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The Walking Dead e la gara a chi la fa più grossa – Recensione episodio 8.06

IMDb

Dice il saggio: sbagliando si impara. Anche perché lo stesso saggio dice anche che: errare humanum est, perserverare diabolicum. Ora delle due l’una: o i protagonisti di The Walking Dead sono incapaci di imparare o nessun si era accorto di quanto fossero diabolici. Perché altrimenti una spiegazione a questo episodio non si riesce a trovarla neanche a volerci mettere tutta la buona volontà di questo mondo e di qualcun altro pure se servisse.

The Walking Dead e il piano così tanto per
Abbiamo un piano e lo rispettiamo ma anche no

Rick lo ha ripetuto quasi fino alla noia: abbiamo un piano e lo rispetteremo. Lo fa anche in questo episodio dopo aver dato e ricevuto aggiornamenti su come lo scontro con i Saviors sta andando. Un atto dovuto da chi è indubbiamente il personaggio principale di The Walking Dead e che del triumvirato al comando resta comunque la figura di riferimento. Magari un primus inter pares, ma comunque colui le cui parole indicano la via maestra da seguire.

Che poi lo stiano a sentire è ormai diventata tutta un’altra storia. Ha iniziato Jesus con la brillante idea di portarsi appresso un nutrito gruppo di prigionieri come se non avessero altre priorità che trasformarsi in una versione post apocalittica dell’esercito della salvezza. Per quanto siano anche comprensibili i suoi discorsi sul senso da dare ad una battaglia dove bisogna evitare di diventare uguali a quelli che si sta combattendo, appare decisamente inopportuno porre tanti e tali paletti da rendere complicato seguire il supposto piano. Almeno Jesus è l’unico a non capirlo dal momento che negli occhi di ogni abitante di Hilltop si legge chiaramente che non è proprio il caso di fare la cosa giusta nel momento sbagliato. Metterli in una improvvisata prigione è dopotutto il miglior compromesso che Maggie potesse trovare ed almeno ci si libera per un po’ del problema. E si da anche una giusta punizione all’insopportabile Gregory.

D’altra parte, se Atene piange, Sparta non ride. Se a Hilltop del famoso piano sembra essersene dimenticati, ad Alexandria ci si ricorda benissimo di ogni passaggio, ma giusto per essere sicuri di non seguirne uno neanche per errore. Così Michonne e Rosita sanno benissimo qual è il loro posto, ma devono vedere con i loro occhi se davvero tutto stia andando come previsto. Cioè, in pratica, decidono di non rispettare questo famoso piano per essere sicure che il famoso piano sia rispettato. Basta scrivere questa frase per capire la contraddizione in termini che sta alla base del contorto ragionamento. Fortuna che ci sono Daryl e Tara a riportare tutti su una linea più logica: abbiamo un piano ma non ce ne può fregare di meno. Una palese disobbedienza, ma almeno motivata e coerente per due personaggi che hanno sempre agito in base al dichiarato obiettivo di vendicarsi di Dwight e dei Saviors.

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C’era una volta un re

La terza colonna su cui dovrebbe reggersi la ribellione è rappresentata dal Regno dove Ezekiel ha smesso di ripetere l’ormai irritante and yet I smile. Qualcuno dovrebbe spiegare bene come intendono proseguire la lotta da queste parti dal momento che sembrano essere rimasti soltanto in tre (Carol, Jerry and Ezekiel) e mezzo (il fin troppo convinto Henry). Che, in realtà, poi sono anche meno perché Jerry si fa un punto d’onore di fare la guardia per non si sa quale motivo ed Ezekiel è passato dall’esaltazione trionfale alla depressione terminale. Non che non ne abbia motivo onestamente. Il suo repentino cambio radicale stravolge completamente il personaggio in un modo che potrebbe anche essere accettabile dato che ha visto morire buona parte di chi ha sempre creduto in lui. Ma al tempo stesso rischia di trasformarlo in un peso morto per una serie che già ha il ritmo barcollante dei suoi zombie troppo spesso puramente decorativi.

Che sia una scelta voluta per permettere a Carol di rilucere nuovamente come salvatrice della patria? Un ruolo che più volte la letale combattente ha svolto e che sarebbe coerente con il suo percorso che sta riportandola in prima linea dopo la pausa che aveva preso nella scorsa stagione. Ma è necessario davvero riproporre lo schema già visto della Carol versione femminile di un letale mix tra Commando e Rambo? Uno stanco riproporre una dinamica già vista e rivista che finisce per essere fastidiosamente ripetitiva.

The Walking Dead e il piano così tanto per
Scemo e più scemo

The Walking Dead non è una serie comedy. E stavolta è un peccato perché, se lo fosse stato, magari si sarebbe riusciti a farsi una salvifica risata di fronte all’idea di Rick. L’asso nella manica del piano dell’ex sceriffo si rivela essere, infine, Jadis e il suo gruppo alla discarica. Rick, cioè, pensava che mostrare qualche polaroid fosse sufficiente a convincere la scultrice improvvisata a schierarsi dalla sua parte per chiudere definitivamente i conti con Negan. E dava questa cosa così tanto per scontata che si presenta direttamente da solo consegnandosi, in pratica, nelle mani dell’alleato del suo nemico numero uno. Se è uno scherzo, non fa ridere. Se non è uno scherzo, fa piangere.

Ma tanto Rick era sicuro che i suoi stessero seguendo il piano e, quindi, arriveranno a salvarlo appena non lo vedono tornare. Se non fossimo in The Walking Dead forse si, ma ci siamo. Ed, infatti, Aaron sta andando a combattere direttamente i Saviors come non si sa, ma portandosi appresso Enid che non ha mai partecipato a nessuno scontro. Carol risponde con la stessa moneta tirandosi dietro Henry a cui da un pistola tanto il ragazzino non l’ha mai usata, ma ha visto come facevano gli altri e tanto basta per essere sicuri che non si sparerà addosso. Rosita e Michonne stavano per farsi eliminare da due Saviors a caso e non ci riescono solo perché Daryl e Tara passavano di lì diretti a fare di testa propria (e perchè Rosita da un nuovo significato alla frase uccidere una mosca con un cannone). Buona sauna Rick!

Anche perché hai voglia ad aspettare Carl che, con una battaglia campale in corso e una città affidata alle sue cure, non ha niente di meglio da fare che aggirarsi nei boschi in cerca di uno sconosciuto solo perché Siddiq stava tanto a sentire la sua mamma. Novello Forrest Gump (mamma diceva sempre che…), il ragazzo di origini arabe si candida al Darwin Award di The Walking Dead per la geniale idea di andare in cerca di walkers da ammazzare per liberarne l’anima. E il bello è che non ci aveva neanche pensato che potesse essere una cosa pericolosa, mamma non gliel’aveva detto. Chi glielo toglie il premio? Giusto Carl che gli da corda e se lo porta pure a casa per mostrare a papà qual è la strada giusta. Poi dice che il padre non vuole dargli fiducia e lasciarlo libero di scegliere autonomamente.

The Walking Dead si trascina stancamente verso il midseason finale che, come da tradizione ormai, compone la triade degli unici episodi interessanti di ogni stagione. Solo che ormai assomiglia sempre più al primo walker che Rick uccise: una carcassa senza gambe che striscia fingendo di essere capace di fare qualcosa che valga la pena aspettare.

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