverbio il giorno dell’attentato…Ma si sorprese parecchio di vedere Rachel. Allora anche lei faceva parte dell’agenzia per cui lavorava Sydney. Sentendo fastidio ai polsi per colpa delle manette, decise di intervenire: “Senta, ci deve essere un grosso equivoco…Io sono un agente federale, se vuole vedere il mio distintivo…“
“Salga in macchina, spiegherà tutto in centrale – ordinò la donna – Il biondo e la ragazza con Malley” proseguì, indicando il sergente dai capelli rossi.
“Il barbuto e l’agente C.I.A., con Simms” concluse, riferendosi all’agente afroamericano.
“Voi due con me”.
Sydney scosse la testa: “Non siete veri poliziotti”
“Può darsi, ma se non entri in macchina subito, ti troverai con una terza narice” rispose la donna con il passamontagna.
“Sbrigatevi!” gridò Simms.
Anderson e Sydney furono costretti a obbedire. Sark, Rachel, Kane e Vaughn vennero fatti salire sulle altre volanti.
“Farete un bel viaggio se non tentate di fare gli eroi” annunciò la donna. Le tre auto svoltarono a destra in un parcheggio abbandonato. Una dozzina di uomini, vestiti da camionisti, circondavano un camion con rimorchio.
“Scendete…Alla prima mossa siete morti” ordinò la falsa poliziotta.
Gli agenti del Tempio vennero condotti, sempre ammanettati, all’interno del rimorchio.
“Partiamo!” annunciò la donna, saltando nel rimorchio.

“State comodi? Perché dovrete fare un bel viaggio” commentò la donna.
“Puoi anche toglierti quel coso, ti ho riconosciuta” rispose Sydney in tono di sfida.
Togliendosi il passamontagna, la donna rivelò immediatamente la sua identità. Sydney guardò con odio Beth Luciani, quella donna che da troppo tempo riusciva sempre a sfuggirle.
“Allora non siete del tutto stupidi… – commentò Beth sorridendo – Detto fra noi, avrei preferito non 02x12_58metterlo, fa talmente caldo. Ma poi ho pensato che avreste apprezzato una piccola sorpresa”.
“Va all’inferno, Beth” rispose Anderson, caricando di odio la sua voce.
Sydney spalancò gli occhi, sbalordita.
“A quanto pare non sei riuscito a dimenticarti di me” rispose Beth, divertita.
Christopher sembrava colmo di rabbia, Sydney non l’aveva mai visto così.
“E’ stato bello finché è durato, Chris…”

 

Episodio scritto da: MacSloane87, Montanaro87
Vorremmo sottolineare la collaborazione della nostra lettrice Roberta, che ci ha fornito la bellissima scena d’azione ambientata a Venezia. Grazie!

Scarica l’episodio in formato .doc

 

CAST ARTISTICO:
Jennifer Garner – Sydney Bristow
Michael Vartan – Michael Vaughn
Rachel Nichols – Rachel Gibson
Carl Lumbly – Marcus Dixon
Kevin Weisman – Marshall J. Flinkman
Greg Grunberg – Eric Weiss
Victor Garber – Jack Bristow
Patrick Dempsey – Christopher Anderson
David Anders – Julian Sark
Ryan Reynolds – Robert Kane
Peter Weller – Patrick Malone
Amy Jo Johnson – Beth Luciani
Edward Norton – Johnny Sorrentano

 

GUEST STARS:
Alberta Watson – Marie Keller
Élodie Bouchez – Renée Rienne
Judie Dench – Lauren Vaughn
Terry O’Quinn – Director Kendall
Lena Olin – Irina Derevko
David Strathairn – Oleg Penticoff
Richard Schiff – Gregg Philips
Margarita Levieva – Natasha
Josh Duhamel – Agente Connor
Patrick Fischler – Agente Dalton

Categoria: Seconda stagione virtuale

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10 Comments Add your own

  • 1. bristow  |  20 gennaio 2010 at 4:47 pm

    Complimenti. Molto tesa questa puntata con scene veramente ottime, specie quella di Baden Baden.
    Anche Venezia ottima con un buon colpo di scena…
    Bellissime le citazioni alle varie puntate di Alias…

    Non vedo l’ora che ci sia l’incontro tra sydney e irina, me lo immagino un po’ come quello della prima serie… :-)

    e anche tra irina e jack…

    a presto

  • 2. alelale  |  22 gennaio 2010 at 2:46 pm

    Bravissimi come al solito dei veri professionisti ormai!!
    Ohhh ma che emozione leggere la scena a Venezia, mi sento davvero onorata di aver collaborato con voi, grazie di nuovo!

    Ma passiamo al dunque…. Jack è sempre molto scaltro e quasi teatrale soprattutto nella riunione con i verdici dei servizi segreti americani e sono curiosa di vedere che asso tirera’ fuori dalla manica per aiutare Kendal. Ovviamente il fatto che Kendal sia il marito Marie Keller complica ulteriormente le cose.

    Mi sono persa una cosa ma sul camion ci sono saliti tutti i nostri eroi o solo Syd e Anderson?

    Sono felice che abbiate finalmente messo in azione Renee, è un personaggio che mi ha sempre affascinato, non è bellissima ma è molto sexy, e non ostante la sicurezza e lindipendenza, che ostenta, ha l’aria di essere molto sola.

    Dopo il finale di questa puntata che diceva che Vaughn non ha i …………. si deve rimangiare la parola!! Prima agisce da solo e va a riprendersi i documenti Vespertini, facendosi pure un po’ beffe di Anderson …per ovvi motivi, e poi glieli restituisce!!
    Questo risvolto della faccenda mi ha davvero stupito, non avrei mai pensato a una sua possibile collaborazone con ll Tempio.
    Ancora una volta siete stati bravissimi a cambiare tutte le carte in tavola.

    Ancora non si è capito esattamente come Anderson fosse coinvolto con Lauren e adesso salta fuori anche Beth Luciani!

    A presto!!

  • 3. Rossella  |  22 gennaio 2010 at 5:53 pm

    Carissimi lettori, grazie come sempre per tutti i complimenti…
    Per l’incontro fra Syd-Irina e Jack-Irina forse non dovrete aspettare molto…La prossima sarà una puntata ricca di azione, in cui ovviamente Jack e i nostri dovranno in qualche modo liberare Kendall…Ce la faranno?

    I nostri a fine puntata sono stati separati: da una parte Vaughn con Rachel, Sark e Kane; dall’altra Syd e Anderson…insieme a Luciani. Cosa nasconde il suo passato? Che cosa c’entra Luciani con lui? Lo scoprirete molto presto, credetemi…

    Renée è un personaggio che amo molto anche io, non peraltro l’abbiamo fatta “rivivere” rispetto alla serie regolare. E non avete ancora visto niente…Presto rivedremo Il Corvo in azione!

    Per quanto riguarda Vaughn, la realtà è che è un uomo molto razionale, ma se si lascia trascinare dalla passione diventa una “bestia”. Lo abbiamo sempre visto proteggere coloro che ama, nella serie regolare. Lo sta facendo anche qui: si è riconquistato la fiducia di Sydney vivendo con lei avventure pericolose in cui le ha salvato la vita; ora finalmente per i due ci sarà una nuova chance?

    Beh posso solo dire che ormai la serie si avvia al termine, potete solo rimanere collegati e aspettare con molta pazienza…:)

  • 4. Mario P  |  10 febbraio 2010 at 11:32 pm

    Eccomi.. sempre in ritardo a commentare come al solito.
    Beh.. vedo che il maritino di Sid a forza di romp.. :-) è riuscito a riavvicinarsi a lei. Non che mi dispiacia ma nemmeno mi piace, anche se adesso finalmente pensa che sua figlia sia viva.. meglio tardi.
    Per il resto complimenti, leggo sempre con lo smartphone di sera appena arriva il nuovo episodio, al buio sotto le coperte ed in silenzio riesco a concentrarmi meglio sulla storia che sembra reale. Solo che poi finisco a notte fonda e commento sempre in ritardo.

  • 5. Rossella  |  11 febbraio 2010 at 11:02 am

    Ahah grazie Mario, mi mancava qualcuno all’appello…Temevo che il tuo commento non arrivasse più…
    Posso chiederti come mai il riavvicinamento di Syd e Vaughn non ti piace? :) Mi sembra che sia una cosa talmente scontata che fosse prevedibile fin dall’inizio…Non possono vivere l’uno senza l’altra, lo sai…

    A parte questo grazie per i commenti, davvero voi non sapete quanto ci faccia piacere sentire che gli episodi vi piacciono e vi avvicinano realmente al “vero” Alias…
    Quindi…Commentate, Commentate!! Anche cose che vi paiono ovvie o inutili per noi sono di grandissima importanza!

    Ross

  • 6. Mario P  |  11 febbraio 2010 at 11:07 pm

    Si ok.. ma la storia che lui non credeva che sua figlia fosse viva -_- e un po’ anche perchè come personaggio mi piace di piu’ Syd sinceramente :-D

  • 7. Rossella  |  12 febbraio 2010 at 10:18 am

    Eh vabbè ma mettiti nei suoi panni…A parte che non sappiamo ancora se abbia ragione Sydney oppure Vaughn: non è detto che Isabelle sia viva…
    E poi c’è da dire che io, ad esempio, sarei molto scettica se vedessi qualcuno esplodere davanti a me… :P

  • 8. alelale  |  13 febbraio 2010 at 6:28 pm

    Ma dai su mario!!! Sarò anche un po’ di parte ma la coppia S&V non si tocca!! Loro due sono assolutamente un mito sono sopravvissuti a qualsiasi insidia la vita abbia loro riservato, vuoi che si facciano destabilizzare da un Anderson qualsiasi. Syd non è certo che il tipo che cambia idea facilmente specialmente su questi argomenti!
    Io sono un po’ come Vaughn, se avessi visto mia figlia eslpodere davanti a me avrei fatto davvero fatica a credere il contrario.

    Baci

  • 9. Rossella  |  15 febbraio 2010 at 10:22 am

    Fra l’altro avete visto che in Valentine’s Day Jennifer Garner recita una parte del film con Patrick Dempsey? Come vedete noi di VirtuAlias ci abbiamo visto giusto…Mi fa un certo effetto vederli insieme in un film…:P

  • 10. alelale  |  17 febbraio 2010 at 8:29 am

    Non lo sapevo sono andata a guardarmi i trailer. Effettivamente fa un certo effetto!! e poi c’è anche Bradley Cooper. Sarebbe davvero bello poterli rivedere tutti insieme

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