Recensioni

The Walking Dead – 1.01 – Days Gone Bye

 

 

In un anno finora mediocre, dove le serie storiche sentono – legittimamente – il peso dei loro annetti (House) o vendono la propria anima a demoni con gli occhi gialli in cambio di una stagione in più (Supernatural); un anno in cui  le nuove serie boccheggiano e si stiracchiano in attesa di tempi migliori (il pur discreto The Event, Nikita, ma anche Boardwalk Empire che anche se realizzato molto bene non ha quel qualcosa in più che mi farebbe attendere con ansia ogni nuova puntata…), insomma, in un anno dove mi sento di dover aspettare come manna dal cielo la nuova stagione di Doctor Who e Spartacus, arriva The Walking Dead. E in The Walking Dead ci sono gli zombie…

 

A fare le presentazioni tra noi e un simpatico e affamato gruppo di morti viventi che, spero, ci accompagnerà per una lunga e appassionante stagione, è Rick Grimes, poliziotto dall’aria integerrima (o forse dall’aria un po’ texana, non so…) che si risveglia in ospedale dopo quello che sembra essere stato un lungo coma e che, invece dei fiori freschi e una bella mogliettina commossa che lo guarda con gli occhi lucidi ringraziando il Signore, si ritrova da solo, in un edificio spettralmente vuoto, con belle zampate rosso sangue sui muri e un’inquietantissima porta sbarrata con la scritta “Do not open, dead inside”.

Convenientemente spaventato dalla visione di decine di cadaveri incelofanati in sacchi bianchi o lasciati budella all’aria in giro per i corridoi, Rick corre a casa alla disperata ricerca di moglie e figlio, solo per essere atterrato con una vangata in testa da un intraprendente giovincello che lo scambia per zombie.
L’equivoco è subito chiarito e l’incontro con il ragazzo e suo padre permette a Rick, ma anche a noi, di capire bene cos’è successo e quali sono le due regole fondamentali a cui attenersi d’ora in poi: 1) non farti mordere, 2) spara alla testa.
Ma Rick, forse perchè non ha dovuto affrontare i traumi e la paura del diffondersi dell’epidemia, conserva un po’ di speranza e ottimismo, nonostante attorno a lui sia letteralmente scoppiata l’apocalisse, e si convince che la moglie e il figlio siano ancora vivi e siano ad Atlanta, città dove i superstiti si sarebbero riuniti in attesa di trovare una soluzione all’epidemia. Parte quindi a cavallo per raggiungere la città ma commette l’errore di partire quando ormai sono passati quasi 60 minuti di puntata di non considerare quanto forti e violenti possano essere gli zombie in branco, e così a fine episodio, ce lo troviamo chiuso in un carro armato, mentre contempla l’ipotesi del suicidio e una voce, prima del nero finale, lo chiama dalla radio preannunciando così un’imminente salvataggio.

Puntata godibilissima, e decisamente il miglior pilot dell’attuale stagione a cui do un convinto 4 su 5.

– un punto perchè la prima scena della serie ci regala l’omicidio di una bambinetta zombie, e d’accordo che magari l’impatto emotivo è un po’ limitato dal fatto che sappiamo si tratta di una zombie e che abbiamo solo una minima occasione di empatizzare con lei, per una frazione di secondo quando raccoglie l’orsacchiotto da terra, ma pur sempre di omicidio di minore si tratta e questo serve, quantomeno, a stabilire un patto tra i creatori e lo spettatore, per la serie “guarda, questa è la direzione che prenderemo, non andiamo per il sottile qui, c’è un mondo che è stato rivoltato come un calzino e i sentimentalismi è meglio se li lasci a casa mentre ti aggiri per queste strade”. Patti chiari, amicizia lunga. Approved!

– un punto per i sani effetti splatterosi, frutto di tanto sano vecchio makeup più che di cg e schermi verdi visibilissimi. Budella fuori posto, mezzi cadaveri decomposti che si trascinano, letteralmente, su immacolati prati verdi, cervelli sbriciolati da pallottole sparate a distanza zero. Approved!!!

– un punto perchè l’ambientazione apocalittica del post epidemia permette grandissimi sviluppi verso tematiche che io amo e che riguardano la società e la sua ricostruzione. Domande fondamentali su ciò che rimane del vecchio mondo e quello che invece viene lasciato alle spalle, sui diritti e i doveri guadagnati in anni di avoluzione culturale che posto trovano in un mondo dove è primario sopravvivere più che vivere. E la moralità che fine farà? Quanta consapevolezza ci potrà essere nell’abbandonare o ripristinare l’ordine? E su che basi? Approved!

– un punto per il finale di puntata arriva liscio liscio, seppur dopo un’ora e sei minuti di storia, senza lasciare l’impressione che si sia corso troppo o troppo poco per arrivare al cliffanger del pilot. Approved!

 

Voto:

 

Consigli dalla regia per gli zombieologi dilettanti: Dead set, miniserie inglese del 2008 assolutamente da recuperare, e il libro di Max Brooks (sì, è parente…) Manuale per sopravvivere agli zombie.

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