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Tin Star: Tim Roth affronta il male tra scenari lussureggianti. Recensione pilot

Tin Star

Scomodare Sergio Leone per questa recensione potrebbe essere un’eresia, ma è a C’era una volta il West che ho pensato quando ho sentito il cigolare insistente dell’insegna nella prima scena di Tin star. Là c’era la ferrovia in arrivo a gettare scompiglio, qui c’è una compagnia petrolifera venuta a costruire una raffineria vicino a una idilliaca e sperduta cittadina del Canada. Sergio Leone raccontava una storia di vendetta e anche questo Tin Star sembra intenzionato a farlo.

Ma torniamo alla prima sequenza sanguinosa. Il nostro protagonista è in macchina con la famiglia: una bella moglie bionda è seduta vicino a lui, una figlia adolescente e un bambino di cinque anni sono sul sedile posteriore. Scappano da qualcosa. Vanno a Calgary in fuga da un pericolo, ma quel pericolo li raggiunge sotto forma di un uomo con un’inquietante maschera bianca e quando uno sparo esplode la scena si tinge di rosso. Classico salto temporale e siamo ad un anno prima.

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La storia in sè non è nulla di nuovo

Da qui la storia che si dipana è molto classica. Tim Roth (Lie to Me), con il suo splendido accento inglese, è arrivato in Canada per sfuggire ad un passato complicato. Ex alcolista, ha scelto un luogo per sistemarsi con la famiglia dove solo gli orsi gettano scompiglio. E’ lo sceriffo in città, quello nuovo di cui un po’ tutti diffidano, quello che deve imparare le regole del posto. Ma non fa in tempo ad ambientarsi che ecco arrivare il big bad: la compagnia petrolifera North Stream, decisa a non fermarsi davanti a nulla pur di ottenere quello che vuole. Volto della compagnia tra la gente è la bella Christina Hendricks (Mad Men), tutta fascino e malizia.

Quello che sorprende a questo punto è quanto nettamente venga descritta la cattiva fede della compagnia. Non ci sono dubbi che siano dei bastardi, non ci sono dubbi che avveleneranno l’acqua e distruggeranno la cittadina. Il boss della compagnia, inquietante e malignamente pelato, spaventa i bambini e non ha paura di sbandierare il suo potere e di spadroneggiare senza vergogna. Chi si oppone viene piegato o forse ancora peggio ucciso e il nostro sembra finire direttamente nel mirino della compagnia dopo aver fatto solo del vago ostruzionismo. Tutto scorre veloce, ben poco è lasciato alla raffinatezza narrativa, come se gli avvenimenti che stiamo vedendo fossero solo dei rapidi gesti volti a condurci altrove.

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Tim Roth è sempre una garanzia

Tim Roth è magnetico come sempre nei panni di un protagonista tormentato e le scene con la sua famiglia sono le più delicate e naturali dell’episodio. Tutto il resto è intriso di una strana luce, quasi irreale, e la natura che circonda il piccolo villaggio è così splendida e lussureggiante da apparire a volte quasi finta. Elementi insoliti e grotteschi punteggiano la scena assieme ad una colonna sonora davvero imponente e ad una regia cinematografica. Improvvise apparizioni di animali, riflessi negli specchi che non combaciano, piccoli elementi, che scardinano lievemente una narrazione costellata di elementi classici, lasciando un senso di straniamento fino a quando, sorprendentemente, in una escalation di tensione ci ritroviamo subito a rivivere la scena di inizio episodio e a vederne le conseguenze.

Se dovessimo valutare il telefilm solo da quanto visto per ora non ci sarebbe poi molto da dire, considerata la velocità con cui la storia si muove e la scontatezza di alcuni elementi; ma è impossibile giudicare Tin Star solo da questo primo episodio, che riproponendo una trama già vista e rivista con un tono lievemente grottesco, riesce comunque a lasciare incerto lo spettatore. Gli elementi insoliti che appaiono nell’episodio sapranno germinare in qualcosa di nuovo e sorprendente?

Per ora questo pilot è solo un prologo. Quello che verrà narrato poi e come verrà narrato decideranno il tono e la necessità di questa storia.

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