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The Walking Dead: Rick è il vero Negan. Recensione episodio 8.14

AMC

The Walking Dead continua a confermare che le ultime tre stagioni sono state inutili, servite unicamente per riempire le tasche di qualcuno. D’improvviso, finalmente, si torna a registrare puntate con un senso. Sono due gli insegnamenti che Still Gotta Mean Something porta con sé, all’interno di un episodio semplice, ma con quelle due/tre scene che ti ripagano delle fatiche e delle umiliazioni provate negli ultimi anni quando agli amici dicevi che ancora continuavi a seguire The Walking Dead, che i vaganti avrebbero ancora avuto qualcosa da dire. La prima, Rick è un meschino e un infame, oltre ad essere un seminatore di morte, vero antagonista della serie. La seconda, basta poco per far cadere ad una donna e a un uomo tutto quello che ad un uomo e ad una donna può cadere.

Carol è probabilmente il personaggio migliore di The Walking Dead

Still Gotta Mean Something è un episodio strettamente collegato alla seconda stagione di The Walking Dead, la prima parte, quando la figlia di Carol, Sophia, si perde durante un’attacco di un’orda di vaganti. Qui, il quattordicesimo episodio, è incentrato sulla ricerca di Henry, il bambino desideroso di uccidere il salvatore che gli ha ammazzato il fratello. Nella sua ricerca vengono coinvolti Morgan, Carol e Rick, anche se in maniera diversa.

Il personaggio su cui è più interessante focalizzarsi è Carol. Mentre nella seconda stagione era una donna in attesa, piena di speranza, oggi è una delle protagoniste principali della perlustrazione dei boschi. La speranza ha tuttavia lasciato spazio al cinismo. Carol infatti inizialmente non ne vuole sapere di cercare Henry. Ormai lo ha dato per morto, bambino indifeso in mezzo ad una giungla fatta di zombie e Salvatori. Parte da Hilltop con l’unico obiettivo di supervisionare Morgan, in preda a continue allucinazioni di persone morte, Henry compreso, in lotta con la propria coscienza per essere cambiato, per aver abbandonato il messaggio “pacifista” ed aver sposato la linea di Rick.

Le trasformazioni dei due personaggi sono riassunte dallo stesso Morgan. Rivolgendosi a Carol, le spiega: “Tu salvi le persone, io le guardo morire”, confermando come Carol sia forse il personaggio migliore di tutte le otto stagioni di The Walking Dead. Da madre indifesa, vittima di un marito violento, non in grado di badare ai figli nella nuova realtà, Carol è diventata una spietata combattente, per poi autoesiliarsi alla ricerca di pace. Da truppa d’assalto, è diventata baluardo difensivo, appunto colei che salva le persone, non le uccide più (se non per difendere).

Al contrario quindi di quanto avvenuto con Sophia, Carol questa volta riesce in un’impresa che lei stessa giudicava impossibile. Trova e salva Henry, sottraendolo da quei vaganti dai quali invece non era riuscita a sottrarre la figlia. Gli chiede scusa e in sostanza chiede scusa anche alla figlia. Gli chiede scusa per aver dubitato di lui. Gli chiede scusa per averlo portato ad impugnare un’arma e lo porta a casa, dove cade il mondo, perché tutto quello che era stato reso alla perfezione sullo schermo, viene distrutto dal classico spiegone di fine puntata davanti al fuoco, per riassumere cosa sostanzialmente le è successo durante tutto l’episodio.

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Morgan è un’anima persa

“Tutti si trasformano” è invece un’altra frase metaforica utilizzata da Morgan durante la battaglia, per sottolineare come nessuno muoia e come tutti si trasformino in vaganti, ma anche per evidenziare come il nuovo mondo agisce costantemente sull’umanità in lotta. Al contrario delle apparenze, Morgan non è uscito nel bosco per salvare Henry, ma per uccidere i Salvatori fuggitivi. Per farlo è disposto non solo ad impazzire, ma anche a morire, attirandosi addosso una mandria di zombie. Ormai si è immolato sull’altare della battaglia.

È morto, com’era già morto dopo la perdita del figlio. Quando si presenta ad Henry, confessandogli di aver ucciso l’assassino di suo fratello, il bambino gli risponde con un “mi dispiace”. Gli dispiace perché l’anima dell’amico è persa, compromessa. Il Morgan che era arrivato al Regno non c’è più. Anch’egli si è trasformato. Una trasformazione che è ancora più marcata se confrontata con la nuova generazione, il futuro, il messaggio di Carl. Come Carl, Henry ha capito che la lotta perpetua porterà solo morte. Dopo aver visto in faccia la morte, ammazzare l’assassino di suo fratello non è più in cima ai suoi pensieri. Per questo gli dispiace che Morgan si sia macchiato di un delitto non più richiesto. Come Henry e Carl, anche il figlio di Morgan, nella sua brevissima apparizione in The Walking Dead, è stato un sostenitore della collaborazione. Dopo otto stagioni, infatti, si scopre che è solo merito suo se Morgan, in prima puntata, non ha seccato Rick quando lo ha visto camminare per strada, spaesato, dopo essersi risvegliato nell’ospedale abbandonato.

La caduta di Rick

Rick è il terzo cardine dell’episodio. Lo sceriffo esce da Hilltop con la chiara missione di compiere uno sterminio. Ancora una volta qualcuno gli chiede di non spargere sangue. Non solo Carl, la cui lettera Rick non riesce a leggere, ma anche l’ex Salvatore che ha chiesto di unirsi alla comunità di Maggie (ormai dobbiamo definirla così). A niente servono i vari esempi che si susseguono prima del massacro finale. Fra i fuggitivi, infatti, c’è una parte che pretende la testa dello sceriffo, una parte invece che lo vuole risparmiare. Parlano, si confrontano, come da tempo in molti chiedono a Rick di fare. Sono i fuggitivi pentiti, le stesse vittime di Rick, a salvarlo dagli zombie. Si sacrificano persino per lui, diventando prede degli zombie. Tuttavia Rick, che alle parole, come richiesto, preferisce l’accetta, li ricompensa mentendo e attaccandoli alle spalle, ormai completamente trasformato in un Salvatore qualunque, in un Negan qualunque, colpevole di aver trasformato come lui anche chi gli sta intorno e non ha le forze per ribellarsi o si è esaurito nel farlo, come Morgan.

In contrapposizione a Rick, in Still Gotta Mean Something, finiscono persino Tara e Negan. Tara ha ormai capito il gesto di Dwight, che, ferendola, le ha salvato la vita e si deve invece scontrare con Daryl, un altra vittima della trasformazione indotta da Rick, pronto, insieme a Rosita, ad uccidere Eugene.

Negan, invece, a modo suo, continua a contemplare le persone come “risorse”, quindi da non eliminare, e arriva a promettere a Jadis vendetta nei confronti di Simon per lo sterminio perpetrato nella discarica. Da terra, orizzontale, il brutale nemico ha quindi acquisito una nuova prospettiva, che lo ha portato anche ad affacciarsi ad un’altra finestra sul mondo, dalla quale ha potuto vedere la vita e i legami di Jadis, nella discarica ci sono delle case pure migliori del Rifugio, e ha potuto constatare come anche l’ultima persona nella scala sociale, colei che vive in mezzo ai rifiuti, possa garantire una possibile via di salvezza dall’Apocalisse, in contatto con le forze sconosciute che possiedono un elicottero.

Come Carol, Morgan e Rick, anche il personaggio di Negan viene dipinto confrontandolo con la sua stirpe, la sua discendenza. La discendenza di Carol, Sophia, rappresenta la morte che ha invaso il mondo, distruggendolo, dove però è sopravvissuto uno spirito di speranza (Carl ed Henry) che inizialmente sembrava defunto. La discendenza di Negan, invece, Simon, è una discendenza da estirpare, incapace di seguire gli insegnamenti “positivi” dei padri, comunque destinati al proseguimento di una comunità sempre più numerosa. Non certo l’obiettivo di Rick.

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