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13 Reasons Why: perché perché perché – Recensione della Seconda Stagione

tredici seconda stagione

Le emozioni che si accumulano quando l’ultimo episodio di una serie TV finisce, possono essere molteplici così come le domande che si accumulano ripensando a quel che si è visto e a quel che potrebbe ancora accadere. Ma non è sicuramente positivo quando a dominare nel commento è una sola parola: perché? E non il perché interrogativo di chi non ha capito qualcosa, ma il perché esclamativo di chi non si capacita di quanto deludente sia quel che ha atteso magari da tanto tempo. La seconda stagione di 13 Reasons Why riesce a triplicare quella parola costringendo chi ha portato a termine la serie a ripetere ossessivamente e con crescente fastidio (se non ira a stento repressa) un martellante perché perché perché.

Tredici seconda stagione: perché distruggere la prima stagione?

Risolto trivialmente il dubbio sulla necessità di un sequel di una serie intelligente ma compiutamente autoconclusiva come 13 Reasons Why, rinnovata solo per volgari motivi economici, restava la timorosa curiosità di sapere come gli autori pensassero di proseguire una storia chiusa. Affrontando temi nuovi? Approfondendo argomenti già trattati ma vedendoli da un punto di vista differente? Ampliando il discorso restando collegati alla cronaca quotidiana? Niente o comunque troppo poco di tutto questo, purtroppo.

Perché, al contrario, pare che lo scopo primario di questa seconda stagione di 13 Reasons Why sia riprendere quanto narrato nella prima, ma per distruggerne o quantomeno indebolirne pesantemente le fondamenta. La necessità obbligata di mantenere gli stessi personaggi costringe gli autori a tenere anche Hannah in scena, ma questo avviene nei modi più sbagliati. Già accettarne la presenza come allucinazione generata dall’impossibilità di Clay di lasciarla vivere nel ricordo è una scelta alquanto rischiosa perché spinge a chiedersi come mai nessuno noti il ragazzo parlare da solo come uno schizofrenico. Ma il peggio è stato aggiungere altri flashback che espandono la storia di Hannah facendo però perdere senso ai racconti nelle 13 cassette registrate prima del suicidio.

tredici seconda stagione

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Il bacio saffico con Courtney? Non un unicum rubato da Tyler per caso, ma il primo di una serie di baci per cui Courtney poteva pensare che a Hannah dopotutto non dispiacesse. I genitori magari distratti ma felicemente innamorati? Ma anche no visto che il padre aveva un’amante (con cui chissà perché adesso convive) e Hannah sapeva tutto nonostante non ne faccia minimamente cenno nei nastri. La premura disinteressata di Tony che solo per onestà esegue le ultime volontà di Hannah? Piuttosto un favore reso a chi lo aveva salvato quando scappava dalla polizia per cui Hannah chiede il suo aiuto non perché lo reputi un amico affidabile, ma perché sa che è in debito con lei. Fino ad arrivare all’elefante nella stanza: Zach. Citato nei nastri perché aveva rubato i bigliettini dedicati a lei e non perché l’aveva lasciato dopo che sono stati insieme un’intera estate con tanto di prima volta per entrambi. Il che fa diventare quasi schizofrenica Hannah quando reagisce all’approccio di Clay nella famosa notte del bacio. Perché evidentemente il trauma vissuto con Justin era stato abbondantemente superato visto che Hannah aveva passato l’intera estate in maratone di sesso con Zach.

Ne esce, quindi, il ritratto malato di una Hannah che sulle cassette ha inciso una sequela di mezze verità facendo perdere gran parte del senso alla prima stagione.

Perché non fare un passo avanti?

13 Reasons Why non era solo Hannah, ma anche Clay. Inevitabile, quindi, chiedersi che cosa ne è stato di colui che indubbiamente era stato il protagonista della prima stagione. Una stagione che si era chiusa con quel giro in auto di Clay con Skye, Tony e il suo ragazzo che lasciava intendere una volontà precisa di andare avanti o almeno provarci. Ma questo avrebbe significato evidentemente allentare il legame strettissimo con Hannah permettendo a Clay di fare quel passo avanti che la storia con Skye sembrava indicare. Invece, no. Anzi, avviene esattamente il contrario.

Se nella prima stagione di 13 Reasons Why Hannah era per Clay un ricordo presente, in questa seconda annata la definizione “ricordo presente” diventa persino troppo letterale perché Clay non si limita più a vederla nelle sue memorie, ma parla con lei come se fosse fisicamente presente qui e ora. E, quel che è peggio, lo fa liberamente in luoghi pubblici senza preoccuparsi di venire scoperto e scambiato per pazzo. Che nessuno se ne accorga mai è la ciliegina sulla torta di una situazione assurda. Che l’elaborazione del lutto sia lunga e traumatica ci sta, ma che questo obblighi a cancellare ogni possibile passo avanti per farne due indietro prima di arrivare alla giusta conclusione è una scelta dettata solo dal voler riproporre quelle interazioni tra Clay e Hannah che tanto erano piaciute nella prima stagione.

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Il figlio dei Jensen, d’altra parte, è in buona compagnia perché sono davvero pochi i ragazzi che riescono ad evolvere. Per un Marcus che continua a essere preoccupato solo della sua carriera futura arrivando a difendere o accusare Bryce a seconda di cosa è più politicamente conveniente, c’è un Ryan che sostanzialmente rimane quel che era senza che la morte di Hannah l’abbia portato a riconsiderare il suo modo di proporsi. Per una Courtney che trova il coraggio di fare coming out ma poi sostanzialmente sparisce dalla serie, c’è un Tony che replica lo stesso schema del buon samaritano con misteriosi guai alle spalle che assillano il suo presente. Unici ad evolvere sono Zach che conferma e rafforza la sua natura di animo buono con cattive compagnie, Justin trasformato in un cane bastonato che non riesce a liberarsi dei suoi demoni e una Jessica che trova il coraggio di affrontare lo stupro subito.

Troppo poco approfondito, invece, il personaggio di Bryce che avrebbe meritato una maggiore attenzione vista anche la bravura dell’interprete nel rapportarsi con un ruolo difficile e potenzialmente sfaccettato.

Perché così poco coraggio?

Anche chi non aveva pienamente apprezzato il 13 Reasons Why inteso come prodotto televisivo, aveva comunque riconosciuto alla serie il plauso convinto per il coraggio avuto nel proporre con crudo realismo temi difficili come il bullismo, il suicidio, lo stupro senza edulcorare nulla e senza tirarsi indietro quando si trattava di accusare colpevoli e complici. Ma questo aveva generato anche polemiche feroci e attacchi incessanti da chi è sempre pronto a citare il feticcio dell’emulazione convinto che vedere qualcosa in una serie TV sia lo stesso che farlo.

La seconda stagione di 13 Reasons Why sembra quasi una resa ingloriosa da parte di Netflix che pare aver paura di andare fino in fondo. Così, alle accuse di essere da ispirazione per i giovani con problemi che potrebbero imitare il gesto di Hannah, la rete risponde inserendo messaggi opportuni prima di ogni episodio. Alle critiche di chi considerava irrealistica l’assenza dei genitori, gli autori si accodano facendo svolgere ruoli più o meno positivi a padri e madri dei ragazzi quando prima molti di loro non si erano neanche mai visti (su tutti i genitori di Bryce e di Tyler).

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Soprattutto la paura di mostrare troppo costringe a concludere in maniera anticlimatica l’unica storyline davvero nuova della stagione. Tyler è stato l’unico, infatti, ad aver compiuto un percorso lineare conseguente alla morte di Hannah. Un evento che richiedeva una netta cesura col passato che il giovane fotografo era riuscito a realizzare grazie all’amicizia con Cyrus e il gruppo punk della scuola. Una relazione che era poi bruscamente terminata a causa del carattere insicuro del ragazzo e che era stata drammaticamente macchiata dalla violenza sessuale compiuta da Monty (unico momento in cui la serie ritrova il suo disturbante realismo). La decisione di Tyler di compiere una strage a scuola era la conclusione più coerente del suo percorso ed anche, purtroppo, la più realistica se si legge la lunga lista di stragi che sono state l’ultimo atto di storie simili nei college americani. E, invece, Tyler incredibilmente cambia idea non perché Clay sia stato tanto convincente, ma semplicemente perché mostrare una sparatoria a scuola quando recente è il ricordo delle tante che funestano la cronaca avrebbe attirato su Netflix un diluvio di critiche che la rete ha preferito evitare sacrificando quel coraggio di dire la verità per quanto cruda essa sia che era stata una delle più positive caratteristiche della serie.

Tredici seconda stagione: Recensione della premiere della seconda stagione

La seconda stagione di 13 Reasons Why non sarebbe mai dovuta nascere perché tutto e tanto bene era stato detto dalla prima. Una volta rassegnatisi all’idea malsana che ciò che porta soldi deve essere fatto per forza, si sarebbe potuto trovare un modo di darle un senso esplorando ciò che ancora si poteva dire. Ma usarla per distruggere anche il ricordo di quanto bene si era fatto è un crimine che difficilmente sarà possibile perdonare.

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