2×08 Il nemico ritrovato VirtuAlias su Kataweb

2×09 Mano nella Mano

11 maggio 2009 montanaro87

IL TETTO DI UN EDIFICIO A MANHATTAN

Alfred Fooley uscì dalla gioielleria con il pacchetto ancora in mano. Sul volto la soddisfazione per l’acquisto. Quella sera avrebbe festeggiato qualche anniversario con la moglie, o avrebbe dovuto far calmare le ire di qualche amante stanca di incontri clandestini. Prese a camminare lungo il marciapiede. Era piuttosto esile e la sua abbronzatura poteva farlo scambiare per un uomo di colore.
Un binocolo con una croce nel mezzo lo inquadrò non appena mise piedi fuori dal negozio. La gota arrossata di Rachel Gibson stava appoggiata sul calcio del fucile.
“Lo vedo, sta camminando in direzione sud” disse continuando a seguire l’uomo.
“Bene, non perderlo” rispose Anderson coordinando l’azione dall’agenzia.
Era una bella giornata, il cielo era limpido e il sole si rifrangeva sulle lamiere delle centinaia di macchine bloccate in fila lungo Park Avenue, come migliaia di formiche che facevano la spola tra un osso di pollo e la propria tana.
“Si sta dirigendo verso il parco” disse Rachel continuando a fissarlo, il dito lontano dal grilletto.
Le fronde degli alberi erano scosse da una leggera brezza, i cani rincorrevano i frisbee e mentre i bambini giocavano intorno alle fontanelle i genitori trovavano riparo sotto l’ombra frastagliata delle foglie.
Le grida dei ragazzini davano quasi fastidio all’uomo seduto sulla panchina, la faccia coperta dal giornale che stringeva tra le mani: i bambini non erano davvero mai stati una sua prerogativa. L’uomo abbassò leggermente la pagina del New York Times per intravedere oltre le righe.
“Lo vedo” confermò infine Sark.
“Perfetto, dobbiamo tentare di intercettarlo adesso” chiarì Anderson.
Sydney era parcheggiata pazientemente accanto al marciapiede in una traversa della strada principale, in attesa di istruzioni. Alla sua destra un’oasi verde che le faceva capire ancora di più quanto si sentisse scomoda seduta su quella macchina.
“Qualcuno si è auto-invitato alla festa” disse Sark scorgendo un paio di scagnozzi che avevano l’aria di non essere lì per riprendere i loro figli.
“Questo non ci voleva, non adesso” sussurrò Anderson rassegnato al resto della squadra.
Dal tetto, Rachel aveva perso Alfred, e cercava di vedere oltre il puzzle di alberi e frasche. Il mirino si fermò su uno di quelli a cui si riferiva Sark.
“Ne ho uno sotto tiro”
“Non sparare” disse con fermezza Anderson.
Alfred era circospetto, lo era da diversi giorni oramai. Si guardava intorno e aveva la sensazione che qualcuno lo stesse braccando. La stessa sensazione che da un paio di notti gli negava il sonno, ma che fino a quel momento si era rivelata sbagliata.
“Sì stanno muovendo!” esclamò Sark vedendo uno dei due portare la mano in tasca, e l’altro incamminarsi.
Sydney si era stufata di aspettare, accese l’auto e si immise immediatamente nella carreggiata senza prestare attenzione alla vettura che stava sopraggiungendo da dietro e che proruppe in uno sfogo di clacson e imprecazioni.
“Ho ancora visuale” disse Rachel.
“Non sparare! Nessuno faccia niente finché non lo dico io” ripeté il direttore.
Sark lasciò il giornale al suo fianco e prese a seguire gli uomini che seguivano il signor Fooley. Che situazione assurda, pensò.
Alfred si rese finalmente conto di essere pedinato, si guardò impaurito intorno e poi cominciò a correre.
“Ci siamo!” disse Sark correndo come tutti gli altri.
Gli uomini estrassero la pistola e spararono un colpo ognuno, in direzione di Fooley. Il vetro di una macchina si frantumò poco oltre, l’altro colpo invece sembrava si fosse perso nell’aria.
Alfred corse più veloce, incespicando talvolta sull’erba scivolosa.
Anche Sark estrasse la pistola e intimò ai due sparando due colpi in aria: “Mani in alto”.
Che diavolo sto facendo, pensò.
I due per tutta risposta si voltarono e gli fecero fischiare un paio di colpi vicino alle orecchie, ma Sark si riparò dietro a un albero, che cominciava a riempirsi di buchi.
La folla di mamme, bambini e cani intanto sembrava impazzita e rimbalzava da una parte all’altra del parco, urlando istericamente.
“Quando è troppo è troppo” disse il biondo fra sé e sé.
Aspettò che nessuno fosse sulla linea di tiro e provò a colpire uno dei due.
Ma altri ne stavano arrivando e da soli non sarebbero riusciti a fermarli tutti.
Rachel dalla sua postazione vedeva solo fermento e sentiva spari. Si sentiva impotente.
Sydney cercava di raggiungere il più velocemente possibile Alfred, e poco le importava se per farlo stava sfasciando gran parte delle auto in sosta lungo la strada.
Il fuggitivo continuava a scappare dai colpi che nel frattempo avevano raggiunto anche la macchina di Sydney Bristow.
“La situazione si mette male” urlò Sark cercando di bloccare quanti più uomini potesse.
Sydney piombò in contro-sterzo proprio davanti all’uomo in fuga costringendolo a fermarsi. Aprì lo sportello: “Sali!”
Alfred non era affatto convinto.
“Noi ti possiamo proteggere!” urlò mentre gli stavano frantumando il lunotto posteriore a colpi di pistola.
L’uomo ci pensò un istante e poi riprese a correre, cominciando a scendere i gradini della metropolitana.
“Dannazione!” ringhiò Syd già scesa dalla macchina.
Lo seguì giù per le scale e per il corridoio ma l’uomo non voleva starla a sentire, e a scapito della sua apparente gracilità correva come un atleta. Sydney riusciva a seguirlo ma non ad avvicinarsi, Ogni tanto uno di loro si scontrava con la folla e puntualmente qualcuno finiva a terra maledicendoli, ma nessuno dei due aveva intenzione di fermarsi.
“Sappiamo chi sei, e cosa hai fatto. Hai più bisogno tu di me di quanto io di te” urlò Sydney.
Ma Fooley non si voltava neanche. La porte di un vagone pronto per partire attirarono l’attenzione dell’uomo, che riuscì ad infilarsi nella cabina proprio mentre la porta si stava chiudendo.
“L’abbiamo perso” disse col fiato rotto Sydney mentre vedeva la carrozza mettersi in moto.

UFFICI C.I.A.
Vaughn fece il suo ingresso in ufficio con un’autorevolezza che negli ultimi tempi non gli competeva. Le ultime novità su Sydney l’avevano fatto diventare ancora più risoluto: doveva assolutamente scoprire che cosa gli nascondeva. Il fatto che collaborasse con un agente del C.S.N. non poteva essere una coincidenza. E certamente individuare l’uomo misterioso in Chris Anderson aveva inciso non poco sul suo stato d’animo.
Il sogno che aveva fatto poco tempo prima…Possibile che fosse solo una coincidenza? O era stato una sorta di presagio, come se in fondo l’avesse sempre saputo?
Il suo flusso di pensieri fu interrotto alla vista di Eric, che si avvicinò a lui non appena lo vide. Un suo cenno gli fece capire immediatamente che dovevano spostarsi in un luogo lontano da occhi indiscreti, così lo seguì nella stanza degli archivi, dove non c’era nessuno a parte loro.
“Cosa hai scoperto?”
“Ho controllato tutti i rapporti di Anderson degli ultimi mesi, come mi avevi chiesto. La maggior parte di essi era top secret, non avevo accesso. Ma ho scoperto una cosa interessante…”
“Cosa?”
“Tutti i suoi ultimi rapporti risalgono al 2004. Da allora non c’era più niente, come se fosse scomparso”
“Un agente del C.S.N.? E’ il posto migliore del mondo, non si lascia senza un motivo”
“E’ quello che mi sono detto, così ho fatto un paio di telefonate e ho scoperto che Chris Anderson non lavora più per l’agenzia dal 2004”
Ora Michael era incredulo: “Come è possibile? Abbiamo visto la sua targa, è un’auto governativa, abbiamo controllato…”
“Inizio a pensare anche io che ci sia sotto qualcosa di strano…Un agente che lascia l’agenzia non può certo godere dei privilegi che aveva quando era al suo interno, a meno che…”
“Non lavori ancora per essa in segreto” concluse Michael.
Weiss annuì. Quella storia cominciava ad essere molto strana, anche per gli standard a cui erano abituati. Sydney che collaborava con il C.S.N., sembrava una follia solo a pensarci. Non si era mai fidata di loro, non da quando era tornata dopo i due anni in cui era stata creduta morta e Robert Lindsey aveva fatto di tutto per complicarle la vita, anche cercando di sottoporla a un intervento invasivo per recuperare la memoria.
“Cosa hai intenzione di fare, ora?” chiese Eric all’amico, visibilmente preoccupato.
“Non mi fido di quell’uomo, voglio scoprire perché Sydney lo frequenta”
Weiss si trovava in una posizione difficile: sapeva che la molla che spingeva l’amico ad essere così sospettoso era la gelosia, ma allo stesso tempo non poteva negare l’evidenza. Sydney stava di certo nascondendo qualcosa.
“Come pensi di farlo? Vuoi lasciare che Rénée la segua in eterno? Sydney è troppo furba, non si lascerà degli indizi alle spalle”
“Però noi abbiamo un informatore che lei non ha…” rispose Michael, ora nuovamente risoluto.
Eric parve leggergli nel pensiero; alzò gli occhi al cielo e poi lanciò al collega uno sguardo di commiserazione. Michael doveva essere proprio disperato se voleva contattare Julian Sark.

IL TEMPIO

Christopher Anderson aspettava in piedi, poco fuori la porta della sala briefing, la sua squadra che stava tornando da Manhattan. Notò immediatamente i volti delusi degli agenti, e quello di Syd più deluso tra tutti.
“Bentornati – disse il direttore – capisco il vostro disappunto, ma non avete nulla da rimproverarvi. Le cose purtroppo sono andate diversamente da quello che ci aspettavamo tutti, ma non si può sempre vincere.”
Nessuno degli agenti appena scesi dall’aereo aveva voglia di aggiungere una parola, ma Sydney aveva qualcosa da dire: “Abbiamo bisogno di quell’uomo”
“E’ vero” confermò Anderson. Poi aggiunse: “E finché loro lo cercheranno anche lui avrà bisogno di noi.”
Sark continuò a spronare la squadra: “E loro non smetteranno mai di cercarlo…”
“Almeno non fino a quando l’avranno fatto fuori” concluse il direttore.
“Ma cosa ha fatto quest’uomo?” chiese Rachel che si era aggiunta alla missione solo alla fine.
“Ha fatto l’errore di provare a fregare le persone sbagliate” disse Sark togliendo la parola ad Anderson, che gli lanciò una occhiataccia.
“Alfred Fooley è un banchiere e un esperto informatico. E’ stata lui a occuparsi di spostare i fondi per il Progetto Crisalide. E’ l’ultimo anello della catena. Arriviamo a lui e arriveremo ai finanziatori.”
“Questo spiega il nostro interesse – interruppe Rachel – quello che non spiega però è chi fossero e cosa volessero quegli uomini da lui.”
“Alfred Fooley è anche una persona avida, ed evidentemente ingenua. Mentre eseguiva le operazioni per conto dei finanziatori, ha fatto in modo di trattenere su un conto corrente a suo nome, una piccola parte dei fondi. Il suo gioco deve essere stato scoperto e qualcuno non deve averla presa troppo bene. Visto che il loro tentativo di rappresaglia è fallito grazie a voi, di sicuro staranno cercando il modo di pareggiare i conti: come vedete la partita è appena cominciata, c’è ancora tempo.”
Rachel finalmente aveva conosciuto la storia di quello che fino a poco prima era solo un uomo dentro un mirino, ma adesso che ne conosceva i dettagli non provava più pena né odio per quell’uomo. Era solo una fonte.
Sydney invece era molto più preoccupata, era ad un passo dalla verità, e se quell’uomo nel frattempo fosse morto, avrebbero dovuto riprendere il lavoro da capo.
“Non dobbiamo perdere un minuto” esortò Sydney.
“Infatti…andate a riposare qualche ora. Alle 16.00 ripartirete per Manhattan” disse Anderson.
“Stavolta dovrete fare a meno di me – precisò Sark – la C.I.A. mi ha contattato con il solito protocollo. Questo pomeriggio dovrò incontrare il mio referente.”

LOS ANGELES – Osservatorio

Michael aspettava l’arrivo di Sark da dieci minuti. L’idea di usarlo come ultima spiaggia non gli piaceva, ma l’ultima volta che si erano visti l’aveva aiutato a salvare Sydney. Doveva rischiare e fidarsi di lui.
Guardò l’orologio, provando una leggera fitta al cuore ripensando che gliel’aveva regalato Sydney per il loro ultimo anniversario. Erano passati quindici minuti dall’orario previsto, Vaughn iniziò a dubitare che Sark avesse ricevuto il messaggio.
Stava per andarsene quando sentì la sua voce dietro di sé.
“Ero convinto che fosse il solito agente a contattarmi, così me la sono presa comoda – Vaughn si voltò a guardarlo – Ma se avessi saputo che eri tu, Michael…Non ti avrei mai fatto aspettare”
“Se la tua utilità va di pari passo con la tua puntualità sarà un incontro inutile”
Sark sorrise e stranamente vide un sorriso anche da parte di Michael, in risposta al suo.

 

“Hai altri problemi con tua moglie?”
“Al momento attuale, ex-moglie…” replicò Michael, curvando il sopracciglio.
Sark fece finta di essere all’oscuro della situazione: “Quando eravamo in Egitto…Mi era parso di scorgere una certa intimità fra voi”
Michael si sentì profondamente ferito. Ripensare a quel momento, in cui aveva creduto di aver riconquistato l’amore di sua moglie, lo faceva impazzire.
“Non siamo qui per parlare della mia relazione con Sydney, ma dei suoi contatti con un uomo”
“Vaughn…tu sottovaluti le mie capacità…Mi hai cercato solo per una crisi di gelosia? Potevi rivolgerti a un qualsiasi investigatore privato…”
“Non si tratta di gelosia. Ho visto Sydney insieme a un uomo di nome Christopher Anderson, un uomo che faceva parte del C.S.N. e con cui credo stia collaborando”
Sark aveva delle doti eccezionali come agente. Era un ottimo attore, abituato a fare il doppio gioco e con una velocità nel cambiare alleanze rapida quanto quella di un giocatore di baseball che ruba una base. Ma in quel momento non riuscì a dissimulare completamente il suo pallore nel sentire nominare il suo attuale capo.
“Lo conosci?” domandò Vaughn speranzoso, notando il cambiamento di espressione nel suo interlocutore.
Julian doveva pensare al da farsi, e aveva pochi secondi per decidere cosa rispondere a Vaughn. L’idea di mentirgli non gli piaceva, ma non poteva rivelare la posizione di Anderson e svelare il Tempio. Doveva dare a Vaughn qualcosa che lo soddisfacesse.
“Me ne parlava Lauren, ai tempi della Convenzione”
In quel momento Michael perse tutta la poca stima che aveva racimolato nei confronti di Sark in quegli ultimi mesi. E lui capì che questo era avvenuto. Ma non poteva fare altrimenti: ricordare a Vaughn il passato e quindi i suoi tradimenti, era un piccolo prezzo da pagare per la sua attuale posizione.
Michael, dal suo lato, sentì un improvviso calore avvamparlo. Sentire nominare quella donna e ricordare la relazione che aveva avuto con Julian era un dolore peggiore del pensare a Sydney lontana da lui. In quel periodo in cui lui aveva dovuto nascondere i suoi sentimenti per l’unica donna che avesse davvero amato, Lauren faceva il doppio gioco per la Convenzione e aveva una seconda vita, con Sark. Però ora doveva pensare al presente. Non c’era tempo per gli antichi rancori.
“Voglio che tu raccolga qualunque cosa su Anderson. Devi controllare i suoi spostamenti, scoprire se ha ancora legami con il C.S.N. e soprattutto…devi scoprire perché Sydney è in contatto con lui”
Sark ascoltò Michael mentre metteva sul tavolo i pochi documenti acquisiti su Anderson: la foto della sua targa, la foto scattata da Rénée, il numero id del C.S.N.
Ora sapeva come doveva comportarsi, ma gli sarebbe sinceramente dispiaciuto farlo.
“Vaughn…toglimi una curiosità – iniziò, cercando di proporre il suo classico tono da ex detenuto – Lauren mi aveva parlato della tua gelosia per questo tizio…Non è che stai sovrapponendo quel ricordo alla situazione attuale? Dopotutto Sydney è una donna adulta, e come hai detto tu…Attualmente è la tua ex-moglie…”
Le parole di Julian lo ferirono molto più della lama che Katia Derevko gli aveva conficcato nella schiena.
“Portami tutto quello che trovi su di lui” concluse Michael, sferzante.
Sark lo guardò allontanarsi, continuando a chiedersi quanto avrebbe dovuto fargli male per farlo allontanare da Sydney e salvare la copertura del Tempio.

CASA DI SYDNEY

L’assenza di JJ aveva permesso a Sydney di studiare ancora i Documenti Vespertini. Da quando aveva scoperto del Progetto Crisalide, non riusciva a pensare ad altro. Lo sognava anche la notte, i suoi incubi erano costellati di strane figure che attorniavano sua figlia e la facevano oggetto di esperimenti come fosse una cavia da laboratorio.
Non poteva tornare al Tempio, dove avrebbe avuto a disposizione più mezzi per fare le sue ricerche; non poteva rivolgersi a nessuno, perché non c’era alcuna persona che le credesse. Eccetto Christopher.
Si era rivelato gentile e premuroso e si sentiva a disagio ogni volta che aveva a che fare con lui perché sapeva di dovergli molto. Eppure, nonostante la sua presenza e la sua volontà di aiutarla, sapeva che non avrebbe mai potuto fidarsi ciecamente di lui. Ogni giorno che passava le ricordava sempre di più l’uomo da cui stava disperatamente cercando di scappare, senza però riuscire nell’intento di dimenticarlo. E più sfogliava le pagine del manoscritto, con quella foga che tanto aveva odiato in Arvin Sloane, meno smetteva di pensare a lui.
Sollevò il volto e lanciò uno sguardo alla cornice appoggiata sulla scrivania, che ritraeva lei e Michael insieme sulla spiaggia. Era stata Isabelle a insistere per scattarla…
Il suono del cellulare la destò da quei tristi ricordi e la ricondusse alla realtà. Corse in salotto e prese il telefono per rispondere.
“Sì”
“Devi venire subito qui” disse un Chris Anderson dalla voce preoccupata.
“Credevo che la partenza fosse fissata per le 16.00” replicò lei, sorpresa dalla richiesta.
“La partenza è rimandata…Date le circostanze ti suggerisco la massima attenzione nel venire qui” si intromise la seconda voce di Julian Sark.
Sydney rifletté qualche secondo, poi decise di non perdere altro tempo: “Vengo immediatamente”

IL TEMPIO

“Ma che sta succedendo? – domandò Sydney, irrompendo in sala riunioni – Mi ci sono voluti quaranta minuti per venire e essere sicura di non essere seguita”
“Pensiamo che la tua copertura sia saltata…” annunciò Anderson, lo sguardo contrito.
Sydney sapeva che Michael aveva scoperto troppo su di lei, ma dubitava di aver lasciato tracce che conducessero al Tempio.
“Cosa ve lo fa pensare?” chiese, poco convinta.
“Sono stato contattato dalla C.I.A. con il protocollo di routine, ma invece del solito banale e irritante agente di basso grado, mi sono trovato davanti il tuo ex-maritino” spiegò Sark.
“Cosa voleva?”
“A quanto pare voi due siete stati poco attenti, perché lui sa che state lavorando insieme” continuò Julian.
“E’ venuto a trovarmi e gli ho detto che eri un collega, non credevo ti avesse visto” rispose Sydney, quasi mortificata.
“Mi ha chiesto di trovare informazioni su di lui. E’ convinto che lavori ancora per il C.S.N. e che Sydney ti abbia contatto per questo”
“Come dobbiamo procedere?” domandò Sydney. Vaughn non poteva scoprire per chi lavorava veramente, ma in quel momento le si gelò il sangue a ripensare a cosa era successo quando aveva rivelato a qualcuno quale fosse il suo vero lavoro. Arvin Sloane aveva ordinato l’assassinio di Danny, dando il via a tutta una serie di avvenimenti che avevano cambiato la sua esistenza. Si sentì profondamente sollevata all’idea di non lavorare più per un sadico terrorista deciso solo a proteggere gli interessi della sua cellula criminale, ma per un’agenzia che difendeva gli interessi della nazione.
“Al momento Michael Vaughn è la nostra priorità: non possiamo permettere in alcun modo che venga rivelata la natura del Tempio. Il suo funzionamento come organo di controllo implica il fatto che nessuno sappia che esiste” intervenne Anderson.
“E Fooley?” chiese Sydney, irritata.
“Per ora se ne occuperanno Marshall, Rachel e Kane. Noi tre penseremo a un piano per allontanare i sospetti di Vaughn, magari possiamo fornirgli delle false informazioni” rispose Anderson.
“Non posso presentarmi a Vaughn con in mano un pugno di mosche, devo avvalorare la mia veridicità come contatto della C.I.A.” replicò Sark.
Sydney iniziò a pensare. Chi meglio di lei conosceva Michael? Il suo difetto più grande era sempre stato uno, lo stesso che li divideva ancora una volta: l’eccessiva razionalità.
“Gli offriamo un diversivo” disse a voce alta.
“Cosa intendi?” chiese Anderson.
“Vaughn è testardo, non crederà che siamo semplici colleghi di lavoro finché non lo vedrà con i suoi occhi” spiegò.
Anderson lanciò uno sguardo a Sark, poi tornò a Sydney con un’espressione quasi divertita: “Dove gli hai detto che stai lavorando?”

UFFICI C.I.A.

Michael giocherellava con una moneta facendosela passare sopra le dita. Era un piccolo passatempo che aveva fin da ragazzo, gliel’aveva insegnato suo padre. Eric sapeva che quando l’amico si cimentava in quel giochetto, significava che stava aspettando impazientemente qualcosa.
“Vedrai, si farà sentire…” sussurrò, continuando a scrivere il suo rapporto.
“E’ strano che io mi fidi di Sark?” chiese Michael, smettendo di giocare e concentrandosi sul collega.
“Strano? No. – replicò Weiss – Da pazzi”
“Credi che stia sbagliando?”
Weiss smise per un attimo di scrivere: “Dico solo che forse ti aspetti troppo da lui, dopotutto stiamo parlando di un uomo che non fa mai niente per niente”
“Mi ha aiutato a salvare Sydney”
“Torturandoti quasi a morte, bel piano…”
Vaughn stava per replicare, quando il suo cellulare suonò. Diede un’occhiata di sbieco a Weiss e rispose: “Michael Vaughn”
“Ho le informazioni che stavi cercando, ma devo dirti che hai fatto un buco nell’acqua” spiegò la voce di Sark dall’altra parte.
“Cosa intendi?”
“Anderson è pulito. Non lavora più per il C.S.N. e ora è un impiegato della ditta in cui lavora Sydney”
“Non posso credere che non ci sia nient’altro, non dimenticare l’automobile governativa…”
Sark sorrise fra sé e sé: “Beh, caro Michael…Dovrai cercare di convincerti, perché non c’è niente che quell’uomo nasconda. A parte forse un’attrazione per la tua ex-moglie”
A queste parole Vaughn si sentì avvampare. Chiuse la conversazione malamente, lasciando Sark soddisfatto. Se Sydney aveva ragione, il bello sarebbe venuto da lì in poi.
“Che ha detto?” domandò curioso Weiss.
“Che Anderson è pulito, lavora con Sydney”
“E tu non gli credi?”
“L’hai detto tu che non ci si può fidare di Sark!” replicò Michael spazientito, notando la volubilità del collega.
“Ho anche controllato quella targa insieme a te, però…E un civile non se ne va in giro con una macchina irrintracciabile”
Vaughn annuì, d’accordo con Eric. Forse Anderson aveva il potere di celare la sua vera attività persino a Julian Sark.
“Cosa pensi di fare?” chiese Weiss.
Vaughn si alzò e pensò alla situazione. Era rimasta un’unica possibilità per obbligare Sydney a dire la verità: svelare la sua copertura.
“E’ da un po’ che volevo comprare un antifurto per casa tua…”

 

SANTA ANA – (A pochi chilometri da Los Angeles) – American Alarm Systems

Michael si sentì a disagio non appena sceso dalla macchina.
Si trovava fuori da un edificio moderno, il sole si rifletteva sulle vetrate. Guardò verso l’alto l’enorme scritta “American Alarm Systems” e poi si avviò verso l’ingresso, togliendosi gli occhiali da sole poco prima di passare dalla porta.

 

“Ci siamo, Agar. Il nostro uomo è appena entrato dalla porta principale”
Sark si trovava in un furgone nel parcheggio, davanti a sé un computer che gli permetteva l’accesso alle telecamere di sorveglianza dell’edificio.
“Bene – replicò Sydney – Passiamo alla fase 1”
“Ricevuto – Sark guardò un attimo i movimenti di Vaughn – Abramo tieniti in posizione”
“Ricevuto Serpente” rispose Anderson, che si trovava in un piccolo ufficio al di là della zona di ingresso dell’edificio.

 

Michael si stava guardando intorno. Quella era certamente una società che non sembrava avere problemi nonostante la crisi finanziaria. Due ragazze attraenti si trovavano al di là di un enorme bancone e parlavano con i clienti in cuffia.
Vaughn si avvicinò a una di esse, cercando di recitare la parte di un esigente cliente texano come gli aveva suggerito Weiss.
“Fagli credere che tu voglia spendere milioni di dollari e ti diranno tutto quello che vuoi sapere.”
La ragazza concluse la comunicazione e sorrise in direzione di Vaughn: “Buongiorno, in cosa posso esserle utile?”
“Salve…Claire – incominciò lui, leggendo il nome sulla targhetta della donna – Sono qui perché voglio comprare un sistema d’allarme per la mia proprietà”

 

“Agar, ho sistemato i microfoni, sei in ascolto?”
“Ora sì, Serpente”
Proprio in quel momento, infatti, Sydney cominciò a ricevere in cuffia il dialogo di Vaughn.

 

“Che tipo di proprietà possiede?”
Michael si avvicinò alla ragazza: “Intendiamoci dolcezza, come terzo produttore di petrolio del Texas voglio solo il meglio per tenere al sicuro i miei affari, e sono disposto a spendere qualunque cifra, non so se mi spiego…”
Detto questo allungò una banconota da 50 dollari sul tavolo e sorrise, facendo arrossire lievemente la ragazza.
“Le chiamo subito il direttore…” disse lei con un fil di voce.

 

Sydney stava sorridendo fra sé e sé. Aveva visto e sentito molte volte Michael all’opera e, nonostante non fosse un improvvisatore abile quanto lei, il più delle volte si divertivano molto in missione insieme. Ma la successiva frase della receptionist la riportò al presente.

 

“Il direttore sta arrivando, vuole proporle un pacchetto speciale”
Vaughn si limitò a farle l’occhiolino e si allontanò dal bancone, scrutando le direzioni da cui sarebbe potuto provenire il direttore.

 

“Ci siamo, Claire ha dato il segnale – intervenne Sark – Abramo, tocca a te”
“Ricevuto Serpente” disse Anderson, sistemandosi il nodo alla cravatta e facendo un cenno all’uomo vicino a lui.
“Agar potete iniziare la simulazione” continuò Sark.

 

Michael lanciò un’occhiata alle telecamere di sorveglianza, poi rimase piuttosto stupito nel vedere chi stava dirigendosi verso di lui.
Chris Anderson camminava rapidamente, al suo fianco un uomo basso e pelato, che lo seguiva sudando e annotando ogni parola che diceva su un taccuino.
“Annulla l’impegno delle 10 di venerdì con il signor Milton, andrò da lui la prossima settimana, poi prenotami un volo di prima classe per Phoenix, e non fare come l’altra volta che se non trovi posto mi mandi in Economy…”
“No, signore…” rispose quello senza perdere una parola.
“Poi voglio…”
In quel momento si bloccò perché Michael di fronte a sé. Lui si limitò a guardarlo come se volesse invitarlo fuori e proporgli un duello all’ultimo sangue.
“Puoi andare, Trilling”
L’uomo si allontanò rapidamente e Anderson dedicò tutta la sua attenzione al suo interlocutore: “Credevo di trovarmi di fronte un proprietario terriero texano a cui servivano delle telecamere per tenere d’occhio i suoi giacimenti, e invece ci sei tu, Michael”
“Non è una visita di cortesia” replicò lui.
Anderson si voltò verso la receptionist: “Dovrò dire a Claire di non farsi abbindolare dal primo finto petroliere che capita” disse, abbozzando un sorriso. Ma Vaughn non aveva voglia di perdere tempo.
“Sono qui perché so che stai frequentando mia moglie”
“Di chi stai parlando?” chiese lui, fingendo sgomento.
“Non fare giochetti con me”

 

“Abramo trattienilo un altro minuto, poi passa alla fase due. Agar a che punto siete?”
“Tutto a posto, Serpente”

 

“Sinceramente non so proprio di chi stai parlando Michael…Non sapevo ti fossi risposato…”
“E io non sapevo che avessi lasciato il C.S.N. dopo la morte di Lauren Reed”
Chris non riuscì a fingere in quel momento: “Fu un brutto colpo per me, noi due eravamo amici”
“E questo non va certamente a tuo vantaggio. Voglio vedere Sydney, adesso!”
“Ah, ma vuoi dirmi che Sydney è tua moglie? – disse Chris, recitando al meglio la sua parte – Avevo avuto l’impressione che fosse…come dire…single”
“La nostra situazione è l’ultima delle cose che deve interessarti. Sono convinto che entrambi stiate facendo delle ricerche non autorizzate e che tu collabori ancora con il C.S.N.”
Anderson lo osservò un momento e poi scoppiò forzatamente a ridere: “Michael, tu vaneggi…”
Sentirsi chiamare per nome da un uomo che detestava gli dava meno fastidio del tono che assumeva Anderson.

 

Sydney stava ascoltando ogni parola, quando Sark intervenne: “Abramo è il momento, passiamo alla fase due. Agar tieniti pronta”

 

“In ogni caso…Ora ti faccio vedere il genere di ricerche di cui si occupa Sydney Bristow”
Michael seguì Christopher, che lo condusse verso una porta scorrevole. Una volta oltrepassata si ritrovò in una grande sala attrezzata come una palestra. Al centro c’era una ricostruzione dell’esterno di una casa, di fronte ad esso alcune persone stavano armeggiando con un oggetto metallico. Strinse leggermente gli occhi per capire cosa stessero facendo, poi sentì la voce di Sydney intervenire: “Fatto…Quanto tempo?”
“Quaranta secondi, Sydney” le rispose un ragazzo alla sua destra.
Sydney sorrise: “Un record personale”
Anderson guardava con attenzione Michael, cercando di scorgere l’espressione nel suo sguardo. Avrebbe creduto alla messinscena?

 

Sydney si voltò e notò Michael insieme a Christopher. Cercando di sfoderare un’espressione che la facesse sembrare sorpresa e irritata, li raggiunse.
“Cosa ci fai qui?”
“Potrei farti la stessa domanda”
“Io qui ci lavoro!”
“E cosa stavi facendo?”
“Sydney si occupa dei sistemi di allarme. La sua esperienza pregressa nella C.I.A. ci consente di migliorare i nostri sistemi di sicurezza…”
Sembrava un’occupazione plausibile per Sydney, ma Michael non si lasciò convincere.
“Vi ho visti insieme, a casa nostra…So che avete viaggiato insieme…”
“Mi stai facendo seguire per caso?” gridò Sydney, questa volta veramente arrabbiata.
“Lo sai che lavorava per il C.S.N. insieme a Lauren? Come mai vai ancora in giro con un’auto governativa quando dici di essertene andato?” chiese Michael, cercando di metterlo alle strette.
“Hai fatto delle ricerche su di me?” chiese Anderson, fingendo stupore.
“Sì, e ne avevo il motivo…Sydney fa delle ricerche fin da quando è morta nostra figlia ed è venuta un possesso di documenti che solo dei contatti eccellenti avrebbero potuto fornirle!”
Sydney allontanò Michael da Christopher: “Senti, capisco che tu ti senta ferito, ma non hai il diritto di presentarti qui e mettermi in cattiva luce con il mio capo!”
“Syd io sto solo cercando delle spiegazioni, e tu non me le stai dando da mesi ormai. Prima hai lasciato l’agenzia, poi sei stata rapita e torturata perché eri in possesso dei Documenti Vespertini ed eri in contatto con Julian Sark e Toni Cummings…”
“Non è colpa mia se degli psicopatici mi hanno rapita, e in quanto alle cose che ho sono affari miei”
“Hai voluto cancellare il nostro matrimonio, tutto quello che fai mi riguarda!”
In quel momento Anderson ebbe un colpo di genio: “Non mi pare che nemmeno la tua prima moglie fosse molto soddisfatta del vostro matrimonio”

 

Sark dalla sua postazione non aveva visuale, ma il colpo sferrato da Michael a Christopher riecheggiò in cuffia. Lo colpì troppo rapidamente perché potesse difendersi. D’altro canto Sydney non fece niente per fermare Vaughn. Lo stavano praticamente raggirando e, nonostante fosse necessario, si era sentita poche volte altrettanto in colpa per qualcosa.
“Agar, la macchina è arrivata, potete uscire nel parcheggio” comunicò Sark, ancora divertito per la reazione di Vaughn.

 

Mentre Anderson fingeva di non essersi aspettato un simile gesto, Sydney si mosse verso l’esterno della sala. Michael attese un momento, poi la seguì.
La donna lo condusse sapientemente verso il parcheggio, dove sostava una lunga ed elegante vettura nera che coincideva con quella che Anderson aveva usato per andare a casa sua il pomeriggio in cui Michael l’aveva visto.
“Syd, aspetta!” urlò Vaughn, correndole dietro.
Lei si bloccò proprio in corrispondenza dell’auto e si voltò verso di lui: “Ma che cosa credevi di fare venendo qui? Volevi controllare che ci fossi veramente?”
“Voglio solo la verità”
“L’hai lasciata di là insieme al naso sanguinante di Christopher”
“Siete già così in confidenza?” replicò lui arrabbiato.
“Sai cosa credo? Che tu sia talmente arrabbiato con te stesso che devi trovare una scusa per addossare a me la colpa di quello che sta succedendo. Sei venuto qui per sentirti meglio!”
“No, sono qui perché ti amo”
Sydney tacque immediatamente.
“Sto vivendo come in un limbo…a casa di Eric, lontano da te e da Jack…Cerco di allontanarti dai miei pensieri, dico a me stesso che non devo più vederti per quello che eri…Ma non ci riesco Syd…Non ho mai smesso di amarti…”

 

Sark ascoltava attento in cuffia. Anderson faceva lo stesso, mentre attendeva il rientro di Sydney. Gli sembrò di sentire il respiro della donna farsi lievemente più rapido, in quel momento.

 

Sydney raccolse tutto il coraggio che le era rimasto per rispondere: “Tu hai fatto la tua scelta, io la mia.”
“Se non vuoi credere a me… – Vaughn estrasse un’immagine dalla giacca – Credi almeno ai tuoi occhi”
Sydney osservò la foto scattata da Vaughn all’auto di Anderson, le lettere della targa erano leggermente sbiadite. Vaughn aveva riscritto in penna la targa sotto l’immagine, seguita dall’id del C.S.N. di Anderson. Syd sorrise mestamente: “E’ sbagliata una lettera”
“Cosa?” sussurrò Michael, sentendo le uniche parole che non si sarebbe mai aspettato.
Syd fece un cenno all’auto parcheggiata vicino a loro, Michael la riconobbe immediatamente come quella che aveva scatenato tutti i suoi sospetti.
La targa, ora vicina e splendente sotto i raggi del sole, aveva una lettera diversa da quella che aveva intravisto lui nell’immagine. Eric aveva ragione, avevano sbagliato a leggerla.
Sydney gli lanciò uno sguardo intenso e deluso, poi si avviò verso l’edificio, lasciando Vaughn da solo.

 

“Agar sta rientrando, sembra che Vaughn non la segua”
“Bene” replicò Christopher, contrariato per la piega presa da quella messinscena.

 

“Agar, Vaughn sembra convinto, lo terrò sotto osservazione nelle prossime due ore per vedere i suoi spostamenti”
“D’accordo Serpente” sussurrò lei.
“Ottimo lavoro, Agar…” concluse Sark.
Le ultime parole dell’uomo fecero sprofondare Sydney nel baratro. Corse in bagno e, proprio mentre Vaughn risaliva in macchina affranto, si appoggiò al muro, senza riuscire a smettere di piangere.

PERIFERIA DI NEW YORK – Abitazione di Alfred Fooley

La casa di Alfred Fooley era così bassa che i lampioni lungo la strada riuscivano ad illuminarne il tetto. L’ombra leggera del comignolo si sdraiava obliqua sopra le tegole bluastre come la notte in cui era avvolta la casa. Davanti all’ingresso qualche metro di prato, e un viottolo curvo di ciottoli che conduceva dal marciapiede alla porta principale.
L’ora era tarda a sufficienza perché tutti in casa e nei paraggi dormissero. Solo qualche macchina ogni tanto attraversava assonnata la strada e non riusciva a vedere le tre sagome vestite di nero che si stavano aggirando furtivamente intorno all’abitazione.
Una sparò qualcosa in direzione del cavo del telefono che correva intorno alla mura. Dal cavo ora scendeva una coppia di fili, che la sagoma infilò in un dispositivo elettronico.
Dopo un paio di beep sullo schermo comparve la scritta “Alarm disabled”.
Nella porta sul retro intanto un’altra persona stava già attendendo il segnale per scassinare la serratura. La tuta attillata accentuava le curve sinuose della donna che la stava indossando.
Il kit di lock-piking era già inserito sulla toppa e quando l’uomo all’allarme le fece segno, in neanche tre secondi la porta era aperta.
I tre entrarono immediatamente, muovendosi silenziosamente e al buio per le stanze di casa. Era come se non ci fossero. In un attimo avevano già raggiunto le camere dei Fooley.
Il bambino fu il primo ad essere catturato. Una mano nera gli tappò la bocca e poi venne trascinato fuori dal letto, mentre scalciando cercava di ostacolare la fuga del suo rapitore.
Alfred Fooley si svegliò non appena le due sagome gli piombarono in camera, ma prima che potesse fare qualsiasi cosa era già stato immobilizzato sul letto, insieme a sua moglie.
Vennero imbavagliati con del nastro adesivo e legati mani e piedi nonostante gli sforzi per resistere.
Un attimo fuori erano già stati caricati sul retro di un furgone nero, parcheggiato proprio davanti casa. Il veicolo si spostò a fari spenti oltre l’incrocio poco dopo l’abitazione.
L’autista fece manovra in modo che dal retro fosse visibile la casa dei Fooley, e quindi spense il motore.
Il piccolo e la signora Fooley dormivano appoggiati sugli angoli del furgone, evidentemente erano stati sedati.
Alfred Fooley non aveva idea di cosa stesse succedendo ma capì che quelle che aveva di fronte erano due donne. Una aprì la porta, l’altra lo prese di peso e lo trascinò in ginocchio verso l’esterno in modo che potesse vedere.
“Guarda” disse la voce della donna che lo teneva ancora per il colletto.
Poco dopo sfrecciò una macchina tra lo stridio delle gomme, e cominciò a sparare all’impazzata in direzione dell’abitazione dei Fooley. La casa sembrava lampeggiare al ritmo dei flash causati dallo scoppio dei proiettili, e ogni volta che riappariva sembra sempre più bucata.
I vetri non smettevano di frantumarsi a terra, le fioriere schizzavano in mille pezzi, mentre la terra si versava sul davanzale delle finestre.
Gli spari andarono avanti per altri trenta secondi, una polvere bianca aveva cominciato ad alzarsi intorno a tutte le mura della casa.
Poco dopo la macchina sparì allo stesso modo di come era apparsa, e lasciò un’eco sorda nella testa di Alfred.
Syd si tolse il cappuccio: “Sai cosa significa? – domandò all’uomo ancora incredulo – Significa che mi devi la vita”

UFFICI C.I.A.

Jack percorse il corridoio con passo sostenuto, cercando di non far trapelare la sua eccessiva voglia di sapere come fosse andata la “missione” di Vaughn. Eric gli aveva comunicato la sua intenzione di scoprire se Sydney lavorava davvero per la American Alarm Systems, e ora voleva sapere se aveva avuto successo.
Trovò Michael appoggiato a un muro, vicino alla zona degli uffici. Stava osservando una cosa che teneva nella mano destra.
Jack lo raggiunse, a Michael non occorse molto per notare la sua presenza.
“Hai avuto successo a Santa Ana?” chiese senza troppi fronzoli.
Michael si staccò dal muro e lo guardò: “Sydney lavora veramente lì…” iniziò. Jack scostò per un attimo lo sguardo. Nelle ore precedenti era stato convinto di ricevere un responso diverso.
“Credo…Che la mia voglia di smascherarla derivasse…Non so, da una forma di gelosia, o forse dal semplice fatto che mi manca…Probabilmente stavo solo mentendo a me stesso”
“Ma non era così quando hai visto le pagine del manoscritto di Rambaldi a casa vostra… – gli rammentò Jack – O quando hai dovuto liberarla con l’aiuto di Julian Sark”
“A questo punto non mi importa più, non voglio più saperne di quello fa o non fa…Ha scelto per entrambi” replicò rammaricato.
Fece per allontanarsi, quando Jack lo fermò: “Non possiamo mollare ora che siamo così vicini alla verità” disse, cercando di spronarlo a ritrovare coraggio.
Michael sorrise sarcasticamente, poi aprì il palmo della mano, svelando l’oggetto che conteneva: “Quando li abbiamo scelti, Sydney mi disse di aggrapparmi agli anelli come a un simbolo del nostro amore, quando le cose avrebbero iniziato ad andare male”
Jack osservò la fede nella mano di Vaughn.
“Lei non indossa la sua da tempo, e ti assicuro che non c’è più motivo che io porti la mia”
Vaughn si allontanò. Jack stette un attimo ad osservarlo andare via: lo vide soffermarsi davanti a un cestino, indeciso se gettare o meno l’anello. Ma poi Vaughn sospirò e lo mise in tasca.
Jack sorrise, rassicurato.

Il TEMPIO

Rachel Gibson stava scortando l’uomo incappucciato all’interno degli uffici, oltre la chiesa.
Solo allora la donna tolse le bende ad Alfred Fooley: “Mi dispiace per queste precauzioni, ma sono indispensabili”
Appena Alfred aprì gli occhi vide Sydney parlare con un uomo oltre la porta di vetro. Non conosceva niente di quella donna, ma ultimamente l’aveva vista fin troppe volte.
Syd si accorse che Fooley era pronto per essere interrogato. Fece qualche cenno con la testa verso Anderson e poi si portò verso il nuovo arrivato.
“Benvenuto” gli disse sorridendo come sapeva fare lei.
L’uomo si limitò ad un cenno di cortesia col capo.
“Sappiamo molto di te, ma non è a te che siamo interessati. Seguimi”, disse Syd spostandosi verso una stanza appartata.
Fece accomodare l’ospite, e raccolse un fascicolo da sopra un armadietto in ferro bianco.
Si sedette anche lei, dall’altra parte del tavolo, proprio di fronte all’uomo.
“Quello che è successo oggi ha diversi livelli di lettura. Nel primo vediamo una banda di terroristi che cerca di uccidere un uomo che non solo ha sottratto loro del denaro, ma che ha anche cercato di vendere i loro segreti” disse sfogliando senza un senso il fascicolo.
Syd appoggiò i gomiti sul fascicolo e intrecciò le dita delle mani.
“Entrando in dettaglio, la persona che questi delinquenti avevano incaricato di trasferire illegalmente i loro fondi in un conto corrente di dubbia provenienza, ha sfruttato la situazione per mettere qualche spicciolo nelle proprie tasche. Una cifra irrisoria in confronto al resto, avrà pensato, ma evidentemente quegli uomini sapevano fare i conti meglio di quello che pensavi. Non contento dell’azzardo, aveva persino pensato di rivendere al mercato nero le informazioni che erano entrate in suo possesso. Il fatto che abbia avuto l’audacia di fare quello che ha fatto e che sapeva perfettamente come muoversi in questi ambienti mi fa pensare che non era la prima volta che aveva avuto a che fare con gente come questa.”
Alfred Fooley stava ad ascoltare la sua storia ricostruita con una impressionante precisione. Ma più impressionante era il guaio in cui era riuscito a cacciarsi.
“Potremmo percorrere questa strada e tenerla sotto torchio fino a quando non avrai confessato cose che neanche il tuo avvocato conosce. Ma c’è un altro modo di vedere questa storia…”
L’uomo sentì il tono di Sydney cambiare immediatamente.
“La mia squadra arriva giusto in tempo per salvare te, tua moglie e tuo figlio, Marvin, che adesso si trova di là, insieme alla madre, senza un graffio. Potevamo lasciarla lì. Nessuno a parte noi era al corrente delle tua storia. E prima o poi saremmo riusciti comunque a recuperare le informazioni che ci servono. E’ solo l’anello di una catena, non avevamo nessun obbligo nei tuoi confronti. Ma dal momento che anche la tua famiglia stava per essere uccisa, le mie responsabilità sono cambiate. C’erano di mezzo vite di innocenti, di un bambino: tuo figlio…che potrai riabbracciare non appena avrai lasciato questa stanza.”
Ad Alfred s’era formato un groppo in gola molto più grande di qualsiasi altro che sarebbe potuto nascergli in seguito a minacce.
“Quello che ti chiedo io ora, è di aiutarmi a salvare mia figlia. Si chiama Isabelle, ed ha appena un anno in più di Marvin. Gli uomini con cui hai avuto a che fare la tengono prigioniera, e tu puoi fare in modo che la ritrovi. Ho bisogno solo che mi dica quello che sai”
Fooley riusciva a stento a trattenere le lacrime. Una donna che non conosceva affatto e che non gli doveva nulla aveva appena salvato le poche cose buone che la vita gli aveva concesso. Cose che lui stesso aveva messo in pericolo. Lavorava per i servizi segreti? Erano un gruppo di mercenari? Avrebbero potuto comunque lasciarli morire, e ora sentiva che non poteva negargli il suo appoggio.
“Non so molto, solo qualche frammento. Qualche frammento che pensavo magari qualcuno sarebbe stato in grado di ricomporre. A me interessavano solo i soldi”
“Dimmi quello che sai, allora”
“So che i fondi che stavano trasferendo servivano a finanziare un progetto di ricerca. Un progetto avviato molti anni fa e che per qualche ragione si era arenato.”
“Chi è capo di tutto?”
“Non lo so, io trattavo solo con i portaborse. Quello che posso aggiungere però è che negli ultimi giorni è successo qualcosa. Ho ascoltato una discussione tra due di loro. Devono trasferire qualcosa da un centro di ricerca ad un altro. Dicevano che avrebbero usato un furgone, un blindato.”
“Cosa devono trasportare?”
“Non lo so, davvero, ma penso che qualsiasi cosa possa essere, sia una cosa molto importante”
“Nient’altro?”
“No…anzi…sì. Quegli uomini hanno parlato di un profeta, o qualcosa del genere.”
Il collegamento mentale di Syd fu immediato. Possibile che si stessero preparando per un trasporto di Isabelle? Per portarla dove? Cosa le stavano facendo?
Tra tutte quelle domande senza logica, la cosa più importante adesso era come fermare quel furgone.

UFFICI C.I.A. – SALA BRIEFING

Weiss, Dixon, Vaughn, e Jack Bristow erano pronti ad ascoltare le parole di Malone.
“Ho appena ricevuto notizie molto importanti sul Progetto Crisalide” esordì il direttore.
Poi accese il televisore già pronto sulla registrazione da mostrare.
“Quello che vedete nello schermo è Alfred Fooley. Dai dati in nostro possesso fa parte dell’organizzazione, o almeno ne ha fatto parte fino a poco tempo fa. Sembra che le intenzioni dell’uomo siano cambiate, e abbia deciso di rivendere l’affare al miglior offerente. Finché sappiamo cosa combattere siamo in una posizione di vantaggio, ma Fooley è una mina vagante.
Esattamente fra 5 ore il Progetto Crisalide sposterà un carico da un laboratorio ad un altro, e Fooley farà di tutto per ottenere il contenuto del pacchetto.”
“Quindi dobbiamo intervenire prima di Fooley e recuperare noi stessi le informazioni o qualsiasi cosa si tratti” disse Weiss fingendo di stare al gioco
“Esatto. Per essere più precisi, il nostro obiettivo si troverà dentro un blindato. E’ importante recuperarne il contenuto ad ogni costo.”
“E’ assurdo – disse Jack – ci sono troppe variabili. E’ una missione suicida. Non possiamo conoscere le mosse di Fooley. Il mio consiglio, e le assicuro che vale qualcosa, è quello di lasciare che Fooley giochi le sue carte, e solo dopo entrare in azione.”
“E’ escluso, non possiamo rischiare che Fooley sparisca con il Progetto Crisalide.”
“E’ escluso che si possa coordinare un’operazione in questa maniera” ribatté Jack incalzante.
“Credo che l’agente Bristow abbia ragione. Anche conoscendo perfettamente il tragitto del furgone si tratterebbe di agire in piena luce, in mezzo al traffico e ai civili. Non possiamo rischiare di creare degli incidenti” disse Michael
“Invece è un rischio che dobbiamo correre” disse Malone che sembrava pronto a rivelare altre informazioni.
“Per quale motivo?”
“Per il contenuto del furgone”
“E cosa contiene?” domandò Dixon.
“La ragione per cui siamo tutti qui. La ragione per cui è stata formata questa Task Force, e il motivo per cui sua moglie non le è più al fianco, agente Vaughn”
A Michael sembrava che la sedia stesse cadendo nel vuoto.
“Stiamo parlando di Isabelle?” chiese con la voce tremante.
“Stiamo parlando della verità” rispose Malone, quasi rispondendo affermativamente all’agente.
“Anche fosse, questo non cambia niente. Una missione del genere non può che avere un esito. E certe idee non dovrebbero nascere da una persona nella sua posizione” disse fissando negli occhi il direttore, con la sua espressione più impenetrabile.
“Mi sta dando dell’incompetente?”
“No, sto solo dicendo che forse è arrivata l’ora di prendersi alcune delle mie ferie arretrate”
“Non lo può fare”
“Mi licenzi!”
I due sembrava si stessero scambiando scariche elettriche dagli occhi, Vaughn riprese parola.
“Jack…è tutto quello che stavamo aspettando. Dobbiamo tentare almeno…”
“Agente Vaughn, sono abbastanza anziano per capire quando muovere il mio pezzo sulla scacchiera. E questa non è una situazione di quelle. Se volete andare avanti con questa farsa, lo farete senza di me.”
Non appena finì di parlare Jack uscì dall’ufficio sotto gli sguardi sbigottiti di tutti.
Vaughn lo rincorse subito fuori.
“Ma che stai facendo” gli disse prendendolo per i lembi della giacca e sbattendolo al muro.
Jack fermò il suo sguardo sui pugni stretti di Michael, il quale si rese conto solo allora di quello che stava facendo: allentò la presa.
“Sto ragionando con la mia testa, al contrario di te”
“Io so solo che in quel furgone ci potrebbe essere mia figlia, e che questa volta non ho assolutamente intenzione di tirarmi indietro”
“Hai praticamente perso tua moglie per la tua convinzione che Isabelle fosse morta, e adesso ascolti le parole di un uomo di cui non ti sei mai fidato? Ti fidi più di lui che di te stesso?”
“Non lo so di chi fidarmi, ma so che ora ho bisogno del tuo aiuto. In fondo è anche tua nipote, possibile che non ti importi nulla?”
“Certo che me ne importa, ed è per questo che sto alla larga da questa faccenda. Sono troppo vecchio per mettermi a rincorrere inutili illusioni, e oramai anche tu cominci ad avere una certa età. Isabelle è morta, non possiamo fare più niente per lei”
Jack con uno sguardo fece capire che la discussione era finita lì, e Vaughn si scansò di lato lasciandolo passare.

KAUFMAN – TEXAS

John Sorrentano era vestito di bianco, pantaloni finissimi e una giacca altrettanto leggera sopra la camicia sbottonata sul petto. Erano le 18.00 ma il sole non smetteva di farsi sentire. Un lieve vento caldo dava un po’ di sollievo all’uomo che aveva appena finito di preparare per il trasporto. Erano pronti.
Sydney e Kane erano fermi dentro un furgone, nascosto dietro alcuni cespugli, poco oltre l’imponente recinto che proteggeva le ricchezze e i segreti della magnifica villa che ospitava parte delle attività del Progetto Crisalide.
Anderson stava coordinando tutto dalla centrale operativa. Sui monitor una mappa gps degli obiettivi e la visuale di alcune telecamere preparate in punti strategici o montante nelle attrezzature degli agenti.
Sì alzò una serranda sul lato frontale della villa, dalla quale spuntò un furgone blu scortato da quattro motociclette di sicurezza privata.
John Sorrentano fece un segno con la mano, e il mezzo blindato si spostò verso di lui.
Salì dal lato passeggero, insieme all’autista e alla guardia seduta al centro.
“Ci siamo” disse Kane pronto a mettere in moto.
“Bene – rispose Anderson dalla centrale- seguite il piano per quanto possibile, e non lasciatevi sorprendere. Serpente?”
“In posizione” rispose Sark camminando lungo un marciapiede affollato vestito come una delle guardie di Sorrentano.
“Eva?”
“Operativa” rispose a cavallo di una motocicletta.
Per controllare lo stato di Marshall invece, ad Anderson bastò spostare lo sguardo verso destra, dove l’informatico aveva installato tutta una serie di apparecchiature che gli sarebbero certamente tornate utili.
“Buona Fortuna” disse a tutti.
Il pesante cancello della villa cominciò ad aprirsi accompagnato dal lampeggiare giallo della luce montata sopra la colonna di destra.
“L’obiettivo si sta dirigendo verso ovest” disse Sydney al resto della squadra.
“Ottimo, era quello che speravamo” confermò Anderson.
John Sorrentano si sentiva al sicuro. I sedili erano comodi, il carico che portavano sapeva di vittoria e la giornata era troppo bella per piantare grane. Tuttavia non riusciva ad accantonare del tutte le paranoie causate dal suo mestiere, e ogni tanto si guardava in giro sospettoso. Le motociclette scortavano il mezzo una per lato.
Kane si mise in strada, tenendo l’obiettivo a distanza per non destare alcun sospetto: “Sarà un viaggio estenuante” disse accendendo la radio. Dalle casse uscirono le prime note di The House of the Rising Sun degli Animals. Syd trovava che la canzone fosse la perfetta colonna sonora per quella situazione. L’arpeggio e il lamento dell’organo erano allo stesso tempo tristi e pieni di speranza.
Anderson vedeva tutte le pedine muoversi sulla sua mappa. Prese una sedia per il bracciolo e ci si sedette sopra, sarebbe stata una lunga avventura anche per lui. Estrasse dalla tasca un piccolo Snoopy di gommapiuma. Glielo aveva regalato Lauren molti anni prima, quando la donna aveva notato l’irrefrenabile tensione di Anderson di fronte alle attese. L’uomo non aveva mai capito se fosse il pupazzetto a funzionare davvero o se fosse una questione psicologica. Tuttavia quell’amuleto non aveva perso le sue proprietà neanche dopo che Christopher aveva scoperto tutto su Lauren Reed. Era l’unica cosa che aveva conservato di lei.
“Fra cento metri siamo al primo incrocio” disse Syd interrompendo quei minuti di silenzio.
Il messaggio arrivò gracchiante a tutte le ricetrasmittenti in ascolto.
Sark sul ciglio della strada estrasse una radio dalla tasca e la portò alla bocca: “Squadra Alfa, tutti pronti. Forse si balla”
Anderson sorrise, non riusciva ancora a capire come un uomo così indisciplinato quale era Sark fosse in grado di fare quello che faceva.
“L’obiettivo si sta dirigendo verso nord. Ripeto, obiettivo a Nord”
Molto furbo, pensò Anderson, ma non è la strada che noi abbiamo scelto per voi.
“Serpente entra con il diversivo”
“Ricevuto Abramo. Le spese le mettiamo in conto all’agenzia?” disse ridendo.
Riprese la radio e fece cenno di partire con la mano libera: “Ci siamo ragazzi, questa strada deve essere intasata in meno di 3 minuti”
Un autotreno spuntò qualche isolato più a nord e cominciò ad avvicinarsi a Sark a velocità sostenuta.
L’autista arrivò fino all’incrocio, lo impegnò completamente e poi simulando un guasto al motore si fermò proprio in mezzo alla strada, in modo che nessuno potesse attraversare.
Alcune macchine pilotate da altri agenti sbatterono contro la motrice e i rimorchi in modo da inscenare uno spettacolare incidente.
“Perfetto” disse Sark, adesso entrate con i soccorsi e le transenne.
Come per magia spuntarono mezzi dei vigili del fuoco e alcune ambulanze. In un attimo sembrava che fosse successo un pandemonio, ma più per il divertimento di Sark che per rendere le cose ancora più autentiche, la motrice del camion andò a fuoco sotto gli occhi stupiti della folla che aveva cominciato a radunarsi.
Quando il blindato arrivò all’incrocio sembrava fosse successo il finimondo.
“Che succede?” chiese allarmato Sorrentano.
“Non ne ho idea – rispose la guardia guardandosi intorno – Non si muova, scendo a vedere” aggiunse.
La guardia scese dal furgone e andò a chiedere informazioni ad un poliziotto che controllava il perimetro della zona.
“Che vuole che succeda? Un incidente, un vero casino. Ci vorranno delle ore prima di sistemare tutto. Di qui non si passa. Le conviene tornare indietro e attraversare la città. Farà certamente prima”
“Noi dobbiamo assolutamente attraversare” insistette l’uomo.
Il finto poliziotto lo guardò un po’ stranito, aprì la transenna e invitò ironicamente il furgone ad attraversare: “Prego!”
Ma di lì sarebbe passata a mala pena una bicicletta, figuriamoci un furgone; la guardia desistette, tornò sul furgone, e suggerì di fare come aveva detto il poliziotto.

 

Il blindato cambiò direzione, secondo il volere del Tempio. E mentre l’autista era impegnato nella manovra, approfittando della distrazione delle guardie, Sark ne stordì una con un soporifero e prese il suo posto sulla moto.

 

Il furgone raggiunse il centro abitato, Sydney e Kane intanto continuavano a seguirlo da lontano.
“Marshall tocca a te” disse Anderson continuando a fissare il GPS.
“Ok, nessun problema”
Marshall entrò nel programma della gestione della circolazione stradale e cominciò a giocare con i semafori degli incroci, creando ingorghi e confusione in modo da guidare il furgone a proprio piacimento.
“Chissà che succede se adesso metto ovunque rosso!” disse compiaciuto l’informatico.
Controllò la situazione sulla telecamera e vide che le macchine sbattevano da ogni lato della strada. Tornò sul monitor, aveva premuto il bottone sbagliato e dato il via libera a tutti.
“Ops…errore mio” sussurrò guardando con un’aria colpevole Anderson.

 

“Ma cosa succede oggi!” Gridò spazientito Sorrentano. Le guardie, Sark compreso, erano tutte al loro posto.
“Avanti giriamo da questa parte, attraversiamo la galleria se non vogliamo passare la notte su questi sedili.”
L’autista eseguì.

 

“Perfetto. Eva, pronta con l’isolamento” disse Anderson.
“Sono in posizione” rispose Rachel.
“Appena imboccano la galleria chiudeteli dentro”

 

Anderson non fece in tempo a finire la frase che il furgone era già dentro la galleria. Marshall spense le luci e Rachel, comandando una squadra, transennò l’ingresso e l’uscita, in modo che nessuno potesse più entrare in galleria e nessuno ne potesse uscire. Dall’altro lato stavano sgombrando quanto più traffico possibile, ma qualche vettura sarebbe rimasta inevitabilmente dentro.

 

“Cosa sta succedendo” disse Sorrentano guardando i fari che si spegnevano fila per fila.
“Tutto questo non mi piace, accelera” ordinò.
“E’ tutto fermo disse l’autista” cominciando a rallentare, vedendo l’ingorgo un centinaio di metri più avanti.
Sark nel frattempo sparò dei proiettili narcotizzanti alle restanti guardie che persero il controllo delle moto e finirono a terra.
Il furgone del Tempio si era portato dietro a quello di Sorrentano.
“Avanti, fammi vedere perché dicono che sei così brava” disse Kane.
Sydney era sul retro che finiva di indossare la tuta scura e l’attrezzatura.

 

“Un momento, dove sono le guardie?” disse Sorrentano, notando l’assenza dei suoi uomini.
“Parti, parti, parti!” urlò senza aspettare la risposta.
L’autista schiacciò il pedale e cercò di farsi strada scontrandosi con tutte le macchine in fila.
Sydney Bristow si era appiattita sopra al furgone con alcuni dispositivi a ventosa sulle ginocchia che le permettevano di avere un appoggio saldo sul tetto.
Le restava solo da aprire le lamiere con un fiamma ossidrica opportunamente modificata da Marshall, ma visto che il mezzo continuava ad urtare da ogni lato l’operazione sarebbe stata più faticosa del previsto.
“Sfonda il posto di blocco”
“Ma ci ammazzeremo” provò a dire l’autista.
“Se non lo fai ti ammazzo io prima” rispose Sorrentano estraendo la pistola dalla fondina della guardia e puntandola alla testa dell’uomo.
Syd era quasi arrivata a metà, quando l’auricolare si mise in comunicazione: “Tieniti forte, farai un bel botto”
Il furgone si schiantò contro le transenne e poi contro la fiancata dei mezzi messi di intralcio, superandoli con qualche difficoltà. Syd perse la presa, e scivolò in avanti fino a scendere sul parabrezza.
“Ma che diavolo…”
L’autista aveva battuto la testa contro il volante ed aveva perso i sensi.
“Scendi qui, continuo io” disse John gettando l’uomo fuori dall’abitacolo.
Provò a sparare un paio di colpi ma i vetri erano infrangibili, aveva solo creato tante crepe sul parabrezza.
Syd si arrampicò di nuovo sul tetto e cercò di riprendere da dove aveva lasciato.
“Non ci riuscirai” sibilò Sorrentano, cominciando a sbandare da un lato e dall’altro.
Syd si sbilanciò e cadde fuori dal tetto, riuscì ad aggrapparsi con un mano al portapacchi evitando il peggio.
“Comincio ad averne abbastanza” mormorò sotto al passamontagna.
Poggiò i piedi sulla fiancata, risalì sul tetto e stavolta piantò bene le gambe in modo da non scivolare più.
Sark e Rachel, nel frattempo avevano trovato il modo di aiutarla a modo loro, stringendo il furgone tra altri due.
Piccola, sono qua, sto arrivando, pensava Sydney mentre continuava a dilaniare le lamiere del blindato.

 

D’un tratto apparve nel cielo un elicottero militare. Sia Sark che Rachel trasalirono, capendo immediatamente che non era rimasto molto tempo: degli uomini in visiera si affacciavano dal velivolo e sembravano decisi a impossessarsi del furgone. Calarono una scala, e una piccola struttura di cavi che mirava ad appoggiarsi sul furgone.
Syd intanto stava prendendo a calci il tetto cercando di abbassarne le lamiere, il tanto che le bastava per entrare.
“Agar devi muoverti, abbiamo compagnia!” gridò Rachel in cuffia, cercando di sovrastare il rumore.
“Ci sono!” replicò Syd. Riuscì ad infilarsi nell’abitacolo, intorno era pieno di attrezzature. C’era perfino un lettino ospedaliero. Ma di Isabelle non c’era traccia.
Al suo posto trovò un pacchetto con scritto Estremamente delicato, maneggiare con cautela e poco più in là un fascicolo titolato “Il quinto profeta”.
I tre uomini dell’elicottero, intanto, scesero per la scala, e cominciarono a fissare dei ganci ai lati del furgone.
Sorrentano non riusciva neanche a uscire dall’abitacolo tanto lo stringevano i veicoli ai lati. Non capiva bene cosa stesse succedendo, ma capiva che era meglio squagliarsela.
Mentre due degli uomini agganciavano i moschettoni alle corde che pendevano dall’elicottero, uno di essi scese sul retro cercando di fermare la ladra prima che scappasse con il pacco.
Fece scendere prima la pistola: “Mani in alto, e faccia contro la porta” intimò l’uomo alla donna incappucciata.
Syd trasalì nel sentire la voce che le intimava di alzare le braccia. Non poteva sbagliarsi: era quella di Dixon. Senza perdere tempo nel cercare di capire come mai la C.I.A. si trovasse lì, obbedì cercando di guadagnare tempo. Non capiva perché l’elicottero si trovasse ancora lì sopra, ma poteva gestire Dixon senza che nessuno si facesse male. O per lo meno doveva.
L’uomo scese dal tetto continuando a puntare l’arma alla testa del ladro. Ci mise qualche attimo prima di rendersi conto che aveva a che fare con una donna.
Sydney aveva estratto il campione di sangue dalla scatola e lo stringeva tra le mani, quelle che teneva ben ferme sopra la testa.
“Questo lo prendo io” disse Dixon avvicinandosi solo il tanto che bastava per recuperare l’oggetto.
Syd lasciò scivolare il frutto di quella missione fra le sue dita.
“Evacuare” ordinò Dixon all’auricolare.
Subito dopo il furgone cominciò a staccarsi da terra facendo barcollare sia Dixon che la donna. Sorrentano capì che era il momento di defilarsi: si gettò in strada, rotolando per qualche metro finché non si fermò al bordo della strada.
Syd non perse l’occasione e ruotando con un calcio, colpì al volto Dixon, e dopo una piccola colluttazione recuperò la fiala di plastica.
Approfittando dello stordimento dell’uomo, Syd aprì la porta per saltare prima che fosse troppo tardi, ma fu ancora una volta una voce conosciuta a bloccarla prima di poterlo fare.
“Ferma!” intimò Vaughn, anch’egli l’arma puntata contro quella che non sapeva essere Sydney.
Syd si fermò immediatamente e cercò di resistere alla tentazione di voltarsi.
Dixon si rialzò, facendo un cenno a Michael per fargli capire che andava tutto bene. Il furgone continuava a dondolare, trascinato in alto dall’elicottero.

 

“Voltati e dammi immediatamente quello che hai in mano” disse Vaughn, risoluto.
Sydney non sapeva cosa fare: conosceva Michael, non avrebbe mai sparato a una persona disarmata, ma non poteva rischiare. Fece cadere il campione per terra, e questo rotolò verso Dixon che lo prese in mano. Si arrampicò nuovamente sul tetto per raggiungere Eric, lasciando Michael a controllare Sydney.
Proprio in quel momento sul retro del furgone si sganciò un appiglio, e il mezzo si sbilanciò su un
lato, puntando verso la strada.
“Maledizione!” gridò Sark.
“Saul, segui quell’elicottero e non perdere il contatto col furgone!” gridò Rachel in cuffia.
“Ricevuto, Eva”
Sydney e Michael si ritrovarono sbilanciati, ma lui riuscì ad aggrapparsi su un corrimano e, lasciando andare la pistola, offrì il braccio a Sydney, che stava scivolando fuori. La donna si afferrò con tutte e due le braccia alla mano del marito, ma era troppo stanca per resistere a lungo.
Michael guardò attentamente il volto della ladra. In quel momento si accorse che conosceva quegli occhi meglio di qualunque altra cosa al mondo.
“Sydney!” gridò. La donna, dal canto suo, non riuscì a nascondere il volto, intenta com’era a cercare di non perdere la presa, e non perse nemmeno tempo a rispondere a Vaughn. Michael strinse ancora più forte, motivato dalla scoperta, ma la presa di Sydney si faceva sempre più leggera. Capendo che non ce l’avrebbe mai fatta, perse il contatto con la mano di Michael e si lasciò cadere, sentendo un urlo da parte dell’uomo.
Ma di sotto Kane si era posizionato in modo che la donna cadesse sul tetto del suo furgone, attutendo il colpo.
L’elicottero si allontanò dalla strada; Sark e Rachel non potevano far altro che stare a guardare, mentre Sydney, sul tetto del furgone, cominciava a piangere disperata. Non solo non aveva trovato sua figlia come sperava, ma aveva anche perso l’ultimo contatto che aveva con i suoi rapitori.

 

Intanto sull’elicottero, Michael e Dixon erano risaliti a bordo insieme a Eric. Marcus si rigirava il campione fra le mani, mentre Vaughn porgeva a Weiss il fascicolo che avevano trovato dentro il furgone.
“Che cos’è?” chiese Eric.
“Non importa ora, quella donna era Sydney!”
“Che cosa?” gridò Dixon.
“Era lei, ne sono certo!”
“Vaughn, l’hai vista anche tu, sei stato tu a dirci che tutto ciò che ti aveva detto era vero!”
“Weiss, era lei, non potrei mai sbagliarmi, la conosco!”
Dixon ripensò al breve duello che aveva avuto con la ladra: gli era successo pochissime volte di cedere durante un combattimento, e una di queste era stata proprio contro Sydney, ai tempi dell’SD-6. Anche in quell’occasione era mascherata, e anche in quell’occasione qualcuno, che poi aveva scoperto essere Vaughn, l’aveva aiutata a scappare. Iniziò a pensare che Michael avesse ragione. “Ora dobbiamo scoprire che cos’è questo…” disse a voce alta.
Michael annuì, osservando Eric aprire il fascicolo. L’agente non fece in tempo a girare la pagina, che cambiò espressione.
“O mio Dio…”
“Cosa c’è?” chiese Dixon.
Weiss non rispose, si limitò a girare il fascicolo verso i colleghi. In prima pagina campeggiava una foto di Isabelle, sotto la scritta:

Progetto Crisalide:
Isabelle Bristow Vaughn

 

IL TEMPIO

Noncurante dei rischi che poteva correre, Sydney aveva seguito i colleghi al Tempio. Nessuno aveva parlato durante il volo di ritorno, quasi che tutti capissero lo stato d’animo della donna. Nemmeno Rachel aveva osato avvicinarsi all’amica, capendo che doveva soffrire in silenzio.
Ma una volta al Tempio, il momento di riflessione si infranse in una bolla di sapone. Anderson li attendeva insieme a Marshall, l’espressione seria e dispiaciuta.
“La missione non è andata come speravamo, ma voi avete agito in modo ammirevole”
“Grazie – rispose Rachel – Ma questo non cambia il fatto che abbiamo fallito nel recuperare il campione”
“Sei stata in grado di capire di cosa si trattasse?” chiese Chris a Sydney.
La donna inspirò profondamente: “Le ennesime ricerche su mia figlia, immagino…Il furgone non era altro che una base mobile per esperimenti. Dubito che lei vi sia mai salita…”
La rassegnazione di Sydney colpì fortemente Anderson, ma anche Sark.
“Sydney, hai detto di aver visto un fascicolo nominato Quinto Profeta…Dammi qualche giorno, potrei sentire qualcuno dei miei contatti e capire di cosa si tratta…” le disse Julian, stupendosi da solo della sua sincera compassione.
“Non ce n’è bisogno…A questo punto abbiamo seguito ogni indizio…”
“Rimangono Sorrentano e Luciani, ci deve essere un motivo se hanno organizzato un trasporto per quel campione, dovevano ritenerlo importante” replicò Rachel.
“Già…” sussurrò Sydney.
Gli altri la guardarono sempre più sorpresi. Marshall si mordeva le dita per la tensione.
“Se non avete bisogno di me, io andrei ora…” disse Syd, rivolta ad Anderson.
Lui annuì mestamente e, insieme agli altri, osservò la donna uscire dall’ufficio.

UFFICI C.I.A.

Erano ancora tutti scossi per l’esito della missione. Prima di poter rimettere in sicurezza il furgone avevano dovuto percorrere molte miglia sopra le strade del Texas. Non voleva immaginare quello che sarebbe successo se il furgone si fosse sganciato. Avevano dato abbastanza spettacolo per non darne dell’altro. Jack aveva ragione, quella missione era stata veramente azzardata, e adesso che Vaughn aveva per le mani un campione di sangue invece di sua figlia, capiva perfettamente la reazione dell’uomo.
I pensieri delle ultime ore gli affollavano la testa mentre procedeva a passo spedito verso l’ufficio di Malone.
Entrò spalancando la porta senza curarsi dell’agente che stava parlando con il direttore.
“Vattene” disse Vaughn.
L’agente guardò incredulo Malone che gli rispose con un cenno del capo. L’uomo lasciò la stanza.
Appena sentì la porta chiudersi Michael Vaughn cominciò il suo sfogo.
“E’ evidente che in questo ufficio ci sono problemi di comunicazione”
“E’ evidente?” rispose il direttore con tono dubbioso, facendo finta di non capire di cosa si stesse parlando.
“Abbiamo messo in piedi questa missione sulla base di informazioni inesatte. E ci poteva costare molto cara!”
“Di quale informazioni parla?”
“Innanzitutto non era Fooley che stava attaccando il furgone, ma una squadra molto preparata e con addestramento militare”
“Evidentemente pagata da Fooley. Ma non è di questo che stiamo parlando, vero?” rispose il direttore.
“Quando abbiamo preparato il piano di azione, eravamo al corrente dei rischi che stavamo correndo. Dei rischi che ritenevamo valesse la pena correre data l’importanza del carico”
“Finalmente una cosa sulla quale concordiamo”
“Il fatto è che quello che abbiamo trovato non era quello di cui lei parlava!” sbottò Michael battendo un pugno sul tavolo.
“Perché, di cosa avrei parlato?”
“Lei aveva fatto riferimento a Isabelle, e non si nasconda dietro giochi di parole”
“Affatto, io ho parlato del motivo che dava senso a questa squadra. Isabelle è quello che lei ha voluto sentire.”
Michael avrebbe voluto tirargli un pugno un faccia.
Malone fece scorrere un fascicolo che si trovava dal suo lato del tavolo, fino all’estremità in cui si trovava l’agente Vaughn.
“Forse non si è ancora reso conto di quello che avete recuperato con tanta tenacia. Ma è la soluzione di tutto. E’ quello che molti uomini hanno cercato invano. Il motivo che lega te a Sydney Bristow. Il motivo che ha mosso Arvin Sloane, Irina Derevko, e tutte le loro marionette. Il motivo per cui vostra figlia è morta. Quello che avete recuperato è il segreto di Rambaldi.”
Malone fece un cenno con la testa: “Apra il fascicolo, pagina quarantasette, guardi le analisi”
Michael eseguì controvoglia.
“Non capisco, cosa significa?”
“E’ la risposta ad una infinità di interrogativi dell’uomo. Chi siamo? Dove andiamo? E’ il vaso di pandora che custodisce i segreti del cervello umano. Che ne usiamo la minima parte è una cosa risaputa, le sue potenzialità invece sono solo congetture…o meglio lo erano fino ad ora.
Stiamo parlando di telepatia, preveggenza, e persino di vita eterna. Stiamo parlando di scendere ad un livello più profondo di coscienza. Rambaldi aveva riservato tutto questo alla figlia della prescelta e del suo sangue che tuttavia non è riuscita a sopravvivere a tale potere. Il Progetto Crisalide è riuscito a sintetizzare un campione stabile grazie alla manipolazione del DNA di Isabelle. E ora, grazie alla vostra operazione è nelle nostre mani, e non in quelle delle frange terroristiche. Il potere del Quinto Profeta va ogni immaginazione. Non possiamo permetterci che venga usato in maniera sbagliata”
Il cercapersone di Malone cominciò a squillare appena finì il suo discorso: “E adesso mi scusi, ho un impegno molto importante”
Mentre usciva dall’ufficio il direttore posò una mano sulla spalla di Michael: “Non credo di averglielo mai detto…mi dispiace per sua figlia”.

RISTORANTE MICELI’S

Michael era seduto al tavolo più isolato del locale. La sedia davanti a lui era desolatamente vuota, al contrario del suo bicchiere, colmo di vino rosso. A differenza di molte persone che aveva conosciuto, preferiva di gran lunga il vino italiano, a quello francese. Di fronte a una bottiglia di Chateau Pètrus e una di Brunello di Montalcino, non avrebbe avuto esitazione nell’optare per il Brunello. In quel momento, tuttavia, il suo calice era riempito da un semplice Chianti.
Michael aveva mangiato poco o niente, tanto che il cameriere gli aveva chiesto se il cibo non fosse di suo gradimento. Era stato difficile convincerlo che aveva semplicemente poco appetito.
Una figura in impermeabile apparve nella sala, distraendo Michael dal suo piatto ancora mezzo pieno. Jack Bristow si diresse verso di lui, poi si sedette al posto vuoto, senza aspettare il permesso di farlo. Michael lo guardò, decidendo di non dargli la soddisfazione di essere lui a parlare per primo.
“Non sapevo ti piacesse Miceli…”
“Come sapevi che ero qui?” domandò lui.
“Dubito che Eric immaginasse di avere l’obbligo di tacere su dove fossi”
Michael annuì: “Ci venivamo spesso, con Sydney e Isabelle…Diceva che gli unici ricordi felici che aveva della sua infanzia erano quelli in cui usciva a cena con la sua famiglia”
Jack sorrise: “Le luccicavano gli occhi, ogni volta che decidevamo di portarla a mangiare in questo posto”
“Anche a Isabelle” sussurrò Michael, sforzandosi di non piangere.
Jack tornò serio, e aspettò che Vaughn fosse pronto per parlare.
“Jack, sono sicuro di aver visto Sydney laggiù”
“Sei stato tu stesso a dirmi di avere avuto la conferma che lavorava in quella ditta con Christopher Anderson”
“Credo che fosse una montatura…Non sarebbe la prima volta! E sono sempre più convinto che lei lavori per un’altra associazione: la stessa che voleva arrivare al furgone prima di noi!”
“Anche se avessi ragione, dubito che siano arrivati lì con cattive intenzioni”
Vaughn annuì: “Infatti credo si tratti di qualcosa di diverso da quello che avevamo immaginato…Pensavamo si trattasse di una organizzazione criminale, forse ci sbagliavamo… Forse siamo entrambi dalla stessa parte”
“E quale sarebbe il loro obiettivo?” chiese Jack, conoscendo già la risposta.
“Trovare nostra figlia” rispose Michael, impassibile.
Jack si era preparato a quel momento: nonostante i loro dubbi sulla salute psicologica di Sydney e la loro ritrosia nell’ammettere che forse aveva ragione, negli ultimi tempi erano sopraggiunte informazioni che non potevano essere trascurate. Sydney, Michael, Arvin Sloane, Irina Derevko e lui stesso…erano tutti esempi viventi di quanto la morte potesse essere spesso apparente, o addirittura simulata per arrivare a uno scopo.
Michael, dal canto suo, aveva passato delle intere ore a pensare ai suoi dubbi. Aveva considerato Sydney una pazza, aveva rovinato il loro matrimonio per inseguire il folle sogno di ritrovare Isabelle. Ma ora, all’alba di ciò che era successo, cominciava a pensare che lei avesse ragione. Che forse era stato lui quello debole e cieco, incapace di avere fede, ancora una volta.
“Non possiamo giungere a conclusioni affrettate” disse Jack, seguendo il proprio impulso alla razionalità.
“Mi hai detto che avrei potuto contare su di te…Che non dovevo rinunciare a lei… – si bloccò, notando che Jack annuiva – Ora sono io a chiederti di avere fiducia in me…Malone ha in mente qualcosa, ne sono certo…Vuole qualcosa che riguarda Isabelle…Tu, Eric, Dixon ed io possiamo fermarlo, dare del tempo a Sydney per arrivarci prima di lui…”
Jack trovò quel discorso molto sensato. Vaughn aveva ragione: dovevano fare di tutto per aiutare Sydney.
“Quell’uomo è la persona più potente che abbia mai conosciuto…Non sarà facile tenergli testa”
“Nessuno che io conosca potrebbe farlo meglio di te, Jack”
Michael sorrise, e Jack lo fece a sua volta.

UN PONTE A LOS ANGELES

Sydney era appoggiata alla ringhiera e guardava l’oceano davanti a sé. Non andava su quel ponte da anni, ormai. Nonostante il significato che quel posto aveva per lei, non aveva potuto evitare di ritornarci per cercare un po’ di sollievo. Aveva provato a stare un po’ con suo figlio, ma all’ultimo momento aveva deciso di lasciarlo con sua nonna e di stare per un po’ da sola.
Quanti anni erano passati da quanto era stato il rancore per Arvin Sloane a portarla lì e a sfogarsi con Vaughn? Quanti da quando era stata indotta a ricordare dei momenti vissuti con Vaughn per trovare informazioni per il Quinto Profeta? Le sembravano immagini appartenenti a una vita diversa, così lontana da quella che aveva ora.
Improvvisamente le apparvero nitide immagini di Isabelle che giocava a hockey con Michael, momenti vissuti a pattinare sul ghiaccio fra madre e figlia, il suo amore per i delfini. Le lacrime sgorgavano inarrestabili, il dolore era troppo forte. E per la prima volta si trovava ad ammettere che Michael aveva avuto ragione. Era stata una stupida a credere che la sua bambina fosse ancora viva, ogni legame con lei sembrava inevitabilmente spezzato; per un attimo si era illusa di poterla riabbracciare e invece era stata solo vittima di un miraggio.
Cosa avrebbe fatto? Come avrebbe potuto andare avanti, cercare altre informazioni per ritrovarla, quando anche lei ormai non era più sicura di niente?
Quando sentì dei passi dietro di sé, per un attimo ebbe la speranza che Michael l’avesse raggiunta su quel ponte. Aveva solo voglia di vederlo e di abbracciarlo, per fargli capire che era mortificata e affranta per tutto ciò che era successo.
Ma non era lui. Quando alzò gli occhi trovò la figura di Christopher vicino a sé, anche lui appoggiato alla ringhiera.
Sydney si asciugò rapidamente il volto, cercando di assumere un’aria più decorosa.
“Perché sei qui?” intervenne, cercando di controllare il tono di voce e non rivelare la sua tristezza.
Anderson sorrise: “Se ti dicessi che ti ho seguita per assicurarmi che tu stia bene?”
“Ti direi che non ce n’era bisogno…” rispose lei.
“Credi che Vaughn ti abbia vista?” domandò lui, preoccupato.
“Anche se fosse, ormai è irrilevante…Credevo che quel furgone mi avrebbe portato a mia figlia…Ero convinta di poterla rivedere…Ma mi sono sbagliata…” sussurrò, riprendendo a piangere.
“Tu non ti sei sbagliata – replicò lui, guardandola con dolcezza – Tua figlia è lì fuori da qualche parte, e sei l’unica che si sta dando da fare per ritrovarla”
“Non so più cosa pensare…Inizio a credere che Vaughn, mio padre…Che avessero ragione, che sono io la pazza e che mentivo a me stessa, speravo che fosse viva per lenire il mio senso di colpa per la sua morte”
Sydney singhiozzava e Chris non sapeva che fare per sollevarla: “Anche se loro avessero ragione, non devi mai darti la colpa per quanto le è accaduto…Hai fatto di tutto per salvarla, e anche ora lo stai facendo”
Sydney annuì, quasi sarcasticamente. Non riusciva a guardarlo in faccia, vedeva solo il mare davanti a sé. Voleva sprofondarci dentro.
“So che sei sconfortata…Ma noi non ci arrenderemo e continueremo a darci da fare per scoprire cosa le è successo realmente”
Sydney stavolta scosse la testa: “Ormai non ho più speranza…Sono rimasta sola”
“No – rispose Chris, avvicinandosi a lei e facendole sentire il peso del suo sguardo – Qualcuno al tuo fianco ancora c’è…”

Sydney si voltò a guardarlo, gli occhi lucidi per le lacrime. Senza sapere cosa stesse facendo, o perché lo stava facendo, avvicinò il suo volto a quello di Chris fino a che le sue labbra non furono a contatto con le sue. Quando si rese conto di averlo baciato, aprì gli occhi e tornò alla realtà. Era sicura di aver voluto baciare lui o stava pensando a qualcun altro?
“Scusa, io…” cominciò, ma non sapeva come proseguire. Chris dal canto suo restò fermo qualche istante, per poi sollevare una mano e accarezzarle il viso.
“Va tutto bene…” sussurrò. Sydney annuì stringendo le labbra e tirando su col naso per cercare di non piangere più. Chris la avvolse fra le sue braccia e la strinse delicatamente, sentendo i suoi singhiozzi.
“Non ti lascerò sola, te lo prometto…”
“Grazie…” sussurrò lei.

LUOGO SCONOSCIUTO

John Sorrentano sedeva alla sua scrivania; teneva la testa fra le mani, il viso sconvolto.
Non si era ancora ripreso da quanto era accaduto in Texas, e in quel momento non sapeva davvero cosa fare. Come avrebbe giustificato quell’insuccesso?
Beth Luciani entrò nella stanza senza bussare; si avvicinò all’uomo e lo strinse in un abbraccio; andando ad accarezzargli il torace, avvicinò il suo viso a quello di Sorrentano.
“Cosa hai intenzione di fare, ora?” gli chiese.
“Non lo so…Ma quando il telefono suonerà dovrò essere molto convincente. Non so se riuscirò a convincere…” si bloccò di scattò e si voltò, rendendosi conto della persona con cui stava parlando.
“Non importa – continuò – Mi dispiace per come mi sono comportato”
Beth fece un sorrisetto e lo baciò. In quel momento il telefono sulla scrivania suonò, e la donna si staccò da Sorrentano: “Ti lascio solo” gli disse.
L’uomo, poco entusiasta di rispondere, annuì; Beth uscì dalla stanza e chiuse la porta alle sue spalle. Non appena sentì la voce di John, prese il suo cellulare e compose un numero a memoria; non ci volle molto perché la persona che stava chiamando rispondesse.
“Le informazioni che mi hai dato sono state molto utili: abbiamo recuperato il campione” disse Patrick Malone.
“Ne sono lieta…Sai che ti puoi fidare di me”
“Con te all’interno dell’organizzazione riusciremo a ottenere tutto ciò che vogliamo…Riusciremo a smantellarla e poi insieme non avremo più nessuno in grado di ostacolarci”
“John ha parlato di un gruppo di terroristi che hanno cercato di sottrarre il campione prima della C.I.A., di chi si tratta?” chiese Beth, leggermente preoccupata.
“Me ne sto occupando…Non sarà un problema scoprirlo. Tu invece hai scoperto chi sono i vostri superiori? Se vogliamo distruggere la Seconda Convenzione abbiamo bisogno di sapere chi c’è dietro…”
La voce di Sorrentano si fece leggermente più alta, dall’interno della camera.
“Non ancora – rispose – Ma da ora è il mio obiettivo primario”
“Bene…Ora che abbiamo il campione, nessuno dovrà fermarci”
Beth sentì interrompersi la comunicazione. Rimise il cellulare in tasca e, mentre la voce di Sorrentano continuava a urlare, sorrise e si avviò verso la sua stanza.

Scarica l’episodio in formato .doc

Episodio scritto da: Alex64, Montanaro87

CAST ARTISTICO:
Jennifer Garner – Sydney Bristow
Michael Vartan – Michael Vaughn
Rachel Nichols – Rachel Gibson
Carl Lumbly – Marcus Dixon
Kevin Weisman – Marshall J. Flinkman
Greg Grunberg – Eric Weiss
Victor Garber – Jack Bristow
Patrick Dempsey – Christopher Anderson
David Anders – Julian Sark
Ryan Reynolds – Robert Kane
Peter Weller – Patrick Malone
Edward Norton – Johnny Sorrentano
Amy Jo Johnson – Beth Luciani

GUEST STARS:
James Callis – Alfred Fooley

Categoria: Seconda stagione virtuale

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17 Comments Add your own

  • 1. Ary  |  11 maggio 2009 at 10:16 pm

    Ho giusto dato una lettura veloce…

    direi che… beh siamo al limite con il triangolo V S C…

    approfondirò il tutto, ovviamente u_u

  • 2. Rossella  |  12 maggio 2009 at 9:28 am

    Ary ma come lettura veloce? Ho pensato proprio a te scrivendo questa puntata!;)
    No vabbè, vorrei avere i tuoi pareri spassionati al più presto, un abbraccio!

  • 3. Ary  |  12 maggio 2009 at 4:14 pm

    sì lo so, una lettura veloce è piuttosto indegna! ma spesso non ho molto tempo, sorry! :P però non riesco a resistere! perciò scorro un pò pur di sapere qualcosa!

    al più presto i miei monologhi :D

  • 4. Mario  |  13 maggio 2009 at 8:05 pm

    Idem… devo trovare un momento tranquillo di sera per leggerlo… penso venerdì sera/notte di farcela

  • 5. aleale  |  14 maggio 2009 at 11:15 am

    Bello , bellissimo, eccezionale.

    Se ho tempo questa sera commento

  • 6. aleale  |  14 maggio 2009 at 8:02 pm

    Uffa ma sono di nuovo la prima a commentare!! Ary speravo che mi precedessi tu!!

    Mi è piaciuto incredibilmente, a parere mio è il più bel episodio che avete scritto fino ad adesso e perfetto c’è tutto….l’azione, la suspence, i colpi di scena, i sentimenti!! Stilisticamente siete stati bravissimi ci sono scene come la prima, così ben descritte che sembra di guardare una puntata di Alias…..ma una delle migliori!Bellissime le scene di azion.

    Finalmente Vaughn è tornato in azione seriamente, non avevo dubbi che prima o poi sarebbe successo, io non l’ho mai considarato un mollaccione, ha dato più volte dimostrazione di avere ……diciamo gli attributi che servono…solo che a volte fa fatica a tirarli fuori!!

    Mi è piaciuta molto anche questo come dire cambio di vedute …Syd riconsidera le opinioni di Michael e Michael, riconosce che manca di fede…e comincia a sperare di poter rivedere Isabelle.

    Dopo tutto stupisce un po’ la troppa razionalità di Jack in questa occasione, come può essre così sicuro della morte di Isabelle quando lui stesso ha sperimentato il potere delle scoperte di Rambaldi.

    Anche Anderson in questa puntata si comporta da manuale , premuroso nei confronti di Syd senza forzare lamano anche quando ne avrebbe l’occasione.

    Ma l’intreccio è sempre più fitto!
    Chi è il capo di Anderson? Per chi lavora Sorrentano?
    E di chi fa realmente gli interessi Malone?

    Continuate così perchè siete eccezionali

  • 7. montanaro87  |  14 maggio 2009 at 8:08 pm

    Mi è piaciuto incredibilmente, a parere mio è il più bel episodio che avete scritto fino ad adesso e perfetto c’è tutto….l’azione, la suspence, i colpi di scena, i sentimenti!! Stilisticamente siete stati bravissimi ci sono scene come la prima, così ben descritte che sembra di guardare una puntata di Alias…..ma una delle migliori!Bellissime le scene di azion.
    –> Grazie Aleale!
    Prima di tutto essendo scrittrice in causa ti ringrazio per i complimenti: le scene di azione/descrizione sono il pane di Alex, lui ci va a nozze con questo tipo di espressività, io invece per il sentimento;)

    Finalmente Vaughn è tornato in azione seriamente, non avevo dubbi che prima o poi sarebbe successo, io non l’ho mai considarato un mollaccione, ha dato più volte dimostrazione di avere ……diciamo gli attributi che servono…solo che a volte fa fatica a tirarli fuori!!
    –>E fai bene a non avere dubbi: Michael è fatto così, magari avrà dei momenti bui, ma quando inizia a capire e desiderare sa benissimo come farsi valere!

    Mi è piaciuta molto anche questo come dire cambio di vedute …Syd riconsidera le opinioni di Michael e Michael, riconosce che manca di fede…e comincia a sperare di poter rivedere Isabelle.
    –> E non hai visto ancora niente!

    Dopo tutto stupisce un po’ la troppa razionalità di Jack in questa occasione, come può essre così sicuro della morte di Isabelle quando lui stesso ha sperimentato il potere delle scoperte di Rambaldi.
    –> Però alla fine si è ricreduto anche lui, come avrai notato…

    Anche Anderson in questa puntata si comporta da manuale , premuroso nei confronti di Syd senza forzare lamano anche quando ne avrebbe l’occasione.
    –> Anche se Ary :) lo odia, Chris è un ragazzo eccezionale, che ha un carattere simile a quello di Michael. Forse è proprio per questo che prova qualcosa per Syd. Lei gli vuole bene perché lui ha dimostrato di capirla e appoggiarla.

    Ma l’intreccio è sempre più fitto!
    Chi è il capo di Anderson? Per chi lavora Sorrentano?
    E di chi fa realmente gli interessi Malone?
    –> Qui non posso commentare, posso solo dire…Stay Tuned!!

  • 8. Alex  |  14 maggio 2009 at 9:53 pm

    Grazie per i complimenti ^^
    Fa piacere sentire che piace :)

  • 9. aleale  |  15 maggio 2009 at 7:47 am

    Beh, Anderson non stava molto simpatico neppure a me speravo che prima o poi avrebbe tirato fuori qualche sorpresa….non carina, ma l’avete messo in una nuova luce e le sue azioni solo decisamente salite. Questo non vuol dire che possa in alcun modo sostituire Vaughn…..di Vaughn ne esiste uno solo…purtroppo!!

    Ah questa settimana ho fatto contagiato una nuva adepta con Alias, ne parlavo con una ragazza che lavora per me e le ho portato la prima serie da vedere…..non smette più di parlarne e di fare domande—addiritura ieri lo raccontava ai clienticon cui è in confidenza…..Ma perchè Alis fa quest’effetto a tutti quelli che lo guardano??

  • 10. Irinaxx83  |  23 maggio 2009 at 8:15 pm

    Mi associo ai complimenti verso i miei due “colleghi” di scrittura, Montanaro e Alex! Questo episodio è davvero ben fatto, ma questo lo sapete già! ;)

    aleale: “Ma l’intreccio è sempre più fitto!
    Chi è il capo di Anderson? Per chi lavora Sorrentano?
    E di chi fa realmente gli interessi Malone?”
    Come dice Montanaro state collegati…avrete risposte alle vostre domande moooolto presto! hehe!

    Invito anche gli altri, ary e co, a commentare questa puntata…per noi il vostro parere è davvero FONDAMENTALE!!! E’ uno stimolo per continuare a scrivere e per fare sempre meglio! ;)

  • 11. Ary  |  14 giugno 2009 at 12:46 am

    Ed eccomi qua! vergognosamente dopo un mese, commento anch’io! l’importante è non mancare! ;)

    Beh innanzitutto mi associo a coloro che ritengono questa puntata strepitosa! dire “eccezionale” è riduttivo!
    complimenti davvero! non smetterò mai di dirlo!
    mentre leggo immagino la puntata, le locations e tutto il resto.. e addirittura mi invento una sorta di colonna sonora!
    tutto per merito vostro! ;)

    Come dicevo, è una puntatona questa! veramente ricca di tutto!
    Mi è piaciuta particolarmente la figura di Sark! che ha mischiato un pò di vecchio con il nuovo, giocando al contatto tra cia e tempio!
    Mi ha entusiasmata anche l’evoluzione comportamentale di Sydney, perchè, insomma, il suo lato straziante mi ha sempre affascinata… la preferisco non troppo caparbia, anzi adoro quando dalla sua distruzione riesce a ricavare quell’incredibile forza per andare avanti.
    Ahimè! quel bacetto innocente U_U vedremo a cosa porterà… non voglio pronunciarmi…
    dico solamente che Anderson non mi piace proprio perchè troppo uguale a Vaughn, troppo “anomalo” direi…
    e per tutta la puntata ho sperato che fosse lui la fonte di Malone riguardo al trasporto della presunta Isabelle, ma cmq scoprire che fosse Luciani è stata una bella sorpresa :)

    Vedere Vaughn raggirato così… brutto colpo! soffrivo per lui mentre leggevo!
    ma improvvisamente i ruoli che si invertono: Vaughn non demorde, e Sydney che rinuncia!
    destinati sempre a percorrere strade opposte??

    Sono impaziente per scoprire qualcosa di nuovo!
    qualcosa di abbastanza sconvolgente su Isabelle e sugli artefici del progetto Crisalide!

    Jack mi ha un pò colpita con questo rapido cambio di opinioni…
    c’è qualcosa sotto???
    per concludere… vorrei tanto Renée in azione!!! *-*

    Aspetto il prox episodio! =)

  • 12. Alex  |  14 giugno 2009 at 9:36 am

    Ahahah non vi sfugge niente! Per il comportamento di Jack c’era qualcosa sotto, ma l’idea alla fine è stata accantonata.
    Chissà come evolverà :)

  • 13. Rossella  |  14 giugno 2009 at 10:46 am

    Oh Ary, io ti aspettavo. Sono felice che ti sia piaciuto l’episodio…Preparatevi perchè le prossime puntate faranno mozzare certamente il fiato!

  • 14. Ary  |  14 giugno 2009 at 1:04 pm

    Nessuna piccola anticipazione?? *-*

  • 15. Rossella  |  14 giugno 2009 at 10:59 pm

    Vediamo un po’…
    Sicuramente il passato tornerà a bussare per un personaggio, nella prossima puntata.
    Inoltre a breve avremo qualcosa di davvero imprevedibile…Rivelazioni sconcertanti, degne della metà stagione!

  • 16. Ary  |  15 giugno 2009 at 9:08 am

    già mi entusiasma! grazie! :)
    buon lavoro ragazzi!

  • 17. sarax  |  14 agosto 2009 at 1:35 pm

    wow ragazzi bellissimo…. e l’avete scritto velocissimamente… bravissimi…
    Lo so io sono un pò latitante ma spero per settembre di tornare a scrivere con voi… tra lavoro e casa nuova sono sempre incasinata.

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