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The Good Place ed il plot twist vincente – Recensione della seconda stagione

The Good Place

Un anno fa The Good Place ci ha lasciato con un cliffhanger piccante, quasi degno delle miglior serie drammatiche in circolazione: Eleanor era finalmente riuscita a capire di non essere capitata assieme ai suoi amici nel Posto dei Buoni, ma, tutt’al contrario, in quello dei Cattivi. Smascherato così il piano malefico di Michael, il quale prevedeva una tipologia di tortura assolutamente non convenzionale, e cioè che Eleanor, Chidi, Tahani e Jason si tormentassero a vicenda per l’eternità, la serie chiaramente aveva bisogno di un gran bel piano B per mantenere il dinamismo che la caratterizza e soprattutto continuare ad accattivarsi l’attenzione dello spettatore.

The Good Place

I primi due episodi focalizzano l’attenzione sugli infiniti tentativi di Michael di resettare l’ultima versione del quartiere apportando ogni volta le modifiche che impediscono il corretto funzionamento e, quindi, il raggiungimento del suo scopo, ma non importa quanti e quali siano i cambiamenti negli schemi tra i quattro, Eleanor riuscirà sempre a scoprire la verità. Se ci fermassimo ai primi capitoli della seconda stagione che non sono nient’altro che un meccanico e ripetitivo casual loop di varianti del quartiere divertenti e sfiziose, ma che ci vengono anche a noia subito, non potremmo gustare tutta la bellezza e l’incanto che hanno caratterizzato i restanti altri.

Qui, infatti, accade l’inaspettato: Michael si converte e decide di aiutare Eleanor e gli altri a scappare e poter raggiungere, in qualche modo, il posto dei Buoni. La serie perde la scarsa profondità e la faciloneria che l’aveva caratterizzata nella prima stagione e, mantenendo comunque la leggerezza di una sitcom qual è, acquisisce toni e sfumature che non ci saremmo mai aspettati di vedere, molto più addentro nella psiche umana di quanto lo show, nella prima stagione, ci avesse lasciato immaginare di poter trattare. In maniera sottile, velata ma allo stesso tempo chiara ed evidente vengono toccati i temi più disparati, dall’etica morale e quindi il comportamento in situazioni sia disperate (come l’esperimento del carrello ferroviario) sia semplici e quotidiane, come mentire o dire la verità, aiutare oppure rimanere in disparte, dall’amicizia che lega gli esseri umani, rendendoli fedeli e leali gli uni verso gli altri, all’amore, incredibile ed inaspettato, come quello tra Jason e Janet od anche tra Eleanor e Chidi.

The Good Place

I due avevano già provato nella prima stagione a capire se tra di loro potesse nascere qualcosa, ma l’approccio risultò volutamente ridicolo e forzato perché spinti esclusivamente dal finto preconcetto di essere delle soulsmade. Quando finalmente tutti gli altarini sono stati scoperti, la necessità di riuscire a vincere Michael ha intessuto un legame sincero e profondo, capace di resistere e fiorire di nuovo ad ogni resettaggio del quartiere.

LA MORALE DELLA FAVOLA

Come ogni degna serie tv che si rispetti, anche The Good Place, che sembrava essere nata come un mero show di intrattenimento, quello che guardi senza impegno, per farti due risate, svela una morale piuttosto banale perché oggetto di discussione dall’origine dei tempi, eppure sempre efficace e diretta: è possibile cambiare. Eleanor e Chidi sono evoluti, hanno fatto dei passi in avanti nella propria vita (se vita la si può veramente chiamare) dimostrando che l’assolutismo, talvolta, ci rende ciechi, pregiudizievoli ed incapaci di giudicare correttamente. Come fare per cambiare? Sono i sentimenti di cui prima, l’amicizia, l’amore, la fratellanza, la familiarità, la fiducia, l’associazione, la comunità, le basi solide su cui costruire il cambiamento pietra dopo pietra. Michael lo capisce solo guadando l’operato di Eleanor e gli altri e si convince a tal punto di quanto il bene possa creare meraviglie da sacrificarsi affinché i suoi amici possano salvarsi.

Ma anche questa stagione sembra rappresentare un capitolo a parte: scoperta la magagna di Michael e fallito il tentativo di poter raggiungere il posto dei Buoni perché chiaramente etichettati come cattivi a causa delle loro azioni sulla terra, Michael è costretto a rispedirli tutti sulla terra e ad evitarne la morte, per dimostrare che il cambiamento può effettivamente avvenire anche lì. E come per ogni versione resettata del finto quartiere dei buoni, anche sulla terra, in un modo od in un altro, Eleanor e Chidi sembrano essere destinati ad incrociare la vita l’uno dell’altra. Noi, nel frattempo, incrociamo le dita per questa coppia e per la riuscita dell’esperimento!

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