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Tin Star: un telefilm fatto di nulla – Recensione prima stagione

Tin Star

Ho appena finito di vedere l’ultimo episodio di Tin Star (qui puoi leggere la recensione del pilot) e sono qui a domandarmi quanti siano i minuti della mia vita che ho perso e mai riavrò indietro.

Tutti amiamo gli antieroi, tutti volenti o nolenti cadiamo vittima del loro fascino, finiamo a calarci nei loro panni e a comprendere il loro modo di agire a immaginarlo quasi nostro. Jim Worth (o forse meglio Jack Devlin) probabilmente, nella mente degli sceneggiatori doveva entrarne a far parte a pieno diritto di questa schiera di personaggi memorabili, ma sapete cosa vi dico? Jim Worth è il nulla. Anzi, è il nulla più irritante. Il protagonista di Tin Star è una sorta di Dr Jekyll/Mr Hyde. Un padre premuroso da sobrio e un vero bastardo da ubriaco. Ma questo in verità lo possiamo solo supporre, considerato che Jim Worth lo conosciamo solo per il primo episodio e poi ne perdiamo totalmente traccia nei seguenti. Basta qualche tanica di wiskey e Jack prende il sopravvento.

Tin Star

Un protagonista senza spessore

Chi è quindi il nostro protagonista? Un padre disperato alla ricerca di vendetta per il figlio innocente? Questa sembra la premessa di tutta la serie, ma mano a mano che andiamo avanti il sospetto che Jack Devlin si nutra solo di violenza e sregolatezza aumenta e la morte del figlio non diventa altro che una mera scusa.

Un grande attore scelto per interpretare un protagonista inesistente. Nulla sappiamo di Jim Worth, delle sue motivazioni. Se sia effettivamente affetto da schizofrenia o se i suoi problemi abbiano una natura più profonda. Agli sceneggiatori non sembra interessare e anche noi spettatori ad un certo punto smettiamo di domandarcelo. Lo vediamo bere per la maggior parte delle sue scene, frequentare prostitute nel tempo libero, azzuffarsi con inutili motociclisti quando capita e ogni tanto fare finta di portare avanti un’indagine sulla morte di suo figlio. La verità è che Jack, oltre ad essere antipatico, è totalmente immobile. Tutto quello che gli capita non è provocato attivamente da lui, i guai lo vengono a cercare e piano piano gli svelano il senso di quello che sta succedendo. Lui malmena e uccide mentre tutto in torno eventi a caso lo indirizzano verso il confronto finale con l’assassino di suo figlio.

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Difficile trovare qualcosa che si salvi in Tin Star

E il contorno è ancora più esasperante. La costruzione della storia sbanda di qua e di là senza una vera direzione. Due storyline che in apparenza dovevano essere convergenti, si separano bruscamente ad un certo punto senza creare alcuna sorpresa nello spettatore. Personaggi appaiono e scompaiono a seconda delle esigenze e tutto si conclude senza alcun senso di soddisfazione. Anche la gioia per la fine cruenta del pelato folle si spegne velocemente nel nulla.

tin star

Con chi possiamo empatizzare alla fine tra questi personaggi? Non con il protagonista pazzo in cui è impossibile immedesimarsi. Non con la moglie che si tiene stretto un marito maniaco e traditore senza mai decidere pienamente da che parte vuole stare, quanto vuole sporcarsi le mani e senza mai proteggere veramente una povera figlia che poco può in tutto quel casino. Non con la polizia locale che è inutile fino alla sfinimento. Non con il personaggio di Christina Hendricks che per un momento sembra fare la cosa giusta per poi annullare tutto per un puro guadagno personale. Non con Simon che ha l’unica colpa di essere un cliché gigante, ma che alla fine appare davvero come l’unica grande vittima della storia.

Tanta vuotezza, tanta meschinità. Se lo scopo del telefilm era mostrare che il mondo è caos e violenza gratuita e che nessuno è davvero un eroe allora il bersaglio è stato centrato. Ma la storia resta fiacca e vi si arriva in fondo con fatica.

E il finale?

Una sparatoria tra la neve. Simon muore per forza perché altrimenti il senso di un simile protagonista bastardo si sarebbe sgonfiato nel nulla. Sua moglie si dimostra fino all’ultimo distante e succube e l’unico gesto sensato lo compie Anna che spara ad un padre che ha scoperto essere semplicemente un mostro.

Sky Atlantic ha confermato una seconda stagione di Tin star, ma è dura immaginare come potrà svolgersi. Io spero che Anna abbia mirato molto bene. Se così non fosse per Jack sarebbe ben difficile mantenere la libertà dopo tutto quello che ha combinato e sinceramente dubito che importi a nessuno della splendente carriera da arrivista di Christina Hendricks.

Una delusione su tutta la linea. Una trama sciatta e senza sorprese, costellata da violenza e sangue. Il tutto è mitigato soltanto da una produzione notevole, grandi paesaggi e la bravura di un protagonista totalmente sprecata.

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