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The Walking Dead e il potere che logora – Recensione dell’episodio 9.01, A new beginning

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E dire che una volta si faceva il conto alla rovescia segnando sul calendario il giorno della tanto attesa premiere della nuova stagione. Invece, a momenti ce ne eravamo quasi scordati che era andato in onda il primo episodio della nona stagione di The Walking Dead. Sarà che nove stagioni sono decisamente troppe per una storia che ormai in tanti hanno deciso di abbandonare. Sarà che gli stessi attori protagonisti non vedono l’ora di lasciarsi alle spalle una serie che ha dato il meglio di sé tempo fa, ma che è adesso condannata a continuare perché i ratings sono troppo alti per scrivere la parola fine. O sarà perché l’unica novità è la sigla con tanto di logo non più marcescente.

The Walking Dead 9x01Mesi spesi a?

A dispetto del titolo A new beginning, la premiere della nona stagione non riesce a liberarsi dei difetti ormai cronici della serie, con i protagonisti che tendono a ripiegarsi su sé stessi come volessero prendere lo slancio per un salto che poi non avviene, dato che la trama resta legata alle solite facce che fanno le solite cose. Il numero imprecisato di mesi trascorsi dalla sconfitta di Negan sono stati sufficienti a far finalmente nascere il figlio di Maggie, insegnare a Judith a tenere un pennello in mano, far innamorare Carol ed Ezekiel, far cambiare nome da Jadis ad Anne all’ex leader degli Scavengers, diventare semicieco padre Gabriel, far crescere una imponente barba anche ad Aaron oltre che a Rick, ungere ancora di più i capelli di Daryl. Ma per il resto?

Per il resto niente più. Perché ancora siamo a Rick che si atteggia a leader per forza, ma non per convinzione, accompagnato da una sorta di aura leggendaria che lo precede e lo insegue al tempo stesso. Ancora siamo a Gregory che si comporta da caricatura di un politico intrallazzatore che cerca sempre di ingannare il prossimo pur di ritornare alla sua poltrona preferita. Ancora siamo a una corte di personaggi sovrabbondanti la cui presenza è ormai una questione di abitudine più che di necessità perché non è chiaro cosa possano ancora dare alla serie gente come Jesus (calci alla Chuck Norris a parte), Tara, Rosita, Aaron, Eugene. Ancora siamo a missioni chiaramente sballate che riescono sempre e comunque anche quando sembra che stiano per fallire, ma che già si sa andranno bene perché nessun protagonista primario può morire (e quindi si può anche far passare un carro su un pavimento di vetro tanto sicuro si romperà ma nessuno morirà sbranato dai walkers là sotto). Ancora siamo alle comparse sacrificabili a cui far dire un paio di battute giusto prima di farle uccidere da uno zombie a caso messo lì per ricordarci che ci sono anche quelli che darebbero il titolo alla serie.

A new beginning? Ci vuole più che qualche campo di grano e una love story per guadagnarsi questo titolo, ma pare che gli autori di The Walking Dead non lo abbiano capito o preferiscano far finta di non averlo capito.

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The Walking Dead 9x01Smentire Andreotti

Una regola a cui comunque The Walking Dead non può sottrarsi prevede che il primo episodio di una nuova stagione debba piantare i semi da cui far germogliare la storyline che si svilupperà durante il resto dell’arco narrativo. E a quanto pare i suddetti semi sono legati ad una vecchia massima della politica italiana. Sebbene, per quanto importante possa essere stato per la nostra storia patria, difficilmente il nome di Giulio Andreotti dice qualcosa agli autori della serie AMC, sembra che questa premiere voglia smentire il suo famoso aforisma secondo cui “il potere logora chi non ce l’ha”.

Sono, infatti, proprio quelli che comandano in The Walking Dead ad essere afflitti dai maggiori problemi. Non perché vogliano detenere quel potere, ma proprio perché le responsabilità che da esso deriva sono ormai un peso oppressivo che devono capire come portare e sopportare. Per un Daryl che semplicemente rifiuta il ruolo di custode del Santuario dei Saviors perché palesemente inadatto al comando e nostalgico dei tempi in cui si era in quattro gatti a cavarsela lì fuori tra walkers e nemici vari, vi è il contraltare di una Carol la cui costante dedizione ai suoi amici diventa la ragione sufficiente a tornare in quella prima linea da cui in un passato non troppo lontano aveva deciso di allontanarsi. O forse è solo un modo elegante per scappare dalla parrucca sudicia di un Ezekiel trasformatosi da re sicuro di sé stesso a innamorato puccioso che c’ha solo la sua amata in testa.

Nettamente diverso il caso di Rick che al comando è abituato ormai da tempo, ma che adesso si trova nella insolita difficoltà di dover gestire la pace e non la guerra. Perché, se è relativamente semplice compattare dietro di te anime diverse in nome di un nemico comune, non altrettanto lo è convincere tutti che vincitori e vinti devono coesistere in un unico consesso sociale dove il più forte aiuta il più debole anche quando il debole era l’avversario di ieri. Difficoltà che diventa palese quando deve confrontarsi con una Maggie a cui la tentata ribellione di Gregory ha insegnato che il tempo di dire sì sempre e comunque a Rick è finito. Perché ora i rapporti di forza sono diversi e Hilltop è in una posizione troppo vantaggiosa per essere ancora considerata una risorsa da sfruttare e non una nuova capitale a cui obbedire.

Rick contro Maggie? Non ancora, ma probabilmente si.

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The Walking Dead 9x01
Nuovi arrivi per vecchie dinamiche

Come prevedibile, la premiere si dedica principalmente a mostrare cosa è stato dei personaggi principali, ma non può fare a meno di introdurre anche solo rapidamente qualche new entry. Tra queste indubbiamente spicca tra i Saviors il Justin di Zach McGowan il cui atteggiamento poco disponibile a prendere ordini e le cui iniziative bocciate da Daryl (uno zombie come spaventapasseri?) candidano a possibile capofila di una futuribile rivolta dei fu Saviors contro il nuovo regime finto democratico di Rick e soci.

Anche perché un capo i Saviors ce lo avrebbero ancora dato che la condivisibile idea di giustizia propugnata da Rick ha lasciato in vita quello che è il grande assente di questo episodio. Negan, infatti, è in prigione a scontare il fine pena mai inflittogli da Rick e Michonne, nonostante le idee contrarie di Maggie e Daryl, ma è facile immaginare che il suo nome evocato da una scritta sul muro non tarderà a essere pronunciato sempre più spesso. E passare da un nome invocato ad una presenza concreta è un passo non così lungo che un Justin non possa far compiere condannando la serie a riprendere una vecchia dinamica.

The Walking Dead ritorna con una premiere che, a dispetto del titolo e della sigla innovativa, sembra voler ricordare a tutti non i pregi ormai dimenticati della serie, ma piuttosto i suoi difetti. Magari stavolta il canovaccio solito che vedeva la premiere essere uno dei soli tre episodi interessanti verrà invertito. Magari.

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9.01 – A new beginning
  • Una serie che logora chi la guarda
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