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The Tick: la zecca che mira a prendere in giro i supereroi. La recensione

The Tick
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The Tick, la zecca, è la nuova serie web prodotta da Amazon, voluta fortemente dal suo attore co-protagonista/protagonista Peter Serafinowicz, nei panni del nuovo supereroe che entra con fare decostruttivista all’interno del nuovo universo cinematografico dei tizi con superpoteri.

Il personaggio di Tick nacque nel 1986, creato da Ben Edlund, come mascotte del New England Comics di Boston. Ideato come parodia del supereroe classico, Tick sembra più che altro un supereroe che combatte per il Bene solo perché dall’altra parte c’è qualcuno da combattere, in questo caso il Male (qui incarnato nel malvagio The Terror). Una motivazione vera e propria infatti non esiste. Così è, punto. Aspetto conservato all’interno di questa serie web. A dispetto del suo nome, la zecca è un uomo gigante, un armadio, inscalfibile, ma con una personalità rimasta bloccata alla pre-adolescenza che lo porta costantemente ad avere un atteggiamento sopra le righe. Non ha memoria del suo passato, parla per bizzarre metafore ed è esclusivamente alla ricerca di un amico che lo aiuti a combattere il Male (e colmi la solitudine). Il suo alter-ego non esiste, egli è esclusivamente il supereroe, sempre in costume e pronto all’azione e a raccontare in maniera eccessiva la propria storia.

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Nelle varie trasposizioni che si sono alternate, l’origine di Tick è sempre stata ondivaga: una volta era un paziente psichiatrico scappato da un istituto (ed effettivamente di testa non è che ci sia proprio tutto), una volta un alieno proveniente dallo spazio, mentre nella prima serie televisiva, animata, la più famosa, fino ad oggi, era semplicemente un supereroe alle origini, appena assegnato in città dopo aver superato l’esame finale dei supereroi. Era la serie del 1994, in onda su Fox, che in qualche modo voleva prendere in giro Spiderman (e Superman), cancellata dopo due anni e 36 episodi, alla terza stagione, sebbene avesse conquistato giudizi positivi da parte della critica.

Nella nuova serie per Amazon PrimeVideo Tick, da sempre, ha cercato di intrattenere rapporti col suo compagno di scena, Arthur, probabilmente il personaggio più interessante della serie, attorno al quale ruota tutta la storia. Tutti i tentativi passati sono però andati a vuoto. Arthur è un ragazzo cresciuto con disturbi, anche lui, psichiatrici. Da bambino ha assistito alla morte del padre. E qui c’è effettivamente il pezzo d’ingegno della serie. L’universo di questo The Tick è un universo pregno di supereroi. Arthur è cresciuto con il mito di una squadra di paladini della giustizia, che un giorno, tuttavia, vengono brutalmente assassinati da The Terror davanti ai suoi occhi. Ne fa le spese anche il padre, schiacciato dall’astronave dei buoni, abbattuta dal nemico. E qui abbiamo il primo incontro fra il protagonista e la sua nemesi, catturata dalla macchina fotografica di un passante, che lo trasforma nell’immagine del secolo della rivista Time. Arthur diventa così l’emblema del terrore, in tutti i sensi. Quell’incontro gli lascia dentro parecchi strascichi, tanto che non crede alla sconfitta di The Terror quando questa arriva. È convinto che l’abominio si sia semplicemente rintanato per tornare a colpire in maniera più devastante e sostanzialmente dedica la sua vita da adulto a scovare ossessivamente le prove che certifichino questa sua teoria, ma, visto il suo passato, viene considerato da tutti uno squilibrato. Quando finalmente trova qualcuno disposto a credergli a prescindere, Tick, rifiuta in tutti i modi la chiamata dell’eroe per andare a combattere in prima persona. E suo malgrado si ritrova all’interno di un costume da farfalla rubato ai villanzoni di turno.

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La sua insicurezza, anche nei confronti dei comportamenti di Tick, metteranno in discussione l’intero mondo dei supereroi e la missione della zecca. Perché combatte? Che cosa lo spinge? Che cosa gli impedisce di passare nella fazione opposta? Fra Tick e Arthur è evidente il gioco di contrasti: oltre ad essere il primo sicuro e determinato, il secondo esitante e incerto, Tick fisicamente è praticamente il doppio del compagno, il quale, mingherlino, non riesce nemmeno a riempire la tuta che indossa. Tick, inoltre, sebbene abbia una coscienza e una consapevolezza incompleta (tipica dei bambini) che, ad esempio, gli fa compiere l’azione giusta, ma nel modo sbagliato (salvare Arthur, scaraventandolo dalla finestra ad una decina di metri da terra), è un personaggio sicuro di sé (fino a che i dubbi di Arthur non inizieranno a germogliare dentro di lui). Arthur, invece, deve fare i conti col proprio passato; all’inizio non pensa nemmeno che Tick sia vero, ma frutto della sua fantasia; è un insicuro e un codardo e, sebbene il proprio obiettivo sia svelare al mondo il piano segreto di The Terror, vorrebbe essere da un’altra parte.

Nel secondo episodio c’è una sequenza abbastanza esemplificativa. Dopo essere sfuggito alla banda di gangster, Arthur indossa un poncho blu a nascondere il costume da farfalla. È un chiaro rifiuto al proprio destino, dal quale tenta di nascondersi, tuttavia, con un secondo costume che lo equipara, nel colore, a Tick. Sono sostanzialmente due facce (estreme) della stessa medaglia, uno è un eroe blu che ricorda Maciste, l’altro sembra più un fuscello al vento. Eppure entrambi sono alla ricerca della stessa cosa:  un amico, qualcuno che li ascolti, qualcuno con cui confrontarsi apertamente, il tutto metaforizzato in un abbraccio alquanto stringente.

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La solitudine è uno dei temi centrali di The Tick. La solitudine di Tick, che nessuno sembra ascoltare tranne Arthur, e la solitudine di Arhtur, che da sempre vive con l’unico contatto umano della sorella. La quale è un paramedico, chiamata a soccorrere gli scagnozzi che Tick si lascia alle spalle malconci a terra, mutuando sotto un altro aspetto la domanda di cui sopra: sto facendo la cosa giusta?

All’opposto di Tick e Arthur, troviamo Overkill, un vigilante sanguinario, in stile Deadpool, tanto per capirci, ma senza i toni da commedia dark. La sua presenza serve ad accentuare i dubbi dei due protagonisti sul loro operato, ma non solo: siamo adatti al ruolo che ci siamo scelti?
The Tick è stato pubblicato da Amazon sulla propria piattaforma il 25 agosto, partendo tuttavia dal secondo episodio. Il primo, infatti, era stato caricato un anno fa, il 18 agosto 2016, come una sorta di test. Pur tuttavia, il primo episodio non è un vero e proprio pilota della stagione. Introduce l’universo narrativo, ma non è costruito come un vero e proprio pilot, non anticipa i temi della stagione. In questo senso è molto più “pilota” la seconda puntata. Nonostante questo, c’è un problema di fondo nella rappresentazione di questa nuova serie. The Tick non è accattivante. Manca quasi di malizia. Ha un enorme potenziale, ma non lo sfrutta appieno. Aspetto ancora più problematico, vedere una puntata non spinge lo spettatore a voler ossessivamente vedere anche la successiva, problema che si amplifica esponenzialmente se consideriamo che l’intera stagione dovrebbe essere vista più che altro in binge watching.
The Tick è costruito col formato originale introdotto nel 2007 al grande pubblico con Californication. Puntata di poco meno di mezz’ora raccontate col tono della commedia. Solo che qui non abbiamo una commedia acida, una commedia critica, una commedia ficcante e, tanto meno, alcun momento di comicità pura. È una commedia che al contempo vuol essere una parodia, ma molto sottile, non istantanea, che puntualmente rischia di non essere nessuno dei due generi. Mentre The Tick va sopra le righe col suo comportamento, la commedia non lo segue.  Il racconto, poi, procede senza grandi salti sull’acceleratore da parte della narrazione, nessun momento da fiato sul collo o da fiatone, cliffhanger sconosciuti per lo più. O meglio, ci sono, ma non sono in grado di lasciare in sospeso niente. Il primo episodio, quello del 2016, si conclude con un proiettile che viaggia contro Arthur, il quale ha appena indossato la super tuta da Farfalla, simile a quella da zecca, a prova di proiettile. Tutto viene lasciato in sospeso. E che succederà mai al protagonista del nostro racconto? Non è molto difficile intuirlo. Così com’è avara di fattore sorpresa l’apparizione di Overkill al secondo episodio. Di eroi spietati e sanguinari ormai ne è pieno il mondo. Uno in più, di certo, non mi porterà a scaricare il terzo episodio. Specie dopo il Punitore di Netflix. Dal lato della parodia, poi, non sembra si sia voluto calcare troppo la mano, nemmeno il politicamente scorretto.

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