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Top of the Week: Girls, Legion e Black Sails

Top of the Week

L’incubo di un malato di logorrea? Non avere abbastanza argomenti per parlare per ore ed ore. Sarà che era la settimana di San Valentino e tutti erano troppo impegnati a fare gli occhi a cuoricino (o a strafogarsi di baci Perugina). Sarà che raggiungere il top costa fatica e alle volte ci si può anche lasciare andare innestando il pilota automatico sicuri che non ci saranno problemi. Sia quel che sia, poca roba questa settimana per la rubrica, ma la redazione di Telefilm Central qualcosa da segnalare lo trova sempre.

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Riz Ahmed e il suo momento d’oro

Magari non lo farà, ma se dovesse stilare una top della sua carriera, Riz Ahmed metterebbe questo ultimo biennio al primo posto. Protagonista della serie rivelazione The Night of, mandata in onda senza troppa fiducia da HBO tra Luglio e Agosto (non proprio la collocazione ideale per una serie al debutto) e capace di veder crescere in modo esponenziale il gradimento di pubblico e critica (fino a guadagnarsi prestigiose candidature ai Golden Globe e ai SAG), l’attore inglese di origine pachistana è diventato in poco tempo uno dei nomi più in vista sia sul piccolo che sul grande schermo. Il ruolo di Bodhi in Rogue One, il primo spinoff di Star Wars, gli ha garantito una popolarità inattesa forse anche da lui stesso, ma non gli ha fatto dimenticare le sue origini come rapper. Dopo la parentesi in The OA, Riz ha deciso di tornare nella premiere dell’ultima stagione di Girls riprendendo il personaggio di Paul Louis, istruttore di surf per donne annoiate della upper class newyorchese e interesse amoroso di Hannah. E lo ha fatto offrendoci un memorabile rap sulle note di Slow Jamz di Kanye West (con Twista e Jamie Foxx). Una performance da apprezzare per le doti canore di Riz e per… la camicia aperta e il balletto sfrenato.

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Legion e la capacità di confermarsi

Road to nowhere dei Talking Heads introduce in maniera perfetta il secondo episodio di Legion chiamato al duro compito di essere all’altezza di un pilot che in redazione non abbiamo avuto paura di inserire con incontenibile entusiasmo nella top di tutti i tempi. Impossibile eguagliare quel livello perché sarebbe come pretendere misure da finale olimpica di salto in alto nel campionato della scuola. Un episodio pilota ha il compito di presentare la serie e catturare lo spettatore e gioca perciò in un campionato diverso. Il secondo episodio ha comunque un compito tanto più difficile quanto maggiori sono state le capacità del primo: convincere lo spettatore che quella che sarà la qualità media della serie tutta è talmente alta da convincere chi guarda ad aspettare con ingorda passione il prossimo episodio. Missione superata con lode da questo secondo capitolo che, pur essendo meno rutilante del precedente, mantiene una struttura non lineare che tiene viva l’attenzione senza eccedere in inutili complicazioni o in nefaste semplificazioni. Legion magari non vincerà i premi che merita (presto per dirlo, ma qui siamo ancora scottati da quel che non ha ricevuto Westworld), ma noi di Telefilm Central stiamo già scrivendo il nome della serie nel nostro personale elenco dei trionfatori di un 2017 che è appena iniziato e già ci ha dato un candidato più che valido per la top dell’anno.

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Black Sails e non averne mai abbastanza

Dopo solo tre episodi, è ormai chiaro quale sia il difetto imperdonabile della quarta stagione di Black Sails: è l’ultima. Ormai ogni episodio di questo capitolo finale delle avventure di Flint e Long John Silver, di Jack e Anne, di Eleanor e Max si aspetta con un misto di fremente trepidazione per la qualità di ciò che andremo a vedere e di insopportabile mestizia per l’avvicinarsi di una parola fine che non si cancellerà dallo schermo. Il terzo episodio conferma questo dilemma offrendo una vittoriosa battaglia e una tragica morte, entrambe circonfuse da un alone di gloria che come una lingua di fuoco scende dal cielo per incidere i protagonisti ancora di più nella memoria degli spettatori. L’ostinata superbia del capitano Berringer (la cui spietatezza viene mitigata dal dettaglio sul ciondolo che cade dalla sua mano morente) ha permesso a John Silver di venire a reclamare il suo regno, ma sono la determinazione di Flint, il soccorso di Billy e la ferocia di Israel Hands, le mani che lo hanno sollevato adagiandolo sul trono di Nassau. Un’alleanza ritrovata forse solo per poco, ma un’altra gemma incastonata nella corona della serie.

Corona che si arricchisce ancora di più per il modo in cui si accomiata dalla serie Edward Teach. Blackbeard è stato un personaggio che forse ha dato meno di quello che poteva, ma è anche vero che impiegarlo come meritava avrebbe significato sottrarre ingiustamente spazio ai personaggi che egregiamente si erano e si sono comportati finora. Eppure, mai come in questo caso, si può dire che ciò che maggiormente conta è la qualità e non la quantità. E di qualità ce n’è davvero in quantità incommensurabile nella morte di Teach. Il dialogo tra Rogers e Berringer aveva fatto immaginare quanto spietato potesse essere il solitamente compassato Woodes quando si tratta di punire chi ha osato minacciare i suoi affetti, ma niente avrebbe lasciato supporre tanta efferata crudeltà. Tre sono i giri di chiglia che torturano l’inerme Blackbeard straziandone le carni tra il silenzio attonito rotto solo dall’orrendo rumore del corpo che striscia squarciandosi contro la carena della nave. L’eroica determinazione di un Teach, che si ostina a sopravvivere per non concedere al suo carnefice il trionfo della superbia ma solo la vittoria della crudeltà, scrive con inchiostro indelebile il nome di Blackbeard nell’albo d’oro di Black Sails.

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