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The Sinner: la prima stagione tradisce le regole del giallo. Recensione

The Sinner

Ogni genere letterario ha le sue regole. Specie quando si tratta di opere scritte con il solo pretesto di vendere piuttosto che per essere accettati in un gotha intellettuale. Ma anche la via per un successo editoriale non è lastricata solo di buone intenzioni, ma anche di codici da rispettare. Così se è un romanzo giallo il grimaldello che si intende usare per scassinare la cassaforte del pubblico, si deve essere pronti a rispettare alcune semplici linee guida. Cosa che accade anche nelle serie tv che mettano al centro della narrazione un omicidio, un colpevole, un detective, un processo. Come The Sinner?

The Sinner

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Dalla stessa parte da parti opposte

C’è un omicidio: il brutale assassinio di Frankie Belmont in un giorno di gita al lago. Un colpevole: Cora Tannetti, madre amorosa e moglie fedele, nuora paziente e donna tranquilla. Un detective: Harry Ambrose, investigatore caparbio e marito in difficoltà. E ci sono le tappe del processo che inesorabile si svolge nella sua imperturbabile linearità dettata da un giudice comprensivo ma imparziale. C’è tutto ciò che dovrebbe fare di The Sinner un giallo. Ma c’è anche la cosa più importante: la volontà di non essere un giallo qualunque.

In un romanzo giallo, può accadere che l’identità segreta dell’assassino sia nota al lettore e che sia la lotta tra i due contendenti l’argomento della storia narrata. Può succedere anche che al processo non si arrivi mai perché ciò che conta è il come l’investigatore arrivi a scoprire il colpevole lasciando poi che la giustizia faccia il suo corso senza interessarsi delle sue decisioni. Ma in The Sinner tutti questi elementi sono invertiti e stravolti. Cora è colpevole e non nega di esserlo. Non fugge all’arresto e non c’è alcun bisogno di elaborate indagini per accumulare prove che giustifichino una sua condanna. Al contrario, e qui sta una delle grandi novità di questa serie, il colpevole e il detective sono l’uno il migliore alleato dell’altro e non hanno problemi a lasciare che tutti vedano questa insolita alleanza. Anzi, di più: Cora e Harry sono, in fondo, la stessa persona.

Entrambi vittime di un passato da cui hanno provato a staccarsi ma che è rimasto loro attaccato addosso senza neanche che se ne rendano conto. Entrambi costretti ad accettare situazioni che non vorrebbero (una suocera troppo invadente o una moglie decisa a divorziare), ma alle quali non possono ribellarsi. Entrambi alla ricerca ossessiva di una benevola valvola che di sfogo che faccia calare la pressione che sentono addosso qualunque sia il modo (un figlio su cui riversare amore o una barista dominatrice da cui farsi sottomettere in giochi masochistici). Due anime sofferenti che non si conoscono, ma che istintivamente sanno di potersi aiutare a vicenda. Di essere ognuno l’unica speranza di salvezza per l’altro. Perché Harry può aiutare Cora a capire perché ha fatto quello che ha fatto. E perché Cora può aiutare Harry ad uscire dalla sua sofferta apatia e da quel maligno senso di fallimento che blocca ogni sua evoluzione.

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The Sinner: un giallo felicemente atipico

Si può ancora dire che The Sinner è un giallo? Assolutamente no, ma anche assolutamente si. Perché in un giallo si dovrebbe assistere ad una caccia all’assassino o ad una lotta tra buoni e cattivi. E tutto questo manca in questa serie. Ma un giallo è prima di tutto la ricerca di una soluzione ad un mistero. E quel mistero qui non è né il chi né il come, ma il perché. Perché una serena madre di famiglia ha ucciso un promettente medico che non le aveva fatto niente? Perché lo ha fatto con estrema serenità e improvvisa violenza? Perché la stessa vittima sembra aver accettato con pacata condiscendenza quella morte?

La scommessa rischiosa della serie era quella di riuscire ad avvincere lo spettatore esigente proponendogli una ricerca inusuale, a convincerlo che potesse esserci qualcosa di più interessante nel non visto piuttosto che in quello che fin da subito è chiaro, dimostrare che la verità va sempre cercata in profondità anche quando sembra brillare in superficie. Scommessa che risulta pienamente vincente grazie ad una sceneggiatura che gioca con i rimandi tra passato e presente scoprendo solo lentamente e in maniera più volte imprevedibile i segreti sepolti nei ricordi repressi di Cora e nella apparente tranquillità di una anonima cittadina della provincia americana. Un meccanismo ad orologeria che procede con studiata lentezza e che è capace di ribaltare le prime impressioni per arrivare ad una conclusione inattesa. Merito di una scrittura attenta che evita accuratamente ogni plot hole e non lascia domande insolute riuscendo al tempo stesso a fare della storia una buona occasione per parlare di grandi sentimenti e piccole crudeltà che possono nascondersi anche tra gli affetti più cari.

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Colpevoli innocenti e innocenti colpevoli

Dove The Sinner è ancora più innovativo è nel suo privare lo spettatore di riferimenti morali che permettano di separare in maniera manichea i cosiddetti buoni dai cosiddetti cattivi. Cora ha ucciso a sangue freddo e con violenza feroce, ma lo sguardo sofferente, la voce soffusa, la fragilità emotiva quasi costringono a schierarsi dalla sua parte. Merito soprattutto dell’interpretazione di una Jessica Biel che crede fortemente nel progetto (al punto da essere anche la produttrice della serie) e coglie l’occasione per dimostrare doti recitative nascoste. Ma anche Bill Pullman è abile nel tratteggiare un detective che, lungi dall’essere l’inflessibile servitore della legge dalla specchiata virtù, esce dalla sua rassegnata apatia solo quando è Cora a fornirgli una nuova ragione per provare quel senso di essere vivi che fino a quel momento riuscivo a trovare solo nel sesso deviato.

Se Cora e Bill sono due figure positive che appaiono inizialmente macchiate da colpe non del tutto non loro, è il loro microcosmo ad essere popolato di figure ancora più equivoche. Se si escludono Mason e JD che incarnano rispettivamente il bene e il male in modo nettamente delineato (con il primo  nella parte di un marito incrollabilmente innamorato della moglie e il secondo imperdonabile corruttore e spacciatore), molto più disturbanti risultano la detective Farmer, interessata solo a chiudere il caso e non a trovare la verità, e soprattutto la madre di Cora, fanatica religiosa che addossa alla figlia colpe assurde crescendola nella convinzione di essere una peccatrice responsabile della malattia della sorella minore. Ancora più complesso è giudicare Phoebe, la sorella di Cora, le cui precarie condizioni di salute sono una condanna a vita che la tiene chiusa nella stanza. La ragazzina diventa suo malgrado una dittatrice che impone a Cora di vivere quelle esperienze che lei può solo sognare rendendola di fatto una schiava che non ha diritto ad una propria autonomia. I buoni, quindi, non sono buoni e, allo stesso tempo, coloro che si riveleranno essere i veri colpevoli hanno agito solo per amore tanto da meritare un immediato perdono.

The Sinner è una serie sicuramente anomala che fatica a incasellarsi in un genere al quale finisce per appartenere pur rinnegandone i principi base. Ma è proprio il coraggio di restare sé stessi anche in mezzo a tanti a fare di una serie qualcosa di più dell’ennesimo nome in un elenco già tanto lungo. Complimenti.

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