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The Movie of My Life: la recensione del film di Selton Mello – Anteprima alla Festa del Cinema di Roma

IMDb

Titolo: The movie of my life (O film da minha vida)

Genere: drammatico

Anno: 2017

Durata: 1h 53min

Regia: Selton Mello

Sceneggiatura: Selton Mello, Antonio Skarmeta

Cast principale: Johnny Massaro, Vincent Cassel, Selton Mello, Bruna Linzmeyer

Il cinema non conosce confini. Non si lascia ingabbiare da quelle linee tracciate sulle carte geografiche per proclamare una propria nazionalità. Sebbene si parli spesso di cinema americano, italiano, francese, inglese, la verità è che sempre più spesso queste definizioni finiscono per essere faticosamente riduttive. Un film tratto da un romanzo di uno scrittore cileno, diretto da un regista brasiliano, con un attore francese come nome di spicco del cast, a quale nazione appartiene? Domanda che diventa d’obbligo per un’opera come The Movie of My Life, presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma.

The movie of my lifeUn film che parla brasiliano ma profuma di francese

Ambientato in un villaggio della Serra Gaucha nel Brasile del 1963, il film tratto dal libro del romanziere cileno Antonio Skarmeta (autore anche del più famoso Il postino di Neruda), il film di Selton Mello si propone come uno spaccato della vita di Tony Terranova. Figlio di padre francese e madre brasiliana, Tony torna al suo paese dopo aver studiato in città giusto in tempo per veder partire l’amato genitore che, senza apparente motivo, va via senza dire né dove andrà né soprattutto perché. Un anno dopo, Tony deve rassegnarsi all’idea che restare immobili nell’attesa di un ritorno insperabile non è possibile. Andare avanti e come e con chi è la storia della sua vita a cui fa riferimento il titolo del film.

The Movie of My Life vorrebbe rendere omaggio a quella che sembra quasi essere una passione salvifica per Tony: il cinema stesso. Ed è per questo che tecnicamente l’opera riesce a toccare vette piuttosto interessanti grazie ad una cura attenta della resa visiva di ogni scena. La fotografia diventa a volte quasi la protagonista stessa del film. Si ha netta questa impressione guardando la luce giocare con i volti e i corpi disegnando volumi dai contorni volutamente sfumati. Ogni personaggio è immerso in un alone quasi caravaggesco con l’illuminazione che spesso proviene da un lato evidenziando profili e donando chiaroscuri. Altre volte sono invece i toni seppia della pellicola a caratterizzare una ambientazione elegantemente retrò.

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Toni e colori che fanno pensare ad un film francese piuttosto che brasiliano. Impressione che è vieppiù rafforzata da una colonna sonora che spesso sceglie brani del repertorio francofono e che contribuisce a cancellare ogni traccia dei ritmi latino americani che sarebbe lecito attendersi. E d’altra parte lo stesso modo strascicato di fumare e persino gli abiti impeccabili e l’arredamento di un bordello cittadino spruzzano sull’intero film un profumo francese che a lungo andare risulta straniante. Siamo in un Brasile rurale, ma troppo spesso il grande paese sudamericano imita la provincia transalpina.

The movie of my lifeLa poesia delle prime volte

The Movie of My Life è un film che va dichiaratamente alla ricerca della poesia. Non intende raccontare una storia lineare che intrattenga lo spettatore avendo una trama che è, dopotutto, solo un tenue filo per collegare i momenti in cui Tony si immerge in attimi che vogliono essere poetici. Anche le scene in cui Tony ricorda il suo passato rievocando le felicità vissute con suo padre intendono ammantarsi di una aurea malinconia che vuole sottolineare la sensibilità dell’animo del suo protagonista.

Questa poesia insistentemente cercata il film la trova nelle prime volte. La prima volta che Tony ha imparato ad andare in bici. La prima volta che ha scoperto la magia del cinema. La prima volta che ha fatto sesso. La prima volta che si è davvero innamorato. La prima volta che ha dato un pugno. La prima volta che ha capito che un abbandono può essere un gesto d’amore. La prima volta che ha imparato che un segreto da nascondere è un regalo prezioso.

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The Movie of My Life diventa allora un film di prime volte. Una idea che potrebbe anche essere interessante, ma che cade spesso in contraddizioni logiche che non è sempre facile accettare. Tony ha studiato e si presume sia laureato per poter insegnare francese in una scuola superiore. Eppure, frequenta le studentesse del collegio, accompagna in città ragazzi quindicenni, non si è mai innamorato. Si comporta come un collegiale pur non essendolo e questo sminuisce la sua figura facendolo passare da poetico ingenuo a disadattato inconsapevole.

The movie of my lifeUn irreale mondo dei sogni

La ricerca quasi ossessiva della poesia a ogni costo costringe il mondo di The Movie of My Life ad essere tanto sognante quanto irreale. La necessità di voler rendere ogni attimo della vita di Tony un momento affascinante costringe il film ad ideare un universo ricco tanto di fascino quanto privo di realismo. Così le prostitute hanno tutti nomi esotici e conoscono a memoria le capitali del mondo perché sognano di viaggiare. Un vecchio ferroviere riesce a leggere nel suo lavoro una santa missione per accompagnare la gente alla ricerca della propria felicità. Il cliente di un bordello racconta aneddoti sulla morte e dispensa lezioni sull’immortalità temporanea di ogni mortale. Tutto molto bello e metaforico, ma un mondo fatto solo di metafore è solo un involucro vuoto.

Altro corollario a questo teorema è l’incompletezza di alcune storie che vengono lasciate come in attesa di una conclusione che non arriverà o di una spiegazione che non sarà data. In particolare, ne risente il personaggio di Paco il cui modo di agire contraddittorio lascia intuire un background inesplorato. Non è un caso che proprio l’allevatore di maiali sia il più realistico dei personaggi e proprio per questo il film sembra metterlo in disparte quando ha ormai svolto il suo ruolo favorendo, invece, altri lirismi improvvisi.

The Movie of My Life è, infine, un film tecnicamente di pregevole fattura, ma non altrettanto valido quando deve dare sostanza alla propria forma. Un film che sa come raccontare una storia, ma preferisce dirne versi sparsi piuttosto che indovinare la migliore prosa per coniugare realismo e poesia.

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