Cinema

The Place: la recensione del nuovo film di Paolo Genovese

the place

Titolo: The Place

Genere: drammatico

Anno: 2017

Durata: 105′

Regia: Paolo Genovese

Sceneggiatura: Paolo Genovese, Isabella Aguilar

Cast principale: Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Alessandro Borghi, Silvio Muccino, Alba Rohrwacher, Sabrina Ferilli

The Place, presentato in occasione della dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, è un film diretto dal regista Paolo Genovese, tratto dal plot di The Booth at the End (Il tavolo alla fine); una serie TV statunitense di 10 episodi andata in onda su FX e disponibile su Netflix.

L’uscita del riadattamento cinematografico del prodotto seriale originariamente scritto da Christopher Kubasik è stata preceduta da un notevole sostegno mediatico profuso da parte di critici e testate giornalistiche di riferimento.

Trama

Valerio Mastrandrea interpreta un uomo senza nome che si nutre dei racconti e degli sfoghi di uomini e donne di diverse età ed estrazioni sociali che ogni giorno si recano al The Place per condividere con lui preoccupazioni, ansie e desideri che bramano di esaudire per sentirsi felici.

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L’uomo ascolta con pazienza e attenzione le richieste dei suoi interlocutori prendendo appunti su una misteriosa agenda che trabocca di aneddoti e racconti di individui alla spasmodica ricerca della felicità.

All’ascolto delle richieste segue l’assegnazione di compiti specifici e molto spesso bizzarri il cui compimento condurrà all’esaudimento del desiderio.

Giovani donne insoddisfatte delle propria bellezza disposte a fare di tutto per migliorare il proprio aspetto fisico, padri che cercano di ricucire rapporti familiari logorati dal tempo e dalle cattive abitudini, uomini soli alla ricerca di una compagna per la vita e suore in cerca di una vocazione ormai smarrita lungo il cammino della fede.

Il personaggio interpretato da Valerio Mastrandrea, uditore oculato dalla semantica scoptica e ficcante, sceneggiatore di esistenze altrui, gioca con le storie dei suoi interlocutori assegnando loro obiettivi la cui difficoltà risulta sovente commisurata alla fattibilità del desiderio espresso.

Come un abile e spietato burattinaio, l’uomo senza nome, in totale anonimato, riesce a governare le fitte trame dei suoi adepti attraverso un sistema narrativo circolare e autoreferenziale in cui le vite degli interlocutori si intrecciano divenendo l’una panacea dei mali dell’altra.

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Un gioco sadico e malsano che in alcuni tratti assume anche una funzione lenitiva e risolutiva rispetto alle ferite esistenziali degli uomini e delle donne che si recano all’ultimo tavolo del The Place per confidarsi con l’innominato e per cercare il vero Io all’interno delle parole e degli ordini impartiti da questa sorta di sciamano dalle infallibili doti, o quasi…

L’uomo senza nome, infatti, con le sue improbabili assegnazioni, spingerà i propri interlocutori a confrontarsi con le sfaccettature più recondite dell’animo umano.

I riferimenti letterari e cinematografici all’interno di The Place

All’interno della narrazione di The Place si possono riscontrare diversi espedienti letterari che affondano le radici nel romanticismo e nella moderna storia della cinematografia.

Il rapporto instaurato dall’uomo senza nome con i suoi interlocutori, infatti, risente molto dell’epopea del Fuast scritta da Goethe. Faust, scienziato del diciottesimo secolo, infatti, vendette l’anima al diavolo per ben 24 anni in cambio del sapere scientifico.

In The Place troviamo anche alcuni frammenti dell’arte maieutica tanto decantata da Socrate e alcuni tratti della legge del contrappasso dantesca.

Non mancano di certo i riferimenti al più contemporaneo Fight Club di Chuck Palahniuk. In realtà però, The Place è un film monco e privo di fascino. La rappresentazione cinematografica del prodotto seriale oggi disponibile su Netflix, risulta opaca e sterile.

Sezionando The Place

La fotografia è pessima, monotona e scontata. Il cast attinge da sacche stantie e ormai smunte del patrimonio attoriale capeggiato da un Mastrandrea catalizzatore di nulla; la sua è una prova attoriale stanca e smunta.

Gli interpreti che orbitano intorno all’uomo senza nome si caratterizzano per una scarsa interpretazione con ruoli che si trascinano con affanno lungo la narrazione. Una Sabrina Ferilli inconsistente che interpreta i panni della locandiera dolcemente complicata che cerca di abbordare l’innominato sul finire di giornate cesellate da un frenetico via vai di clienti disinteressati e moralmente siccitosi.

Le dubbie doti attoriali di Silvio Muccino nei panni di un rapinatore-spacciatore metropolitano poi, non hanno di certo contribuito a innalzare la qualità di questo film. Deludente anche l’interpretazione di Vinicio Marchioni e di Marco Giallini, ridondante.

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Tra gli attori che più si sono distinti all’interno del cast di The Place abbiamo sicuramente Alessandro Borghi, che interpreta un cieco alla ricerca del vero amore, Rocco Papapaleo che si è reso protagonista di un’interpretazione mediocre ma comunque di rilievo se paragonata al deserto interpretativo del cast di questo prodotto cinematografico. Discorso analogo va fatto anche per Alba Rohrwacher e Viottoria Puccini, protagoniste al femminile di The Place che portano a casa un’opaca sufficienza.

Notevole invece l’interpretazione di Giulia Lazzarini, attrice molto apprezzata nel mondo del cinema e del teatro nostrano, nel ruolo della Signora Marcella, la donna che per salvare il marito dall’alzhaimer è disposta a uccidere decine di persone con un ordigno costruito tramite pezzi acquistati sul web.

Peccato

The Place è un film mediocre dalle grandi potenzialità, tutte disattese alla luce di quanto visto. Dimenticate l’equilibrio narrativo e il ritmo incalzante di Perfetti Sconosciuti. The Place è una cornucopia sfocata e scontata di The Booth at The End. Uno script molto interessante sprecato però da un cast inadeguato al peso narrativo della storia originale e da una regia approssimativa.

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