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Vikings: Una nave che affonda. Recensione quinta stagione

recensione quinta stagione vikings

Erano tante le emozioni che si scontravano nella mente di uno spettatore alla fine della visione di Vikings. Uso il passato perché non credo che si possa valutare questa quinta stagione con lo stesso metro usato per le precedenti. Anzi, si può tranquillamente affermare che l’unico sentimento a sovrapporsi alla confusione dopo la visione di questi 20 episodi sia la rabbia.

Per cosa? Rabbia per aver lasciato che un prodotto valido, innovativo ed indipendente venisse abbandonato a se stesso. Rabbia per una sceneggiatura quasi inesistente, se non in alcuni momenti di tensione davvero alta (che si possono contare sulle dita di una mano). Delusione per la mancanza di personaggi nuovi a cui appassionarsi, a cui interessarsi e legarsi, come era accaduto nelle stagioni precedenti.

Guardando questa stagione si ha l’impressione di osservare una nave che affonda senza la possibilità di salvarla.

I pregi della gloria (passata) di Vikings

Cercando di trovare il motivo scatenante di un declino oggettivamente impossibile da non notare, alla base dell’insofferenza verso la direzione che ha preso questa quinta stagione di Vikings c’è probabilmente la paura nell’introdurre novità. Di qualsiasi genere o forma.

travis fimmel raised by wolfes

Credits: History Channel

Se la prima stagione era stata un momento di assestamento, dalla seconda stagione in poi abbiamo assistito ad un susseguirsi di eventi veloce, interessante e dinamico. Per la vita amorosa di Ragnar era subentrata Aslaug e la sua faccia da schiaffi (scusa, Aslaug: qui Team Lagertha), mentre Lagertha aveva iniziato il percorso che l’avrebbe portata a trovare la sua indipendenza, da entrambi l’ombra di Ragnar e la sua posizione a Kattegat. Perfino Rollo aveva trovato l’agognata supremazia sulle coste di Franchia!

Poi è arrivata anche la Gran Bretagna, con Ecberth e una nuova aura di rispetto per Athelstan (George Blagden). Nuove storyline, com’era giusto che fosse, sono seguite anche per Bjorn (Alexander Ludwig) e i figli di Ragnar già cresciuti.

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Cosa è mancato alla quinta stagione di Vikings?

Al contrario, la quinta stagione di Vikings è stata povera di qualsivoglia novità. Quei pochi personaggi che potevano sembrare interessanti sono scaduti nella banalità, prima di essere eliminati completamente proprio per mancanza di logica o coerenza di trama.

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Credits: History Channel

Il personaggio di Jonathan Rhys Meyers, che prometteva di portare nuova linfa vitale ad una serie tv che ne aveva bisogno, è stato sballottato da un lato all’altro, finendo in una rete di monotona inutilità. Si tratta tuttavia soltanto di un rappresentante di quella che è una serie lunga di esempi. Personaggi male utilizzati o poco sfruttati, in questo contesto, sono stati davvero tantissimi.

Sono mancate le fondamenta che avevano resto la serie tv di Michael Hirst un punto di riferimento tra gli sceneggiati storici. Vikings era un’innovazione nel suo genere: per i dialoghi, le dinamiche e le trame. In questo caso, dato che abbiamo già detto come i personaggi fossero allo sbaraglio, non possiamo che sottolinearne anche la scialba parlantina. Forse si poteva definire Vikings ai suoi albori come “acerba” nei dialoghi, ma quest’ultimi non sono mai stati così brutti come in queste circostanze.

Personaggi trascinati dalla corrente: Hvitserk e Harald

Due personaggi nuovi il cui potenziale è stato gettato alle ortiche sono stati Hvitserk e Harald. In loro troviamo i più grandi fallimenti di questa quinta stagione di Vikings.

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Credits: History Channel

Da un lato abbiamo uno dei figli di Ragnar, Hvitserk (Marco Ilsø), e dall’altro Re Harald. Anche se non lo si può di certo definire tra i più interessanti della progenie del grande Ragnar Lothbrok, già dal momento in cui Hvitserk si era staccato da Ivar la sua storia avrebbe potuto guadagnare spessore. Purtroppo per gran parte della stagione gioca a fare la marionetta di un despota che non vuole altro che vedere il mondo bruciare e la gente intorno a lui in ginocchio.

La storia di Harald (Peter Franzén), invece, aveva le buone premesse per risultare interessante, soprattutto in seguito alla morte di Astrid. Invece no. Le possibilità della sua storyline si spengono con la stessa velocità con cui si spegne la luce, in un scintillio di vane promesse e decisioni inesistenti. Viene ferito a morte ma sopravvive, seguendo una delle due fazioni nella guerra dei fratelli Lothbrok, senza pathos e senza responsabilità che non siano la sua spada e il suo scudo. Un peccato, nel suo caso, non averlo visto più centrale e coinvolto negli eventi. Aveva tutte le carte in regola per essere un personaggio davvero brillante!

Lagertha, dove sei finita?

Ultima ma non meno importante nella triade dei personaggi peggio gestiti di questa quinta stagione di Vikings è Lagertha. Cosa diamine è successo?

Già dalla morte di Ragnar è stata evidente l’intenzione degli sceneggiatori di spostare il focus della trama sulla nuova generazione. In questo mondo, i “vecchi” combattenti potevano avere un ruolo soltanto “di contorno”, non erano più protagonisti. Senza considerare che ormai, diciamocelo, sono personaggi ampiamente stanchi per via di ciò che hanno patito e vissuto.

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Credits: History Channel

Lagertha, purtroppo, viene denaturalizzata di tutto ciò che era ed era diventata. La vediamo allo sbaraglio, trascinata dagli eventi. Impazzisce per la morte di Heahmund quando era riuscita a rimanere sana dopo quella di Ragnar e di Gyda. Perché, verrebbe da chiedersi? Perché è ormai anziana?

Le tagliano i capelli e puf! – rinsavisce e torna in forze. Ma cosa sto guardando?!

Se questo era il destino previsto per questo grandioso personaggio, la soluzione migliore sarebbe stata eliminarla già all’inizio di questa stagione, se non alla fine della scorsa. Non era necessario ucciderla, c’erano altrettante alternative più eleganti per farla uscire di scena. Con Rollo ci sono riusciti, perché con Lagerhta no?

Lo scontro tra Ivar e Bjorn non regge la trama orizzontale

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Credits: History Channel

Forza motrice di questa quinta stagione di Vikings sembrerebbe lo scontro e l’odio tra i fratelli, Ivar e Bjorn. La lotta per Kattegat, così come il desiderio di ottenere il potere a tutti i costi, può essere un perno per Vikings (e così è stato) ma solo finchè la serie tv funziona. Se si muove come un marchingegno ben oleato. Se le rotelle non girano e ci si aspetta che la guerra tra fratelli possa fare da colla a tutto quello che non va, il risultato è disastroso proprio come si intuisce da questa prematura cancellazione.

La sesta stagione di Vikings sarà l’ultima e non ci resta che pregare gli dei e Odino che non sia così disastrosa!

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Credits: History Channel

Vikings sembra aver perso la spinta nel raccontare storie nuove. I personaggi – Ivar e Bjorn per primi – sono vittima di un susseguirsi di eventi sempre uguale. Vai a Kattegat, combatti: vinci o perdi. Scappi, raduni un esercito, torni. Magari dopo aver trovato una moglie tra i prigionieri. Di nuovo, e poi ancora e ancora. Non è questo il cuore della serie tv di Michael Hirst, non lo è mai stato e non vedo come pensassero che potesse diventarlo ora.

Si salvano ovviamente dalla critica la bravura di entrambi Alex Høgh e Alexander Ludwig, a cui non può essere negato il pregio di saper brillare anche senza averne i mezzi. I grandi discorsi pieni di significato, i monologhi da dieci minuti in cui non riuscivi a staccare gli occhi dallo schermo? Ricordi del passato. Gli attori cercano di trarre il maglio da ciò che hanno in mano e lo sforzo è notevole.

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Ubbe e Torvi: Don’train on their parade

Riescono incredibilmente a salvarsi da questo treno ormai deragliato Ubbe (Jordan Smith) e Torvi (Georgia Hirst). La coppia, nata in circostanze tutt’altro che comprensibili, si fa coraggio e affronta con ingegno e un pizzico di follia le sfide che si trova davanti.

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Credits: History Channel

In quanto figlio maggiore di Ragnar, Ubbe sente molto la responsabilità del ruolo di suo padre, da cui ha evidentemente ereditato l’aspetto e l’ingegno. A differenza di Ivar, tuttavia, capisce che il ruolo di capo spetta a Bjorn e quindi lo segue, come è giusto per un fratello minore seguire quello più grande. Non è detto che in futuro il rapporto Bjorn-Ubbe non degeneri come quello tra Rollo-Ragnar ma, almeno per il momento, la loro chimica funziona.

Tornando però alla coppia, quest’ultima diventa cristiana quando sembra essere una strada per la salvezza. I due restano fermi nel loro desiderio di distruggere Ivar, certo, ma lo fanno senza sbattere necessariamente la testa contro un muro ma trovando soluzioni. Si danno da fare, si mettono di ingegno ed eseguono piani.  Il tutto senza perdere la propria definizione di coppia, sia nella sfera privata che sul campo di battaglia.

La montagna Solitaria di Floki: che cosa (non) ho visto?

Un’occasione sprecata di dare una degna conclusione ad una storyline magnifica è stata la sceneggiata di Floki (Gustaf Skarsgaard) e del suo gruppo di discepoli. Lungi da me dal capire perché i minutaggi dedicati a Floki sembrassero un mix tra il Monte Fato del Signore degli Anelli e una lezione di filosofia su Kant sotto acidi.

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Credits: History Channel

Non c’è interesse, non c’è logica, non c’è niente nella trama isolata di Floki. Il tentativo era evidentemente quello di allontanare (appunto) un pilastro della vecchia generazione dagli eventi della gioventù. Floki poteva fare tantissimo con il tempo che aveva a disposizione. La trama che ruotava intorno al suo personaggio poteva tranquillamente diventare una costola importantissima del quadro generale di Vikings. Invece no.

Invece il tutto si è concluso con una spedizione al centro della terra in cui (unico dettaglio davvero interessante) c’era una croce. La beffa evidente della conclusione del viaggio di Floki – che, ricordiamolo, aveva tolto di mezzo Athelstan quando sentiva la sua presa crescere su Ragnar – è una croce cristiana. Lui, che ha dato di tuto per la sua devozione agli dei, trova come traguardo una croce.

Una mancanza generale di interesse, gusto o dialoghi

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Credits: History Channel

Nel complesso la quinta stagione di Vikings è da dimenticare, per quanto mi riguarda. Un serie tv che non aveva fatto altro che crescere ed espandersi negli ultimi anni è arrivata ad uno dei suoi bassi storici – e non sto parlando di ascolti.

La mancanza di coraggio nel presentare nuovi personaggi e dinamiche, uniti al sistematico trascurare personaggi che avrebbero meritato maggiori possibilità, hanno resto questa stagione ripetitiva, burrascosa e incongruente. Le battaglie sono state interessanti ma non è mai stato difficile per Vikings portare sullo schermo degli scontri che valesse la pena guardare. Considerando anche che erano solo una parte della grande macchina che era stata Vikings fino ad ora.

Con questa quinta stagione di Vikings si concludono le storyline di importanti personaggi: Judith (il tempo di morire in cinque minuti, dopo aver reso Alfred la sua marionetta), Floki e (speriamo) Lagertha, che ormai non ha più nulla da raccontare. La sesta stagione sarà conclusiva e c’è solo da incrociare le dita che faccia di meglio della quinta!

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La recensione della Quinta Stagione di Vikings in pochi punti

Vikings

Credits: History Channel

– Quanto è stata bella la scena finale di Bjorn seduto su una roccia che strizzava l’occhio alla stessa scena, con protagonista Ragnar?

– Che senso ha avuto la morte di Judith, ammalata e defunta in pochi minuti?

– Quanto è stato bello (forse uno dei pochi) l’episodio della Battaglia in cui è poi morto Heahmund?

– Diamo una storyline decente ad Alfred nella prossima stagione, per favore?

– Ma Floki è morto-morto, oppure è morto-ma-poi-torna morto?

– Nuovo insediamento contadino di Vichinghi in Gran Bretagna. Si accettano scommesse su quanto durerà.

– Ghigno malefico di Ivar: quanto ci metterà a riprendersi Kattegat?

– Bjorn finalmente al posto che gli spetta. Avrà finalmente una gioia, il poverino? Si spera che la moglie vogliosa sia un miglioramento.

– C’era bisogno di spacciare la storia tra Heahmund e Lagertha come se fosse una cosa divina? Non credo.

– Ma il mantello di Torvi riciclato dal guardaroba di Lagertha… perchè? Come?

– Vero quello che dicono: le donne quando cambiano uomo, cambiano acconciatura. Lagerhta ci ha messo un pò, ma ci è arrivata.

Vikings - Quinta Stagione
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