01×05 Il passato non muore mai 01×07 Vizio di famiglia

01×06 Il Cuore di Di Regno

14 giugno 2007 Alex

Julian Sark assecondò il ceffone in arrivo cercando di ammorbidire il colpo. Era confuso, ricordava che gli avevano iniettato qualcosa ma non ne era più sicuro. Se ne convinse di nuovo quando ricominciò a sentire il prurito sul collo. Provò a muoversi ma era legato ad una sedia.
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“Rispondi, per chi lavorate?” chiese l’uomo in gessato che stava girando intorno alle sedie.
Sark ricordò che non era solo in quella stanza. Capì che entrambi erano legati a una sedia, e di spalle l’uno con l’altro. Sapeva che era solo colpa sua se si trovavano in quella situazione: non poteva e non voleva rispondere.
“Avanti non farmi perdere la pazienza o qualcuno si farà molto male…” lo intimidì l’uomo prendendogli il mento nella mano destra. Sark non era lucido, probabilmente era l’effetto della sostanza che gli avevano somministrato, magari Penthotal o qualcosa di peggio. Nel timore di tradirsi si limitava a non rispondere. Era il modo migliore per evitare di rivelare particolari fondamentali all’inquisitore di fronte a lui. La sua vita era appesa ad un filo e non poteva permettere che si spezzasse. L’unica cosa che gli veniva in mente in quel momento era ciò che era accaduto solamente il giorno prima.

OTTO ORE PRIMA

Vaughn era entrato in sala riunioni per ultimo e aveva chiuso la porta dietro di sé. Si era diretto verso il posto che di solito veniva occupato da Dixon e aveva cominciato il suo discorso in tono stranamente autoritario, lasciando tutti a bocca aperta.
“Dixon si trova a Washington. E’ stata richiesta la sua presenza ad una Commissione di emergenza riguardante questioni politiche di rilevanza internazionale. Essendo l’agente più anziano, ha voluto lasciare a me il comando della task force in sua assenza…”
1×06_02.jpgSydney gli lanciò un sorriso d’incoraggiamento quasi ironico. Sark fece una smorfia in direzione di Rachel: “Visto che il gran capo non c’è allora possiamo considerarci in vacanza…” sbottò.
“Se vi ho fatti convocare è stato per una faccenda seria…e a quanto pare riguarda proprio te, Sark…”
L’uomo rispose al suo eterno rivale con uno sguardo sorpreso.
“Marshall e Carrie hanno lavorato due settimane sulle analisi del tuo sangue. E non è stata una fatica vana: hanno scoperto qualcosa di interessante…”
Stranamente fu la donna a prendere la parola.
“Ogni manufatto di Rambaldi è classificato con un codice e questo permette di metterlo in relazione rispetto agli altri…” spiegò gesticolando, nella mano il telecomando dello schermo.
“Un momento…codici? Cosa intendi?” domandò Rachel confusa.
“Ad esempio nel caso del “Dire” c’erano pagine intere dedicate alle istruzioni per l’assemblaggio dei vari pezzi, ognuno dei quali aveva un preciso codice…” spiegò ai presenti.
Carrie fece una pausa per controllare che tutti la stessero seguendo.
“Marshall ha finito di decifrare quello contenuto nella chioma di Berenice…” continuò Vaughn.
“Ehm…premetto che non ne so poi moltissimo di biologia e genetica, voglio dire ho solo vinto un premio al college per il miglior progetto ad un esame sui genomi dei delfini…”
Sydney lanciò all’uomo uno sguardo fulminante, così Marshall proseguì: “C’è una strana ripetizione costante nel siero, e calcolando le interferenze con le basi azotate del dna…”
“Arriva al punto!” gridò Sark.
“Quel codice è lo stesso che avevamo trovato nel “Cuore di Di Regno” concluse con un sospiro.
1×06_03.jpgSydney ricordava perfettamente il momento in cui aveva trovato quel cadavere sventrato a Panama, ormai privo del cuore.
“Il suo DNA era stato fondamentale per decifrare la pagina 94 dei manoscritti di Rambaldi, quindi pensiamo che possa essere d’aiuto anche per risolvere la questione del veleno della Chioma di Berenice” concluse Vaughn.
“La questione? Qui si parla della mia vita! Cosa stai aspettando a rintracciare quel dannato organo?” gridò Sark perdendo il controllo.
“Non dobbiamo rintracciarlo – si intromise Sydney – si trova in un edificio governativo della CIA. Tutti i manufatti di Rambaldi recuperati sono nascosti in un luogo di cui pochissimi conoscono esistenza e locazione. Credo che a parte Dixon e qualche altro papavero dell’agenzia, nessuno sia autorizzato ad entrarvi…”
“Dixon sa di questi sviluppi?” domandò Rachel iniziando ad intuire la situazione.
“Sì, l’ho messo al corrente un paio di ore fa. Ma ha deciso di seguire una linea diversa da quella che vi aspettate…” spiegò Vaughn.
“Ossia?” chiese Sydney.
“La locazione del Cuore è un impedimento: Dixon è il direttore di un’unità occulta di cui pochissimi conoscono l’esistenza, se venisse fuori che esistiamo potrebbero nascere complicazioni diplomatiche ingestibili…” continuò Vaughn.
“Sì, ma Dixon può fare una telefonata e in pochi minuti avrà il permesso di…”
“Dixon ha già contattato il direttore della fortezza federale, ma è una procedura delicata e complicata. Non ci stanno venendo incontro: dovremo aspettare diversi giorni prima di averlo, dato che bisogna agire con delicatezza per non destabilizzare gli equilibri dell’agenzia…”
“Sarò io ad agire con delicatezza quando prenderò un’automobile e passerò sopra al tuo cadavere cinque volte!” gridò Sark alzandosi in piedi.
1×06_04.jpgVaughn si mosse minacciosamente verso di lui, ma Sydney si alzò e allargò le braccia bloccando sia lui che Sark.
“Vediamo di evitare minacce e reazioni esagerate. Sark prima di fare una cosa del genere dovresti passare sul mio di cadavere, e sai benissimo che non ci riusciresti mai…” ringhiò verso il biondo.
Poi volse lo sguardo verso Vaughn: “Ci deve essere un modo per ottenere quel manufatto prima!”
1×06_05.jpg“Sì, rubandolo! Dixon non ha autorizzato azioni individuali da parte nostra, se scoprissero che siamo agenti della CIA provocheremmo un incidente diplomatico di portata disastrosa!” replicò lui.
Dopo un attimo di silenzio Sark si voltò verso la porta, quasi non reggesse più lo sguardo di Sydney.
“So benissimo che quel virus è ancora nelle mani della Convenzione – riprese Vaughn – E so quanto possano essere pericolosi…se ottenessero il Cuore prima di noi non potremmo più trovare una cura contro il veleno…Ma quelli della fortezza hanno già triplicato gli agenti di guardia e staranno attenti ad ogni minimo intervento esterno…”
“Agente Vaughn, non me ne starò con le mani in mano nell’attesa che si decidano a consegnarci quel manufatto! Contatterò la Seconda Convenzione e se scoprirò che lo stanno già cercando agiremo di conseguenza!”
“Tu non farai niente Sark! Ti togliamo i privilegi da informatore fino a quando questa storia non sarà finita!” gridò Vaughn.
“Ossia fra ventiquattro ore, quando il siero farà effetto…” sussurrò lui.
Vaughn cambiò espressione e da arrabbiato sembrò quasi calmarsi. Ora gli si poteva leggere quasi pietà, negli occhi. Sark scosse la testa ed uscì dalla stanza lasciando chiudere la porta dietro di sé, mentre Sydney guardava suo marito che sembrava sconsolato almeno quanto lei.
1×06_06.jpgNon avevano mai fatto il tifo per la salvezza di Sark, ma sapere che ci erano così vicini e che non potevano fare niente li faceva sentire colpevoli.

“E va bene ragazzo…” disse con rabbia l’uomo.
Trascinò la sedia che Sark aveva alle spalle e la posizionò di fronte a lui: Sark potè di nuovo rivedere il volto di Sydney. Anche lei sembrava spaesata e spaventata, sintomi causati dal siero della verità, ma al contrario di lui non aveva nessun segno di aggressione sul volto.
“Se non vuoi parlare spontaneamente, allora troveremo il sistema per convincerti…”

Sark sedeva ad un computer e vagava freneticamente negli archivi della CIA. Sydney lo stava osservando senza parlare da alcuni minuti. Conosceva Sark e sapeva che era come lei: non sarebbe rimasto con le mani in mano sapendo che la sua esistenza era in pericolo.
“Non sta bene entrare negli archivi dei file top secret per scoprire una cosa di cui non dovresti nemmeno conoscere l’esistenza…” disse alla fine la donna.
Sark si voltò di scatto e la guardò. Syd notò che aveva delle occhiaie pesanti, segno che aveva passato diverse notti insonni negli ultimi tempi. Stava combattendo una battaglia contro un inesorabile conto alla rovescia. Dopo una smorfia di disapprovazione, l’uomo tornò a muovere il mouse e ad osservare lo schermo.
“In ogni caso non troverai niente. Quell’edificio non è nemmeno citato negli atti ufficiali dell’agenzia, figurati fra i documenti top secret…E’ troppo importante per divulgarne l’esistenza. Troppe volte i criminali come te hanno sottratto all’agenzia i manufatti di Rambaldi!”
Sark lasciò ricadere la testa verso il basso e sospirò. Poi indietreggiò rispetto alla scrivania e si alzò, lo sguardo intenso verso Sydney.
“Agente Bristow, non posso restare qui e aspettare di morire. Io devo fare qualcosa…e se per farlo dovrò mettere in discussione il mio ruolo in questa agenzia…beh, non mi farò scrupoli!”
1×06_07.jpg“Cos’hai in mente?” chiese Syd.
Sark si guardò intorno e continuò: “Voglio entrare in quella fortezza.”
“Sei pazzo, Vaughn non ti lascerà mai andare là…e non ti diremmo mai dove si trova!”
“Non ho intenzione di coinvolgerlo infatti…Così come Dixon, che non sarà di rientro a Los Angeles prima di domani…”
“Sark, cosa vorresti fare? Entrare da solo in un posto pieno di agenti e in cui ogni stanza ha una contromisura anti-intruso?”
“No…ci andremo insieme…”
“Se pensi che ti asseconderò per farti un favore ti sbagli…non mi interessa salvarti la pelle. Per quanto ne so prenderesti quante più informazioni ti è possibile e le passeresti alla Seconda Convenzione!”
“Cerca di pensare egoisticamente allora: cosa faresti tu se al mio posto ci fosse Vaughn? Ricordi quando dovevi trovare il vaccino per il morbo che lo aveva contaminato? Venisti fino a Paldiski per trovarlo e violasti persino gli ordini facendoti catturare…Ti sto chiedendo di aiutarmi, è vero, ma non si tratta solo di me. Quel virus è ancora in mano alla Seconda Convenzione, è una minaccia a livello internazionale. Pensa cosa succederebbe se fosse immesso nelle reti dei servizi pubblici. Negli ospedali, nei luoghi di culto, nelle scuole… Magari proprio in quella di tua figlia…” concluse con arroganza.

L’uomo puntò una pistola alla tempia di Sydney che riprese coscienza come se la canna fredda dell’arma avesse annullato l’effetto del liquido. Spalancò gli occhi e cominciò a respirare affannosamente dalle narici, gonfiando a singhiozzi la bocca sigillata dal nastro adesivo.
1×06_08.jpg“Ora conterò lentamente fino a tre e se allo scadere non avrò sentito quello che voglio non avrai più il piacere di rivolgere la parola a questa graziosa signorina…” sussurrò sadicamente. Sark sgranò gli occhi impaurito dalla minaccia.
“Uno” disse l’uomo tenendo l’indice sul grilletto.

“Fa parte del piano, vero Sark? E’ questo il tuo obiettivo, venire a conoscenza del luogo dove sono conservati i manufatti di Rambaldi…vorresti ottenere questa informazione con il mio aiuto e poi trasmetterla ai tuoi alleati”
1×06_09.jpgTi assicuro che quando un uomo sa che ha solo 22 ore di vita si dimentica sia degli amici che dei nemici”
“Mi stai chiedendo di mentire a mio marito…Perchè dovrei farlo?”
“Perchè ti sarei debitore per tutta la vita…ed entrambi sappiamo che sono un uomo di parola…” concluse lui tornando arrogante.
Sydney lo guardò con somma rabbia. In altre circostanze avrebbe cercato la prima pistola e lo avrebbe costretto a uscire da quella stanza solo in barella, diretto all’obitorio. Ma quell’uomo la stava supplicando di aiutarla per salvarsi e lei non poteva restare senza far niente.
“Fatti trovare all’aeroporto fra un’ora. Porta tu l’attrezzatura, viaggeremo in incognito…”

Sark non riusciva a capire quello che stava succedendo, se fosse sveglio o se si trovasse in uno stato di incoscienza. Sembrava tutto più morbido, più leggero, come se avesse la testa infilata in un pacco di ovatta. Dal naso continuava a colargli un rivolo di sangue che moriva sui pantaloni, mentre l’uomo al suo fianco con la mano sinistra puntava la pistola alla testa di Syd e con la destra gli reggeva la testa per i capelli biondi e arruffati.

Sark camminava per strada con una valigetta metallica che conteneva l’attrezzatura; era diretto verso l’aeroporto militare e stava parlando al cellulare.
1×06_10.jpg“Sì, come ho già detto è tutto sotto controllo…No, non può sospettare di nulla, e anche se lo facesse sono stato molto bravo a dissimulare…Partiamo fra mezz’ora, solo noi due…Presumo fra qualche ora, non so essere più preciso al momento…Bene, a più tardi.”
Chiuse la conversazione e ripose il telefono in tasca, mentre un sorrisetto compiaciuto gli si dipingeva sul volto.

Il tempo sembrava si fosse rallentato, Sark si guardava intorno: Syd, l’agente, la stanza bianca con loro due al centro, e il grande vetro ritagliato sulla parete da dove probabilmente altri agenti dall’altro lato stavano assistendo alla scena. Immaginava i volti, tutti uguali e tesi, era come se li vedesse al di là dello specchio, come se li guardasse direttamente negli occhi. La sua attenzione tornò sulla donna, lo sguardo di Sydney era sempre più impaurito. Sembrava supplicare Sark.
“Due”

1×06_11.jpgSydney sbuffava come una locomotiva a vapore fuori controllo; avrebbe voluto reagire, cercava di dimenarsi ma era legata troppo bene per potersi liberare. I polsi si erano arrossati intorno ai nodi, e le caviglie erano incrociate e legate alle gambe della sedia. Syd emise alcuni gemiti che filtravano dal nastro argentato e con gli occhi non smetteva di spronare Sark a mettere fine a quel conto alla rovescia. Ma gli occhi dell’uomo erano inespressivi.
Non posso aiutarla…
”Tre”

L’aereo stava sorvolando il New Mexico. La fortezza federale si trovava nel sud del Texas, dove sarebbero arrivati entro un paio d’ore. Sark fece capolino dalla camera di pilotaggio e si sedette di fianco a Sydney.
“Cos’hai detto al tuo caro maritino? Che facevi una fuga d’amore con il tuo amante?”
“Per Vaughn stiamo andando a Washington per raggiungere Dixon…” replicò lei scocciata continuando a guardare le planimetrie della fortezza.
“E Marshall?”
“Gli ho chiesto di concedermi 15 ore…Se non avrà mie notizie entrò questo termine avviserà Vaughn e Dixon e organizzeranno una squadra di supporto…”
“Se avranno ancora qualcosa da recuperare…”
“So cos’hai in testa, ma ti avviso: se proverai a scappare ti ritroverò, se proverai a contattare la Seconda Convenzione passerai il resto della tua vita dietro le sbarre. Prova a fare un passo falso e ti ammazzerò prima che il siero cominci a fare effetto. Intesi?”
1×06_12.jpg“Intesi, agente” rispose rassegnato Sark stringendo le labbra sforzandosi di non risponderle.

L’uomo armato sembrava che non stesse bluffando e cominciò a muovere l’indice sul grilletto della pistola. Julian Sark non si accorse neanche dei piccoli scatti che il cane dell’arma stava emettendo. In una situazione del genere avrebbe dovuto avere l’adrenalina a mille, invece era stranamente calmo ed assonnato, le palpebre sembravano più pesanti di una saracinesca.

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Accasciò la testa sul petto e si lasciò svenire in un sonno profondo e rassicurante.

TEXAS, ORE 0.00

Era stesa su una branda fissata ad una parete e retta da due catene agli angoli del letto; quando aprì gli occhi la accolse la luce soffice dei neon che dai corridoi arrivava spezzata dalle sbarre fino alla sua cella avvolta dalle tenebre.

1×06_14.jpgDove sono? Che ci faccio qui?, pensò. Poi le piombò nella memoria il ricordo di una pistola puntata alla testa, si ricordò di essere una spia e di essere in una missione che non era mai stata approvata. Non si rese conto di essersi persa tra i suoi pensieri cercando di capire come avrebbe spiegato a Dixon e soprattutto a Vaughn quella faccenda, finché non la destò un rumore in lontananza, come di un manganello che scorreva sulle sbarre della porta di una cella. Era quasi impercettibile, sembrava arrivasse dai condotti di aerazione, ma a quell’ora della notte, mentre tutto dormiva, riusciva a raggiungere le sue orecchie.
Si guardò le mani e poi i piedi, si sorprese di essere slegata. Senza muoversi dal letto cominciò a guardarsi intorno cercando una via di fuga, o qualcosa che avesse potuto tornarle utile, ma non c’era nulla oltre lei e quella branda.
Frugò allora nelle tasche e trovò solo una banale confezione di mentine; guardò quel pacchetto rassegnata, come se si fosse resa conto che non le sarebbe stato utile. Provò a mettersi seduta sul lettino: “Ahy, la testa…” disse mentre si portava il dorso della mano sulla fronte.

1×06_15.jpgIntanto i passi di una persona in lontananza cominciavano a farsi sempre più vicini. L’agente mostrò il tesserino al secondino di guardia posizionato in una nicchia ricavata nel corridoio ad una ventina di metri dalla cella di Sydney.
“Dice che non parlerà se non in presenza del suo avvocato” disse scherzando l’uomo dietro alla scrivania, dando così un implicito consenso all’uomo che continuava a camminare.
L’agente si avvicinava sempre di più alla porta della cella di Sydney, e vide che le brande erano vuote e che di lei non c’era nessuna traccia. Si avvicinò con cautela spostando la testa verso il muro per scorgere l’angolo coperto della prigione. Fu in quel modo che notò a terra un braccio che si stava muovendo agitatamente. La guardia piombò con le mani sulle inferriate e vide il resto del corpo della detenuta in preda alle convulsioni. Sydney non smetteva di tremare, aveva gli occhi spalancati e dalla bocca le usciva copiosa una allarmante schiuma bianca.
“Dannazione Mike, corri subito qui!” urlò al secondino mentre inseriva senza criterio tutte le chiavi del mazzo nella serratura della cella.
Ne aveva già provate due senza successo, e ne stava inserendo tremolante un’altra. La donna continuava a fibrillare e a versarsi bava addosso.
Finalmente l’uomo trovò la chiave giusta ed entrò cercando di soccorrere la prigioniera. Si inginocchiò di fianco a lei, le prese la testa e le alzò leggermente il collo per liberarle le vie respiratorie, poi chiamò più forte il suo collega: “Mike muoviti!”, non sapeva che altro fare.
Sydney invece sì.
Di scatto si appoggiò su un gomito e con l’altro alla gola colpì l’agente, che non poté far altro che portarsi le mani al collo sentendosi mancare l’aria. Con un altro colpo alla nuca la donna stordì definitivamente l’uomo. Guardò di nuovo la confezione che aveva tra le mani e il suo pensiero arrivò fino a Marshall. Se non ci fossi tu… pensò.
Si appiattì contro il muro interno della cella proprio di fianco all’ingresso, e non appena vide entrare il secondino lo afferrò per un braccio e lo fece sbattere contro la parete. Un calcio dietro al ginocchio fece accasciare l’uomo, e Syd con un nuovo colpo alla nuca si liberò anche della seconda guardia.
Sistemò i corpi nell’angolo più remoto della piccola cella, e prese la pistola semiautomatica dalla fondina del secondino. Estrasse il caricatore, controllò i proiettili e lo rimise a posto, poi si infilò la pistola nei i pantaloni, dietro la schiena.
Sì mosse con circospezione per il corridoio cercando di eludere le telecamere fino alla postazione della guardia. Aspettò contro il muro che la camera cambiasse angolo e poi si tuffò dietro la scrivania per dare un’occhiata ai monitor e rendersi conto della situazione.

“Ecco il nostro piano d’azione: entreremo nell’edificio come gli agenti Michelle Williams e Charles Collins – spiegò Sydney porgendo a Sark un tesserino falso – Ci dirigeremo immediatamente al quinto piano e preleveremo il Cuore di Di Regno…”
“Come pensi di passare inosservata?” chiese Sark poco convinto.
“Tu ti occuperai di bypassare il sistema delle videocamere, manderai un’immagine in loop del corridoio esterno della stanza e poi mi raggiungerai. Per entrare nella camera dovremo agire dai due lati d’ingresso e cercare due password di protezione. Cambiano ogni dieci minuti, ma Marshall mi ha assicurato che i palmari le troveranno in meno tempo…Una volta preso il manufatto ce ne andremo come se niente fosse…”
“Sappiamo la sua locazione esatta nella stanza?”
“E’ irrilevante, dato che non ci entrerai”
Sark la guardò sorpreso.
1×06_16.jpg“Mi credi tanto stupida? Nel giro di due minuti faresti scattare l’allarme e mi lasceresti in quel posto a marcire, mentre tu fuggiresti via con il Cuore fra le mani, pronto a consegnarlo alla Convenzione!”
Sark non rispose; era stanco di ribattere in merito ad ogni cosa detta da Sydney e capiva che cercare di farle avere fiducia in lui era fatica sprecata.
“Si fa come dico io” concluse la donna srotolando le planimetrie della fortezza sul tavolino.

Sydney aveva raggiunto il computer nella saletta dove poco prima stava la guardia che aveva atterrato. Stava cercando informazioni nel sistema per scoprire dove avessero portato Sark e dove si trovasse lei. Avevano studiato la piantina: l’edificio si sviluppava su sei piani, i manufatti si trovavano in una stanza preparata appositamente al quinto piano. Negli altri piani oltre agli uffici e alla copertura, ce n’erano due adibiti a prigioni di appoggio. Erano sempre vuote, ma pronte ad essere riempite nel caso che persone come lei tentassero di irrompere nell’edificio.
Le apparve finalmente una planimetria dell’edificio che rivelava la posizione dei prigionieri. Syd sorrise continuando a leggere i dati sul monitor: riconobbe la sua descrizione e quella di Sark. Lei si trovava al quarto piano, mentre l’uomo al sesto. Non poteva avere notizia migliore: ora poteva dedicarsi totalmente alla ricerca del Cuore di Di Regno senza altri impedimenti, con Sark rinchiuso e custodito. Stava per alzarsi quando notò un cellulare poggiato sopra un cumulo di scartoffie; gli occhi le brillarono di nuova luce. Digitò il numero a memoria.
Il telefono di Marshall Flinkman cominciò a trillare con il motivetto dei “Looney Toons”, con vistoso imbarazzo di lui, che stava ritirando i soldi da uno sportello ATM. Anche se l’ora era tarda, Carrie lo aveva mandato a comprare delle medicine in farmacia per curare la febbre di Galileo. C’erano un paio di persone in coda, e a giudicare da come erano vestite erano pronte per concludere la nottata in qualche locale chic.
Accettò la chiamata il più in fretta possibile per mettere fine a quel ritornello: “Pronto, Marshall…”
L’uomo sgranò gli occhi: “Ah, ciao, S…Cindy! Come va il…ehm… viaggio?” rispose un po’ in difficoltà, cercando di non rivelarsi ad una ipotetica intercettazione.
“Non troppo bene, Archimede…siamo stati catturati, sono appena riuscita ad uscire dalla mia cella, ma mi devi portare fuori di qui!” rispose lei senza condividere le stesse preoccupazioni.
“Accidenti Syd…- borbottò – Non ti preoccupare ti tiro fuori io!”
Collegò l’auricolare e lasciò scomparire il telefono nella tasca.
Marshall si voltò: “Signori mi dispiace, ma il terminale è guasto, dovrete ritornare più tardi!” disse cercando di dissimulare tutto il suo panico momentaneo. Poi tornò ad osservare il monitor di fronte a sé, ma l’uomo dietro di lui gli posò una mano sulla spalla e lo strattonò.
“Hey, ma che stai dicendo, funziona tutto perfettamente!”
Marshall gli lanciò un’occhiata che non gli apparteneva: “Si levi immediatamente di torno!”
Il suo sguardo minaccioso portò la coppia ad allontanarsi in fretta. Quando si trattava di Sydney Bristow acquistava una determinazione che solitamente non aveva mai…
Svitò il coperchio di ispezione dello sportello e collegò un cavo seriale dal connettore dell’ATM al pc portatile che portava sempre con sé. Si sedette sul marciapiede e si appoggiò con la schiena al muro proprio sotto al distributore.
“Ok ci sono, che ti serve?”

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“Ogni sezione dell’edificio è protetta con delle porte ad apertura elettronica e non ho la chiave. Mi devi aprire un varco fino agli archivi che sono al piano di sopra!”
“Ok, ma prima ho bisogno che tu apra a me un accesso dall’interno!”
“Come?” domandò l’agente.
“Devi raggiungere un terminale”
“Ce l’ho davanti!”
“Allora spera di avere i permessi di amministratore e digita dal prompt SET UP Firewall, poi 4, poi 2”
“Fatto!” disse Sydney ancor prima di aver finito di digitare sulla tastiera la sequenza dettatale.
“Bene ora aprimi una porta qualsiasi…”
“Ok, la 15.000”
“Perfetto, dammi qualche secondo…”
Tutti quelli che vuoi, pensò Sydney. Era più sicura, ora, come se si trattasse solo di routine, come se avesse avvistato il suo faro in mezzo alla tempesta.
“Ok ho già bypassato il sistema di sicurezza, vedo la posizione del tuo terminale. Che ne dici se ti apro una porta alla volta così daremo meno nell’occhio?”
“Ok…ci sono due porte alla mia sinistra, una porta al centro del piano, ma io devo uscire da questo settore continuando per il corridoio!”
“La vedo!” sussurrò Marshall cominciando a digitare nervosamente codici sulla tastiera. Sulla sua fronte cominciavano a formarsi piccole gocce di sudore.
“Vai ora, è aperta!”
Syd aspettò qualche secondo, ma le spie sul dispositivo di controllo continuavano a rimanere rosse.
“Marshall qua non succede nulla!”
“Ops…colpa mia ho sbagliato porta, controlla ora…”
I led finalmente diventarono verdi e l’altoparlante emise due veloci bip.
“Ok, è aperta!” confermò la donna.
Sydney cominciò a strisciare lungo il muro aiutandosi con una mano, mentre con l’altra reggeva il telefono. Anche nella nuova stanza il corridoio si divideva in due sezioni: una continuava nel perimetro dell’edificio, l’altra si spostava verso il centro.
1×06_18.jpgE proprio da quella direzione la donna sentì dei passi e delle voci ancora lontane.
“Marshall arrivano guai, ci sentiamo fra qualche minuto!” bisbigliò al microfono del telefono.
Aspettò dietro l’angolo del muro, indecisa ed impaurita, mentre due guardie che avevano più voglia di chiacchierare che di fare la ronda continuavano ad avanzare.
“Cos’è stato?” disse una delle due.
“Io non ho sentito nulla”
“Shh” mimò col dito la prima guardia mentre estraeva la pistola.
I due uomini, ora allertati, si muovevano lenti un passo dopo l’altro verso la fine del corridoio puntando le pistole ad altezza d’uomo.
Con dei cenni della testa la guardia indicò al compagno di controllare l’area a sinistra mentre lui avrebbe guardato a destra. Scoprirono contemporaneamente gli angoli spalla a spalla con la pistola pronta a sparare, ma di Syd non c’era neanche l’ombra. Rimasero per qualche secondo immobili, prestando attenzione ad ogni minimo rumore, come felini pronti a lanciarsi su una preda che percepivano ma non vedevano.
“Non c’è nessuno, come ti dicevo…” disse uno dei due mentre stava già riponendo l’arma.
Se ne era quasi convinto anche l’altro, quando vide una strisciata di gomma nera sulla parete. Non fece in tempo a guardare in alto che Sydney gli era già arrivata addosso con un calcio a piedi uniti sul petto. La donna riacquistò l’equilibrio dondolando un momento e poi mollò la presa dai tubi che scorrevano sopra al soffitto; quando arrivò a terra aveva già la pistola in mano.
“Getta l’arma, non voglio farti del male, non voglio farne a nessuno!”
L’uomo le diede ascolto: se non alle sue parole, alla pistola che aveva puntata contro il petto. Appoggiò la propria arma a terra.
“Bene…mi dispiace ragazzo, questo ti farà un po’ male…”
Sydney stese anche il secondo uomo con un colpo al volto, poi ammanettò entrambi i soldati e tornò a parlare con Marshall.
Era assurda tutta quella storia, un agente degli Stati Uniti che si muoveva come un criminale all’interno di un ufficio governativo. Oramai era tardi per fare queste considerazioni, doveva arrivare al Cuore di Di Regno sperando di non creare un grosso incidente diplomatico.
“Marshall, aprimi la porta laterale…”
“Subito Syd, è un piacere risentirti sana e salva…” disse balbettante ed emozionato.
Cominciò a digitare di nuovo sulla tastiera ma la sua espressione cambiò di colpo.
“Syd ho paura che ci sia un problema…”
“Che tipo di problema?”
“Ci hanno scoperti, non riesco ad aprire più nulla!” premette sulla tastiera ancora più forsennatamente alla ricerca di un accesso secondario o di una soluzione per aggirare il problema.
“Com’è possibile, non sento allarmi, non vedo nessuno!”
“No Syd mi sono sbagliato…non sono loro, c’è qualcun altro nel sistema! Stanno chiudendo tutte le porte!”
1×06_19.jpg“E tu riaprile!” tuonò Syd come se si fossero persi in chiacchiere inutili.
“Non posso, hanno un permesso più alto del mio! E’ stata attivata la procedura di emergenza… Syd…sei bloccata…” concluse mestamente l’informatico.

Sark e Sydney entrarono sfoderando il loro tesserino falso di fronte alle guardie all’ingresso. Dietro di loro solo scrivanie, operatori con cuffie in testa popolavano quello che sembrava fosse un banale customer care. Lei indossava una parrucca rossa dal taglio corto e sfilato, lui degli occhiali da sole scuri.
1×06_20.jpgLi scortarono sul retro e, arrivati nella hall, Sydney notò immediatamente il marchio C.I.A. dipinto sul pavimento e per un attimo si sentì in colpa. Era la prima volta che tradiva l’agenzia da molto tempo a quella parte. Senza contare tutte le persone a cui stava mentendo per aiutare un criminale, fra tutti suo marito.
“Avete un appuntamento?” chiese la ragazza che sedeva di fronte ad un terminale e che era addetta all’accoglienza.
1×06_21.jpg“Siamo qui come rappresentanti dell’associazione Agenti CIA sotto copertura. Dobbiamo prelevare alcuni documenti nella zona archivio…” rispose Sark togliendosi gli occhiali da sole e guardandola intensamente.
“Un attimo, controllo…” rispose lei quasi accaldata.
Sark aveva curato personalmente la loro copertura, aggiungendo un promemoria sulla loro visita nelle liste degli ingressi autorizzati nella fortezza. Chiunque avesse controllato non avrebbe mai capito che era falso.
“Permesso accordato, l’ascensore alla vostra destra vi condurrà al quinto piano; ecco una chiave magnetica di livello 1, vi permetterà di accedere all’archivio.”
“Grazie…” rispose Sydney prendendola prima che potesse farlo Sark.
La ragazza fece un sorriso all’uomo, che una volta fattole l’occhiolino seguì la sua compagna verso l’ascensore. Una volta al suo interno, Sydney gli porse un auricolare.
“Questa ci permetterà di tenerci in contatto”
Sark lo mise un po’ riluttante: “Sai non mi capita spesso di avere all’orecchio una voce guida autoritaria come la tua!”
“La password apparirà man mano sullo schermo del palmare. Non appena sarà completa inseriscila nel tastierino numerico. Fortunatamente non varrà più dopo dieci minuti e così non potrai utilizzarla come informazione per i tuoi alleati…” continuò ignorandolo.
“Chi ti dice che non siano già lì ad aspettarci?” rispose lui ironicamente.
Sydney lo guardò furente: “Se qualcosa va storto il rendez-vous è fissato all’aeroporto. Tutto chiaro?”
1×06_22.jpg“Cristallino, agente Bristow…” sorrise Sark.

“Marshall tirami fuori di qui!” gridò Sydney al telefono.
“Ci sto provando Syd, ma il mio accesso è limitato, non so cosa stia succedendo, è come se qualcuno cercasse di chiudermi fuori dal sistema!”
“Sono bloccata, ecco che succede!” urlò al telefono. Per un attimo Sydney si infuriò, si vedeva dallo sguardo; poi si rese conto che non poteva prendersela con Marshall, che non era colpa sua, e che invece si stava facendo in quattro per aiutarla, mettendo anche a rischio la sua posizione nell’agenzia.
“Ok, Marshall…scusami…come posso aiutarti?” domandò cercando di riprendere il controllo.
“Prova a descrivermi il dispositivo elettronico che regola l’apertura della porta” chiese lui come se lo stesse domandando in un momento inopportuno.
“Ok…è…bianco… – spiegò lei mentre si era già resa conto di aver detto una stupidaggine – …e…ci sono 5 led nel lato superiore, erano fermi sul rosso fino a poco fa, ora lampeggiano ad intervalli regolari.”
“Temo che dovrai aprire la scatola che lo copre… – insistette Marshall timoroso di farla arrabbiare di nuovo – Cerca un cacciavite, o qualcosa per fare leva”
Si ricordò di quella volta che insieme a Vaughn stavano cercando di disinnescare gli esplosivi posizionati sulle fondamenta dell’SD6. Anche quella volta la situazione era stata piuttosto burrascosa, ma si era poi risolto tutto per il meglio.
Syd si guardò intorno e notò, di fianco alla finestra, una teca che conteneva un estintore. Ruppe il vetro con il gomito e recuperò l’attrezzo, portandosi nuovamente di fronte al dispositivo.
Prese la mira e sferrò un colpo deciso ma non troppo violento contro la scatola di copertura che emise delle piccole scintille accompagnate dal rumore di una scarica elettrica. La scatola di controllo adesso era spezzata a metà, la scheda elettrica era al riparo dentro al muro, mentre il pannello dei comandi penzolava attaccato a una manciata di fili.
“E’ aperta!” disse con decisione.
“Bene, devi leggere il codice sul processore di controllo, dovrebbe essere grosso come… un’unghia” disse guardandosi quella che si stava mordendo solo un secondo prima.
“SCT 6-38”
“Ok, dammi un attimo per controllare…”
1×06_23.jpgMarshall cambiò applicazione dal suo portatile, in background già girava un archivio con l’elenco di tutti i microcontrollori in produzione su larga scala. Digitò senza esitazione il codice, e ricevette un momento dopo lo schema elettrico dell’apparecchio.
“Bene Syd, il processore ha 16 piedini, quattro per lato, devi mettere in corto circuito il quinto e l’ottavo. Si comincia a contare da quello che dovrebbe essere contrassegnato con un puntino sulla superficie del processore.”
Sydney strinse il cellulare tra la spalla e la guancia mentre si slacciava il reggiseno sotto la maglia “E che succede se per sbaglio metto in corto anche altro?”
“Non lo so, ma te lo sconsiglierei…”
L’agente Bristow estrasse il ferretto dall’indumento e lo piegò in modo da fare un ponte della distanza che le serviva.
1×06_24.jpgStrinse il ponticello appena creato tra il pollice e l’indice e lo portò sopra al microprocessore. La mano era ferma, ma non abbastanza; temeva che una piccola oscillazione avrebbe mandato a monte tutta l’operazione. Era tesa, non era il momento giusto, così decise di rimandare. Si passò le mani sulla faccia e poi si tirò indietro i capelli. Va tutto bene, si disse, lo aveva già fatto milioni di volte, e stavolta non era diverso. Che stesse tentando di manomettere un sistema governativo non rendeva l’operazione più complicata.
Sydney ritornò con la mano vicino alla scatola di controllo, adesso era più calma, più sicura. L’arco di metallo si avvicinava sempre di più ai punti saldati. Sydney poggiò prima su un lato del circuito e poi con tutta la pazienza che aveva si preoccupò di accostare l’altro capo. Il circuito emise una piccola scarica elettrica che fece scappare un gridolino alla donna che si tirò indietro di scatto.
“Grande Sydney!” bisbigliò Marshall sbalordito guardando il monitor che ora segnalava la porta aperta.

Sark e Sydney uscirono dall’ascensore facendo finta di niente. Si diressero in direzione degli archivi, ma invece di entrare entrambi in quella stanza, lo fece solo Sark.
La donna, al contrario, si diresse verso la fine del corridoio, dove si apriva un’enorme portone metallico. Era il primo dei due accessi alla zona a protezione dei manufatti di Rambaldi e Syd aveva già notato il piccolo allarme riposto al lato del portone. Sapeva che le due password erano protette da almeno quindicimila schermate di codici di protezione. Tuttavia si stupì di non vedervi guardie di fronte, probabilmente un allarme di tale portata rendeva sicurissima la sala.
“Dovrei prenderne uno per casa mia”, pensò Syd.
Sark aveva appena varcato la porta, e una guardia lo aveva squadrato dalla testa ai piedi; cercava di mantenere uno sguardo sicuro, lasciando intendere che aveva ogni diritto di trovarsi in quel posto, ma temeva che la sua espressione poco convinta lo avrebbe tradito. La guardia non mosse un muscolo e ritornò a guardare avanti come fosse un’armatura vuota. Si sedette al computer più isolato, lontano dagli sguardi di altri agenti che stavano usando altre macchine. L’accesso a quella linea gli avrebbe permesso di manomettere i circuiti delle telecamere interne.
“Bene Syd, non ti muovere mentre entro nel loro sistema di controllo…” sussurrò mettendosi una mano davanti alla bocca.
“Un lavoro che ti dovrebbe riuscire semplice…” replicò lei.
“Sai l’ho fatto molte volte, anche per Sloane…” ironizzò Sark.
1×06_25.jpgSydney ingoiò il rospo e attese pazientemente nascosta dietro un angolo. Nella tasca della sua giacca militare giacevano un piccolo cavo ed il palmare ad alta potenza che le aveva dato Marshall. Doveva solo aspettare il segnale di Sark. Tuttavia la donna non era del tutto sicura, temeva che qualcosa sarebbe andato storto, aveva quasi un presentimento.
“Ci sono!” gridò Sark interrompendo i suoi pensieri.
“Bene…”
“Prendo l’immagine… – continuò a digitare velocemente sulla tastiera – La mando in loop…fatto! Fra due minuti sarò dall’altro lato della porta”
“Muoviti!”
Sark chiuse la connessione e cominciò a muoversi con passo lesto verso il secondo ingresso della stanza di Rambaldi, cercando di essere il più discreto possibile. Nel frattempo Sydney si mosse verso l’impianto d’allarme ed aprì il piccolo coperchio, all’interno c’erano almeno quindici fili di colori diversi, più o meno collegati fra loro.
“Quale accidenti devo prendere?” domandò sconsolata.
Sark era appena arrivato di fronte alla zona identica a quella. Aprì il suo coperchio e scorse l’ammasso di fili colorati.
“Quello più lontano dai circuiti dei led d’allarme…riesci a distinguerlo?” replicò lui.
“Dovrebbe essere il verde…”
1×06_26.jpg“Esatto…”
Syd lo staccò lentamente e non successe nulla, così come dalla parte di Sark. Dopo un respiro di sollievo entrambi collegarono il cavo al palmare ed azionarono il programma di ricerca della password. Avrebbe impiegato un paio di minuti.
“Sai, a volte dimentico la tua abilità nel manomettere sistemi d’allarme della CIA…” sussurrò in cuffia.

“Ok Marshall, al di là di questa porta ci sono le scale che mi porteranno al piano di sopra…”
“Bene Syd, in questo caso basta che ripeti il giochetto di prima!”
Syd aveva già tolto il coperchio del dispositivo e stringeva ancora in mano quello che poco prima era un semplice ferretto di un reggiseno e che ora aveva il potere di tirarla fuori dai guai.
Si piegò di nuovo sulla schiena per manomettere il circuito e alzò la mano fino a portarla ad un centimetro dal naso.
Andrà bene anche questa volta… si disse.
“Syd come andiamo?” domandò Marshall discretamente.
“Ci sono quasi, devo solo mettere in corto il…sh… un momento!”
“Che c’è?” sussurrò lui come se lo potessero sentire.
“Dannazione sta arrivando qualcuno…dai passi sembrano in parecchi!”
“Sbrigati allora, esci da lì!”
“Non farò mai in tempo Marshall, dovrò trovare un altro sistema!” disse senza avere in mente nulla di preciso.
Oramai aveva perso la calma per aprire la porta, ma non sapeva neanche se era in grado di fermare tutti quegli uomini, sembravano un plotone: la sua pistola non aveva abbastanza colpi.
E’ finita, pensò.
“O sono molto determinati o stanno scappando da un incendio!” sussurrò demoralizzata al telefono.
“Sei un genio! – esclamò Marshall sobbalzando su sé stesso – Un incendio!”
1×06_27.jpg
La fronte di Syd si aggrottò in una espressione di interrogazione, ma due secondi dopo partì il suono di una sirena e cominciò a piovere acqua dal soffitto.
“Vai Syd, ora tutte le porte di servizio sono aperte, ma non le posso più chiudere, per cui corri!” spiegò Marshall visibilmente preoccupato. L’agente Bristow invece era uscita dalla stanza e stava già varcando la porta che dava sulla tromba delle scale.

“Quanto dovremo aspettare ancora?” chiese Sark in cuffia, impaziente di entrare nella stanza.
“Marshall ha detto che ci vogliono un paio di minuti, dovremmo esserci…ma non ti scaldare, non entrerai con me, ne abbiamo già parlato!”
1×06_28.jpg“Lo so, agente Bristow, pensavo solo che ti servirà una mano…non abbiamo tanto tempo per trovare il Cuore di Di Regno!”
“Anche se mancassero solo trenta secondi all’azione del veleno, non ti farei mai entrare in questo luogo, Sark!”
L’uomo sbottò: “Non ti fidi di me…”
“Dovrei, forse?” replicò lei.
“Sydney sai qual è il tuo problema? Che non hai ancora capito l’importanza di avermi dalla tua parte…so molte cose che ti potrebbero essere utili…so anche cose che riguardano te e la tua famiglia…”
Sydney fu per la prima volta colpita da quello che diceva il suo interlocutore e sgranò gli occhi.
“Cosa sai? Qualcosa riguardo ad Isabelle?”
“Mettiamola così…fammi entrare insieme a te, aiutami con il vaccino…e poi ti dirò tutto ciò che vuoi sapere…”
Sydney non ebbe il tempo di rispondere: improvvisamente il suo palmare lanciò un segnale acustico che le fece intendere di aver completato l’operazione richiesta, e così anche dalla parte di Sark, che sorrise impaziente. Ma un secondo dopo una sirena assordante cominciò a perforare loro i timpani.
“Cosa diavolo…”
“E’ un allarme! Violando il sistema di sicurezza dobbiamo aver azionato un meccanismo difensivo che non avevo previsto…” gridò Sark in cuffia.
“Dannazione…Scappa!”
“E il Cuore?” replicò lui.
“Lascialo perdere: se ti prendono è finita in ogni caso!”
1×06_29.jpgSark fece una smorfia di disapprovazione e cominciò a correre nella direzione da cui era venuto, sperando di non imbattersi in soldati. Fece le scale esterne più velocemente che poté e raggiunse il pian terreno vedendo Sydney comparire al suo fianco dall’estremità opposta del palazzo. Urla e allarmi riecheggiavano nel cortile, persino il latrare di alcuni cani da guardia.
Continuarono a correre, ma dovettero fermarsi quando una guardia si piazzò di fronte a loro con un mitra puntato nella loro direzione. Respirarono profondamente, alzando le mani come gli era stato ordinato.
“In ginocchio!” gridò l’uomo armato.
I due obbedirono, in tempo per vedere altri sei soldati giungere vicino a loro. Sark guardò Syd tristemente e lei rispose con uno sguardo pieno d’odio. Era solo colpa sua se si trovava in quella situazione. Poi una forte botta sul volto la fece cadere a terra e Sark la seguì pochi istanti dopo.

Sydney saliva le scale correndo, e coprendo tre gradini alla volta si spostava verso il quinto piano. Si stava finalmente avvicinando alla fine di quella inquietante avventura, in un modo o nell’altro.
Si bloccò all’improvviso perché sentì una voce sopra di lei: “No signore, non stiamo abbandonando le posizioni, stiamo ancora perlustrando le scale” disse una guardia alla trasmittente, mentre correva insieme ad altri giù per le scale, qualche rampa sopra rispetto a Sydney.
E adesso che faccio?, pensò la donna mentre gocce dense come miele le si posavano su tutto il corpo bagnandole gli abiti. Vide la finestra nel pianerottolo che dava all’esterno, dove il blu della notte sembrava adatto a descrivere il suo animo in quel momento. Un momento dopo l’aveva aperta e stava uscendo, mettendo i piedi sul cornicione. Aveva una paura matta, l’aveva già fatto ma sempre con un cavo di protezione. Cercò di spostarsi di qualche passo lateralmente per lasciarsi la finestra di fianco, ma le tremavano le gambe. Non riuscì a fare che pochi passi, mentre con la mano sinistra teneva stretto il ciglio del muro verso la finestra. La tensione si dipingeva sempre più sul suo volto, mentre si attaccava con tutta la forza che le era rimasta, i capelli bagnati sulla fronte e una lacrima che si confondeva con le altre gocce, l’aria fredda a contatto con la pelle bagnata. Le guardie scesero decise senza notare le dita della donna aggrappate al muro, e si allontanarono con i loro passi pesanti e le radio gracchianti: “Quarto piano, ricevuto signore”.
Il peggio era passato ora doveva trovare solo il coraggio di ritornare dentro. A piccoli passi si riavvicinò alla soglia; stava finalmente girandosi per scavalcare la finestra, quando le scarpe bagnate la fecero scivolare oltre il cornicione trascinandola giù.
Riuscì fortuitamente ad aggrapparsi al ciglio con una mano, mentre il resto del corpo penzolava come un sacco da pugilato. Non aveva quasi più la forza e la determinazione di andare avanti, ma per un attimo le immagini di Vaughn e dei sui figli le popolarono la mente. Con uno scatto riuscì ad aggrappare anche l’altra mano, e con i piedi cominciò, cercando di non perdere la stabilità, a scalare la parete. Una volta arrivata in cima, si aggrappò con le braccia alla soglia della finestra come fosse stata una trave di legno che galleggiava in mezzo all’oceano. Rimase ferma in quella posizione a riprendere le forze, se l’era cavata anche questa volta…L’unica cosa a cui riusciva a pensare ora era cosa avrebbe fatto a Sark se per caso l’avesse avuto sotto mano. Ritornò sulle scale e cercò di darsi una aggiustata prima di aprire la porta che dava sul quinto piano.
1×06_29.jpgLa gente era agitata, e correva da ogni parte cercando di proteggere i preziosi documenti che stava tenendo in mano; molti la incrociarono senza curarsi di lei, quella simulazione di incendio era una manna, ma aveva poco tempo prima che scoprissero che era un falso allarme.
Cominciò a camminare a passi veloci per il corridoio di fianco al muro, appoggiandosi con la mano alla parete, fin quando non si scontrò con un giovane che era appena uscito dalla porta alla sua sinistra. Il fascicolo che l’uomo aveva in mano finì a terra.
“Ci penso io! – gridò Syd cercando di sovrastare il rumore delle sirene – Sto andando all’archivio, lascia l’edificio!”
Poi sorrise all’uomo con aria innocente e complice allo stesso tempo, uno sguardo a cui pochi uomini sapevano resistere.
“Ok, grazie, allora…” il ragazzo lasciò cadere quella frase per estorcerle il nome.
Syd raccolse la cartellina e senza degnare di altre attenzioni l’uomo rispose bruscamente: “Di nulla”.
Ora Sydney aveva anche apparentemente un motivo per stare in quella zona, cominciava a pensare che forse ce l’avrebbe fatta.
Continuò nel corridoio guardando leggermente a terra e attraversò la porta di fronte; nella nuova sezione non c’era praticamente più nessuno, era la parte più sicura dell’edificio e come aveva già costatato qualche ora prima, non le prestavano particolare attenzione.
Syd si chiuse la porta dietro di sé. Non che servisse a molto, ma la faceva sentire più sicura, come se avesse chiuso fuori il resto del mondo. Era sola, gli allarmi non smettevano di suonare e continuava a piovere dal soffitto, ma finalmente si sentiva fuori pericolo. Lasciò cadere il fascicolo che aveva in mano e riprese il cellulare dalla tasca.
“Syd che fine avevi fatto, mi hai fatto stare in pena!” la rimproverò come un padre Marshall.
“Avevo bisogno di una boccata d’aria” rispose lei riuscendo ad ironizzare su una situazione che un momento prima l’aveva terrorizzata a morte.
“Marshall devo entrare nel salone di Rambaldi!”
“La porta è gia aperta…” rispose lui.
“Marshall..sei eccezionale!” le confessò lei sul punto di commuoversi.
“No, io non centro nulla…francamente non ci sto capendo più niente…”
Deve essere la Convenzione penso lei, in un attimo si dimenticò di tutta la stanchezza che aveva e gli occhi le tornarono di nuovo pieni di rabbia, la stessa che aveva quando correva dietro a fantasmi come quello di Sloane. Stava per varcare il portone quando per caso lo sguardo le cadde sul fascicolo a terra. Non fu l’enorme scritta “Top Secret” a carpire la sua attenzione, ma le parole scritte al di sotto.
Progetto Elica.
Prese in mano il faldone e varcò il grande portone rinforzato, dove l’acqua non cadeva. Voltò le pagine avidamente e la prima immagine che la colpì fu una fotografia. Raffigurava una donna che riconobbe immediatamente: sua madre.
Lesse velocemente i due fogli, dicevano tutte cose che già sapeva: parlavano dell’agente Lennox, di Allison Doren e di sua madre, i tre clonati del progetto. Ma l’ultima nota, in calce alla seconda pagina, la sconvolse: “Sappiamo che Elena Derevko ha utilizzato il progetto Elica per la clonazione della sorella Irina. Fino a poco tempo fa pensavamo che la duplicazione fosse stata effettuata una volta sola. Ma recenti sviluppi ci hanno portati a credere che il progetto Elica sia stato utilizzato due volte dalla terrorista, che ha poi distrutto il laboratorio.”
Sydney era sconvolta, ma non così tanto da lasciarsi andare: aveva una missione da compiere ed ora voleva trovare quel manufatto più che mai. Prese la pistola in mano e si addentrò nella camera. La sala era buia, le sirene sembravano essere rimaste fuori da quei muri e suonavano solo come echi lontani. Sentì dei rumori, dovevano provenire dall’altro lato dello stanzone. Chiunque fosse stato avrebbe portato di nuovo guai. Si accostò al muro stringendo l’arma in mano, stava quasi cominciando a pensare di usarla, contrariamente alla sua natura. Sentiva che l’altra persona era al di là dell’angolo, di scattò uscì dalla copertura con la pistola puntata all’altezza della testa.

1×06_30.jpg“E tu che diavolo ci fai qui?”
“Sono felice di rivederti sana e salva anche io, agente Bristow…”

TEXAS, ORE 0.00

Sark aprì gli occhi di scatto, quasi si fosse risvegliato dopo un incubo terribile. Sentiva piccole goccioline di sudore sulla sua fronte e lo zigomo destro gli faceva male a causa del pugno che aveva ricevuto. Che ore erano? Sembrava che fuori fosse già notte, la luce della luna entrava dalle sbarre della finestra. Come mai non era legato? E dove era finita Sydney? Era ancora viva? Si maledisse per non aver saputo rispondere degnamente alla somministrazione di Pentotal. Lui che tante volte aveva torturato la gente per i suoi scopi, ora era stato una pedina nelle mani di un sadico che forse aveva già ucciso Sydney. Per la prima volta si sentì in colpa per averla coinvolta in quella situazione, eppure non poteva soffermarsi sui rimorsi: se le ore erano passate anche il conto alla rovescia stava proseguendo e gli rimaneva poco tempo. Doveva trovare un modo di uscire da quella cella e trovare il Cuore di Di Regno. Si sporse oltre le sbarre d’acciaio, dove un corridoio deserto era illuminato da una luce che continuava a lanciare bagliori verdastri. Poco lontano intravedeva l’ombra di una guardia armata che fischiettava e muoveva il proprio manganello sulle sbarre delle celle per occupare il tempo.
1×06_31.jpgSark fu riscosso da un urlo in lontananza. Non sembrava femminile, ma fu comunque utile a smuoverlo da quella specie di trance dovuta all’intermittenza della luce verde del corridoio.
Si frugò in tasca, ma ovviamente non aveva più armi. Tutto ciò che gli era stato lasciato erano i suoi vestiti. Ma i suoi carcerieri non erano stati abbastanza perspicaci da controllare anche le sue scarpe. All’interno di un tacco finto aveva nascosto una piccola boccetta che celava un potente acido corrosivo ad azione rapida. Sark lo diresse verso le sbarre della sua cella e le cosparse in modo da formare un rettangolo che gli avrebbe permesso di uscire da quel piccolo ambiente che stava diventando angusto. Forse era solo la sua immaginazione, ma sentiva in lontananza degli uomini gridare di dolore. Si spostò dalle sbarre in tempo per vederle cadere all’interno della cella; il rumore però rimbombò a tal punto che il poliziotto, insospettito, corse verso il corridoio dove Sark era detenuto. Il fuggitivo fece in tempo a nascondersi dietro un pilastro un po’ troppo sporgente e non appena la guardia gli arrivò davanti uscì dalla penombra e gli mise un braccio intorno al collo, togliendogli il respiro.
“Dov’è la prigioniera?” gridò.
L’uomo non rispose, ma stava per esalare il suo ultimo respiro.
“Dove si trova?”
“Cella…47…” rispose quello cadendo a terra svenuto. Sark lo trascinò nella cella e lo sdraiò sulla branda. Gli prese di mano il fucile a mitraglietta e frugò nelle sue tasche alla ricerca di un telefono, invano. Sentendo dei rumori e delle grida in lontananza decise che era il momento di andarsene da lì. Se voleva avere qualche chance doveva a tutti i costi trovare Sydney. Ma se la guardia aveva detto la verità, Sydney si trovava al quarto piano; essendo la sua cella la numero 20, lui si trovava al sesto. Tutto combaciava con l’analisi dell’edificio che avevano fatto prima di partire. Doveva a tutti i costi cominciare a scendere.
Sark aprì la grata che si trovava sopra la sua testa, la quale rivelava il passaggio dei condotti d’aerazione. Lanciò oltre di essa l’arma e poi vi si arrampicò richiudendo la grata sotto di sé, in tempo per vedere le guardie sopraggiungere.
“Il prigioniero è fuggito, abbiamo bisogno di rinforzi!”

Sark stava strisciando come un verme alla ricerca di una via d’accesso ad una stanza che fosse priva di agenti. Aveva percorso all’incirca 200 metri nei cunicoli dei condotti di aerazione e si trovava ancora sopra l’area delle celle. Sapeva che Sydney aveva bisogno d’aiuto, dovevano darsi una mano a vicenda. Stava pensando di contattarla tramite l’auricolare, ma gli venne in mente che non l’aveva più: gli avevano sequestrato ogni cosa quando l’avevano buttato nella cella.
1×06_32.jpgSvoltò a un angolo dove il condotto si allargava e vide un’apertura a pochi metri da lui. La raggiunse e oltre la grata notò sotto di sé un piccolo ufficio con una scrivania e un computer. Era quello che gli serviva. Ma come poteva entrare senza destare scalpore agli occhi dell’ufficiale sotto di lui? Stava iniziando a pensare a qualcosa quando la porta dell’ufficio si aprì ed entrò un soldato semplice.
“Signore i due prigionieri sono fuggiti!”
“Come? Fuggiti? Com’è possibile? Siete una massa d’incompetenti…”
“La donna ha finto di stare male, mentre l’uomo è riuscito a forzare le sbarre della cella…”
“E’ incredibile…Ma chi diavolo sono? Muoviamoci!” gridò l’uomo alzandosi dalla sedia.
Appena la porta si chiuse alle loro spalle, Sark aprì la grata e saltò nella stanza cercando di fare meno rumore possibile. Si collegò al computer e in pochi secondi scoprì che Sydney era in una cella del quarto piano, come aveva intuito. Non era stata con le mani in mano, visto che si era già liberata, come lui del resto. Pensò che doveva trovare il modo di scendere verso di lei e di intrufolarsi al quinto piano alla ricerca del Cuore di Di Regno.
Studiò per un attimo le planimetrie e capì che non avrebbe potuto sostare in eterno nei condotti di aerazione: doveva trovare il modo di dirigersi verso le scale esterne.
Stava per tornare nel cunicolo quando vide un cellulare riposto sulla scrivania. Non poteva chiamare l’esterno sperando che la chiamata da un telefono di un ufficiale passasse inosservata, quindi la cosa migliore da fare era agire diversamente.
Aprì un prompt protetto e velocemente scrisse un messaggio in codice diretto all’agenzia. Non sapendo quale fosse il numero del telefono che teneva in mano, controllò negli archivi i contatti degli ufficiali cercando il Tenente Gerard Matthews, il proprietario di quell’ufficio da quanto segnava la targhetta sopra la scrivania. Una volta trovatolo, scrisse il numero di cellulare in fondo al messaggio e velocemente si arrampicò di nuovo nei condotti, appena in tempo per vedere la porta riaprirsi sotto di sé.
“Dove avrò messo il mio cellulare?” gridò l’ufficiale cominciando a frugare dappertutto.

Rachel Gibson stava sistemando i file d’archivio dell’agenzia come le era stato ordinato di fare da Vaughn, che le aveva consigliato di sfruttare quel momento di apparente calma. Appena finito di criptare i dati relativi alla missione in Italia di qualche tempo prima, notò che la casella di posta lampeggiava. Capì che doveva essere arrivato un messaggio e aprì la cartella di inbox, un po’ incuriosita. Non riusciva a capire chi potesse essere. Il mittente era un ID a lei sconosciuto, ma le lettere che precedevano il numero di identificazione le fecero capire che si trattava di un ufficiale CIA, così aprì il messaggio.
Il mio computer è rotto,
la comunicazione è saltata.
Ho bisogno che mi chiami per darmi una mano
Agente Collins.

1×06_33.jpgRachel sentì da subito puzza di guai: non conosceva nessun agente Collins e quel messaggio sembrava in codice. Per vederci più chiaro decise di prenderlo in considerazione e chiamò il numero di telefono indicato alla fine del messaggio utilizzando una linea protetta.
Sark sentì vibrare il telefono nella sua mano e aprì velocemente la comunicazione.
“Collins!” bisbigliò.
“Salve, abbiamo ricevuto un suo messaggio…” replicò Rachel educatamente.
“Rachel, meno male che hai ricevuto tu il messaggio e non quell’idiota di Marshall…ho bisogno del tuo aiuto!”
“Sark? Dove diavolo sei? Non dovresti essere in viaggio con Sydney?”
“Già biondina, ma la vacanza sta andando male…non ho tempo per spiegarti, ma mi occorre il tuo aiuto: io e Syd ci siamo separati…”
“Oddio…ci siete andati, vero? Avete disubbidito e siete nella fortezza federale alla ricerca del manufatto…”
“Perspicace…ho bisogno di te, Rachel…mi trovo nei condotti di aerazione del sesto piano e devo trovare il modo di raggiungere le scale esterne…”
“Perché dovrei aiutarti…?”
“Perché altrimenti non rivedrai né Sydney, né me…” replicò lui.
La ragazza sospirò: “Di cosa hai bisogno?”

Rachel stava cercando disperatamente una via di fuga dal sesto piano. Doveva permettere a Sark di raggiungere le scale esterne senza essere notato.
“Mi sembra pericoloso farti andare dall’altro capo del piano senza sapere quanti agenti ti stiano cercando. Sanno già di te?”
“Sì, ho steso una guardia per scappare…”
“Oh Signore… – sussurrò lei – D’accordo…vedo una via di fuga. Si tratta di uscire dai condotti e scendere a terra. C’è un balcone esterno ad un ufficio che ti permetterebbe di saltare direttamente al piano inferiore!”
“Proposta bocciata, non voglio ridurmi come una frittella!”
“Sei tu che hai chiesto la via più breve…” replicò lei stizzita.
1×06_34.jpgSark sorrise fra sé e poi attese mentre Rachel continuava a digitare, la cuffietta in testa che le faceva sudare la fronte. Si guardò un attimo intorno mentre il computer elaborava i dati, ma sapeva benissimo di essere sola. Vaughn se n’era andato da un pezzo, così come Marshall. Solo lei era rimasta fino a tardi per sbrigare tutto il lavoro arretrato. Una nuova mappa si aprì sul suo schermo: “Ok ci sono…fra poco scorgerai una grata e sotto di te ci sarà una zona aperta, un corridoio che ti darà accesso alle scale interne. Potrai prendere quelle e scendere di un piano!”
“Riesci ad avere la schermata termica dell’edificio per dirmi quante guardie ci sono?” chiese Sark poco convinto che la cosa potesse funzionare.
In pochi secondi Rachel rispose: “Per ora ne vedo solo una, ma mi pare che sia sul balcone esterno…”
Sark inspirò profondamente e aprì la grata, poi saltò giù dai condotti cercando di fare meno rumore possibile. Richiuse la grata sopra di sé e si guardò intorno cercando le scale. Una volta individuate corse verso di esse.
“Attento, due uomini stanno salendo le scale!” gridò Rachel.
Sark si bloccò e si appiattì contro il muro, aspettando che passassero.
“Allora abbiamo capito chi sono finalmente?” disse un soldato all’altro.
“Lui è un terrorista, ha collaborato in passato con la criminalità organizzata. Si chiama Julian Sark…Di lei sappiamo solo che è un ex-agente CIA, fuori servizio da alcuni anni…” spiegò la voce mentre i due si allontanavano salendo un gradino dopo l’altro di corsa.
“E cosa diavolo ci fa qui come una clandestina?”
“Si deve essere messa per conto suo, forse ora lavora per qualche associazione terroristica…” rispose l’altro.
“Abbiamo avvisato Langley?”
“Ci stiamo muovendo in quella direzione, ma…”
Sark non sentì molto di più perché i due erano saliti troppo, ma non fece in tempo a scendere le scale perché una voce dietro di lui gridò: “Ehi tu!”
“Accidenti!” imprecò Sark, il cellulare ancora in mano. Lo rimise all’orecchio in tempo per sentire Rachel gridare: “La porta alla tua sinistra, entraci, la bloccherò!”
Sark corse iniziando a sentire gli spari che lo sfioravano. La porta tuttavia era sigillata magneticamente, aveva bisogno di una tessera per entrare.
“Devi aprire questa dannata porta Rachel!” gridò cominciando a sparare alla guardia per difendersi e tenerla lontana.
Pochi secondi dopo, però, la porta emise un segnale e si aprì quasi di scatto, da sola.
“Aspetta, si è aperta! Brava Rachel!”
“Ma non sono stata io!” replicò lei confusa.
Sark si gettò nella stanza e spinse la porta dietro di sé. “Chiudila, ora!”
“Non ho tempo per capire quale sia, dovrò bloccare tutte le porte dell’edificio!”
“Non mi interessa se devi chiudere a chiave anche le porte dell’Inferno, ora blocca questa!”
Rachel ubbidì e in meno di un secondo la porta si bloccò. Sark si lasciò andare a terra estenuato, mentre gli spari della guardia all’esterno non scalfivano la porta anti-proiettile.

“Bene, ora devi tirarmi fuori di qui…avrai pensato a un percorso alternativo quando mi hai bloccato qui dentro…”
Sark si guardava intorno, ma non vedeva nulla di utile: non c’erano grate per tornare nel condotto, né altre porte per uscire. Solo un enorme armadio ricolmo di fascicoli e faldoni.
“C’è qualcosa di strano…è come se qualcuno stesse manipolando i sistemi dall’esterno…”
“Che intendi dire?” domandò Sark a Rachel, mentre il cellulare sempre più caldo gli faceva sudare l’orecchio.
“Sto usando un permesso di alto livello per manipolare i sistemi, ho attivato la procedura di emergenza! Credo ci sia un’intrusione: non sono dell’agenzia altrimenti non li verificherei come esterni…e non sono nemmeno quelli della sicurezza. E’ qualcun altro…”
“Beh, prima di scoprirlo vedi di farmi uscire di qua!”
“Mi dispiace Sark…ma non ho più alternative da darti…non ci sono vie d’accesso secondarie nel luogo in cui ti trovi…L’unica consolazione è che finché la porta rimane chiusa non potranno entrare, è praticamente inespugnabile!”
“Rachel, io devo uscire di qui!”
Sark diede un’occhiata all’orologio digitale che si trovava su un muro di fronte a lui. Poi, sospirando, si accasciò a terra mettendosi le mani in testa. Era la prima volta nella sua vita che aveva veramente paura.
1×06_35.jpg“E’ finita…non ce la farò mai ad andarmene da qui…mancano solo poche ore al rilascio del fattore nel mio sangue…E io sono intrappolato in una stanza come un topo su una nave che affonda, accidenti!”
Rachel si sentì un po’ in colpa. Era stata lei a condurlo in quel piccolo stanzino: proprio lei che aveva deciso di rimanere alla CIA per salvare le persone, ora ne stava perdendo una a cui teneva.
“Sark, non puoi mollare proprio ora che ci siamo così vicini!”
“Non ho altra scelta, Rachel…Vedo solo buio davanti a me…” concluse lui, disperandosi come non aveva mai fatto in vita sua. Si sentiva debole e solo.
“Sark, sei un genio!”
“Sei impazzita?” rispose lui iniziando a temere che prima o poi gli uomini fuori dalla porta avrebbero sfondato, tanto era la loro foga.
“Non può essere una stanza senza via d’uscita, avranno pur pensato ad un dispositivo di riserva nel caso qualcuno rimanga per sbaglio bloccato lì dentro! Guardati intorno, cosa vedi?”
“Un enorme armadio e una scrivania con un computer dell’anteguerra…” replicò lui poco convinto.
Rachel digitò forsennatamente per cercare la planimetria dell’edificio e trovò immediatamente ciò che stava cercando: “La finestra, Sark! Sposta l’armadio, deve esserci una finestra di servizio che si affaccia all’esterno!”
1×06_36.jpgCome rinato, l’uomo seguì l’indicazione e spostò l’enorme oggetto facendolo cadere sull’enorme portone d’acciaio, che tuttavia non subì danni. Grazie al cielo nemmeno all’esterno avevano ancora trovato un modo per riaprirlo. Sark guardò il led sopra di esso e vide che era illuminato dalla luce rossa: per il momento era al sicuro.
“Eccola! Avevi ragione!” gridò sorridendo per la prima volta da un’ora a quella parte.
“La finestra, è l’unico modo…non c’è altro da fare, c’è un piccolo esercito armato ora, fuori!”
Sark si avvicinò alla finestra e l’aprì. La fresca brezza notturna gli accarezzò il volto e lo sollevò quel tanto che bastava per dargli la forza di guardare dove terminava il parapetto.
“Ci siamo, vedo le scale esterne! Se riuscissi a camminare qui sopra ci arriverei e potrei finalmente scendere al quinto piano!”
“E’ troppo pericoloso, potresti cadere!” replicò Rachel, che ora si stava intromettendo nel sistema di controllo delle videocamere e stava osservando il suo interlocutore.
“Non abbiamo scelta mi pare…Ora inizio a…”
Un allarme suonò e riecheggiò ovunque. Era una sirena che lanciava suoni ad intermittenza e non lasciava presagire nulla di buono. Sark si voltò verso la stanza e all’improvviso vide piovere dell’acqua dal soffitto.
“E’ scattato l’allarme antincendio, ma com’è possibile?” gridò Rachel.
Non ebbe tempo di darsi una risposta, perché il led che sovrastava la porta era diventato verde.
“La porta si è aperta!” replicò Sark preoccupato. Scavalcò la finestra e si mosse sul parapetto più veloce che potè fino a raggiungere le scale esterne. Quando i soldati si affacciarono, fradici e alla ricerca del fuggitivo, non trovarono nessuno e capirono che doveva essere sceso o salito dalle scale. Nel frattempo Sark aveva raggiunto la porta a vetri che dava accesso al quinto piano.
“Sei stata brava, biondina…” sussurrò a Rachel.
“Ti ripeto che non sono stata io a…”
“Intendevo a chiudermi lì dentro, ottima idea…”
Rachel si lasciò sfuggire un sorriso che, in ogni caso, Sark non avrebbe mai potuto percepire.

Sark entrò di soppiatto dalla porta a vetri, il telefono saldo nella sua mano.
“Sai, pensavo che questa chiamata costerà alla CIA molto più di un’interurbana normale…”
“Mi fa piacere tu abbia ancora voglia di scherzare…” replicò Rachel.
“Ok, vedo l’ascensore. La stanza non è molto lontana da qui!”
“Già, ma ci sono dieci guardie appostate che aspettano solo che tu faccia un’apparizione!”
“Posso evitarle se mi dirigo alla stanza di Rambaldi?”
“No, ma puoi creare un diversivo lontano dal piano…ho un’idea!”
Sark ascoltò attentamente Rachel e pochi secondi dopo mise in pratica i suoi consigli: stese una guardia che passava di lì e rubò la sua radio. Mentre l’acqua che grondava dal soffitto gli faceva cadere il piccolo ciuffo biondo sulla fronte, premette il pulsante per parlare.
“A tutti i gruppi di ricerca, abbiamo avvistato il fuggiasco al quarto piano, dirigersi lì tramite le scale esterne!”
Detto questo si nascose nello sgabuzzino ed attese che tutti i soldati fossero usciti di scena.
“Sai, a volte hai delle ottime intuizioni biondina!”
“Muoviti, o perderai l’attimo!”
Sark cominciò a correre. Sapeva che non c’era più molto tempo: se Marshall aveva già avvisato Dixon, gli altri si stavano già organizzando. E se la Convenzione avesse recuperato il manufatto prima di lui non sarebbe stato facile ottenere clemenza: doveva prendere a tutti i costi il Cuore di Di Regno.
Una volta giunto di nuovo all’ingresso alla stanza, anche se questa volta dalla parte in cui si era trovata Sydney quel pomeriggio, notò che il coperchio era stato riposto.
“Come pensi di entrare?” domandò Rachel.
“Beh…oggi io e Syd abbiamo fallito perché abbiamo violato il sistema di sicurezza da entrambe le parti scoprendo le due password…Forse l’unico modo per accedere è scoprirla dall’esterno…pensi di esserne in grado?”
“E un allarme complesso, non so quanto mi ci vorrà…” replicò lei.
“Cosa ti serve?”
“Avrò bisogno che tu prenda l’antenna all’interno del cellulare e la colleghi all’allarme, solo così potrò collegarmi al sistema!”
“Ma così perderemo la comunicazione…”
“Non abbiamo più scelta, mi pare…se avrò successo entrerai in quella stanza, prenderai il manufatto e finirà questa storia…”
“E come faremo con Sidney?”
“Sidney è una gran donna, sa pensare a se stessa…ma sei avvisato: se non ritornerai qui con il manufatto integro ti cercherò finché non ti avrò trovato, e allora sarò io a mandarti ad aprire la porta dell’inferno…”
1×06_37.jpg“Carina…Io invece volevo dirti che se le cose vanno male…sono felice di aver lavorato al tuo fianco.”
Sark chiuse di scatto il telefono, non consentendo a Rachel di rispondergli. Fece ciò che gli era stato detto: buttò il cellulare a terra, mandandolo in frantumi; poi attaccò l’antenna all’allarme e si mise in attesa. Rachel vide il suo computer segnalarle la nuova connessione al dispositivo: tracciandone la frequenza poteva modificare il circuito interno dell’allarme e fare aprire la porta. Digitò freneticamente istruzioni al programma che aveva lanciato in background e attese che elaborasse la risposta.
“Andiamo, andiamo!” sussurrò.
Il triplo bip di conferma arrivo in venti secondi: la porta si era aperta. Rachel sorrise e Sark, vedendo il gigantesco portone d’acciaio muoversi di fronte a lui non potè che sospirare d’ammirazione nei confronti di quella donna.
Grazie, Rachel…

Sark entrò lentamente dalla porta, puntando il mitra davanti a sé. La stanza era stranamente buia, solo una luce bluastra illuminava il suo cammino. Intorno a sé vedeva una serie di teche di media grandezza, che contenevano oggetti che per la maggior parte non aveva mai visto. Gli balenò per un attimo l’idea di capire se qualcuno gli sarebbe stato utile, ma poi intravide un orologio di fronte a sé: segnalava l’una di notte. Capì che non aveva più tempo da perdere.
Si diresse verso il centro dell’enorme salone, quando a un tratto sentì dei rumori provenire dall’altra estremità. Temendo che si trattasse di un agente di guardia, si nascose dietro ad un muro impugnando a due mani l’arma. Chiuse un momento gli occhi, pensando che non poteva fallire proprio ora che era così vicino alla meta. Scattò all’improvviso e si voltò, le braccia stese di fronte a sé. Ma ebbe solo la forza di sgranare gli occhi, una volta capito chi si trovava di fronte.
“E tu che diavolo ci fai qui?” gridò Sidney.
1×06_38.jpg“Sono felice di rivederti sana e salva anche io, agente Bristow…” replicò lui, sospirando ed abbassando l’arma.

Texas, Ore 0.45

“Ok Sark, cammina davanti a me e non fare storie: ho faticato troppo per arrivare fino a qui, non rovinerai tutto!” disse Syd mentre gli puntava la pistola addosso.
Sark assecondò il comportamento della donna e si limitò a camminare, seguendo la pressione del ferro dietro la schiena.
Syd intanto si guardava intorno: la stanza era in penombra, ma preferiva non accendere la luce. Temeva di attivare i sensori di qualche altro allarme nascosto. La stanza era piena di teche cubiche, evidenziate da piccole lucine di colori diversi poste dentro ad ognuna di esse.
“Dove sono i tuoi compagni?” chiese cercando con gli occhi il Cuore fra i vari manufatti.
“Di cosa abbiamo parlato fino ad ora agente Bristow? Non c’è nessun compagno, sto solamente cercando di salvarmi la vita”
“Beh, mi dispiace tanto, ma non ti credo!” rispose con uno sguardo severo, che comunque Sark non avrebbe potuto vedere.
1×06_39.jpg“Fermo lì, e non ti muovere!” gli intimò Syd mentre esaminava da vicino un manufatto. Era la pagina 47 del manoscritto di Rambaldi. Ma le sembrava strana: era come se si fosse ingiallita rispetto a come la ricordava.
“Un momento…” disse l’agente mentre i suoi pensieri si affollavano di dubbi.
L’espressione di Sark invece si trasformò in un sorriso divertito: “Cosa c’è?” le domandò stuzzicandola. Aveva già intuito quello che stava succedendo.
“Sono dei falsi! E’ tutto finto, una ricostruzione, una presa in giro!” gridò frustrata mentre si muoveva da una teca all’altra oramai in preda alla rabbia.
“Te l’hanno fatta agente Bristow! Come ci si sente a non avere tutto sotto controllo?” rise Sark.
“Come ci si sente con una pistola puntata al collo?” replicò lei arrivandogli immediatamente addosso. Poi si ricordò che aveva un compito da portare a termine e pensò ad alta voce: “Ci deve essere una stanza segreta…”
“Da piccola non li guardavi mai i cartoni animati? – domandò lui ironico – No, immagino di no…”
“Cos’è, ti ricordo Titty?”
“Il calcolatore a muro Syd…Guarda a terra: vedi quei segni, lì sul pavimento?”
Sark aveva ragione: quell’armadio doveva ruotare su un asse, doveva aprire un passaggio per qualche altra parte. Syd cominciò a tastare ogni angolo del computer e trovò finalmente il bottone nascosto. Lo premette e la struttura rivelò l’accesso ad una cabina sul retro.
“E’ un ascensore…” disse Sark sorpreso.
1×06_40.jpg“Ma tu già lo sapevi, vero?” rispose l’agente incalzandolo ad ogni occasione.
“Avanti Sali…”
Era un piccolo ascensore, sembrava poco affidabile; le pareti erano composte da piccole grate marroni e l’unico bottone verde avrebbe portato al solo piano che l’ascensore doveva servire. Non c’era nemmeno la porta a chiudere la cabina. L’agente premette il bottone e l’ascensore iniziò a scendere: i due vedevano un bagliore bluastro allontanarsi sopra le loro teste e il nulla sotto i piedi. La lenta corsa sembrava non arrestarsi, oramai erano nel buio più pesto.
“Ma di quanto stiamo scendendo?” domandò lui un po’ in apprensione.
“Abituati a scendere, l’inferno è vicino”
Sark non replicò all’ennesima provocazione, era troppo stanco per obiettare. Finalmente l’ascensore batté a terra rimbombando nel più assoluto silenzio.
“Siamo sotto al piano terra…” disse Sydney con assoluta certezza.
La porta rinforzata che stava tastando si aprì da sola, e una luce li accolse nella stanza dove erano custoditi i veri manufatti di Rambaldi.
“Avanti cammina, stammi sempre davanti!” disse Syd, mentre la porta alle loro spalle si chiudeva automaticamente.
I due si spostarono al centro della stanza, ai loro lati le colonnine dove erano appoggiate le teche.
“Eccolo! – gridò lei sempre minacciando Sark con una pistola – Avanti, prendilo e fai attenzione a non fare danni”
Sark aprì la serratura a scatto della teca e estrasse delicatamente il vetro dalla sua base, quindi lo appoggiò a terra. Il cuore era finalmente lì, esattamente come Syd lo ricordava. Era conservato in un piccolo scrigno che lasciava intravedere il proprio contenuto, incredibilmente ben conservato nonostante il passare degli anni. Sark allungò una mano per raccogliere il manufatto.
“Mani in alto!” ordinarono dei soldati che erano entrati di soppiatto da un altro ingresso sul retro della stanza.
Syd per un attimo pensò di disubbidire, aveva fatto troppa strada per fallire con il Cuore ad un palmo dal naso. Ma quella storia le sarebbe costata cara già così; diede uno spintone a Sark e posò l’arma a terra calciandola verso le guardie.
“Ottimo lavoro soldati, ora ci pensiamo noi…” disse un uomo ancora in ombra. I militari uscirono dalla stanza facendo più chiasso di quando erano entrati, e l’uomo che aveva dato l’ordine fece la sua comparsa sulla scena. Era Michael Vaughn.
1×06_40_2.jpgFece un passo avanti e dietro di lui anche l’agente Weiss, che parlò per primo: “Syd, la prossima volta che vuoi giocare a guardie e ladri che ne dici se ci avverti prima?”. Sydney stava per piangere; l’avrebbe fatto se non avesse prima sentito il bisogno di scusarsi con tutti. Per la prima volta nella sua vita provava davvero vergogna per il suo modo di agire.
“Andiamo fuori di qui…” disse distendendo gli animi Michael.
1×06_41.jpgWeiss si allungò per prendere il manufatto, mentre Vaughn spiegava come mai si trovavano lì: “Abbiamo ricevuto una chiamata a Langley…Ci hanno avvertiti che erano state trattenute due persone, un terrorista e un ex-agente CIA. Ho dovuto giocarmi tutte le mie credenziali Syd, per convincerli che sotto copertura stavi cercando di controllare Sark!” concluse visibilmente deluso da quella situazione.
“Grazie Vaughn” sussurrò lei scoppiando in un pianto liberatorio.
1×06_42.jpg“Ah non c’è di che… – rispose Weiss a cui sembrava di essere invisibile – Sono io quello in debito con ogni sezione dell’agenzia, ma grazie di averla salvata Vaughn!” concluse ironicamente.
Sydney sorrise, poi Weiss le si avvicinò e le poggiò una mano sulla spalla. Il suo sorriso, la calmò un po’.
“Se abbiamo finito con i convenevoli io avrei un vaccino da prendere…” li interruppe Sark.
“Andiamo” disse Weiss guardandolo male e prendendolo per un braccio.

LOS ANGELES

Rachel era ferma di fronte all’enorme finestra dell’ambulatorio a braccia conserte. Guardava mestamente al di là del vetro, dove Sark era sdraiato sul lettino: sembrava stranamente rilassato, anche se ogni manciata di secondi lanciava lo sguardo al muro e controllava l’ora. Ormai all’azione del fattore mancavano poco meno di due ore. Carrie stava elaborando informazioni sul suo sangue da più di mezz’ora e lavorava senza posa alla manipolazione del vaccino.
Sydney si avvicinò alla ragazza e si mise nella stessa posa, a braccia incrociate come lei. Non aveva chiuso occhio in aereo, continuava a pensare a quello che aveva scoperto mentre si trovava nella fortezza, ma non aveva avuto il coraggio di parlarne con nessuno. Attendeva anche lei la somministrazione dell’antidoto a Sark per andarsene a casa, dove avrebbe finalmente rivisto i suoi bambini.
“Sei stata in gamba…” le disse Sydney.
1×06_43.jpg“Non ho fatto nulla di eccezionale…” replicò lei senza smettere di guardare oltre il vetro.
“Rachel…” la chiamò. Questa volta l’agente si voltò a guardare Syd.
“Mi dispiace non aver chiamato te. E’ solo grazie al tuo intervento se siamo entrati in quella sala…Sark ti deve la vita, e ti devo molto anche io. E’ che ogni volta che mi trovo in una situazione complicata mi viene spontaneo cercare Marshall…”
“Non mi devi spiegazioni…Lavorate insieme da sempre…io cerco solo di dare del mio meglio…”
“So che non te lo dico abbastanza spesso, ma sei fantastica…Ormai sei diventata veramente essenziale, e ricordati che io mi fido ciecamente di te. E ti voglio bene…”
1×06_44.jpgRachel era commossa. Era tanto che aveva bisogno di sentirsi dire parole del genere, soprattutto in quel momento in cui era veramente preoccupata. Però colse anche la vena paternalistica di Sydney: capiva perfettamente che voleva metterla in guardia dal fare sciocchezze. Sapeva cosa provava veramente per Sark e voleva aiutarla a non perdere di vista quelli che erano i suoi principi e le persone a cui essere leali. Con quel piccolo complimento, la stava anche invitando a non fidarsi troppo di lui. L’agente Gibson la guardò e annuì con gli occhi lucidi, Sydney fece lo stesso. Tornarono a guardare Carrie parlare con Sark proprio mentre sopraggiungeva Vaughn. L’uomo allungò lo sguardo verso l’uomo sdraiato di fronte a lui, consapevole che presto sarebbe finita quella storia.
“Non c’è alcuna possibilità che sia troppo tardi per somministrargli il vaccino, vero?”
Sydney sorrise, mentre Rachel dissimulava tutta la sua tensione. I due coniugi si allontanarono dalla zona medica diretti verso i loro uffici. Stavano per entrare in quello di Sydney, quando Dixon fece capolino dalla porta d’ingresso. Sembrava piuttosto cupo e si muoveva a passi lunghi e veloci. Pareva diretto verso Sydney. La donna, pronta a subire l’ennesimo rimprovero della sua carriera, alzò gli occhi al cielo.
“Sembra che la tua autorità su tua moglie non valga molto, Vaughn…” disse. L’uomo rispose con un sorrisetto di circostanza.
“Sydney voglio assicurarmi personalmente che tu ti renda conto di quanto sia grave quello che hai fatto…Nemmeno in passato sei mai stata così avventata…Il tuo modo di agire mi ha molto deluso!”
“Forse ho sbagliato, hai ragione – lo interruppe lei – Ma Sark è stato di parola, non ha detto niente alla Convenzione. Ed ora siamo in possesso della cura per un pericoloso veleno che potrebbe essere impiegato nei modi peggiori!”
1×06_45.jpg“Entrando in quel posto hai violato almeno una decina di regole del nostro codice di condotta, hai rischiato un enorme incidente diplomatico e hai messo in ridicolo la mia persona!”
“Scusi tanto, signor vice-direttore della CIA…Ma lo farei di nuovo!”
“Ti sospendo dalle operazioni per un mese, fino a nuovo ordine! E non tollererò altre azioni individuali, né rivendicazioni da parte tua o di chiunque altro – concluse muovendo lo sguardo verso Vaughn – Sono stato chiaro?”
La donna non rispose e si limitò a muoversi verso il proprio ufficio; Vaughn al contrario sostenne lo sguardo di Dixon qualche altro secondo, prima che il direttore se ne andasse.
1×06_46.jpg

PIU’ TARDI

Rachel era ferma davanti al computer. Voleva continuare il suo lavoro, voleva andare avanti a catalogare i rapporti delle missioni, ma non riusciva. Era in trance: l’orologio le diceva che era passata mezz’ora e che Sark era sempre più vicino all’avvelenamento. Diede un’occhiata alla foto di Tom che si trovava sulla sua scrivania. Le mancava moltissimo: ogni giorno pensava a lui.
Lo aveva amato molto e l’aveva perso nel modo peggiore. Ora la sua paura era che avrebbe perso di nuovo qualcuno a cui teneva davvero, e non era sicura di poter reggere in tale evenienza.
“Disturbo?” sussurrò l’uomo alla porta interrompendo i suoi pensieri.
“No, figurati!” replicò Rachel alzandosi dalla sedia. Sark chiuse la porta dietro di sé e si avvicinò alla ragazza.
“Cosa dicono i medici?”
“Carrie sta finendo ora di elaborare l’antidoto, è solo questione di minuti ormai…”
“Mi fa piacere…” disse arrossendo lievemente.
“Davvero?” chiese lui sorridendo.
“Se non altro il nostro contatto con la Convenzione rimarrà confermato…”
“Agente Gibson, lo so benissimo che ce l’hai a morte con me per quella faccenda…Ma una piccola parte di me…continua a chiamarsi Bob…”
Rachel non aveva dimenticato l’occasione in cui loro due si erano incontrati da sconosciuti e con finte identità: la loro affinità era stata reale, si erano davvero sentiti in sintonia quella notte.
“Mettiamo in chiaro una cosa, Sark…Io non ti vedo e non ti vedrò mai più sotto quell’ottica” mentì a se stessa lei.
“Bene…” concluse lui. Si voltò e si diresse verso la porta.
“Però… – riprese Rachel – Sono felice che tu sia tornato sano e salvo…”
Sark la guardò: “Grazie, Rachel…”
1×06_47.jpg“E’ il mio lavoro…”
Sark uscì dalla stanza lasciando una Rachel confusa. Avrebbe voluto rientrare e ringraziarla in un altro modo, ma fu bloccato all’ingresso da Sydney.
“Se almeno per una volta provi un sentimento vero, fammi un piacere: lasciala stare!”
“Agente Bristow…credo che la nostra intimità sia conclusa da un paio di ore…A cosa devo la tua parola?”
“Voglio risposte, Sark…”
“Sai cos’è l’unica cosa che mi ha insegnato tua madre quando lavoravo per lei? Che la verità ha bisogno di tempo…”
1×06_47_2.jpg“Che diavolo c’entra mia madre?” replicò infuriata Sydney.
Sark sorrise e si mosse verso la sua postazione. Sydney gli andò dietro e gli si mise davanti.
“Se non mi dici quello che voglio sapere giuro che te ne pentirai…”
“Tutto a suo tempo, agente Bristow. Quando mi verrà somministrato il vaccino…”
“Non fai mai niente se non hai il tuo tornaconto personale, vero?” gridò lei.
“Mi conosci bene…Puoi fidarti della mia parola…”
1×06_48.jpgSydney strinse gli occhi in una smorfia di rabbia, poi raggiunse l’uscita diretta alla propria auto.
LOS ANGELES – MEZZ’ORA DOPO

Sydney teneva il braccio appoggiato al finestrino, la testa appoggiata sulla sua mano. Era stanchissima e non vedeva l’ora di mettere piede in un letto. Ormai era quasi giorno e i bambini si sarebbero alzati per andare a scuola.
“Sei stanca?” sussurrò Vaughn approfittando di un semaforo rosso per accarezzarle il volto.
“Un po’…”
“Syd mi dispiace di essere stato duro con te, ma vedi…”
“Avevi ragione. Sono stata una stupida…ho messo a rischio la nostra sezione e l’agenzia per aiutare un criminale…Però non capisco la decisione di Dixon di sospendermi…E’ la prima volta che mi tratta così…”
“Anche a me è sembrato strano…Come del resto mi è parsa strana la sua improvvisa partenza…”
“Che intendi dire?” domandò Sydney alzando lo sguardo curiosa.
“Mi sono informato…La Commissione a Washington non era così urgente come ci ha fatto credere…e non è mai successo nella storia della CIA che un capo di una sezione occulta si assenti per un’assemblea di routine…”
“Cosa pensi?”
“Sinceramente?” – si bloccò trovando Sydney che annuiva – Credo che se ne sia andato per lasciarti carta bianca…Se fosse rimasto, in una situazione del genere avrebbe rischiato il posto…In questo modo, invece, gli unici richiamati siamo stati noi…”
Il semaforo divenne verde, così Vaughn ripartì.
“Insomma credi che Dixon abbia finto tutto? L’urgenza della sua chiamata a Washington, l’ordine tassativo di non fare nulla, il rimprovero?”
“No, quello era vero!” replicò lui facendola ridere. Sydney inspirò profondamente, capendo che era il momento migliore per parlare di ciò che aveva scoperto.
“Vaughn, a proposito di quello che è successo…c’è un’altra cosa che devo dirti”
“Riguarda per caso il reggiseno che non indossi?” rispose sorridendo.
Sydney attese un istante, poi continuò: “Durante il falso incendio, i soldati fuggivano per mettere in salvo i documenti più importanti…Un ragazzo ha perso un file top secret che per caso mi sono ritrovata a leggere…Parlava del Progetto Elica…”
Vaughn si voltò per un attimo verso di lei preoccupato, senza però smettere di guardare la strada, deserta per l’ora tarda.
“Per la maggior parte erano cose che conoscevo…Ma una cosa era nuova, recente…Un agente dice di avere buoni motivi per credere che Elena Derevko avesse usato il laboratorio due volte, prima che fosse distrutto…”
Vaughn fermò la macchina, erano ormai arrivati di fronte a casa loro.
1×06_50.jpg“Mi stai dicendo che pensi ci sia un altro clone in giro?”
Sydney annuì: “Non diceva chi potesse essere stato replicato…Ma io lo so Vaughn: è sempre mia madre. Ecco chi è che ha visto Isabelle, ecco chi ha liberato Sloane!”
“Non possiamo esserne sicuri, Syd…”
1×06_51.jpg“Ecco perché dobbiamo scoprire tutto il possibile su Elena Derevko…” concluse lei.

NELLO STESSO MOMENTO – SEDE DELL’APO

Sark era seduto alla sua scrivania, lo sguardo basso e un telefono tra le mani.
“Sark è tutto pronto in sala, aspettano solo te” gli disse Rachel.
“Grazie, vengo subito…” rispose senza nessuna tensione.
La resa dei conti, pensò.
La donna gli fece un cenno di incoraggiamento con la testa e lo lasciò solo per prepararsi.
Sark digitò il numero sul cellulare che aveva in mano: “Pronto…sì, questa linea è sicura. E’ andato tutto secondo i piani e ho trovato le informazioni che cercavamo…è stato più facile di quanto pensassi…” disse mentendo.
1×06_52.jpgOlivia Reed dall’altra parte del telefono mostrò un’aria soddisfatta per l’esito di quell’infiltramento: “Molto bene signor Sark, sarà ripagato a tempo debito…Intanto le auguro buona fortuna per il suo intervento”
La signora Reed chiuse la conversazione prima che l’uomo potesse dire altro.

Nella sala medica all’APO era tutto pronto: le macchine per il monitoraggio, i medici, e il vaccino. Mancava solo Sark che stava entrando in quel momento dalla porta scorrevole.
“Siamo pronti…” disse il dottore.
“Allora cominciamo, e facciamola finita!” replicò Sark che si stava già togliendo la maglia.
L’uomo si accomodò sul lettino e alcuni infermieri lo riempirono di sensori sul petto. Mentre Sark era impegnato a controllare il lavoro dell’uomo che aveva davanti a sé, un altro gli infilò un ago nel braccio, dove poi avrebbe montato la flebo.
“Possiamo cominciare…” disse l’infermiere al medico, mentre regolava l’intervallo della goccia dalla boccia di liquido.
Il dottore si avvicinò al paziente con una siringa in mano. Il vaccino, al contrario del virus, era incolore. Infilò l’ago nella valvola di plastica e cominciò a mescolare la sostanza con quella della flebo. Dopo un minuto sembrava soddisfatto.
“Bene, i valori si mantengono costanti!” spiegò a tutti l’infermiere che controllava i monitor.
Il liquido nella siringa era prossimo a finire; a Sark sembrava quasi di sentire il liquido entrare in circolo, anche se non gli veniva iniettato direttamente.
Il medico estrasse la siringa vuota, controllò i valori di riferimento e diede una pacca al paziente. Sark sembrava sereno e rilassato, ora. Eppure gli sembrava tutto troppo semplice.
“Bene signore, pare proprio che sia guarito…” disse il dottore mentre si toglieva i guanti di lattice.
All’improvviso però i battiti del cuore di Sark cominciarono ad accelerare. L’uomo iniziò a respirare affannosamente.
“Signore siamo in aritmia!” gridò un infermiere.
“Presto, prepari 10 cc di lidocaina!”
Ora l’allarme non arrivava più da un solo apparato, ma sembrava che tutti i monitor fossero impazziti.
“Sta peggiorando, potrebbe essere qualche allergia!”
“Non c’è spazio per i dubbi – lo rimproverò il medico notando che Sark era ormai steso sul letto e stava perdendo i sensi – Non riesce a respirare, intubiamolo!” ordinò.
Ma il cuore di Sark era incontrollabile: il suo corpo cominciò ad agitarsi in preda alle convulsioni, quasi con lo stesso ritmo del bip del monitor.
Mentre i medici erano in agitazione, con un sussulto più intenso finalmente il corpo di Sark si immobilizzò, così come l’allarme del monitor che, di fronte alle facce allibite dei presenti, ora era diventato un suono continuo ed interminabile…

Episodio scritto da Montanaro 87 e Alex64

Cast

Jennifer Garner Jennifer Garner
Sydney Bristow
Michael Vartan Michael Vartan
Michael Vaughn
Carl Lumbly Carl Lumbly
Marcus Dixon
Rachel Nichols Rachel Nichols
Rachel Gibson
Kevin Weisman Kevin Weisman
Marshal J. Flinkman
David Anders David Anders
Mr. Sark
Greg Grunberg Greg Grunberg
Eric Weiss
Ron Rifkin Ron Rifkin
Arvin Sloane
Lena Olin Lena Olin
Irina Derevko
Victor Garber Victor Garber
Jack Bristow

Guest star

Amanda Foreman Amanda Foreman
Carrie Bowman
Peggy Lipton Peggy Lipton
Olivia Reed

Categoria: Prima stagione virtuale

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11 Comments Add your own

  • 1. montanaro87  |  14 giugno 2007 at 8:00 pm

    Buona direi…finalmente!!:-) Aspetto i commenti dei fans…haha
    Tesoro mio, hai ripetuto una foto…la numero 29 è messa due volte al posto della 28_2.
    Bravissimo, ottimo lavoro!!

  • 2. MacSloane87  |  15 giugno 2007 at 12:36 am

    E’ venuto proprio bene….PS: Alex.la scena in flash del texas dove l’hai presa?

  • 3. montanaro87  |  15 giugno 2007 at 12:57 pm

    le facciamo noi!!:-D io scelgo le foto e lui le fa ahahha

  • 4. montanaro87  |  21 giugno 2007 at 4:11 pm

    Mi spiace vedere che nessuno lascia commenti però…

  • 5. Alex  |  21 giugno 2007 at 4:15 pm

    azz, e io che speravo ce ne fosse uno nuovo. Oh se non v’è piaciuto ditecelo, altrimenti che ne sappiamo!
    Ci si regola, ci si adatta, si spera di fare meglio, insomma!

  • 6. MacSloane87  |  24 giugno 2007 at 9:52 pm

    Secondo me è una bella puntata,adrenalinica..è il sito ad essere poco trafficato..

  • 7. sarax  |  26 giugno 2007 at 10:21 am

    scusate il ritardo… sono stata un pò assente in stò periodo

    Bellissima puntata…. adrenalitica… e piena di sorprese…. anche le foto molto azzeccate…. bravissimi…..

  • 8. montanaro87  |  2 luglio 2007 at 12:10 pm

    beh modestamente le foto sono opera mia:-D

  • 9. ksgg  |  5 luglio 2007 at 3:36 pm

    Bellissimo!!!Però nn fate morire anche Sark!!!!

  • 10. Lucia  |  6 luglio 2007 at 12:14 am

    complimenti, siete bravissimi!! sarebbe una puntata stupenda, in perfetto stile alias!!
    pero’ non fate morire julian.. =’(

  • 11. aga  |  12 luglio 2007 at 1:16 pm

    bello mi è piaciuto molto siete molto bravi complimenti
    adesso nn resta che aspettare una nuova puntata

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