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The Walking Dead: -30% d’ascolti vorrà dire qualcosa, no? – Recensione episodio 8.14

AMC

Wrath, l’ultima puntata dell’ottava stagione di The Walking Dead si divide essenzialmente in due parti: la prima è l’ira degli spettatori di fronte a battute e scene che ti fanno cadere il mondo fra le gambe, la seconda è l’ira per la “telefonata” del colpo di scena legato a Eugene. Spero sia chiaro un po’ a tutti che se metti 25 primi piani di Eugene (e il suo è l’unico primo piano della sequenza con commento musicale evocativo) prima che i Salvatori sparino, un po’ il colpo di scena dei proiettili difettosi te lo giochi, no?

Resta di fatto che la prima parte dell’episodio è inguardabile.

Tra la morte di Carl per “onorare una donna che non conosceva” e “l’estremità per i morti e l’estremità per i vivi” di Jesus (al confronto “Dai la cera, togli la cera” è Shakespeare), credo di aver perso la fiducia per l’umanità al commento di una Carol sorridente: “Inizia a piacermi il ragazzo”. Dopo 8 stagioni di The Walking Dead, siamo ancora qui a dipingere Hilltop come i “buoni” senza macchia e senza paura, che vanno alla guerra col sorriso stampato in fronte (persino Carol), perché loro stanno dalla parte giusta mentre gli altri sono brutti, sporchi e cattivi.

In un qualche modo mi ha ricordato l’incipit di Il giorno più lungo, quando gli Alleati arrivano in Normandia carichi di positività, tanto le pallottole rimbalzano contro i mezzi corazzati. E nemmeno colpiscono gli uomini in missione per conto di Dio, che quindi possono tornare a casa tranquilli con la storia di un’epica vittoria contro le forze del Male. Peccato però che la realtà fosse ricca delle sfumature illustrate dallo sbarco di Salvate il soldato Ryan.

La prima parte di Wrath fa in un attimo piombare The Walking Dead ad un livello più basso di quello delle ultime stagioni. Ci si dimentica quello che hanno fatto Rick e compagni. Le interminabili discussioni (giuste, ma pur sempre interminabili) riguardanti la brutalità ingaggiata da Hilltop nella guerra ai Salvatori vanno a ramengo. Dopo aver violentato Negan per esigenze di copione, non sopravvive neppure il personaggio migliore creato nella serie, Carol.

Poi toccherà allo stesso Jesus. È una singola battuta, che in realtà porta persino avanti le idee di Carol, ma detta nel momento e nel modo più sbagliato possibile. In realtà il pavimento sotto i nostri piedi era sprofondato ben prima, quando Rick scopre come Carl ha ricevuto il morso letale: cercando di onorare una donna che neanche conosceva. Tradotto: da cretino (eppure cretino non era). Se qualcosa di positivo c’è mai stato attorno al personaggio dell’odiato Carl, era proprio la conseguenza delle sue azioni, soprattutto della sua morte, negli altri personaggi. Forse la spinta più forte in queste otto stagioni verso un percorso di conflitto e maturazione, interno ai personaggi e fra le varie parti del gruppo. La descrizione di quanto avvenuto avrebbe voluto ulteriormente nobilitarlo, peccato che ci dipinga un ragazzino scemo, che per fare il figo (tipico di un ragazzino scritto in tv da un adulto, che non si ricorda che lui da ragazzino non avrebbe mai fatto una cosa del genere) si fa mordere e si fa ammazzare. Agile e in scioltezza.

Fortuna che a distoglierci dall’annodamento delle budella arriva l’imboscata dell’imboscata all’imboscata dell’imboscato che si imboscò.

O una cosa del genere. Insomma un altro pezzo di Shakespeare in confronto a “l’estremità per i morti e l’estremità per i vivi”. Di colpo The Walking Dead torna quello di quest’ultima parte di stagione, capace di dosare i conflitti fra personaggi, mettendo in scena questioni attorno alle quali si potrebbe discutere per ore, come ad esempio la grazia ai Salvatori e a Negan. Peccato per il colpo di scena “telefonato”, ma è assolutamente da apprezzare che all’ennesimo spargimento di sangue si sia preferito una gomitata in pancia a chi anelava al dissanguamento di Negan, in sostanza a Maggie. Una decisione che permette a tutte le storie di progredire, di evolversi. Da Rosita che perdona e contemporaneamente prende a pugni Eugene, a Daryl che allontana Dwight; da Maggie pronta a dar battaglia per la sua vendetta, a Gabriel che finalmente riceve il segno divino che lo riporta ad abbracciare la propria tunica e quindi la propria missione.

Un bel disegno, dal quale purtroppo emergono le note stonate. Morgan se ne va proprio nel momento in cui non è più assolutamente necessario andarsene per il suo personaggio, ma il suo destino lo conosciamo e sarà Fear The Walking Dead. D’altra parte come fai a non andartene dopo che ti dicono “l’estremità per i morti e l’estremità per i vivi”?
Jesus riesce a passare dalle sue estremità, “tutti sono recuperabili”, “nessuno merita di morire”, all’appoggio a Maggie e Daryl, ovvero la fazione che vuole squartare Negan in piazza e impiccarlo a testa in giù.

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E poi c’è Rick

Per quanto riguarda Rick, finalmente ci ritroviamo sotto quell’albero dal quale era ripartito The Walking Dead tentando di mischiare un po’ le carte. In lui si incarna alla perfezione quest’ultima puntata dalla doppia sfaccettatura. In lui s’incarna il cambiamento più grande, la maturazione a l’accettazione della missione affidatagli dal figlio. “Io ricordo” il commento che apre la puntata mostrandoci una vecchia passeggiata per i campi incontaminati dalla morte al fianco di un piccolo Carl.

Finalmente lo sceriffo capisce che è quello lo scenario da inseguire e per farlo è necessaria la dimostrazione di una civiltà, far vedere che le regole ancora esistono. Adottando quella barba bianca più volte vista nelle visioni di Carl, Rick capisce che la peggior sconfitta per il nemico non è la sua distruzione, ma la distruzione del suo modo di concepire la società (che poi alla fine è anche una negazione della pena di morte ancora in vigore in molti stati americani). Carl gli ha mostrato il nuovo mondo e lo ha reso reale. Purtroppo tutto avviene d’improvviso, perché di colpo si è arrivati all’ultima puntata.

Dopo settimane trascorse a sterminare anche le mosche, in un batter di ciglio Rick passa dall’uomo senza più valori, al misericordioso, riallacciandosi alla frase simbolo con la quale si era aperta quest’ottava stagione, una delle puntate più brutte mai concepite in The Walking Dead, che, in questa circolarità ostentata, fa coppia con il finale di stagione col peggior dato di ascolti da quando la serie trasportata dal fumetto di Robert Kirkman è diventata fenomeno di massa, perdendo il 30% del pubblico rispetto al 2017. Un segnale netto, deciso e violento a chi crede ancora oggi di poter fare i propri porci comodi con una storia ormai in onda da quasi un decennio.

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  • Un episodio a metà
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