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This Is Us: recensione degli episodi 1.11 – The Right Thing to Do e 1.12 – The Big Day

This Is Us

This is Us compie il giro di boa di questa season one a breve distanza dall’annuncio del rinnovo della serie per ulteriori due stagioni e lo fa dividendo ancora una volta gli spettatori (e la nostra redazione) sulla valutazione della qualità dello show. Senza dubbio l’andamento ondivago e multicentrico che contraddistingue gli episodi, oltre che le tematiche fortemente soggettive, legate a una sensibilità personale, influiscono in maniera decisiva sul giudizio. Dall’altra però è indubbio che, facendo un bilancio a mid-season conclusa, This Is Us appare solo parzialmente apprezzabile.

La schizofrenia qualitativa della serie è ben esemplificata da “The Right Thing to Do” e “The Big Day”, rispettivamente undicesimo e dodicesimo episodio di stagione. Per questo motivo abbiamo deciso di accorparli e riassumere nella loro analisi pregi e demeriti maturati fino a qui.

“La cosa giusta da fare” rappresenta il leitmotiv capace di riunire ancora una volta le diverse prospettive dei protagonisti in un comune denominatore. Per il giovane Jack significa rinunciare al proprio orgoglio e perfino alla dignità finendo a supplicare il padre, l’odiato padre, modello negativo della sua infanzia, di concedergli un prestito. Tutto per amore della moglie. Per Randall significa accettare l’omosessualità di William e soprattutto la sua scelta di interrompere la chemioterapia. Accettare quindi di rinunciare all’ultima speranza di salvezza. Per un terrorizzato Toby, andare incontro all’operazione chirurgica, spinto dall’amore per Kate. Infine per Kevin vuol dire continuare “a uscire con Sloane perché è gentile, dolce, divertente […] e a volte devi fare la cosa giusta anche se non è ciò che vuoi”. Tutti i personaggi sembrano permeati da questa spinta interiore a muoversi nella giusta direzione, a tendere verso la scelta migliore. Un’etica che i figli fanno propria dal padre e che Kate trasferisce in Toby. Ma che non sempre corrisponde alla felicità: il dovere interiore per Kevin si trasforma in una costrizione, in un senso di colpa verso Sloane, in una volontà di portare avanti una relazione solo per non fare un torto a chi non lo merita. Non accorgendosi che così facendo non otterrebbe altro che legare la giovane sceneggiatrice a un amore falso e a un’inevitabile infelicità per entrambi. E allora la morale di “The Right Thing to Do” sembra essere che non sempre la cosa giusta è la cosa migliore da fare.

Nonostante un messaggio ben studiato, tuttavia, l’episodio rappresenta una di quelle altalenanti prove dello show in cui il tutto sembra un po’ piatto e accademico, privo di mordente e piglio. La scoperta di un Toby ben lontano dal pericolo di vita prospettato dal precedente episodio riduce il suo mancamento sul finale di “Last Christmas” a mero espediente drammatico. Da sottolineare poi l’orribile gusto del canale NBC che in un momento sentimentale dell’episodio lancia in sovraimpressione l’hashtag Share This Moment #ThisIsUs dando prova di quella mercificazione dei sentimenti che è sempre più cancro vero di network in cerca d’ascolti a suon di drama.

Al contrario di The Right Thing to Do, “The Big Day” è un episodio tutto improntato al passato, in cui le vicende si riducono e l’approfondimento tematico diviene più agevole. Le storie, come ormai abbiamo imparato in This Is Us, si mescolano e confondono. Oltre alla canonica coppia JackRebecca compaiono il pompiere che trovò Randall e il Dottor K. Inaspettatamente sono queste ultime figure a dominare la scena lasciando a Jack e moglie un ruolo fortemente secondario se non perfino di stanco riempitivo. Con un tuffo nel passato ritorniamo ai fatti che hanno accompagnato la nascita dei Big Three analizzandoli da diverse prospettive. È in particolare l’incrollabile e bonario dottore a rivelarci un lato inaspettato, un dolore trascurato e un istinto di morte che non ci saremmo mai aspettati. La perdita della moglie rappresenta per lui un ostacolo alla vita, un rifiuto ad andare avanti nell’impossibilità di mettere da parte un amore che ha accompagnato tutta la sua esistenza e che ora non c’è più. Vive nell’incapacità di superare uno stato di cose che si protrae da più di un anno. La morte della moglie accompagna ogni suo momento e il fantasma di lei aleggia e lo rende distaccato e indifferente al mondo e ai rapporti interpersonali.

Dall’altro il pompiere Joe trova il neonato Randall e pensa sia un segno del destino: il tramite del fato alla ricomposizione del suo rapporto con la moglie. Un rapporto logorato dalla vita di tutti i giorni, dall’usura di una quotidianità asfissiante e opprimente che rischia di allontanare sempre più, nella banalizzazione del rapporto, due persone innamorate.

A scardinare questo stato di cose è la novità di una nuova vita che bussa alla porta, un piccolo bambino lasciato sull’uscio di una caserma di pompieri. È la nascita che si rinnova e riattualizza, che riallaccia i rapporti umani e dà novità e freschezza alla vita. È così per Joe che dà prova di quanto sia aperto nella sua volontà di ricomporre la frattura con la moglie. È così per il dottor K che nella condivisione del dolore con Jack affronta il trauma della morte e della perdita. Dalla morte alla vita. Da un figlio perso a uno trovato. Da un rapporto moribondo al rinnovamento di un incontro. Il dottor K si riapre alla vita, alla possibilità di andare avanti, che non significa dimenticare la moglie o sminuire il suo amore per lei, ma anzi dare valore a quell’amore, condividere il sentimento con gli altri, nobilitarlo nel suo rapporto con i pazienti e, perfino, con una nuova, vecchia amica. Per Jack significa accettare il dolore per la perdita di un figlio e gioire per l’arrivo di un nuovo bambino. Per Joe e la moglie è un nuovo inizio, una nuova prima volta con le speranze e l’emozione di chi si è appena conosciuto.

La vita in This Is Us è una strana maestra: ci mette di fronte a tante possibilità, a tante credibili scelte e soprattutto a tante occasioni. Randall è stato, in maniera diversa e certo inaspettata come mostra questo episodio, un punto di svolta per molte persone.
Si ribadisce così questo complesso intreccio di vite, di dolore e di sentimenti che continuamente si accavallano, collidono e a volte cozzano. Eppure sempre gettano le basi per qualcosa di positivo se pure si è disposti ad aprirsi alla novità come fanno il dottor K, Jack e Joe.

This Is Us, il miglior This Is Us è soprattutto questo: le storie quotidiane di persone ordinarie chiamate a fare delle scelte, a rinnovare continuamente il loro sì alla vita, a dare significato al dolore e alla morte, a rilanciarsi nella loro capacità di non lasciarsi abbattere e nell’affrontare le vicende che il caso o il destino pone di fronte. Traendone il meglio.

Nota dolente pare ormai la figura di Jack, padre (e marito) dell’anno, granitico nella sua incrollabile bontà e nella capacità di scegliere sempre il meglio. Una figura per questo eccessivamente piatta e poco caratterizzata che tende al ridicolo nell’esprimere il suo bisogno di tornare dalla moglie in una delle scene conclusive di “The Big Day”. Vedremo se si sceglierà di indagare e tratteggiare più accuratamente la sua personalità in questa seconda parte di stagione ormai avviata.

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1.11 - The Right Thing to Do e 1.12 - The Big Day
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