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The Haunting of Hill House e i fantasmi della famiglia – Recensione della serie horror di Netflix

The Haunting of Hill House
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Ci sono pochi luoghi iconici per un genere quanto lo è una casa infestata per l’horror. Sebbene di dimore teatro di eventi paranormali ne abbiano parlato persino autori di Roma antica come Plauto e Plinio il Giovane, sono sicuramente gli inglesi ad aver reso classico il topos con opere come Il castello di Otranto (1764) di Horace Walpole e I misteri di Udolpho (1794) di Ann Radcliffe che fecero la fortuna del nascente romanzo gotico. Una tradizione che è poi continuata con una lista talmente lunga di opere che elencarle tutte richiederebbe un saggio letterario piuttosto che una recensione (e comunque non si può non citare almeno La caduta di casa Usher di Edgar Allan Poe e Il giro di vite di Henry James). Nella sua insaziabile fame di storie da raccontare, il cinema non si è fatto ovviamente sfuggire un così ghiotto boccone producendo capolavori come Shining di Stanely Kubrik o delizie insolite come La casa di Sam Raimi fino a titoli più recenti come The Others e The Conjuring.
Una lunga premessa che inevitabilmente porta a chiedersi: serviva davvero una serie su una casa infestata come The Haunting of Hill House?

The Haunting of Hill House - la recensione

Conoscere i classici

La voce fuori campo di Michiel Huisman (il Daario Naharis friendzonato da Danaerys in Game of Thrones e libero ormai dalla serie HBO) apre The Haunting of Hill House leggendo un passo dal romanzo omonimo di Shirley Jackson da cui la serie prende il titolo e l’ambientazione per poi seguire una strada completamente differente. Sono proprio quelle parole, “nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà […] Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio […] il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola”, a trascinare fin da subito lo spettatore in una narrazione oppressiva dai toni inquietanti sottolineati da una fotografia che intelligentemente predilige colori lividi che cancellano ogni luce di speranza e gioia.

The Haunting of Hill House un classico per gli amanti del genere

Da questo punto di vista, The Haunting of Hill House è un prodotto estremamente classico che regala agli appassionati del genere esattamente quello che desideravano. E, quindi, porte che si aprono da sole o che rimangono tenacemente chiuse, temporali distruttivi che colpiscono solo la casa squassandola fino alle fondamenta, mura che marciscono senza motivo apparente e che non si riescono a sanare, squittii sommessi ma insistenti e tonfi ripetuti con violenta monotonia. Ed ovviamente fantasmi.

Nascosti negli angoli bui e visibili solo per un attimo tanto fugace quanto improvviso, o che appaiono con maligna perseveranza solo ad uno degli abitanti senza che gli altri gli credano, o che si mostrano docilmente amichevoli per portare lentamente alla follia chi li ascolta, o che muti tormentano ripetutamente i più piccoli per poter far dire agli adulti che si tratta solo di incubi ad occhi aperti. C’è tutto questo e ancora di più nella serie Netflix ed è offerto allo spettatore in una confezione extra lusso grazie alla regia cinematografica di Mike Flanagan e a una sceneggiatura che sa piazzare ogni cosa al momento giusto riuscendo a spaventare anche chi sa già cosa aspettarsi.

The Haunting of Hill House dimostra di aver studiato i classici e proprio per questo si fa apprezzare da chi questo genere conosce bene e mal sopporterebbe troppo ardite deviazioni.

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The Haunting of Hill House - la recensioneUna nuova dimensione

Limitarsi a restituire lo spirito dei classici del genere renderebbe The Haunting of Hill House una serie gradevole da vedere, ma dopotutto priva di reali motivi di interesse che ne giustifichino la produzione (a parte gli ovvi ritorni economici). Se questo rischio viene evitato è perché gli autori ingannano volutamente lo spettatore. Ed è proprio questa mistificazione, questo presentare la serie per quello che sostanzialmente non è a fare di The Haunting of Hill House un prodotto innovativo che aggiunge ad un genere fin troppo noto quel qualcosa in più che permette alla creazione di Mike Flanagan di non essere solo un nome in più in una già lunga lista.

In un gioco appena accennato all’inizio, ma sempre più evidente col procedere della serie (il cui quinto episodio fa da spartiacque ideale), The Haunting of Hill House svela la sua vera natura. Non una serie horror su una casa infestata dai fantasmi, ma il racconto a tinte forti della vita dei sopravvissuti. Di coloro che a quella minaccia ferale sono sfuggiti restando però segnati nel profondo dalla perdita che a causa sua hanno subito. Così la serie diventa un inedito family drama i cui protagonisti devono combattere con i traumi passati che ne hanno segnato in maniera indelebile l’esistenza presente. Così Hugh deve dedicare la sua vita a proteggere il segreto che accompagna la morte della moglie Olivia sacrificando a questa missione anche l’affetto dei propri figli per proteggerli dalla spaventosa verità. Shirley crescerà nella ricerca petulante di una perfezione ossessiva che la porta a curare i morti per non dover affrontare i vivi. Steven diventerà uno scrittore che racconta le storie altrui colorandole di parole e voci in prestito per non pensare alla sua di storia. Theodora continuerà ad indossare i lunghi guanti che le ha regalato la madre per zittire i propri poteri ma soprattutto per separarsi da chi vuole toccare la sua anima. Luke avvelenerà il suo corpo per stordire i ricordi negandosi però la possibilità di staccarsi da essi. E Nell sconterà il suo essere stata la testimone involontaria di quel futuro che condannerà tutti.

The Haunting of Hill House aggiunge, quindi, una dimensione nuova ad un genere che si era sempre mosso su piani consolidati dimostrando quanto ancora sia possibile essere diversi pur rispettando gli obblighi non scritti di una storia di fantasmi.

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The Haunting of Hill House - la recensioneQuantità e qualità

Quello che colpisce anche di The Haunting of Hill House è l’attenzione ai dettagli sia nello scrivere la sceneggiatura che nel metterla in scena. Muovendosi su due piani temporali distinti, la serie riesce a restituire in maniera chiara il percorso dei protagonisti mostrando come i loro comportamenti di oggi siano conseguenza tanto logica quanto inevitabile del loro vissuto di ieri. Al tempo stesso, l’idea classica dell’immortalità di una casa stregata è declinata in maniera originale ponendo la magione di Hill House in una sorta di limbo atemporale dove ieri, oggi e domani convivono in maniera fluida e dove più luoghi diversi possono vivere nello stesso posto in momenti distinti. Una complicazione spazio – temporale che viene affrontata dagli autori evitando buchi logici e contraddizioni, ma incastrando i tanti tasselli in un armonico puzzle che compone, infine, un unico disegno.

Alla notevole quantità di idee corrisponde una altrettanto lodevole qualità di regia, fotografia e costumi. Ma è soprattutto la recitazione ad innalzare la qualità della serie grazie ad un cast dove tutti interpretano con convinzione e intensità i ruoli assegnati. Tanto Carla Cugino è rassicurante ed eterea nel restituire l’amore sincero e il quieto scivolare nella follia di Olivia, quanto sono abili sia Henry Thomas che Timothy Hutton a tratteggiare uno Hugh che, in tempi e modi diversi, fa del dovere di proteggere i propri cari (vivi o morti che siano) la bussola del suo agire.

Brava è Victoria Pedretti a comunicare la fragilità di Nell, mentre Elisabeth Reiser e Kate Siegel tratteggiano bene le personalità opposte e perciò complementari di Shirley e Theodora. Michiel Huisman è uno dei nomi più noti della serie, ma la sua presenza è molto più di uno specchietto per le allodole dato che il suo Steven è colui che infine dovrà narrare la storia di cui è protagonista con il Luke dell’intenso Oliver Jackson – Cohen.

Con The Haunting of Hill House Netflix va a calcare un terreno noto come è quello infestato dai fantasmi lasciando però un’impronta che sarà facilmente riconoscibile a lungo ricordando che i fantasmi più spaventosi sono quelli che si nascondono nei segreti di famiglia.

The Haunting of Hill House - la recensione
  • Rispettare i classici innovandoli con intelligenza
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