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This Is Us: Recensione episodio 1.03 – Kyle

This Is Us

la prima impressione è quella che conta

Nel mondo del lavoro è certamente importante il primo colloquio, da esso dipenderà il futuro del candidato ed è per quest’ultimo una prova personale, che può provocare grande ansia e stress. This Is UsSolitamente il colloquio di lavoro corrisponde ad una chiacchierata faccia a faccia di argomenti più vari (anche troppo vaghi se mi permettete), l’esito di essa è la così detta “prima impressione”. Questo comporta che fuori dalle stanze dove si svolgono i colloqui si formino spesso file di donne e uomini vestiti in modi fin troppo formali, c’è chi è andato dal parrucchiere, chi ha messo il completo della cresima, chi soffre l’altezza dei tacchi e chi si chiede se ha fatto bene a scrivere nel curriculum che sa usare Excell quando non sa neanche a cosa serva. Insomma ognuno si sforza per apparire al meglio, per mostrare tutto il positivo che ha dentro di sé. Ma quando poi la fase della “prima impressione” è passata e il posto è assicurato (parliamo di uno stage retribuito con i voucher ovviamente), è in quel momento che la bella scatola deve mostrare il suo vero contenuto, cioè soddisfare le aspettative generate dal colloquio.

C’è che si finge un baule di noce con intarsi in madreperla e poi contiene gusci d’uovo e c’è chi si dipinge come una scatola da scarpe e poi è pieno di pietre preziose. This is Us vuole essere un baule in plexiglass di design, creato da qualche famoso arredatore d’interni ma è pieno di cartoni Disney e copertine di lana. Se è pur vero infatti che siamo solo al terzo episodio e che non dovremmo essere così definitivi e netti nel tracciare un giudizio è anche giusto far notare come nonostante il pilot avesse provato a intraprendere la strada del drama familiare originale e diverso, grazie al salto temporale, gli episodi seguenti non hanno nulla da invidiare ad altri mille prodotti di genere family passate dalle reti generaliste negli ultimi anni. Da quando esiste la televisione raccontare la vita normale è sempre stata l’ambizione di molti programmi americani e non, la stessa prima serie tv della storia I love Lucy era una comedy sulla vita di una coppia americana degli anni 50, ma basta pensare a 8 sotto un tetto, Settimo cielo, I Robinson, Everwood, The OC per comprende come il genere dei family drama è più vecchio di molti di voi lettori e che non ha bisogno di essere arricchito da altre serie alla melassa.

This Is UsLo sforzo dello sceneggiatore Fogelman (già sceneggiatore di Rapunzel) è innegabile e l’idea del divario temporale rende la serie stuzzicante ma non basta a nascondere le carenze nei personaggi e nella storia. Tutti e tre i figli sono perfetti, nessuno di loro è una brutta persona, sono tutti e tre gentili, disponibili, non si drogano, non fumano, non commettono errori. Randall è un genitore meraviglioso con una moglie fantastica e disponibile è simpatico e compassionevole. Kate è complessata perché sovrappeso (consiglio di vedere My Mad Fat Diary per una serie sul tema obesità) ma ha l’uomo della vita vicino, un uomo talmente perfetto e caduto dal cielo nel momento talmente giusto da far ipotizzare una connessione precedente ( sarà nipote del ginecologo?). Infine Kevin che poteva essere l’unico a tirare fuori un difetto in questo episodio, tenendo stretta a sé la sorella e invece no, comprende tutto alla prima, senza bisogno di pensare un po’ e nonostante abbia avuto problemi a infilare due magliette in una scatola , riesce da solo a prendere l’aereo per New York con tanto di telefonata finale strappa lacrime. L’atmosfera rarefatta e perfetta da “Mulino che vorrei…” fa perdere al prodotto la vicinanza con il reale, perché nella vita vera il lieto fine è talmente tanto raro che se accade l’essere umano non se ne accorge e spesso lo butta via. Ed è su questo che si fanno le storie.

La vera trama interessante è quella ambientata negli anni 70, e soprattutto quella che coinvolge Milo Ventimiglia e Mandy Moore, che sono la locomotiva della serie sia per la bella chimica tra i due, siaThis Is Us perché in parte sembrano voler essere personaggi più tridimensionali anche se hanno anche loro dei veri buchi neri buonisti: il personaggio di Mandy Moore, in questo episodio, si scopre aver già conosciuto il padre biologico di Randall con cui afferma di aver stretto un patto, poteva essere un patto di soldi? Poteva aver contribuito a sua volta a lasciare il padre di Randall a marcire nella droga? Si avrebbe potuto ma non lo è, tutto si risolve in qualche parola di consolazione e la promessa di non cercarlo mai. Sta di fatto che però almeno per le scelte musicali, l’atmosfera e il cast la parte dedicata ai genitori è più interessante.

Lo schema che si intravede da questi tre episodi è quello di voler parlare di temi familiari quali la paternità, la fratellanza, la collaborazione, l’accettazione etc…. con flashback del passato che si legano al presente. Questo è l’US del titolo della serie, un “noi” che comprende i protagonisti della storia e che vuole anche rivolgersi al pubblico, pretendendo di raccontare il reale. Abbiamo tutti bisogno delle favole, dei sogni, delle nuvole rosa e del ranocchio che si trasforma in principe azzurro, ma in ogni fiaba c’è un fondo di verità in This Is Us c’è solamente un bel contenitore che potete decidere di continuare a guardare se vi accontentate di “guardare” e non di “vedere”.

Good Luck!

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1.03 - Kyle
  • Una bella scatola vuota
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