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The Resident: i medical drama che (ancora) ci piacciono – Recensione episodi 1.01 e 1.02

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Avevamo bisogno di un altro medical drama? Data la quantità di tematiche proposte ed affrontate in varie salse da almeno dieci diversi telefilm negli ultimi vent’anni verrebbe spontaneo rispondere “no”. C’è stata la comicità di Scrubs, il trash frammisto ad un po’ di nonsense in Nip/tuck, la bellezza distaccata e burbera di Dr House fino alla pura, magnifica, immensa e beatificata valanga di Meredith Grey in Shondaland di Grey’s Anatomy.

Cosa può dunque aggiungere una serie tv come The Resident allo scenario dei medical con cui abbiamo già avuto a che fare? La verità è che può aggiungere poco, ma è altrettanto vero che già dopo i primi dieci minuti non si può fare a meno di amarlo. Allora, che storia è mai questa?

Logan Hurtzberger è tornato – e stavolta ha dei tatuaggi!

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Credits: FOX

The Resident è ambientato ad Atlanta, in cui un medico il cui nome ancora fatichiamo a ricordare inizia il suo apprendistato. Un apprendistato d’eccezione, dal momento che il suo responsabile non è altri che Logan Hurtzberger… ehm, Conrad. Ha un cognome Conrad? Forse, ma i tatuaggi e il sorriso sghembo ci hanno distratto troppo per impararlo. Il fascino di Matt Czuchry, un po’ come per il buon vino, non fa che aumentare con il passare del tempo: è figo anche da scorbutico e con i tatuaggi tamarri da ex galeotto.

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È intorno a lui che girano i primi due episodi: il suo modo poco convenzionale di approcciarsi a pazienti e colleghi, il suo prendere le decisioni “giuste” anche quando vanno contro le regole. Se dovessi trovare un personaggio a cui paragonare Conrad sarebbe probabilmente Dr House – senza l’aura di onnipotenza e il bastone, sia chiaro. Come in qualsiasi ospedale americano ci sono pazienti VIP e pazienti normali, i dottori strapagati che non sanno fare nulla e i medici capaci che non vengono riconosciuti per il loro carattere (qualcuno ha detto Cristina Yang?).

Una storia non pervenuta e una ship già “salpata”

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Credits: FOX

Completano il quadro abbastanza semplice dell’ospedale una relazione clandestina tra Logan/Conrad ed Emily Thorne – che qui si ostinano a chiamare Nic, chissà come mai. Associare Emily van Camp e Matt Czuchry si rivela una mossa vincente, anche se spesso limitata a scene sporadiche e unicamente mirate a sviluppare l’interesse verso la “ship” ormai da tempo salpata. Siamo tutti qui a chiederci: perchè si sono lasciati, quando è accaduto, chi ha detto basta? Insomma, dateci il primo episodio flashback della stagione e nessuno si farà del male!

La bellezza di The Resident – almeno per adesso – sta nel non prendersi eccessivamente sul serio. Non c’è la mancanza totale di personaggi – come accade invece in The Good Doctor – ma nemmeno fila di trame particolarmente complesse come invece accade in Grey’s Anatomy. Per adesso la serie tv sembra essere focalizzata dal presentare i personaggi, le loro storie, le dinamiche con cui interagiscono tra di loro e i rispettivi caratteri, con tutti i loro difetti annessi. Una scelta che per il momento sembra funzionare. Alla fine dei conti non si guarda un medical drama per imparare come si fa un’appendicectomia – dopo 14 stagioni di Grey’s Anatomy, in teoria, dovremmo saperla fare ad occhi chiusi – ma per l’interesse nella trama, nella storia e dei personaggi. Ci ha interessati al punto da tornare la settimana prossima? E’ questa l’unica domanda che conta.

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The Resident promosso (con riserva). Conrad, invece, a pieni voti

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Credits: FOX

Cosa manca a The Resident?

Sicuramente l’impegno. Manca una buona regia, una fotografia degna di nota. E’ abbastanza palese che l’episodio pilota abbia dietro la cinepresa qualcuno che ha ancora poca esperienza nel mondo della tv – o forse aveva semplicemente bevuto un pò troppo la sera prima delle riprese. Manca il pathos tipico di una serie tv che vive di adrenalina, manca la cura dei particolari che tanto piacciono allo spettatore – che si tratti di un banale primo piano o di un piano sequenza. Forse l’unico momento davvero memorabile – dal punto di vista della fotografia – è quello delle scarpe piene di sangue che escono dalla sala operatoria. Anche se non siamo in un adattamento di Saw, vorrei precisarlo.

Si tratta dunque di una serie tv guardabile, ma che ha davvero pochi elementi “memorabili” al suo interno. I personaggi non mancano di restare impressi, ma solo perchè si collegano quasi istantaneamente a serie tv che abbiamo visto due, cinque, dieci anni fa. Per il resto? Non ci resta che aspettare e sperare che diventi un fenomeno a sè stante – un pò come accaduto con The Good Doctor. Buona fortuna Logan – sai che tifiamo sempre per te!

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