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Vikings: Recensione dell’episodio 4.06 – What might have been

Chissà chi è stato il primo a coniare il proverbio si stava meglio quando si stava peggio. E chissà se lo ha detto animato da un senso di nostalgia per le cose che l’andare avanti lo ha costretto a lasciare indietro o se piuttosto era animato da un pavido timore di un progresso irrimandabile. O semplicemente perché la memoria ha alle volte il pietoso gusto di addolcire i ricordi cancellandone gli aspetti amari e lasciando solo una patina di consolatorio miele. Sia quel che sia, è questo abusato detto a venire in mente dopo aver visto la 4.06 di Vikings.

Vikings 4x06La sempre lodevole serie di History Channel ha festeggiato da poco il rinnovo per una quinta stagione confermando che anche la prossima avrà 20 episodi invece dei 10 a cui le prime tre ci avevano abituato. La notizia imprevista del raddoppio del numero degli episodi era stata accolta dal tripudio generale degli appassionati che imputavano alla creatura di Michael Hirst l’unico difetto di avere stagioni troppo corte per saziare l’appetito pantagruelico degli spettatori. Ma proprio quella che doveva essere l’arma in più di questa stagione, rischia di esplodere tra le mani inesperte di chi non sa come usare il nuovo pericoloso giocattolo che gli è stato regalato. Giunti al sesto episodio, si può dire con una certa sicurezza che avere più tempo a disposizione non ha convito gli autori ad inserire più materiale, ma piuttosto sembra che abbia loro suggerito di diluire la stessa storia su un tempo doppio con la conseguenza di dare una estenuante lentezza alla serie. Sebbene sia innegabile che più storyline con ambientazioni e personaggi diversi siano state inserite, nondimeno il risultato finale è più un senso di dispersivo divagare piuttosto che un aumentato interesse. Un esempio illuminante è quanto avviene nel Wessex dove Ecbert porta avanti le sue astute macchinazioni a passi estremamente lenti e senza alcuna connessione con quei vichinghi che danno il titolo alla serie. Mandare Alfred in pellegrinaggio a Roma (cosa che in effetti avvenne nella realtà storica) è chiaramente un modo elegante per allontanare Aethelwulf dalla questione Mercia ora che lo zelante figlio dell’astuto re inizia a mostrare un interesse personale per Kwenthrith che potrebbe ostacolare il probabile piano di conquista che Ecbert stesso sta architettando. Rafforzare il suo potere estendendo i suoi domini (e anche la Northumbria di Aelle è nelle mire di Ecbert) è sicuramente un modo per difendersi meglio dal futuro ritorno di Ragnar, ma l’incontro tra i due è tanto lungi dal venire che non se ne fa mai menzione per cui quanto avviene in Inghilterra ha uno scarso appeal sullo spettatore (a parte ammirare quanto machiavellico il re del Wessex sia).

Vikings 4x06Si stava meglio quando si stava peggio (ossia con meno episodi), quindi? Risposta difficile da dare anche perché il maggior tempo a disposizione ha permesso di rendere ancora più evidente la difficile crisi che Ragnar sta attraversando. Come confessato a Yidu, Ragnar non riesce a trovare più una valida ragione per andare avanti. La partenza per Parigi è più un atto dovuto che una sincera volontà. Non era la fame di conquiste a muovere Ragnar, ma piuttosto la sete di conoscenza. A che serve quindi tornare a Parigi? Ad avere l’ennesima conferma che Rollo li ha traditi come Ragnar dava già per certo? Ad affrontare un lungo assedio che non potrà portare a nulla più di un ennesimo saccheggio fine a sé stesso? A mostrare ai due sanguinari fratelli Harald e Halfdan che chi comanda è sempre lui? Ad imporre la sua volontà ad Aslaug tirandosi dietro Ubbe e Hvitserk con la ridicola scusa che sono abbastanza grandi per guardare (e Ubbe che ostenta una fiera indifferenza davanti al rogo degli sfortunati soldati mostra un carattere inquietantemente forte)? Niente di tutto ciò interessa realmente a Ragnar che riesce a trovare conforto solo nelle droghe che la sua nuova passione cinese gli fornisce come fossero caramelle innocue (e molto ci sarebbe da criticare su questa scelta anacronistica di inserire un personaggio dell’estremo oriente tra i vichinghi e sulla abnorme quantità di oppiacei che ha con sé senza che si capisca da dove li abbia presi). Il contadino che si è fatto re è costretto a guardarsi indietro perché avanti a sé non vede più nulla che sia degno della sua attenzione, mentre al suo fianco Bjorn sembra aver appreso anche l’arte della pazienza (tanto che non accusa ancora Erlendur memore della ramanzina ricevuta per come aveva forzato la mano su Floki) e Lagertha tornata jarl gli rinfaccia di essere la causa delle sue sofferenze passate.

Vikings 4x06Se Ragnar deve rimpiangere il passato lontano che gli si mostra come un quadretto idilliaco (con Lagertha moglie adorante, Bjorn adolescente caparbio e i redivivi Athelstan e Gyda) in una consolatoria allucinazione, tutt’altro che nostalgico appare Floki sempre più convinto di schierarsi con i due fratelli dagli abbondanti tatuaggi e le pettinature improbabili. Memori del precedente con Horik, si potrebbe sperare che anche stavolta il costruttore di navi stia lavorando sotto copertura per Ragnar. Ma Floki ormai non è più il costruttore di navi quanto piuttosto il fondamentalista religioso che ancora si vanta di aver ucciso il cucciolo cristiano e felice assiste alla spietata e immotivata esecuzione dei prigionieri organizzata dai due altrettanto fanatici fratelli. A nulla vale il monito preoccupato di una Helga il cui amore per il marito brilla anche nella plumbea luce in cui il suo sconsiderato comportamento sta trascinando l’innocente moglie. Come risalta la determinazione feroce di Bjorn in quel zio urlato rabbiosamente verso un Rollo sempre più convertito non tanto alla causa del pavido imperatore dei Franchi, ma piuttosto convintamente al servizio del proprio ego che sente di potersi paragonare al suo più famoso fratello.

Si stava meglio quando si stava peggio? Forse si, perché anche questo episodio si ricorda per troppi pochi passi in avanti e perché anche le scene di battaglia vengono tagliate per contenere i costi. Forse no, perché la lentezza eccessiva permette di dare spazio anche a personaggi finora di contorno e a graditi ritorni come quello di Harbard (e quanto demoniaca appare la risata di Ivarr). Saranno i prossimi episodi a dirci se il vecchio proverbio ha ragione o torto.

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