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The Walking Dead: 100 episodi e sentirli tutti – Recensione episodio 8.01

E poi si va all’assalto del quartier generale dei Salvatori e Gabriel rimane fregato.

Il primo episodio dell’ottava stagione di The Walking Dead è tutto qui. La saga di Rick e compagni torna con un non-episodio, specie se confrontato con l’inizio della stagione precedente. Mercy sembra quasi un perfetto penultimo episodio della settima stagione per come fa finta di trattare le tematiche rimandando poi alla prossima occasione. Fortuna invece che si doveva alzare il tiro e offrire una dose massiccia di violenza e di azione.
La maggior parte di azione di questo episodio ce l’hanno gli zombie, la violenza non c’è, mentre la staticità contraddistingue i due schieramenti, in una serie inutile di pause ad effetto della narrazione.

Mercy, il centesimo episodio di The Walking Dead, parte con una serie di immagini che poi scopriremo far parte di dimensioni temporali diverse. Parte ricollegandosi all’inizio e alla fine della settima stagione, dalle tombe di Glenn e Abraham alla minaccia di Rick a Negan. Diciamocelo, parte anche bene, con tre punti di vista differenti sul presente dei propri personaggi: Rick, che parla solo di scontri da vincere, morte e vendette; Ezekiel, che invece basa il suo discorso sulla fratellanza fra i diversi popoli (tema poi ripreso in alcuni punti più avanti); Maggie concentrata sul futuro, sul domani e inevitabilmente sulle nuove generazioni.

E nel futuro si innesta l’esperienza onirica di Rick, un Rick invecchiato (solo lui), claudicante, in un’Alexandria che vive pacifica. A far da contraltare a questa esperienza, alcuni jump cut dove invece è chiara la disperazione del poliziotto, come se tutto fosse andato in vacca.

È un incipit di grande respiro, destinato ad abbracciare tutta la stagione, ma che, nell’economia dell’episodio, suona un po’ a sé stante, proprio perché ideale per una narrazione molto più lunga rispetto ai neanche 50 minuti di puntata, lasciando quindi l’episodio monco. Dopo iniziano i problemi, fra i quali tuttavia si staglia qualcosa su cui andrebbe la pena scavare, sperando non sia stata solo una trovata del momento. Per la prima volta uno dei fedelissimi di Rick, suo figlio Carl, si oppone al suo modo di pensare, al suo modo di trattare gli altri e alla sua speranza per il futuro. La scena rimanda alla prima puntata di The Walking Dead, quando al posto di Carl, c’era Rick che vagava alla ricerca di cibarie e più avanti incontrava lo zombie (citato dallo zombie che chiude questa sequenza). Ora il mondo è cambiato. La speranza non è più sufficiente, figlia di una realtà sempre più disillusa.

the walking dead

Al contrario della messa in scena di Mercy, la cui narrazione basa tutto sull’illusione. Lo scontro che sembra esserci, di fatto, non c’è, i Salvatori, che abbiamo imparato a conoscere come un gruppo di manigoldi sterminato, non arrivano alla decina di unità (risparmiando su tutte le comparse), anche se poi arrivano proiettili da ogni parte, la violenza è solo sugli zombie e quindi non è violenza.

Nel mezzo ci sono solo una serie di sterminate pause ideate per cercare di fare salire la tensione, ma che in realtà stancano solamente. E poi ripetizioni dei tre punti di vista anticipati dai discorsi di Rick, Ezekiel e Maggie. Quest’ultima sembra sempre di più ritagliarsi il ruolo di nuovo leader, al punto tale che anche lo stesso Rick le dirà che quando sarà finito tutto (tutta la mattanza), anche lui la seguirà.

Sprazzi di un discorso impostato su più personaggi, ma che tuttavia rimane Rick centrico, in quella scarsa incarnazione di un punto di vista che viene focalizzato nella successione degli eventi. Un Rick che dovrà fare i conti con i propri errori, e con la propria spocchia, come lo minaccia uno degli scagnozzi di Negan che lancia sul futuro dello sceriffo una premonizione alquanto negativa.

Un Rick che appare ancora più odioso rispetto alle ultime uscite, pronto a mandare all’aria tutto il piano solo per cercare di uccidere Negan, sebbene abbia una mira a dir poco difettosa, e per niente in colpa quando pensa di essere la causa dell’assenza di Gabriel. Dal canto suo, il prete anche questa volta ci tiene a fare la figura del più pirla, soccorrendo Gregory e conquistando un bel confronto vis-à-vis con Negan.

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100 episodi di The Walking Dead e sentirli tutti. A difettare infatti in questo inizio di stagione è l’originalità. Ancora una volta Rick e sceneggiatori puntano sull’orda di zombie. Già in passato l’opzione era stata accolta a colpi di pernacchie dal pubblico della rete visto com’era stata gestita la situazione e anche in questo caso il risultato non è stato molto soddisfacente.

Vedendo questa puntata di The Walking Dead si ha avuto la sensazione di un budget basso predisposto dalla produzione. Indispensabile infatti si sono rivelate le ellissi e i fuori campo, per non rappresentare tutto quello che invece avrebbe potuto far lievitare i costi di puntata, salvo qualche esplosione in computer grafica. Non il biglietto di visita migliore se si decide di risparmiare sull’episodio che dovrebbe trainare la visione di tutto il capitolo.

La scelta più fastidiosa è stata sicuramente quella di eliminare tutti i Salvatori dalla narrazione: quasi a voler giustificare la bontà del piano escogitato dagli “alleati”. Quella che ci è stata dipinta come un’orda infinita di mascalzoni, impossibile da contare (il loro punto di forza nascosto), era magicamente rinchiusa tutta in un capannone e nessuno ha pensato di mettere la testa fuori. Così, la disputa Negan-Rick si è trasformata in una chiacchierata da condominio, dietro ad una serie di veicoli bardati che hanno praticamente perso ogni logica di esistenza, salvati solo dallo schioppettìo di centinaia di proiettili fuori campo e dalle rispettive scintille.

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