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The Walking Dead: Quiete o tempesta? Recensione episodio 8.07

Walking Dead
AMC

Si potrebbe definire la quiete prima della tempesta, quest’atmosfera che predomina nella settima puntata dell’ottava stagione de The Walking Dead. Oppure il niente prima di qualcosa. La puntata che precede il mid season finale si chiude col classico cliffhanger che mette tutto di nuovo in gioco, ma arriva dopo quaranta minuti trascinati a fatica e poco scorrevoli.

Eugene: perchè?

Time for After è a tratti un episodio Eugene-centrico. I suoi dilemmi diventano nostri dilemmi, i suoi problemi i nostri. Il fatto è che a stento riusciamo a provare empatia per un personaggio tanto intelligente che però rende incoerente il proprio comportamento perché non sa che fare o da che parte stare. Ripete la sua obbedienza a Negan, ma copre Dwight. Escogita un diversivo per salvare i Saviors dall’assedio, ma proprio quando il traditore lo ostacola, ancora una volta non denuncia a Negan, che pure lo aveva appena elogiato e promosso a suo braccio destro. Neppure l’ingresso nella base dei walkers smuove Eugene: anzi, la persona con cui si va a sfogare è quel povero padre Gabriel che pure non se la passa bene bloccato in quel letto. Che problemi hai, caro Eugene? Vuoi o non vuoi essere Negan? La codardia scorre forte nelle tue vene.

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Come pure nelle vene degli sceneggiatori, che hanno quindi deciso di impostare la puntata pre mid season finale su un personaggio che, in fin dei conti, non ha ottenuto niente. I pochi momenti veramente decisivi riguardano la disputa a distanza tra Rick e Daryl. Il primo riesce a sfuggire dalle grinfie degli Scavengers anche qui con un pizzico di codardia da parte degli sceneggiatori. Rick ha ottenuto la libertà si con la forza, ma facendo sfoggio di una eloquenza che solo la sceneggiatura sciatta ha reso decisiva. Il suo accordo è fatto partendo da una posizione di svantaggio: Jadis avrebbe potuto ucciderlo in qualsiasi momento, ma evidentemente l’alleanza doveva essere fatta anche a costo di tediare lo spettatore con un teatrino poco convincente. Tutta la scena è priva di credibilità.

In questo immobilismo generale, Daryl e Tara innescano il processo decisivo. Quello che la prossima settimana farà capire se il loro è stato un colpo di genio oppure la manna dal cielo che Negan e i suoi stavano aspettando mentre si rigiravano i pollici nella base assediata. Così, ad occhio, non ci sembra un buon piano. Sfondare la base e far entrare i non-morti (che finalmente tornano a fare qualcosa di utile!) crea una falla nel sistema d’assedio non indifferente. Il vantaggio dello stallo, nel piano di Rick, era il non creare vie d’uscite anche minime per tagliare rifornimenti, rinforzi e vie di fuga. Ora, a meno che gli zombie non siano riusciti a fare una strage di quelle impressionanti, tutto questo è venuto meno. E Daryl ha creato l’occasione che Negan stava tanto aspettando per poter pareggiare i conti.

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Menzione d’onore per il caro Morgan, che a quanto pare è ancora nei paraggi. In attesa di vederlo prossimamente indietro nel tempo in Fear The Walking Dead, il personaggio di Lennie James si candida ad essere uno dei prossimi a lasciarci le penne. Che possa essere lui il morto del mid season finale?

Attendiamo con pazienza il prossimo episodio, sperando di vedere meno errori grossolani sia da parte degli sceneggiatori che dei personaggi della storia. Altrimenti la caduta è a massima velocità, mentre sono sempre di più gli spettatori che stanno abbandonando la serie.

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