Rubriche Serie TV

Top of the Week: il meglio della settimana dal 28/01 al 04/02

Top of the Week

Eh, le vacanze natalizie! Sembrano non finire mai e, invece, neanche fai in tempo a digerire l’ultima fetta di pandoro che già devi metterti a scrivere il nuovo numero della rubrica sul top della settimana nel mondo delle serie tv. Come dite? Natale è passato da più di un mese e le serie tv hanno già ripreso da tempo? E quindi la rubrica arriva con tanto ritardo che pensavate fosse stata cancellata? Oh, io a Parigi la settimana scorsa ho visto ancora un albero di Natale addobbato in una casa; mi sarò confuso. Vabbè, sia quel che sia, si parte!

Top of the Week

Vikings e la fine di una generazione

Si chiude con un episodio di svolta la seconda parte della quarta stagione di Vikings. Dieci episodi che sono stati di qualità sufficientemente alta da farci dimenticare le pecche della prima parte che rubricheremmo volentieri ad incidente di percorso e dimostrazione che nessuno è perfetto. Al contrario, il secondo ciclo di episodi è stato fondamentale per indirizzare la serie su una nuova strada. Ancora in lutto per la morte di Ragnar, i fedeli appassionati devono versare altre lacrime amare. A lasciarci sono Helga e Ecbert.

Se la morte del re era dopotutto attesa e inevitabile, non altrettanto può dirsi della dipartita improvvisa della delicata moglie di Floki. Vittima di un omicidio – suicidio ad opera della spaventata Tanaruz, Helga va via portando con sé i mille ricordi della sua leggiadra tenerezza, della sua caparbia fedeltà, del suo amore incrollabile, della sua impagabile bontà. Un personaggio diverso da tutti gli altri che ha saputo ritagliarsi un posto nel cuore degli spettatori pur non essendo la protagonista della serie. Una assenza che peserà anche per le conseguenze inevitabili che avrà su un Floki ormai svuotato di ogni affetto.

Indimenticabile resterà anche l’altra grande vittima di questo season finale. Se Ragnar era il protagonista primario di Vikings, per lunghi tratti Ecbert ne è stato l’antagonista principale. Ma un avversario molto sui generis perché del grande condottiero vichingo, il re del Wessex era anche uno dei più grandi amici e uno dei pochi a comprenderne pienamente il carattere, le aspirazioni, la complessità. Più che un nemico con cui scontrarsi, Ecbert è stato il riflesso distorto di Ragnar. Due anime unite dalla stessa ambizione e che solo il fato ha voluto schierare sui due lati opposti di una scacchiera su cui hanno amato confrontarsi. Il suicidio scelto come ultimo atto avviene nella stessa piscina dove i due grandi amici/nemici si sono conosciuti tra le voci che ricordano al re morente e a noi nostalgici che una intera generazione di Vikings (Ragnar, Ecbert, Helga e, in parte, anche Floki e Rollo) ormai va via per lasciare il posto a chi (Ivar, Ubbe, Bjorn, ma anche Aethelwulf e il neo arrivato Heahmund) saprà continuare la saga degli uomini del Nord.

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Rupert Friend a caccia di Emmy

Sono tre settimane ormai che la sesta stagione di Homeland è cominciata. E sono tre settimane che la sensazione è sempre la stessa. Si, Carrie sembra intenzionata a redimere i casini combinati in giro per paesi islamici lavorando stavolta come consulente per la difesa di vittime innocenti di una islamofobia ingiustificabile (ma, ovviamente, il suo intervento ha solo peggiorato la situazione). Sì, Saul e Dar Adal si sono immischiati immediatamente in qualche altro intrigo ingarbugliato che permetterà agli spettatori di lanciarsi in ardite ipotesi prontamente smentite da qualche twist inatteso.

Ma la verità è una sola: i momenti più interessanti di questo Homeland sono quelli in cui in scena è Peter Quinn. Sopravvissuto miracolosamente alla camera a gas in cui lo avevano rinchiuso i suoi aguzzini nella passata stagione, il personaggio interpretato da Rupert Friend non si è mai realmente rialzato da quel letto dove lo avevamo lasciato in coma. A dircelo, non sono tanto il suo incedere zoppicante o il braccio inerte. Ma sono la sua apatia silenziosa rotta solo dalle urla con cui si risveglia dagli incubi costanti, la sua ferrea determinazione nello sprofondare in abissi chimici alla ricerca di un oblio momentaneo, la sua testarda opposizione ad ogni tentativo estremo di una Carrie che non può lasciarlo affondare. L’episodio di questa settimana ha mostrato un Quinn che compie i primi passi verso una rinascita complessa, ma soprattutto ha confermato che questa stagione avrà anche un altro motivo di interesse: ce la farà Rupert Friend a guadagnarsi un Emmy? Se le premesse sono queste, più di qualche euro vale la pena puntarlo su questa scommessa.

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I consigli dietetici di Netflix

 E, appunto, tornado alla questione vacanze di Natale trascorse, capita come il cacio sui maccheroni l’ultima creatura di Netflix. Chi non ha chili in eccesso da smaltire come ricordo dei bagordi natalizi? Magari seguendo il menù iperproteico e variegato consigliato da Sheila, una Drew Barrymore in forma smagliante, protagonista e ottimo testimonial di Santa Clarita Diet. Certo, magari procurarsi gli ingredienti facendo attenzione a non farsi scoprire è un tantino complicato ed anche decisamente contro la legge, ma quando i risultati sono così eccellenti come si può non farci un pensiero? Si scherza, ovviamente (meglio dirlo, non si sa mai che la polizia avviasse una indagine). Ma si è molto seri nel dire che la serie rilasciata in settimana dalla rete di streaming online è un prodotto fresco e ben realizzato dove leggerezza e ironia si amalgamano bene con un ritmo travolgente e una messa in scena accurata. Un mix di elementi che confermano l’affidabilità di Netflix e rilanciano un attrice che da tempo sembrava essersi smarrita. Forse, doveva solo ritrovare la forma ed ora ci è riuscita con la giusta dieta a base di finger food succulenti e divertimento garantito.

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Harvey e fare pace con mamma

Ah, la mamma. Di mamma ce n’è una sola, chi dice di no. Ma c’è anche chi al popolare detto nostrano farebbe seguire come acida aggiunta un raggelante “e meno male”. Per lungo tempo, questa perfida chiosa non sarebbe dispiaciuta ad Harvey. Ma anche le tempeste più violente prima o poi finiscono anche se, a volte, bisogna trovare il coraggio incosciente di uscire fuori e bagnarsi ancora un poco prima di veder tornare il sole. Ce la fa, finalmente, Harvey che, nell’appuntamento settimanale di Suits, riesce a trasformare una comune cena con la ostile madre nell’occasione troppo a lungo rimandata per siglare una necessaria pace in una scena che riesce a pizzicare delle corde che emanano un suono ben gradito. Sarà stata questa ritrovata serenità a contribuire anche alla scelta di condividere il posto di managing partner con Louis? Forse si, forse no. Certo non deve essere stato facile per un personaggio come Harvey fare scelte simili. Lo sforzo immane che deve aver compiuto gli fanno guadagnare un posto in questa top settimanale.

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Long John Silver e il potere delle parole

Chissà chi ha detto che ne uccide più la penna che la spada. E chissà che avrebbe detto se avesse visto quanto è abile Long John Silver a usare anche meno della penna. Perché l’ipotetico Re dei Pirati ha il dono ineguagliabile di saper convincere anche il più pericoloso dei nemici usando semplicemente un’arma che tutti potrebbero usare, ma che pochissimi sanno veramente adoperare: la parola. Scampato ad un indecoroso annegamento, privo della protesi, separato dai suoi compagni, prigioniero di un inquietante Israel Hands (debutto in Black Sails di un altro personaggio letterario), John riesce ancora una volta a salvarsi affidandosi alla sua oratoria sapiente. E lo fa ribaltando completamente i rapporti di forza tra rapitore e rapito.

Non più un naufrago indifeso e solo alla mercé di un ex pirata rancoroso e crudele, ma piuttosto un Re potente che attende con sicura fermezza l’arrivo certo della sua armata feroce che lo porterà sul trono che gli compete e da cui potrà dispensare grazie anche per un reietto desideroso di una inesprimibile redenzione. È solo grazie all’immenso potere delle parole che John riesce a trasformare un sadico nemico in un prezioso alleato e la solerzia con cui Israel uccide il corteo che avrebbe dovuto difendere una incosciente Max (ancora ignara dei nuovi rapporti di forza tra lei e John) è la prova inconfutabile dell’ennesimo successo di colui che fu solo un cuoco improvvisato ed è ora un futuro monarca leggendario.

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