01×06 Il Cuore di Di Regno Notizie varie

01×07 Vizio di famiglia

20 Luglio 2007 MacSloane87

RUSSIA

(Voce femminile fuori campo)

Mio padre visse sotto il governo di Stalin.

Il nuovo leader, dopo aver preso il posto di Lenin,trasformò nell’arco di pochi anni il proprio ruolo
in quello di un vero e proprio dittatore.
Il regime Staliniano costò milioni di vittime, tra le quali un gran numero di oppositori politici, chevenivano giustiziati o esiliati in Siberia.
Mio nonno cercò di proteggere suo figlio facendolo studiare: non fu facile,in un paese dittatoriale come la Russia.,ma quando la Germania invase l’Unione sovietica nel 1941 mio padre era già un giovane insegnante di letteratura antica. Non era un uomo comune, la sua intelligenza e apertura mentale gli consentirono di sopravvivere durante quegli anni di estenuante guerra. Nel maggio del 1945 dopo tante battaglie costate milioni di vittime, tra cui mio nonno, l’Unione Sovietica divenne una delle due superpotenze dominanti. Appena finita la guerra, nonostante la vittoria, la condizione della popolazione era allarmante: in 4 anni c’erano stati milioni di vittime.

Per la gente comune, già provata dalla Rivoluzione Russa all’inizio del secolo, dalla Seconda Guerra Mondiale e dalla dittatura che continuava anche dopo la fine del conflitto, ricominciare ad avere una vita per così dire “normale” non era facile. Mio nonno aveva speso tutto quello che aveva per permettere a mio padre di studiare. Alla sua morte l’unica eredità lasciata
a suo figlio era la possibilità di costruirsi una vita diversa, migliore. Quest’ultimo ricominciò a fatica, grazie ad un amico conosciuto sotto le armi, ad insegnare all’Università di Mosca. Lì incontrò mia madre e la sposò l’anno successivo.
Vivevano in un piccolo appartamento poco lontano dal Cremlino, si amavano ed erano felici nonostante la povertà e i sacrifici che dovevano compiere. Nel giro di 4 anni ebbero tre figlie, mia sorella minore nata nel 1950 fu all’inizio una gran delusione per mio padre che sperava in un maschio. Da quel momento cominciò a cambiare, stando a quello che raccontava mia madre.

Andava all’università di mattino presto e tornava la sera tardi. Non dedicava tempo a noi figlie tranne che in rari casi. Qualcosa aveva catturato il suo interesse a tal punto da trascurare tutto il resto.

LOS ANGELES - SEDE CIA

Sydney camminava con passo deciso attraverso il corridoio della centrale operativa.
“Pensavo di esser stato chiaro” tuonò una voce dietro di lei.
“Buon giorno Dixon, sei stato chiarissimo” disse Syd un po’ infastidita “Sono passata per parlare con mio marito e sapere come sta Sark. E’ un problema?”aggiunse addolcendo il tono.
“No assolutamente, perdonami se ti ho aggredita” disse Dixon,in tono di scusa, girandosi e rientrando nel suo ufficio.
“Ciao Syd, che bello vederti. Credevo fossi sospesa” la salutò Marshall, tra il contento e l’ imbarazzato.
“Infatti” gli rispose Syd sorridendo. “Ma questo non mi impedisce di venire
qui” “Certo che no, scusa. Non ti preoccupare a Dixon passerà presto. Sai, lui è tornato direttore ed è un po’ di nuovo, ecco, non proprio fra i comuni mortali, diventa un po’ un cyborg,come in Terminator…”
“Certo, sai dov’è Vaughn?” tagliò corto Sydney.
“E’ alla sezione tecnica, sta visionando il codice Blackwell, ti ricordi? Quello che il signor Sloane aveva recuperato anni fa..”
“Ok, grazie”gli rispose la Bristow. Si girò e cominciò ad incamminarsi, quando Marshall la bloccò di nuovo.
“Syd, scusa, ma, ecco, noi siamo amici sai, ma … tu non dovresti” la ammonì imbarazzato “Sei stata sospesa, per te è una stanza off limits” “Marshall! Sono stata sospesa qualche giorno, non sono diventata certo una terrorista. Dico una cosa a Vaughn e poi me ne vado ok?” replicò Syd sorridendo.
“Ma si certo, io .. non … volevo dire”si scusò il genio della CIA.
“Non ti preoccupare”gli rispose amichevolmente la sua collega. Detto questo si girò e facendo finta di nulla entrò nella stanza. Vaughn fece una smorfia di stupore vedendola entrare.
“Cosa ci fai qui? Non eravamo d’accordo che ci pensavo io?” le chiese sotto voce.
“Non ce la facevo più a stare con le mani in mano, a che punto sei?” disse Syd ,impaziente.
“C’è da dire che tua zia, come tutte le Derevko del resto, si sa nascondere molto bene” commentò Vaughn continuando a battere sui tasti. Syd lo guardava pensierosa.
“Ma..” continuò Vaughn “ho trovato una traccia”concluse trionfante.
“ Sapevo di aver sposato l’uomo giusto” disse Syd abbracciandolo.
Michael le rispose con un sorriso soddisfatto e aggiunse“La cara zietta è tornata nella sua fredda madre patria”.
“Perfetto. Domani andrò a visitare la patria ex-comunista di mamma” chiosò Syd cercando di spezzare la tensione.
“Andremo, vorrai dire” la corresse Vaughn.
“Come farai a giustificare la tua assenza con Dixon?Tu non sei stato sospeso” replicò sconcertata Syd.
“Lo so ,non ho certo invaso una sede CIA, IO” commentò sua marito in tono ironico. “Però” continuò sorridendo “mi sono preso qualche giorno di permesso, erano anni che non lo facevo. E poi che fai, non vuoi far visitare al tuo maritino la terra delle tue origini?”concluse allegramente.
Syd lo guardò con gratitudine, e lo baciò appassionatamente. “Non sia mai” gli sussurrò all’orecchio.

24 ORE DOPO - MOSCA

“ Sei sicuro che sia questo l’indirizzo?” chiese Syd dubbiosa.
Erano in uno dei quartieri più poveri di Mosca, le case cadevano a pezzi e anche quella in cui stavano per entrare non era certo in ottime condizioni.
“Direi che la tua zietta non se la sta passando benissimo” le rispose Vaughn aprendo piano il portone cigolante del palazzo.
“Che cosa volete?” urlò contro di loro un vecchietto dal fondo del buio corridoio interno.
“Sto cercando una persona” disse Syd in perfetto russo “Sono sua nipote” “Finalmente sei arrivata” rispose il vecchietto “Ti sta aspettando da tanto… è nell’appartamento nel seminterrato” disse rientrando in casa e chiudendosi la porta alle spalle.
“Non facciamola attendere oltre, allora” commentò Vaughn sarcastico.
Scesero le scale e nel buio videro una luce uscire da una piccola porta di legno. Syd si avvicinò per bussare, ma in quel momento la porta si spalancò.
All’interno c’era Katya Derevko, sorella di Irina e ambigua zia di Sydney. “E’ bello rivederti tesoro” la salutò Katya sorridendo.
“Katja” rispose Syd, sorpresa di vederla in quelle condizioni. Indossava un maglione pesante e dei jeans sgualciti, i capelli erano decisamente più lunghi dell’ultima volta che l’aveva vista e ,forse a causa della scarsa luce, il suo viso sembrava più pallido che mai.
“Entrate, vi stavo aspettando… stavo bevendo un tè, ne volete?”suggerì Katya.
Syd e Vaughn annuirono e ringraziarono sommessamente in coro, accomodandosi su un vecchio divano davanti ad un camino acceso. La stanza non era in migliori condizioni del resto dell’edificio.
“Come facevi a sapere che sarei venuta?” chiese Syd con voce ferma. Katja la fissò intensamente e nei suoi occhi blu comparve una luce di soddisfazione che si trasformò nei suoi tratti in un rapido sorriso, a cui non fece però seguito nessuna risposta.
“Non è una visita di cortesia, voglio risposte” continuò l’agente CIA, infastidita dal solito atteggiamento enigmatico di sua zia.
“E le avrai. Vuoi sapere di Elena, giusto?” le rispose Katya, porgendole tazze di tè a lei e Vaughn e sedendosi su una poltrona ancora più consumata del divano ma dall’aria confortevole.
“Mio padre visse sotto il governo di Stalin…”

OS ANGELES - SEDE CIA

“MARSHALL” ringhiò Dixon, furioso.
“Sissignore.. hem .. Dixon”rispose il genietto, sorpreso e preoccupato.
“ Ho appena consultato l’Indice Blackwell… perché ci sono ricerche su Katja Derevko?” gli chiese esasperato il suo direttore “Credevo che dopo la morte di Irina non avremmo più dovuto parlare di quella famiglia”.
“Non so signor direttore, ehm.. Dixon, l’ultimo che l’ha usato è stato Vaughn”rispose Marshall, pentendosi immediatamente di quella confessione.
“Faccio finta di non aver sentito, prega che quei due non si mettano nei guai ma nel frattempo..”. commentò acidamente Dixon mentre si girava per uscire. “Trovali, ho la netta sensazione che non siano per nulla a casa a fare i genitori”Detto questo uscì e lasciò solo
uno sconcertato Marshall.

MOSCA - rifugio di Katya

“Cosa aveva catturato la sua attenzione?” disse Syd impaziente.
Katya la guardò e sorrise “CHI, vorrai dire” tornò seria spostando lo sguardo nel vuoto “quello che ha catturato l’attenzione di tutti”

“Rambaldi” indovinò Vaughn guadagnandosi uno sguardo di approvazione da parte di Katya.
“Esatto, una bambolina al signore”commentò la Derevko ironicamente, continuando nel suo racconto.
“Le profezie e gli scritti di Rambaldi lo ossessionavano, tanto da dedicarsi solo alla ricerca di questo misterioso Italiano. Questo lo portò ad avere problemi al lavoro, era mentalmente assente, saltava le lezioni e divenne aggressivo con chi cercava di distoglierlo dalla sua
ricerca. Lo licenziarono e a nostra madre toccò il compito di provvedere alla famiglia. E di conseguenza anche noi fummo costrette a fare dei lavoretti dopo la scuola per aiutarla. Una sera Irina si svegliò in piena notte, aveva circa 9 anni, e vide una luce provenire dallo studio di papà si avvicinò e sbirciò dalla porta, parlava a voce alta ma era solo nella stanza, era agitato. Ad un tratto si fermò e si girò verso la porta e vide mia sorella.
Irina era spaventata, non lo riconosceva più, non era mai stato un padre molto presente, era un uomo severo ma sapeva avere anche slanci di affetto come quando, una volta, la prese in braccio e la perdonò nonostante avesse rubato delle monete per comprarci il cioccolato. Papà aprì la porta guardandola in modo strano, poi si inginocchiò davanti a lei, le mise le
mani sulle spalle e le disse.
“Tu sei speciale bambina mia, tu fai parte di un progetto, il tuo destino ti porterà lontano, grazie a te si adempirà il fine ultimo di Rambaldi”.
Nel frattempo io ed Elena ci eravamo svegliate e assistemmo alla scena. Allora non capimmo che da quel momento la nostra vita era segnata.

Flashback MOSCA 1962

La neve cadeva copiosa sui tetti delle case di Mosca, era sera e la famiglia Derevko era stranamente riunita in casa.
“Irina, cambia la pezza di papà” disse, all’improvviso la sig.ra Derevko, cercando di celare la sua preoccupazione.
“Muoviti stupida, hai sentito che ha detto mamma” aggiunse Elena, spingendo sua sorella minore con violenza.
Irina le rivolse un’occhiata furiosa.
“Smettila, Elena. Non è il momento per le vostre solite discussioni” concluse sua madre ad alta voce, cosa che sembrò strana a tutti, visto che difficilmente capitava.


Irina si avvicinò al letto del padre per cambiargli la pezza bagnata: erano giorni che aveva la febbre alta.
“Ricordatelo bambina, tu sei la prescelta” disse all’improvviso l’uomo afferrandole il polso prima che potesse cambiargli la pezza.

“Papà non parlare, vedrai, presto starai meglio”rispose Irina, sconcertata. “NO” le annunciò suo padre con voce furiosa.“E’ scritto, io non potrò accompagnarti nel tuo percorso. Ma anche senza la mia guida tu dovrai adempiere al tuo destino”. Chiuse un attimo gli occhi e poi continuò a voce sommessa “ Non smettere di fare gli esercizi che ti ho insegnato, devi
promettermelo, ti aiuteranno a sviluppare nel migliore dei modi le tue doti, doti che appartengono solo a te e alla tua discendenza, mi capisci?”concluse.

Irina accennò un sì con la testa, anche se dentro di lei non capiva
veramente cosa stesse farfugliando il padre.

PRESENTE

“Papà dopo la notte del delirio portava Irina tutte le sere in una stanza in cantina e si chiudeva dentro. Io ed Elena non siamo mai riuscite a capireche cosa facessero e Irina anche anni dopo non mi ha mai raccontato nulla, era come se non volesse ricordare, come se quelle sere con papà non fossero mai esistite.” Disse Katya, posando la tazza di tè, ormai vuota da tempo,
sul tavolino.
Syd osservava attenta sua zia, cercando di capire se fosse sincera.
“Vostro padre” esitò un attimo e continuò “mio nonno, morì?”
“Si, purtroppo allora si moriva per malattie che oggi si curano in casa, fuun brutto colpo, soprattutto per nostra madre”.

Flashback - Mosca 1971

Irina entrò in casa. La breve estate russa era finita: nonostante fosseroappena le quattro del pomeriggio, faceva già buio.
La giovane donna appoggiò al muro la sua sacca e si sedette a tavola.

“Priviet Iriocha” la salutò all’improvviso sua sorella Katya.
La ragazza le rispose con un sorriso.
“Com’è andata oggi al lavoro?”le chiese la sorella.
“Come al solito. Il compagno Khasinau mi ha riempito di incarichi. Carte, carte e ancora carte. Mi chiedo cosa aspetti per affidarmi un incarico operativo.”le rispose Irina.
“E Yelena?”aggiunse dubbiosa Katya.
“E’ stata trattenuta, non so perché…” commentò la sorella.
“Forse perché ha veramente qualcosa di importante da fare, LEI” esclamò all’improvviso in tono sarcastico una voce alle loro spalle.
Le due sorelle si voltarono, sorprese.

Yelena era appoggiata contro il muro, vestita in uniforme militare, e le fissava con uno sguardo ironico.
“Da quando entri in casa come un ladro?” commentò stupefatta Katya.
“Entro come mi pare, sciocca. In più questo dimostra che non sono più una principiante come nostra sorella.”. concluse la maggiore.

PRESENTE

Aspetta un attimo.” disse Sydney, interrompendo il racconto della zia.
“Vuoi dirmi che anche Yelena lavorava per il KGB?”
“Sì, era stata reclutata assieme ad Irina, e si dava da fare per superarla in tutto. Credo che non abbia mai accettato che fosse Irina e non lei la Prescelta”
Sydney scosse la testa. Sua madre, le sue zie, suo padre.. tutte spie.
Sembrava impossibile, se non fosse che era vero.
Katya continuò “Quel giorno Yelena aveva ottenuto una promozione…”

Flashback - Mosca 1971

“Una promozione? “ commentò Irina dubbiosa.
“Esatto, recluta. Il compagno Ivanenko, il mio superiore, mi ha assegnato al Centro di Ricerche Speciali “Josif Stalin” a Omsk. Con un ufficio a mio nome e tutto il resto. Ora ti sono superiore in grado, e dovrai trattarmi con rispetto” commentò soddisfatta e strafottente Yelena.
“E tanto per cominciare, recluta, prepara il pranzo.”
Irina scosse la testa. “Il tuo grado non vale a casa”
“Casa fa parte della Madrepatria, e la Madrepatria mi ha dato l’autorità su di te. Comincia a preparare il pranzo, o la tua insubordinazione ti costerà cara”
Irina le rivolse uno sguardo feroce. “No”
Yelena le si avvicinò e le appoggiò un frustino da militare al viso.
“Obbedisci subito o saranno guai”.
Irina la fissò con uno sguardo di fuoco.
“Yelena, smettila, cucino io oggi” disse Katya cercando di proteggere la sorella,inutilmente, visto che nessuno le prestava attenzione.
Yelena continuava a fissare negli occhi Irina e la minacciò di nuovo. “Entro il mio tre, recluta”
“Uno” Katya angosciata fissava alternativamente una o l’altra sorella.
“Due” Irina continuava sostenere lo sguardo della sorella maggiore, sfidandola a proseguire.
“Tre”. Per un attimo Yelena sembrò esitare, e si allontanò leggermente.
All’improvviso ruotò il braccio e inflisse una frustata al volto della sorella minore.

Irina la fissò inferocita, poi si slanciò su di lei con furia.
Le due donne iniziarono a lottare. Irina dava pugni allo stomaco della sorella, mentre Yelena cercava di graffiarla e di morderla. La sorella maggiore estrasse poi la sua pistola d’ordinanza e la colpì violentementesulla testa con il calcio.
Irina barcollò, ma rimase in piedi, nonostante una brutta ferita alla testa.
Sollevò la testa e guardò nuovamente la sorella con aria di sfida.
“Non hai imparato la lezione?” le sibilò Yelena.

All’improvviso alle loro spalle una porta si aprì e ne uscì la madre di Irina e Yelena, con il volto pallido e smunto, come reduce da una lunga malattia.
“Irina.. Yelena…” sussurrò angosciata “… cosa state facendo?”
Yelena, ripulendo il calcio della sua pistola, le ordinò “Torna a letto, madre.”.
“Yelena. .come.. come mai mi tratti così? “ mormorò intimorita sua madre.
“Come mai? Perché non hai polso, stai allevando una piccola insolente presuntuosa, che non arriverà molto lontano negli anni, se continua così. Non voglio avere più niente a che fare con te o con questa casa. Ora sono adulta, sono un agente scelto del KGB. La Madrepatria è più importante di te o “ concluse guardando sprezzante la sorella “di questa piccola inutile
ribelle”.
“Che cosa vuoi dire?” sussurrò la madre.
“Che me ne vado. Ne ho abbastanza di te, di questa vita…e di lei” concluse Yelena, indicando Irina.
Uscì sbattendola porta, lasciando sua madre in un silenzio sbigottito e Katya ammutolita e pensierosa.Si avvicinò ad Irina per curarle la ferita,ma la sorella la respinse con un cenno secco e cominciò a pulirsi la ferita da sola.

PRESENTE

“E da quel giorno non la vedemmo più. Era sempre stata violenta ed arrogante, ma quella volta aveva passato il segno. Nostra madre ne fu sconvolta, e poco tempo dopo morì di infarto. Era depressa e malata fin dai tempi della morte di mio padre, e quell’ultimo colpo la stroncò.
Dopo il suo funerale, Irina mi disse di non volere più rimanere in Russia.
Aveva saputo del progetto Kukopka, e vi aderì”concluse Katja.
“Che cosa è il progetto Kukopka?” Chiese Vaughn, aggrottando le sopracciglia.
“Significa il “Progetto Bambola” “ gli spiegò Syd. “Penso che sia il progetto di infiltrare delle agenti russe negli USA come mogli di promettenti americani, per carpire i loro segreti”
“Esatto” confermò Katja con un sorriso “C’era una base di addestramento che faceva in modo che le nostre agenti sembrassero delle perfette americane. La conoscete, ci avete anche passato un paio di giorni, credo”
“Liberty Village” intuì Vaughn.
“Sì, esatto di nuovo. Irina e altre dieci agenti vennero inviate negli USA nel 1972. Lei era sicuramente la migliore. Ma andare negli Stati Uniti per lei era principalmente un modo di scappare al suo passato”commentò la Derevko, poi continuò cambiando tono di voce “Tua madre amava davvero Jack.
All’inizio era solo un lavoro, ma poi tutto cambiò. Lui l’amava come nessuno aveva fatto mai e in quei 10 anni insieme fu veramente felice. Ma ormai era troppo tardi non poteva più tirarsi indietro,vi avrebbero uccisi tutti e così ha scelto di essere solo un’ agente”
“Oh, ma certo: ci ha abbandonato e tradito solo per il nostro bene.. che madre premurosa” disse Syd sarcastica, nascondendo il dolore che quel ricordo lefaceva riaffiorare.
Katya non diede peso al suo intervento e continuò la sua storia.
“Tuttavia, quando tua madre ritornò dagli Stati Uniti, prima di sposare Jack,Yelena non lavorava più per il KGB. Dopo la morte di nostra madre si era dedicata sempre di più al lavoro, ed era diventata capo della stazione di ricerca ad Omsk. Poi, nel 1980, scomparve. Semplicemente nessuno ne ebbe più notizie, nemmeno il KGB. Nel 1981 Irina ritornò in Russia, dopo aver inscenato la sua morte, ma venne accusata di aver contribuito alla fuga di Yelena, che era ancora introvabile e si diceva si fosse venduta agli occidentali. Tua sorella le venne strappata e venne portata a Novgorod 21, la nostra base su Rambaldi. Irina venne rilasciata dopo quattro anni, quando Gorbachev promise trasparenza. Da allora si dedicò a rintracciare tua zia. Io stessa ero entrata nell’agenzia due anni prima per ritrovare Yelena e aiutare Irina, ma non riuscii a saperne nulla. Ricontattò il suo superiore al KGB, Alexander Khasinau, e formò con lui un’ organizzazione per fermare Yelena, e per realizzare la profezia. Ovviamente questo non era lo scopo che gli dichiarò..”. Katya fece una pausa.
“Dimmi una cosa, cara zietta” commentò Sydney, ironica “Se tutto ciò che dici è vero, se realmente mia madre era scesa in battaglia solo contro Yelena, perché anni fa ha tentato di scatenare un apocalisse nucleare? E perché ancora prima tu avevi tentato di uccidermi?”
“Quante domande” commentò sorniona Katya.
“Sono a corto di tempo, ormai” replicò Sydney impaziente“ E’ l’ora della verità.”.
Katya la fissò con un sorriso enigmatico e proseguì “Per rispondere alle tue domande bisogna che ti racconti un’altra parte della storia…”

Flashback - MOSCA 2001

Katya Derevko sedeva ad una scrivania di mogano nel suo ufficio all’FSB, i servizi segreti della nuova Madrepatria, ormai solamente Russia.
Si accese un sigaro e ne aspirò il fumo greve. Era una tranquilla notte di agosto, e non c’era niente da fare se non fumare e magari bersi un bicchierino.
Un fruscio dietro la tenda la colpì. Rapidamente estrasse dal cassetto la Makarov d’ordinanza e la puntò contro il punto dal quale aveva percepito il rumore, urlando “Chi va là?”
“Abbassa la pistola, non vorrai sparare alla tua sorellina preferita” lerispose ironicamente una voce.
“Irina” esclamò Katja stupefatta, mentre la sorella emergeva dall’ombra dietro alla finestra con un sorrisetto ironico stampato sul viso.


“Katya” la salutò Irina, sedendosi su una poltrona davanti alla sua scrivania. “Ne è passato di tempo.
“Cosa ci fai qui? Sai che sei ancora ricercata dal governo ?” le chiese la sorella.
“Non ti preoccupare, ho i miei metodi per non farmi trovare. Piuttosto, c’è qualcosa di importante che devo rivelarti: ho trovato un manoscritto di Rambaldi in cui si afferma il Piano Finale, la Rinascita della Fenice”
“Iriochka, sai che non credo alle profezie di quel ciarlatano” rispose Katya, scuotendo la testa
Presto ci crederai, guarda questa” rispose Irina, lasciando cadere un foglio con l’immagine di una donna e alcune scritte in Italiano medievale.
“E’ solo una copia” aggiunse Irina.”Ma osserva tu stessa”
“Incredibile” sussurrò Katya, osservando l’immagine con stupore sempre maggiore. “Sei tu, o ti assomiglia come una parente stretta”
“Perché incredibile?” commentò sua sorella “Conferma semplicemente quello che nostro padre aveva sempre sostenuto. Io sono la prescelta, io devo acquisire il potere sul mondo”
“Sembra pazzesco”aggiunse Katya. “Pazzesco”
“Katyuscha… anche a me sembrava così, prima di entrare in contatto con Rambaldi. Rambaldi era IL profeta, il quarto profeta, dopo Budda, Gesù e Maometto. E dopo di lui verrà un quinto, e sarò io. Io guiderò il mondo verso qualcosa di più grande. Io dovrò ottenere il potere dopo la
distruzione. Io, non Yelena, come lei crede”concluse Irina.
“Yelena?E’ ancora viva?” commentò Katya stupefatta.

“Sì, è ancora viva. E crede di essere lei a poter condurre il mondo dopo la distruzione, ma si sbaglia. Produrrà solo disastri senza senso, come sempre ha fatto. Non ha mai accettato la verità, non ha mai capito veramente il senso delle profezie di Rambaldi, le ha accumulate per tutta la sua vita ma non ha mai capito il loro vero adempimento”.
“Cosa vuoi da me?” le chiese sua sorella.
“Katyuscha, tu sei l’unica di noi rimasta in Russia. Devi rimanere qui e raccogliere informazioni.
Presto tutto sarà chiaro, anche a te.Per adesso voglio che tu mi aiuti a rintracciare mia figlia Nadia.
Anche lei è viva, ma non l’ho trovata da nessuna parte. Con le fonti di informazione in tuo possesso sarà più facile”
“Irina..” aggiunse Katya, scuotendo la testa. Ma quando la rialzò, sua sorella se ne era già andata.

PRESENTE

“Così in realtà mia madre era convinta di essere lei la Prescelta, e mi ha semplicemente indirizzato contro Sloane”commentò Sydney, sferzante. “Ma che bello.”
“Sydney, tua madre ti amava sul serio. Più di ogni altra cosa. Per un periodo si convinse che non era lei la prescelta ma tu, poi però si rese conto che tu non avresti mai adempiuto la profezia come lei la intendeva e quindi ha ripreso in mano le redini del vostro destino. Ha fatto di tutto
per allontanarti da Rambaldi: ha cercato farti lasciare la CIA, ti ha incoraggiato ad amare Vaughn, ti ha dato tua figlia. Lei avrebbe voluto vederti felice e tranquilla con il tuo uomo e la tua bambina. Però lei doveva anche fermare Yelena e realizzare la profezia di Rambaldi, mi capisci?” le rispose Katya. “No, non puoi capire.” Aggiunse, osservando la sua espressione sarcastica.
“Quanto a me, non volevo ucciderti, ma dovevo fermarti. Ti avrei sparato ad una gamba. All’epoca ero infiltrata per conto di Irina nell’organizzazione di Yelena. Era a me e a Yelena che si riferiva Lauren Reed, quando parlava di chi ti controllava. Non potevo lasciarti sentire quello che diceva laReed, che ti avrebbe condotto alla falsa morte di Irina e ti avrebbe fatto intralciare il nostro piano…Non era una scelta facile, Sydney…”
“Tutte scuse, volevi solo proteggere te stessa e Irina” commentò acidamenteSydney. “Ma ora che ci hai raccontato tutte queste storie di famiglia,voglio chiederti una cosa più specifica: Ho saputo da un documento riservatoche Yelena aveva sottoposto al progetto Elica quattro persone: tre,compresa Irina, le abbiamo identificate. Una quarta è sconosciuta. Cosa sai sul progetto Elica e Yelena?” concluse.
Katya si concentrò per un attimo,poi rispose: “Anni fa Yelena sviluppò ilprogetto Elica nella sua vecchia base a Omsk, che ora si chiama “Yuri Andropov”. Dopo quello che è successo a Sovogda, è stata abbandonata rapidamente. Credo che ci siano ancora i suoi archivi elettronici .Forse potrete trovare qualcosa lì”.
Sydney scambiò una rapida occhiata con suo marito si alzò in piedi e si rivolse alla zia. “E’ stato bello rivederti e sentire queste belle storie,zietta”commentò sarcastica. “Ma se credi di meritarti qualcosa per questo,puoi anche rassegnarti”
“Se mi importasse ancora qualcosa di ricompense e premi di qualsiasi tipo,vivrei qui da sola,secondo te? “ commentò Katya ironica.
“Addio” le rispose Sydney,mordendosi le labbra, e dirigendosi versol’uscita,quando all’improvviso sua zia la bloccò toccandole il braccio.
“Syd” la richiamò Katya “Tua madre ha sbagliato, ha commesso lo stesso errore di Yelena”
“Cosa vuoi dire?” disse la ragazza ormai stanca di queste informazioni a singhiozzo.
“Anche lei ha voluto un ruolo che non le spettava e questo l’ha portata ad interpretare male il volere delle profezie di Rambaldi. Il suo scopo era sicuramente più nobile di quello di nostra sorella maggiore, ma ciò non toglie che abbia sbagliato. Lei era la chiave che avrebbe dato al mondo l’Eletta, solo questo, non doveva prendersi un titolo che non le apparteneva.” E con voce triste continuò “ questo l’ha portata alla sconfitta e alla morte, ma forse dentro di lei era proprio quello che voleva”
“Che cosa voleva?” ripeté Syd.
“Si, era stanca di lottare, la morte sarebbe stata un ottima soluzione ai suoi problemi. Dentro di lei sapeva che l’avresti fermata, lei sapeva che eri tu la prescelta e che non ti avrebbe mai battuta, ma ricordati, e questa sarà la mia ultima confessione, le profezie di Rambaldi non sono ancora del tutto adempiute il fine ultimo deve ancora arrivare”
Syd la guardava sconcertata, “Addio, nipote” concluse solennemente Katya.
Vaughn toccò il braccio di Sydney, lei lo guardò negli occhi e poi uscirono da quello squallido appartamento.

MOSCA - ESTERNO

“Tu ci credi?” chiese Sydney dubbiosa a Vaughn.
Suo marito inspirò profondamente, poi le rispose “Credo che sia più o meno vero. Combacia con quello che sapevamo sul conto di Irina e Yelena ,e spiega molte cose.”
Sydney annuì. “Anche io la penso così. Allora tutto quello che dobbiamo fare è andare a Omsk.”
Suo marito le sorrise “Sempre in viaggio,vero?”
Syd ricambiò il suo sorriso “Ma questa volta chiuderemo tutto. E ti prometto che il prossimo viaggio sarà solo una vacanza”.
“Lo spero proprio” commentò Vaughn,sempre sorridendo, dentro di lui però non riusciva a non pensare alle ultime parole di Katya “il fine ultimo deve ancora arrivare” .

LUOGO SCONOSCIUTO - GIORNO

McKenas Cole sedeva dietro ad una scrivania in uno studio minimalistico,e stava leggendo alcuni documenti,sfogliandone le pagine con aria concentrata. La porta dell’ufficio si aprì e l’agente che aveva liberato Kelly Peyton fece la sia comparsa all’interno.
22.jpgL’ex-agente dell’SD-6 sollevò la testa dai fogli e lo scrutò con aria di attesa .“Cosa c’è? Che cosa vuoi dirmi?”gli chiese.
Il giovane si schiarì leggermente la gola e cominciò a parlargli: “Signore,il nostro contatto alla CIA ci ha informato che la squadra operativa in cui si infiltrato ha recuperato delle informazioni su Yelena Derevko. Prima che si dirigano a Omsk, suggerirei un’incursione mirata per rimuovere le
informazioni sensibili…”
Cole annuì. “Organizza una squadra e recupera le informazioni.”
Mentre il suo agente si stava allontanando, Cole lo richiamò con un cenno della mano: “Porta con te Kelly Peyton. Ma tienila d’occhio, e se la missione fallisce per colpa sua riferiscimelo subito all’arrivo…dovremo eliminarla. Devo dare un segnale, non è possibile lasciare la sua incompetenza punita.” concluse con voce leggermente stridula.
boh.jpg
“Sarà fatto” commentò freddamente il suo sottoposto con un cenno del capo,uscendo poi dalla porta e chiudendosela alle spalle.

OMSK - STAZIONE DI RICERCA “YURI ANDROPOV”

L’elicottero,un vecchio Mil Mi-8 riadattato al volo civile ,che si reggeva praticamente solo con la forza di volontà del pilota, sorvolava lentamente la città.
Sydney e Vaughn, nonostante l’abitudine ai viaggi scomodi,sopportavano a malapena i frequenti scossoni.
“I piaceri di una missione non organizzata” sussurrò Sydney,cercando di dare alla frase un tono ironico e spezzare il clima di tensione. Vaughn le rispose con un rapido sorriso.
“Benzina è poca se volete anche ritorno. Io atterro qui” annunciò il pilota in cattivo inglese.
“Senta, le diremo noi dove atterrare,ormai siamo vicini, è un insieme di edifici piatti poco fuori dal quartiere Kirovskij”gli urlò Vaughn,cercando di sovrastare il frastuono delle pale dell’elicottero,che stridevano e sferragliavano come una vecchia locomotiva.
Mente stava preparando l’attrezzatura per l’incursione, Syd rivolse a suo marito un’occhiata ironica e leggermente preoccupata. “Sicuro che reggerà anche al ritorno?” gli chiese.
“Era il migliore mezzo privato disponibile” si difese Vaughn.
“Dì piuttosto l’unico”replicò Sydney, divertita ma chiaramente in tensione.
24.jpg
Improvvisamente si incupì. Micheal conosceva quello sguardo: di sicuro stava ripensando al viaggio ,ben più colmo di scossoni,che li aveva portati fino a lì.
Un viaggio nel passato,nella Storia e nelle storie di famiglia: Rambaldi, Jack,Irina, Elena, Katya.. tutto sembrava collegato, come le maglie di una catena opprimente. Una catena che sembrava impossibile da spezzare. Ma lui e sua moglie stavano cercando proprio di liberarsene,di fare in modo che i loro figli vivessero liberi da questa prigione di profezie e inganni.
Le si avvicinò e le diede un bacio sulla guancia. Syd gli sorrise dolcemente. “Ce la faremo” sussurrò Vaughn. “Ma certo” gli rispose sua moglie: dolcemente, ma forse con una minore nota di convinzione. L’idillio fu spezzato dalla voce roca del pilota, che in un inglese con pesante accento russo annunciò “Vedo spianata. Ora atterro” “Lentamente, ecerchi di farlo nel massimo silenzio possibile” gli ordinò Syd. “Non problema, signora. Inserisco silenziatore” rispose il russo,premendo unì tasto. Lo sferraglio della pale continuò ,ma se non altro non si udiva più lo
stridere sommesso del timone di coda. “Andiamo bene…” commentò Vaughn. In pochi secondi l’elicottero si accostò a terra ,Sydney e Vaughn ne scesero,portando con loro armi e attrezzature.
Syd si rivolse al pilota. “Rimanga qui. Attenda il nostro ritorno, e quando usciamo dal complesso avvii l’elicottero,e si prepari a recuperarci con la maasima velocità” “Non preoccupi, signora. Io fatto guerra in Afghanistan, sa cosa vuol dire recupero rapido.”
“Speriamo” mormorò fra sé e sé l’agente CIA. Con un cenno di saluto i due agenti americani si diressero verso il centro del complesso, che sembrava abbandonato da diversi anni.
Le strutture fatiscenti trasmettevano sensazioni inquietanti.Syd e Vaughn proseguivano con le pistole spianate, controllando ogni angolo.
25.jpg
“Laggiù” disse all’improvviso Sydney, indicando un portellone che riportava uno strano disegno,una sorta di elica sovrapposta ad un ovale: il simbolo del progetto Elica.
Vaughn annuì, e i due si diressero rapidamente verso la struttura ,che sembrava in condizioni decisamente migliori rispetto al resto. Mike sollevò rapidamente il portellone e Syd sgusciò dentro, controllando sempre il territorio con la sua Beretta. “Tutto a posto” annunciò al marito, che entrò anche lui con la massima rapidità.

ALL’INTERNO

L’edificio sembrava un laboratorio ancora attivo: sugli strumenti non c’era nemmeno un dito di polvere.I due i aggiravano guardinghi fra le macchine,alcune delle quali erano anche
coperte da teloni antiruggine. “Secondo le informazioni che ci ha dato Katya, da questa stanza dovrebbe essere possibile accedere alla sala computer e recuperare i dati dalla
memoria centrale” esclamò Syd “Ma io non vedo nessuna porta. E tu?” Vaughn si voltò ,senza riuscire a scorgere nulla. “Non la vedo,forse Katya ci ha mentito” dichiarò.
26.jpg“No,la porta c’è.” lo corresse Sydney. “L’ho individuata, è alle tue spalle.”
L’agente si girò e notò una piccola porta in un angolo,bloccata da un enorme congegno,simile ad una sorta di gru ,che era stato spostato proprio lì davanti.
“Ci sarà da lavorare” chiosò. Syd lo affiancò con aria decisa “Rimbocchiamoci le maniche” lo esortò, e insieme si misero a spingere il pesante strumento.
ALL’ESTERNO

Il pilota dell’elicottero attendeva pazientemente il ritorno dei suoi clienti intrattenendosi con un solitario e fumando una “National”. Non prestava minimamente attenzione al cielo,dove un elicottero in condizioni decisamente migliori del suo si stava avvicinando silenziosamente.

INTERNO DELL’ELICOTTERO IN VOLO

Nel frattempo Kelly Peyton e gli uomini della sua squadra, fra cui spiccava il suo liberatore,non se ne rimanevano certo con le mani in mano: stavano controllando i loro fucili di precisione e il loro equipaggiamento.
“Tenete a mente che dovrete obbedire ad ogni mio ordine. Non tollererò errori,disattenzioni o stupidità. Guai a chi fallisce” ricordò a tutti la terrorista.
27.jpg“Nervosa, Peyton?” gli chiese sarcastico l’agente che l’aveva fatta rilasciare. “Eppure quando ti abbiamo recuperata mi avevano assicurato che eri un’esperta di missioni ad alto rischio”.
“Qui non c’è “tuo zio” a pararti il sedere” replicò la
mercenaria,infastidita. “Qui siamo sul campo, e c’è sempre qualche maledetto idiota pronto a mandare tutto all’aria”ì
“C’è un elicottero fermo nel complesso. Cosa faccio?” li interruppe il loro mitragliere.
“Hai bisogno anche di chiedermelo? Eliminalo subito,cretino, non vogliamo complicazioni!” sbottò irritata la terrorista.
“Ricevuto” rispose il mitragliere.

A TERRA

I proiettili descrissero un arco, penetrando nella corazza indebolita del Mi-8 come nel burro, uccidendo istantaneamente il pilota e raggiungendo il serbatoio,facendolo esplodere all’istante

ALL’INTERNO DELL’EDIFICIO

Sydney e Vaughn erano finalmente riusciti a spostare la gru dalla porta quando udirono il boato dell’esplosione dell’elicottero. Si scambiarono un’occhiata stupita.
“Controlla tu” soggiunse Sydney.
Vaughn si allontanò da lei dirigendosi verso il portellone, ma all’improvviso si udì una sirena e una porta stagna scese rapidamente dal soffitto,a separare i due.
“Il sistema di allarme! Ci sono degli altri qui dentro!” urlò Sydney,frustrata,sapendo che Vaughn non poteva udirla: fra di
loro ora c’erano almeno dieci centimetri di acciaio.
Doveva giocare quella partita da sola, come molte altre volte. E vincerla, naturalmente.
Risolutamente si mise a cercare di scardinare la porta che dava sulla sala computer.
Dopo alcuni sforzi vani, estrasse la Beretta e sparò alla serratura.
La porta si aprì ,rivelando un corridoio lungo e stretto.
Senza esitazioni Sydney ci si infilò dentro,decisa a recuperare ad ogni costo quello che cercava.

SALA COMPUTER

“Tutto a posto” riferì uno dei sottoposti a Peyton. “Abbiamo stampato il materiale che ci interessava e abbiamo piazzato le cariche per non lasciare nessuna traccia dell’esistenza di questi file”
“Bene” commentò freddamente la donna. “Porterò io i documenti, non posso rischiare di perdere una sola pagina.”

Con un sorriso ironico,l’agente suo salvatore commentò “Zelante. E intelligente: ottima idea quella di fare scattare il meccanismo di emergenza, permettendo solo a noi di arrivare a questo punto. Non riesco a capire come mai la tua missione precedente sia stata un fallimento…”
Peyton gli rivolse uno sguardo feroce. Aveva distrutto una possibile fonte di informazioni per il nemico, ma questo non bastava ad evitare le battute sarcastiche dell’ex-collega dell’agente che aveva dovuto uccidere. Dentro di sé Kelly Peyton soprannominava quei due gli Spettri: non si sapeva quale fosse il loro nome,e sparivano e riapparivano con estrema facilità.
Inquietanti e fastidiosi: non riusciva minimamente a fidarsene.
All’improvviso una grata si spalancò e dal condotto che questa ricopriva balzò fuori Sydney, che li teneva sottotiro con una Beretta Magnum. Li aveva presi di sorpresa e nessuno di loro era in grado di rispondere eventualmente al fuoco.
“Toglietevi le armi e lasciate cadere a terra!” ordinò l’agente CIA.
28.jpg
I terroristi fecero cadere le loro armi a terra e si allinearono. Kelly Peyton e lo Spettro,rimasti fuori dal tiro della pistola di Syd, si allontanarono rapidamente,strisciando dentro un condotto poco in vista.
Sempre tenendo sottotiro gli altri tre uomini della squadra,Syd stava per seguire i due fuggitivi, quando uno dei terroristi le urlò “Abbiamo minato questa sala!” “Allora vi conviene andarvene rapidamente,senza tentare scherzi !” gli rispose Sydney,tuffandosi nel condotto.

FUORI DAL CONDOTTO

Kelly Peyton e l’altro agente erano appena usciti ,abbattendo la grata esterna.
“Muoviti! “ si mise a urlare la terrorista in direzione del suo compagno. Quest’ultimo non si fece attendere.
Sydney Bristow uscì dal condotto subito dopo di loro,ma improvvisamente la sala computer esplose e una fiamma uscì da dove un attimo prima si trovava la sua testa, costringendola ad abbassarsi e dando tempo a Peyton e all’altro agente di accumulare vantaggio.
29.jpg
L’elicottero della Convenzione era sopra di loro e fece scendere un scala di corda ,alla quale si appese rapidamente l’agente senza nome,seguito subito dalla sua collega.
Con le forze raddoppiate dall’irritazione di perdere la sua fonte di informazioni, Sydney si mise a correre rapidamente ed afferrò la scala, strattonando nel frattempo la gamba di Peyton e facendole cadere il fascicolo dei documenti,per poi saltare a terra mentre l’elicottero ripartiva.
Con un grido di rabbia anche Kelly Peyton saltò dalla scala di corda, atterrando proprio davanti a Sydney.
Sull’elicottero,il secondo agente prese la mitragliera e tentò di inquadrare Sydney. Lei nel frattempo fece fuoco due volte centrando il braccio dell’agente alla mitragliera e il serbatoio dell’elicottero. Il mezzo iniziò a sbandare.
30.jpgIl pilota della Convenzione fu costretto a salire rapidamente per evitare di schiantarsi, e poiché aveva perso molto carburante fu anche costretto ad allontanarsi rapidamente per non rimanere a secco,mentre a bordo il collega di Kelly Peyton imprecava furiosamente.
A terra, Kelly e Sydney si fronteggiavano.
“Mettiti a terra, mani dietro la nuca” ordinò Syd. Sorridendo sdegnosamente la terrorista fece finta di eseguire l’ordine, per poi avvicinarsi rapidamente e calciare lontano la pistola di Syd,estraendoallo stesso tempo uno dei suoi micidiali pugnali. “Le parti si sono invertite,cara. Ora sei tu che devi metterti a terra.” le ordinò, sempre con un sorrisino ironico.
Sydney si lanciò contro di lei con furia,evitando con abilità il suo affondo e torcendole il braccio fino a farle cadere l’arma. Reprimendo un urlo di dolore ,Kelly Peyton le affibbiò una potente testata,che la fece arretrare dolorante.
Sydney ritornò alla carica lanciandosi a testa bassa scontro il suo stomaco.
“Facevi meglio a metterti a terra di tua spontanea volontà” commentò.
La Peyton si rialzò abbastanza rapidamente e si lanciò nuovamente contro di lei,ma stavolta Sydney si era preparata meglio e parò i suoi attacchi, riuscendo anche ad assestarle una gomitata allo sterno.
La terrorista arretrò dolorante, finchè si accorse di un sasso ai suoipiedi.
31.jpgFingendo di raggomitolarsi a terra loì raccolse e lo scagliò contro Sydney ,che riuscì ad evitarlo, ma si procurò un taglio alla testa che iniziò a sanguinare. Lei e Peyton iniziarono a scambiarsi colpi con le braccia,scambiandosi commenti per cercare reciprocamente di destabilizzarsi.
“Siamo pari,cara. “ commentò la terrorista.
“Per niente. Io e te abbiamo parecchi conti in sospeso.”le replicò Syd.
“Intendi le sciocchezze che voi della CIA definite atti di terrorismo? O ti riferisci a qualcosa di più specifico.. che ne so… tua figlia?”
“Non devi nemmeno nominarla” reagì furiosamente Sydney. “Cosa puoi saperne tu di mia figlia?”
“So molte cose” commentò sorniona Peyton. “So anche che anni fa hai avuto una conversazione simile a questa, e pensavi in seguito di avere scoperto la verità. Ma il mondo è parecchio più complicato di quello che pensi, Sydney”
concluse, calcando ironicamente sul nome della sua avversaria.
“E cosa sai?” domandò nervosamente Syd.
“Pensi davvero che te lo verrei a dire senza ricevere nulla in cambio?”le rispose ironica la terrorista
Sydney le inflisse una robusta ginocchiata nello stomaco,che la Peyton ricambiò con un calcio all’inguine.
Con una smorfia di dolore Syd le diede una gomitata in testa. Ma Kelly Peyton aveva adocchiato la pistola incustodita dell’agente CIA alle sue spalle.
Con un finto grido di dolore si accasciò a terra, prese la pistola e fece fuoco.
Con i suoi riflessi allenati Sydney Bristow aveva intuito la mossa e si gettò a terra, per poi mettersi a correre, inseguita dalla sua nemica.
32.jpg Sfortunatamente si trovò costretta ad imboccare un vicolo cieco:era in trappola. Si girò ,angosciata, per trovarsi di fronte la sua avversaria che la teneva sotto tiro con la sua stessa pistola e un’espressione nervosa.
“Ora finalmente non c’è più scampo per te, agente Bristow. “ la apostrofò la terrorista. “Non saprai mai la verità. Addio”

Sydney sentì lo scatto di un grilletto premuto, e chiuse gli occhi.

LOS ANGELES - OSPEDALE MILITARE CIA

“Venga,signorina. Si è svegliato e ha chiesto che lei lo venisse a vedere.”
Rachel,sentendo quelle parole,sollevò la testa dalla rivista su cui si era tuffata nel disperato bisogno di smettere di pensare. Il paramedico che le aveva rivolto la parola la osservò ,reprimendo una smorfia di preoccupazione.
Rachel ripose lentamente la rivista e si alzò. Senza dire nulla segui il suo accompagnatore, che le fece strada fino alla porta di una stanza sterile.
All’interno,sdraiato su di un letto e vistosamente intubato c’era Sark,che teneva gli occhi socchiusi e sembrava decisamente provato: il piglio spavaldo che di solito si leggeva in ogni suo atteggiamento sembrava sparito.
“Come sta?”chiese Rachel all’infermiere,cercando di apparire meno preoccupata di quanto fosse in realtà.
33.jpg
“Si sta riprendendo. Ha avuto una reazione allergica a una sostanza che non siamo riusciti ad identificare. “ L’infermiere fece volutamente una pausa,cercando di stimolare la donna a rivelarle qualcosa su quel caso incomprensibile, al quale era stata assegnata priorità assoluta. Non
ottenendo risposta proseguì. “Quando è arrivato era in coma ,lo abbiamo rianimato e gli abbiamo somministrato del cortisone… Lei è una parente?” aggiunse,in tono più freddo.
Rachel stava fissando intensamente il malato e rispose solo dopo un attimo:”No…no,sono solo una collega.” terminò,ricomponendosi.
“Capisco” commentò con una smorfia poco convinta l’infermiere”Beh,allora temo che non potrò dirle di più sulle condizioni del paziente”
Improvvisamente l’interfono della stanza emise un rumore metallico e la voce di Sark,che nel frattempo si era nuovamente svegliato,commentò “Infermiere, le avevo detto che volevo parlare con la mia “collega” in privato. La faccia entrare e ci lasci soli,per favore”.
“D’accordo” rispose il paramedico,poco convinto.”Non si avvicini a meno di un metro dal paziente,non sappiamo ancora che cosa abbia causato la risposta allergica”ingiunse poi a Rachel.
Si allontanò lentamente sotto lo sguardo vigile di Rachel e Sark.
Una volta che lo vide sparire dietro l’angolo,Rachel entrò nella stanza di Sark.
“Come va,biondina? Spero che il nostro amico infermiere e ficcanaso non ti abbia creato troppi problemi.” la apostrofò Sark.
“Sei stato vicino alla morte e hai ancora voglia di scherzare?” gli chiese Rachel ,con un tono fra il sarcastico e il disgustato.
“La vita è una cosa troppo seria per prenderla sul serio. Oscar Wilde” citò Sark sogghignando.
“E inoltre, chèrie, mi sono trovato in queste situazioni più spesso di quanto tu possa immaginare.”
Rachel sentiva che,nonostante il sarcasmo e le battute sferzanti e beffarde, qualcosa in Sark si era allentato. Forse aveva realmente avuto paura di morire ,almeno per un attimo. E in ogni caso sembrava davvero stanco.
34.jpg “Non ti scomponi mai,vero? E scommetto che ora che sei finalmente libero dall’effetto di quel virus stai già pensando a come imbrogliarci” commentò severamente.
“Non finchè ci sei tua sorvegliarmi.A proposito,il nostro amico curioso di prima mi ha detto che sei rimasta qui tutta la notte. Decisamente commovente” le rispose l’ex-terrorista,sempre con un sorriso ironico.
“Erano gli ordini” si schermì Rachel pur accorgendosi di essere decisamente troppo rigida. Nelle schermaglie con il biondino risultava quasi sempre perdente.
“Scommetto che però sei stata tu a richiedere di essere assegnata alla mia sorveglianza,non è vero?”replicò Sark.
“Certo” ammise Rachel,sorprendendolo per un attimo “ma per un motivo esattamente opposto a quello che pensi tu: volevo essere sicura che non mi
stessi ingannando di nuovo. Che non ci stessi ingannando di nuovo” si corresse alla fine
Ripresosi subito dalla sorpresa, Sark le rivolse un sorrise sarcastico: “L’importante è che ci credi tu,agente Gibson”commentò.
“Abbiamo finito? Pensavo che avresti richiesto la mia presenza per un motivo più importante di questi discorsi senza senso”rispose Rachel, cercando inutilmente di rimanere il più professionale possibile.35.jpg
“Certo,avevo un motivo per volerti qui. Sai,da quando mi sono svegliato ho visto solo quel brutto muso dell’infermiere: dovevo riposarmi gli occhi con un po’ di bellezza femminile”.
“Se hai finito” commentò Rachel, “potrei anche andarmene.” “Aspetta” la fermò Sark. La giovane agente dell’APO si bloccò. Per un attimo l’espressione sul viso del criminale non era stata sarcastica,ma in qualche modo diversa,forse persino preoccupata. O magari…36.jpg
“Volevo solo chiederti se potevi chiedere all’infermiere di portarmi un caffé, ne avrei proprio bisogno” concluse nuovamente beffardo il biondino. Rachel uscì dalla stanza lanciandogli un’occhiata sprezzante. Era possibile che per un attimo il terrorista avesse abbandonato il suo aplomb, e avesse mostrato le sue emozioni autentiche?
Riguardandolo attraverso il vetro e notando il suo sorrisetto sarcastico si convinse di esserselo solo immaginato.

OMSK

ydney sentì uno sparo e trasalì:eppure non le pareva di essere stata colpita.
Riaprì gli occhi e vide Kelly Peyton a terra davanti a lei,apparentemente ferita a una spalla.
Alzò lo sguardo e si immobilizzò. Non era possibile,era un’ allucinazione,non poteva essere vero…
Le sembrava di non riuscire ad articolare nessuna parola, a parte quella che le uscì come un gemito: “Papà?”
37.jpg“Salve, Sydney.” le rispose suo padre, lentamente e quasi solennemente.
“Come?! Cosa?!” le chiese sua figlia, confusa e come incapace di pensare. Suo padre le si avvicinò e la prese fra le braccia,come quando,da piccola, aveva paura del buio.Rimpiangeva ora più che mai di esserle stato così poco vicino durante la sua infanzia. Aveva stupidamente sprecato la sua vita a cercare di proteggerla,dai pericoli veri e da quelli che solo lui si immaginava , e non era riuscito veramente a dimostrarle il suo affetto. “Va tutto bene, Sydney,va tutto bene…” le sussurrò. “Papà.. eri morto… eri morto,non capisco…” mormorò sempre più confusa Sydney. “Sydney… tu e o abbiamo visto cose anche più incomprensibili.
Nel nostro lavoro capita. Ma non è stato facile accettare questo nemmeno per me, all’inizio,credimi”le rispose dolcemente Jack. “Da quanto..? Perché non sei tornato?” le chiese singhiozzante sua figlia. “Syd…quando mi sono…. risvegliato… non sapevo cosa fare,non sapevo da chi andare, a malapena mi ricordavo chi ero…poi,quando ho riacquistato la mia
mente,oltre al mio corpo,sono venuto a trovarti.. ho i miei modi per osservare la gente senza essere notato,lo sai…e ti ho visto. Eri con Vaughn ,con tua figlia.. sorridevate,eravate felici,e io non volevo spezzare quella leggerezza, quella tranquillità che non avevo mai avuto con tua madre,che tu non hai mai avuto in vita tua. Così ho deciso di allontanarmi da te,dalla
tua vita. Ti avrei creato solamente problemi. Ma ora è diverso. Ora sei di nuovo in pericolo. Sydney, devi ascoltarmi..” All’improvviso Syd si divincolò dalla sua stretta, lo colpì allo sterno.
Jack mugolò e cadde a terra. Syd gli mise un piede sullo stomaco e lo fissò con aria feroce “Tu non sei mio padre. Mio padre non mi avrebbe lasciato sola nel suo rimpianto per tutti questi anni! Sei il clone del progetto Elica! Dimmi per chi lavori! Lavori per la Seconda Convenzione, non è vero? Dimmi che lavori per loro!”lo interrogò con furia. “Syd..” sussurrò faticosamente Jack “devi credermi sono tuo padre, non sono un clone”
“Smettila di mentire, li ho visti i documenti, lo so che Elena ha fatto un altro clone oltre a mia madre, se pensi che sia così stupida da farmi prendere dal sentimentalismo ti sbagli di grosso”gli rispose Syd urlando, e aggiunse in tono sarcastico“Questa volta la seconda convenzione ha fallito ,mio caro”
Jack la fissava concentrato a cercare un modo per farle capire la verità.
“Mi spiace tesoro, mi spiace di non essere tornato da te… ma ti assicuro che l’ho fatto solo perché credevo fosse la cosa migliore da fare, forse ho sbagliato, come sempre del resto con te, ma ora sono tornato” Jack si fermò per un momento e poi aggiunse “Ti ricordi quando a scuola ci fu una recita ,poco dopo la morte di tua madre,per il giorno del ringraziamento? Tu non eri né un indiano né un pellegrino,eri un tacchino” aggiunse,quasi senza fiato.
38.jpg
“E’ inutile che cerchi di fregarmi, di questa cosa avevo parlato con mamma, quando era rinchiusa alla CIA, chiunque avrebbe potuto saperlo, eravamo sorvegliate da telecamere” ruggì Syd, combattuta su cosa credere e con gli occhi pieni ormai di lacrime.
“Tesoro, ti capisco. Con tutti gli inganni e le delusioni che hai dovuto subire nella tua vita ormai non ti è facile credere, ma io sono tuo padre, quello che, quando avevi quattro anni incendiò la casa per colpa di un toast e una macchinetta difettosa, quello che ti comprava tutte le sere il gelato che ti piaceva tanto, quello che prima che tua madre morisse voleva lasciare la CIA per stare con te, quello che ha sbagliato tanto, ma che ti ha sempre amato.”
“Papà! Oddio,papà!” Syd alzò il piede,aiuto il padre a rialzarsi ,lo abbracciò di nuovo e si mise a singhiozzare “Sei veramente tu…” mormorò,senza più parole. “Sydney..” le rispose suo padre,con un mezzo sorriso.
“Sai,sono contento della tua reazione, per quanto possa esserlo dopo che mi hai steso a terra” –Syd singhiozzò- “Dimostra che sei ancora vigile e attenta. Ora ascoltami: devo metterti in guardia. Sydney… tu devi proteggere tua figlia,ma devi anche restare vicina a lei. Non commettere il mio stesso errore,non lasciare che l’ansia di eliminare i pericoli su di lei ti distolga dall’incontrarla veramente,non perdere l’opportunità,come ho fatto io, di vederla crescere e diventare la donna meravigliosa che diventerà… Ma devo anche avvertirti ,Sydney… io non sono stato l’unico a …tornare.. e il mio .. risveglio.. la mia ..resurrezione… molti hanno cercato quello che è successo a me, e lo cercheranno ancora. Non sei al sicuro, Sydney.. ma lo sarai.. io posso eliminarli ,ho un piano,ma tu mi dovrai aiutare,purtroppo non posso accedere alle attrezzature della CIA. Hai trovato i documenti del quarto duplicato” Syd annuì “Bene: ho
indagato anch’io e ho scoperto che si tratta di una donna, non so molto altro, per ora” le disse sorridendole. Dopo un attimo continuò “Sono sicuro che il fascicolo che abbiamo sottratto a Peyton ti sarà utile per arrivare alla verità”.
“Peyton” si ricordò Syd ,sgranando gli occhi e voltandosi di scatto“Maledizione, è scappata!”
“Non ti preoccupare arriverà anche il suo giorno, ora non è lei a cui devi pensare, ho un’altra cosa importante da dirti e devi ascoltare attentamente” le rispose Jack con voce decisa.
“Cosa ,papà?” gli chiese sua figlia cercando di soffocare la frustrazione per esseersi fatta scappare Peyton.
“Devi indagare sul passato di Reneè Rienne. La donna che ha lavorato con Vaughn per ritrovare i loro padri,la donna che Anna Espinosa ha ucciso. Lei sapeva qualcosa, qualcosa che nessuno conosce, e che tutti desiderano.. aveva un segreto e devi scoprirlo tu,prima della Seconda Convenzione. So che ce la farai, sei eccezionale..” “Papà…non lasciarmi…” lo supplicò Sydney.
39.jpg “Syd.. bambina.. devo andare. Non posso rimanere con te, non ho tempo ”Le prese la faccia fra le mani. “Indaga su Reneè. Syd…ti voglio bene.” Le asciugò le lacrime, la baciò sulla fronte e si allontanò. Syd rimase ferma,piangendo, continuando a guardare suo padre mentre si allontanava. Non lo perse di vista finchè non riuscì più a vederlo.

Episodio scritto da MacSloane87 e Sarax

Cast

Jennifer Garner Jennifer Garner
Sydney Bristow
Michael Vartan Michael Vartan
Michael Vaughn
Carl Lumbly Carl Lumbly
Marcus Dixon
Rachel Nichols Rachel Nichols
Rachel Gibson
Kevin Weisman Kevin Weisman
Marshal J. Flinkman
David Anders David Anders
Mr. Sark
Greg Grunberg Greg Grunberg
Eric Weiss
Ron Rifkin Ron Rifkin
Arvin Sloane
Lena Olin Lena Olin
Irina Derevko
Victor Garber Victor Garber
Jack Bristow

Guest star

Amy Acker Amy Acker
Kelly Peyton
Quentin Tarantino Quentin Tarantino
McKenas Cole
Sonia Braga Sonia Braga
Elena Derevko
Isabella Rossellini Isabella Rossellini
Katya Derevko
Finola Hughes Finola Hughes
Sig.ra Derevko
Daniel Craig Daniel Craig
Sig. Derevko
Edward Norton Edward Norton
The lucky nephew
   

Categoria: Prima stagione virtuale

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10 Comments Add your own

  • 1. montanaro87  |  20 Luglio 2007 at 10:18 am

    Finalmente eccolo on line! Complimenti, un episodio che mi è piaciuto molto!

  • 2. Ary  |  20 Luglio 2007 at 2:19 pm

    Complimentissimi!
    episodio strepitoso!
    però sarebbe bello vedere un pò di atmosfera familiare in più, riferendomi alla famiglia di Sydney e Vaughn…

    eccezionale l’apparizione di Jack!!!

    continuate così ;)

  • 3. sarax  |  23 Luglio 2007 at 9:47 am

    eccolo… torno e la puntata è finalmente on line.. grazie MC.. senti ma.. hai omesso delle foto è? ;-)

  • 4. aga  |  23 Luglio 2007 at 12:04 pm

    bello bravissimi come sempre mi piace il rientro di jack e molto la storia di famiglia di irina raccontata dalla sorella complimentisssssssimi

  • 5. MacSloane87  |  23 Luglio 2007 at 3:35 pm

    Sì,ho omesso delle foto,ma ne aveamo messo veramente tante… ;)

  • 6. Ary  |  13 Agosto 2007 at 11:30 am

    Quando il prossimo episodio??

  • 7. Alex  |  13 Agosto 2007 at 7:12 pm

    E’ pronto, ma ci sono le ferie per cui non so se slitta la pubblicazione.

  • 8. Ary  |  14 Agosto 2007 at 1:55 pm

    Ok, grazie mille :)

  • 9. Rossella  |  5 Settembre 2007 at 12:35 am

    Ah Ah mi piace che visto gli spam abbiate deciso di migliorare i commenti…:-D

  • 10. Francesca  |  6 Settembre 2007 at 3:18 pm

    veramente sui commenti non è cambiato nulla :P

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