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The Punisher: Quando l’anti-eroe vince la sfida Netflix. Recensione prima stagione

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Probabilmente solo Stranger Things 2 aveva avuto una promozione più intensa di quella che ha preceduto The Punisher. Il personaggio apparso inizialmente nella seconda stagione di Daredevil era riuscito a stregare con la sua brutalità e schiettezza, con la sua visione della vita senza se e senza ma, in cui l’unico obiettivo era la vendetta e la pace interiore dopo la tragedia. Anche se, forse, parlare di pace in The Punisher non è propriamente corretto.

Ecco allora che il tanto amato personaggio ottiene una serie tv tutta sua, uno spin-off che entra tra le fila delle produzioni Netflix di casa Marvel e l’unica domanda che continua ad aleggiare tra fan e semplici curiosi è: vale la pena? Vale la pena questo Jon Berthal come il Punitore senza scrupoli? O, meglio ancora, vale la pena The Punisher come serie tv? Ebbene, non pensavo che l’avrei mai detto, ma si: vale eccome!

La violenza ipnotica di The Punisher che strega al primo pugno

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Credits: Netflix

Frank Castle (Jon Berthal), dopo aver eliminato buona parte dei responsabili dell’omicidio della sua famiglia, va avanti con la sua vita. Una vita di una banalità sconcertante, fatta di giornate in cantiere e notti insonni, tormentate dai fantasmi di una vita perfetta perduta troppo in fretta. Un uomo violento come lui che tiene a bada il proprio carattere è come un animale in gabbia o una bomba ad orologeria, in attesa della scossa di terremoto in grado di attivarla. Occasione che non manca di presentarsi, quando un ex analista dell’NSA presunto morto proprio come lui, nome in codice Micro (Ebon-Moss Bachrach) lo rintraccia e gli svela un piano molto più grande e ingegnoso. Un piano in cui la morte della sua famiglia non sarebbe stata semplicemente un collaterale ma un piano organizzato nei minimi dettagli.

La maestria di una serie tv come The Punisher è quella di essere piacevole nonostante la sua cruda brutalità. Anzi, piacevole proprio per la sua brutalità, quindi diversità. La serie tv non ha nulla a che vedere con Daredevil, da cui in parte eredita le movenze di battaglia e di combattimento urbano, perchè Frank è tanto brutale quanto Matt Murdock (Charlie Cox) era pacifista. Quella che per Daredevil è l’ultima risorsa, per Frank è la prima linea di attacco. Quella che ritiene indispensabile, quella che pensa essere l’unica carta da giocare contro la corruzione e la falsità che hanno portato la sua famiglia alla morte prematura.

Bene con i rapporti interpersonali, un pò meno con la vita amorosa

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Credits: Netflix

A giocare bene in questo perfetto racconto di sangue e botte è la forza dei rapporti che Frank riesce a creare, suo malgrado. Mentre passa buona parte della prima parte di stagione ad affermare con forza di non avere bisogno di nessuno, è il primo a mettere tutto in gioco quando si tratta di Micro, della moglie di lui Sarah (Jamie Ray Newman) o perfino di Curtis (Jason R. Moore). Resta in cima alle sue priorità Karen (Deborah Ann Woll), naturalmente, che torna nella vita di Frank anche se continua a non condividerne affatto le metodologie.

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La storia tra Frank e Karen è sicuramente tra le più attese della stagione ma, ahimè, non l’ho trovata rappresentata a dovere. Che la ship fosse salpata già con Daredevil 2 era evidente, eppure non vediamo la loro storia progredire. A parte una mano sulla guancia e un quasi-bacio in ascensore, Frank è ancora l’uomo che di notte sogna la moglie morta e Karen è ancora la donna che non è in grado di passare sopra alla violenza di lui. Sappiamo già come sono fatti i personaggi, ne abbiamo viste diverse sfumature anche in passato. Quello che è mancato a The Punisher è un progredire di questa relazione.

Una carenza, probabilmente, dovuta allo sviluppo di altri due personaggi altrettanto importanti – anzi, importantissimi. Mi riferisco a Billy da una parte e a Dinah (Amber Rose Avah) dall’altra.

Un cattivo perfetto e un’alleata inaspettata

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Credits: Netflix

Billy Russo e Dinah Madani, benchè sembrino la ship della serie inizialmente, non sono altro che l’esasperazione nel bene e nel male di una stessa personalità. Entrambi partono da un concetto di giustizia. Se tuttavia Madani continua su quella strada, non importa le difficoltà, Billy invece si perde nel denaro e nei vestiti e nelle macchine di lusso. Sceglie la strada facile e macchiata di sangue,quando era stato il primo a rimproverare esattamente lo stesso a Frank quando erano in guerra. Madani mantiene le sue promesse, lì dove Billy Russo non lo fa, diventando il cattivo perfetto di questa serie tv.

Ben Barnes incarna perfettamente le vesti di un cattivo dalle ragioni subdole. E’ un doppiogiochista che ha una morale ma che non è abbastanza coraggioso da metterla al primo posto pur di non sacrificare i soldi e il potere ottenuto. Fin dal suo giocare sporco con Madani, fino all’assassino di Sam e il tradimento di Frank, il comportamento di Billy non è ai nostri occhi perdonabile ma è innegabile che il suo codice d’onore ci sia ancora, da qualche parte. C’è quando promette a Frank di ucciderlo e c’è quando lo rivediamo alla fine, la faccia sfigurata e la morte negli occhi.

E’ la nascita di Jigsaw, o Mosaico, uno dei più noti villain dell’universo Marvel. Un anti-eroe? Difficile chiamarlo tale, dal momento che Frank Castle è anti-eroe almeno quanto il suo vecchio commilitone. Certo, c’è da dire che lui non ha mai ucciso gente random soltanto per salvarsi la pelle ma, non di meno, non potremo mai definirlo un “eroe” a tutti gli effetti.

Scene di battaglie da togliere il fiato e colonna sonora dal papà di quella dei Guardiani della Galassia

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Gli ultimi due elementi che è impossibile non citare per trasmettere a pieno la perfezione di una serie tv come questa sono le musiche e le scene di combattimento nonché stunt.

Evan Dane Taylor e Thom Williams hanno lavorato come stuntman sia nel cinema che nelle serie tv, non per ultima la stessa Daredevil. Come dicevo prima lo stile nelle scene di battaglia ricorda molto quelle del vendicatore ma non di meno ha una brutalità e una coreografia del tutto nuove. Più intense, più scenografiche. Si tratta di momenti unici, che riescono a fare della violenza un momento ipnotico, un momento quasi primordiale di un uomo che combatte per la propria vita. Quasi fossimo nel regno animale e non in una città civilizzata.

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Tra le migliori si annoverano senza ombra di dubbio l’intera sequenza nell’albergo, con una maestria anche nelle riprese non indifferente. Fino all’epica battaglia tra Billy e Frank nel parco, che ha degli alti non soltanto nel combattimento in sè ma anche nel modo magistrale in cui si riesce ad incastrare il combattimento con i dialoghi, resi perfettamente dall’espressività dei due attori.

Le musiche facilitano questo percorso. Non sono eccessive né eccessivamente presenti, sono dosate con criterio, il chè le rende decisamente necessarie. La maestria di Tyler Bates è qui indiscussa. Non a caso sua è la firma anche sui due capitoli dei Guardiani della Galassia, che sappiamo brillare per le musiche originali e non.

The Punisher: Ma quindi, quando la seconda stagione?

In conclusione The Punisher è un esperimento di spin-off più che riuscito. Il tono della serie tv riflette quello che era il personaggio che avevamo incontrato in Daredevil, cosa che rende l’intera serie ancor più affascinante e sinceramente sorprendente. Si dosano bene tutti gli elementi che rendono straordinaria una serie tv, soprattutto considerando il tema tutt’altro che facile della violenza. Una violenza che è protagonista al pari dello stesso Frank. Un po’ come l’impasto per la pizza, anche l’hype in The Punisher lievita piano piano, ma rende il binge-watching quasi compulsivo.

Altro che spin-off (vociferato) su Karen. Dateci The Punisher 2, ora!

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