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The Walking Dead – Le pagelle dell’Ottava Stagione

The Walking Dead S08
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“Allora facciamo che Fede fa la recensione del season finale e tu scrivi un commento sull’intera stagione” aveva detto la nostra direttrice suprema.  Divisione dei compiti che avrebbe fatto felice il sottoscritto a cui piace dilungarsi in giudizi globali senza stare a guardare ai particolari. Solo che l’ottava stagione in questione è quella di The Walking Dead e agli zomboni uno era tanto affezionato che vedere come l’hanno ridotta da qualche anno a questa parte gli fa partire un embolo che ti gonfia la  vena del collo per il sangue che pompa al cervello durante l’ira funesta che quella del Pelide Achille era una svogliata ramanzina. E, quindi, onde evitare una lunga lista di improperi e parolacce che mal si adatterebbe allo stile professionale che contraddistingue Telefilm Central, il sottoscritto ha deciso di optare per un più asettico rendiconto numerico dando i voti ai diversi personaggi di The Walking Dead nell’attesa che i responsabili di questo scempio prendano i voti conventuali per espiare le proprie colpe.

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Quelli che… dovevano mandare avanti la serie

Rick – 4: già alla fine della bucolica seconda stagione l’ex sceriffo aveva ammonito con fiero cipiglio “this isn’t a democracy anymore”, ma quella frase era stata messa da parte come una delle tante frasi ad effetto messe lì per dare ai fan qualcosa da ricordare. E, invece, a quelle parole in questa stagione Rick ha fatto seguire i fatti diventando non solo l’araldo della non democrazia, ma piuttosto la negazione completa di sé stesso al punto che a momenti quasi si finiva per fare il tifo per il suo nemico. La svolta autoritaria di Rick, infatti, non è più dettata dalla convinzione di essere l’unico a sapere cosa e come fare per difendere la sua gente, ma piuttosto dal più egoistico e sadico desiderio di vendetta per cui l’unico Savior buono è quello morto. A costo anche di mentire spudoratamente e uccidere all’istante le stesse persone che ti hanno appena salvato dopo aver giurato di graziarle. Uno stravolgimento totale del personaggio portato avanti con una baldanzosa sicumera non supportata dai fatti visto che molte delle sue decisioni si sono rivelate fallimentari. Troppo poco passare l’ultimo episodio a dire “I remember” perché non basta prendere un buon voto all’ultima interrogazione dopo un anno passato a prendere due fisso.

Negan – 5: non è completamente colpa sua perché certe cose si fanno in due e in un confronto classico hero vs villain entrambi devono saper recitare la propria parte affinché il risultato finale funzioni. E, quindi, se ti viene meno il protagonista, va a finire che l’antagonista non sa come fare a rilucere per contrasto. Se Rick il buono si comporta da cattivo, cosa può fare Negan per farsi odiare quanto dovrebbe? Poco e niente finendo quindi per tradire anche lui il proprio personaggio. Negan ci era stato presentato come un sadico disposto a tutto per mantenere il proprio potere, ma in questa stagione si ritrova a dover moderare i suoi istinti per evitare di avere due personaggi che agiscono, dopotutto, allo stesso modo. Il tentativo degli autori di fare dell’amante di Lucille il portatore sano di una ideologia utilitaristica estrema, ma non del tutto insensata, finisce per svilire un villain che è costretto ad ondeggiare tra perfidia immotivata e magnanimità altrettanto immotivata. Doveva essere il villain perfetto e invece è diventato una macchietta fischiettante che non sa nemmeno lui cosa fare.

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Quelli che… una volta avevano un senso

Morgan – 3: se le montagne russe si incarnassero in un personaggio, questo avrebbe le fattezze di Lennie James armato di mitra e bastone infrangibile (ma è di adamantio che non si spezza mai e penetra corpi con più facilità della spada di Ghemon?). Un personaggio comparso nella prima stagione per poi ritornare da protagonista ad Alexandria. Ma anche un personaggio che ha subito ormai troppe volte cambiamenti radicali. Folle invasato in cerca di zombie da uccidere; poi pacifista convinto che ogni vita è sacra; quindi macchina da morte letale per difendere gli innocenti; poi di nuovo folle invasato stavolta alla caccia di cattivi da uccidere dove per cattivi si intende più o meno chiunque respiri e che lui non conosce di persona; infine di nuovo anima penitente in cerca di un nuovo eremo. Destinato ad unirsi alla banda di Fear the Walking Dead, quanti altri cambiamenti subirà Morgan?

Daryl – 4: qualcuno un giorno dovrà svelare il mistero dell’unto perenne che è diventato il marchio di fabbrica dei suoi capelli costantemente davanti agli occhi, magari dicendo anche come faccia a fare sempre centro pur avendo la vista annebbiata da tutto quel grasso. Che uno scudiero non rifulga di luce propria è comprensibile. Solo che ormai Daryl è il braccio destro di Rick solo per abitudine più che per convinzione e nei fatti agisce spesso di propria iniziativa se non addirittura facendo l’opposto di quanto gli viene detto. Il che non sarebbe male se non  fosse che riesce nella mirabile impresa di non prendere neanche una decisione sensata, finendo per fare la figura del fesso persino di fronte a Tara e Rosita (dico, Tara e Rosita, eh).

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Michonne – 5: ad una che affettava walkers con la katana con più maestria di uno chef Tony con i pomodori e che se ne portava a spasso due come fossero chihuaua da compagnia pronosticheresti un futuro da generale supremo di qualche esercito imbattibile (che so, tipo Okoye capo delle Dora Milaje, vah). E infatti in Black Panther Danai Gurira quel ruolo fa. Solo che in The Walking Dead manca poco che divenga una desperate housewife che aspetta il maritino di ritorno dal lavoro di macellatore di zombie e umani. Distaccatisi ormai da tempo dal fumetto, gli autori provano ad assegnare a Michonne il ruolo del grillo parlante che riporta Rick sulla retta via, ma è una evoluzione che tradisce troppo le origini del personaggio per considerarla ancora credibile.

Carol – 5: prendiamola una decisione e stabiliamo che Carol vogliamo. Quella letale capace di far fuori un avamposto dei Saviors in pratica da sola? La maestrina sui generis che insegna ai bambini come ammazzare walkers per poi mandarli a guardare i fiori come con Lizzie? La donna sofferente che ricorda la madre che era e cerca un nuovo figlioccio a cui badare? La salvatrice che difende la vita? Tutto e il contrario di tutto è stata Carol in passato e tutto e il contrario di tutto è stata a tratti in questa stagione. Si pregano gli autori di decidersi, grazie.

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Quelli che… e chi se lo aspettava

Carl – 6: muore da fesso facendosi mordere mentre ammazza walkers senza motivo solo per onorare la religiosità inventata della madre ignota di uno sconosciuto appena salvato, ma almeno lascia qualcosa alla serie. No, non il tripudio per la dipartita di un personaggio che era diventato il bersaglio preferito degli strali di una buona fetta di pubblico. Piuttosto un messaggio di speranza, una meta a cui tendere, un significato da dare ad una serie che non può andare avanti a ripetere lo stantio ciclo di trovo un posto nuovo – le prendo da nuovi nemici – li faccio fuori e si ricomincia. Che sia la morte di Carl a salvare il futuro della serie?

Dwight – 7: a sorpresa è uno dei Saviors a portare a casa il primo dei due soli voti alti di questa stagione. Il biondo sfigurato incarna bene il tormento interiore di chi ha dovuto accettare cocenti umiliazioni e sadiche vessazioni per salvare sé stesso e la sua amata da un destino di morte certa, ma che ha infine capito quanto la dignità di fronte a sé stessi sia più importante della vita stessa. Tradire Negan non è perciò un capriccio momentaneo o una vendetta personale, ma piuttosto l’unico modo per espiare colpe che sa di non poter perdonare a sé stesso. E a questo principio Dwight si mantiene fedele per tutta questa stagione sfidando ogni pericolo e arrivando a convertire in sincero rispetto la motivata avversione di Tara e Rosita e trovando una qualche forma di assoluzione da parte di Daryl.

Simon – 7.5: mvp della stagione è senza dubbio l’ex braccio destro di Negan. Una promozione a pieni voti guadagnata per un motivo che può sembrare banale, ma che in The Walking Dead non lo è più: Simon è cattivo e basta. In una serie che è ormai incapace di scrivere i personaggi in maniera coerente, il personaggio interpretato con convinzione da Steven Ogg è l’unico che incarna alla perfezione il prototipo del villain di cui ogni serie ha bisogno. Spietato, feroce, capace di spaventare con le parole senza perdersi in chiacchiere, in cerca di una propria indipendenza da conquistare con morte e ferocia. Un cattivo di stampo classico quale da tempo non si vedeva e che proprio per questo si fa ricordare con malcelato piacere.

Maggie – 6.5: potrebbe sembrare una provocazione vista la scellerata scena finale con la brillante (aggettivo da intendere con perfido sarcasmo) idea degli autori di indicare in lei la probabile villain della prossima stagione, ma a essere onesti cosa ha sbagliato la vedova incinta (partorirà mai?) di Glenn? Divenuta capo di Hilltop, riesce sia a salvare buona parte della sua gente (a differenza di Rick con Alexandria data alle fiamme e Ezekiel con gli abitanti del Regno trucidati), sia a dare loro una prospettiva futura concreta grazie allo scambio di informazioni con l’improvvisata custode del sapere antico. Non si lascia neanche andare agli eccessi truculenti di Rick, mostrando di aver capito la differenza tra giustizia e vendetta recuperando il concetto di punizione meritata (per cui i Saviors vanno tenuti in carcere se colpevoli e liberati se innocenti). Ovviamente gli autori hanno già deciso di mandare tutto in malora, ma qui stiamo giudicando solo l’ottava stagione e non la premessa della prossima.

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Quelli che… ma stanno ancora qua?

Jesus – 3: ah, ma stava ancora qua? Dopo essere stato presentato nella prima parte della stagione come un predicatore di pace e perdono coerentemente con il suo nome biblico, Jesus era scomparso quasi del tutto al punto che si poteva pensare fosse asceso al cielo. Magari! Perché ritorna nel season finale convertendo Morgan con la più stupida delle battute (no, davvero, per calmare la furia omicida di Morgan bastava dirgli di usare l’altro estremo del bastone?) e schierandosi dalla parte del colpo di stato di Maggie e Daryl contro Rick e Michonne perché non hanno ucciso Negan dopo che mezzo secondo prima ha appena finito di dire che bisogna salvare la vita di tutti. Ripetere ad libitum: perché?

Aaron – 4: uno capisce che la morte del suo compagno Eric lo ha decisamente colpito nel profondo, ma precisamente cosa gli ha fatto pensare che per convincere le donne di Oceanside ad unirsi alla lotta bastasse starsene a morire di fame e sete nei boschi lì intorno cercando di non farsi ammazzare dai walkers di passaggio? Alla fine ci riesce, ma solo perché agli autori serviva gente che lanciava Molotov a caso (costruite col napalm fra l’altro).

Gabriel – 4: la scena in cui vede la luce nel rudere della chiesa è uno dei punti più trash toccati da The Walking Dead ed il giusto coronamento ad una stagione che lo ha visto trovare e perdere la fede a corrente alternata senza che neanche una volta questo suo percorso non sia stato percepito dagli spettatori come il perfetto esempio di come gli autori amino allungare il brodo con l’acque piovana pur di arrivare al numero totale di episodi previsto dal contratto.

Ezekiel – 4.5: finito di dire “and yet I smile” gli è rimasto poco altro da fare nella serie tranne farsi salvare da Jerry e consolare da Carol. C’era una volta un re ed ora che è rimasto? Niente Regno, niente tigre, (quasi) niente popolo, giusto l’insopportabile Henry (candidato al premio bambino odioso di The Walking Dead). Serve ancora Ezekiel?

Jadis – 4: gli Scavengers sono sempre stati un gruppo particolare dato che della loro origine e dei motivi per cui siano sempre stati così tenacemente fedeli alla loro leader non ci è stato mai detto niente. Dopo aver cambiato fazione più velocemente di un Razzi in Parlamento, il gruppo ha fatto la fine della carne macinata lasciando la sola Jadis/Anne in una solitudine da cui sembrerebbe destinata ad uscire per unirsi al gruppo di Rick. A far cosa? Boh!

Tara e Rosita – 4:  passi per Rosita che in shorts e canotta fa sempre la sua figura, ma Tara neanche quello e quindi che ci stanno a fare? Battute sessiste a parte (si scherza ovviamente), la domanda comunque resta: che ci stanno a fare?

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