Good Place (The)

The Good Place, o dovremmo chiamarlo The Bad Place? Recensione episodio 2.01

The Good Place

 Il season finale di The Good Place ci aveva lasciato sganciando come una bomba ad orologeria il mega plot twist nella storia delle serie TV: Eleanor aveva scoperto di non essere capitata nel posto dei buoni, ma in quello dei cattivi. Il farle credere di essere nel Paradiso, per così dire, nonostante lei fosse ben consapevole di non meritarlo, non era nient’altro che un vile e machiavellico marchingegno dell’architetto Michael affinché lei, così come Chidi, Tahani e Jianyu, gli unici umani del quartiere, fossero costantemente perseguitati dai sensi di colpa e, per una serie di sfortunati eventi consequenziali, portati a torturarsi a vicenda. Michael Schur non cambia solo qualche carta in tavola, rivoluziona completamente il gioco: tutto quello che sino ad ora ci era stato raccontato risulta essere una menzogna; c’è da vedere quanto effettivamente sia stato un azzardo ribaltare per intero una trama piatta che forse, dopo 13 episodi, stava effettivamente iniziando a stancare, persino ad irritare.

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The Good Place

Capitolo 14 & 15

Con la seconda serie di The Good Place , il telespettatore diventa ormai onnisciente: non solo conosce la verità riguardo Eleanor (che già conosceva dal primo episodio della prima stagione), su Jianyu (acquisita nel corso degli episodi) e su Chidi e Tahani (scoperta nel finale di stagione), ma è consapevole anche che il quartiere è una versione rivisitata ed imbelletata da aiuole colorate e yogurt super golosi del classico Inferno. Che gusto c’è, a detta di Michael, nel torturare gli umani cattivi con le classiche martellate e spirali di fuoco quando è possibile imputare una tortura più lenta e infelice? Così noi, da quest’altro lato dello schermo, siamo ormai autorizzati a sapere quello che succede tra lui ed il suo capo e tutti gli altri neighborhoods (non umani): il punto di vista è più ampio, vasto, decisamente più completo, lasciando così spazio a voci e volti che nella prima stagione, se non a stretta interazione con i quattro protagonisti della vicenda, non avevamo avuto in alcun modo possibilità nemmeno lontanamente di notare.    

Per far sì che i quattro umani ricomincino a vivere il proprio inferno personale dopo aver furbamente scoperto la verità, viene cancellata la memoria e ciascuno viene ri-assegnato ad una nuova soul-mate. La versione 2.0 è ufficialmente attiva, e conta di evitare gli errori che hanno portato in precedenza Eleanor a venire a conoscenza di tutto, ma tenerla separata da Chidi non basta, comunque, ad impedirle di ficcare di nuovo il naso per scoprire cosa c’è che non quadra: paradossalmente il telefilm, che nient’altro fa che dipanare il gomitolo della matassa della bugia di Eleanor riguardo la sua vera identità in un gomitolo ancora più fallace, quello di un posto per buoni che in realtà ora sappiamo essere per cattivi, incalza a volte dolcemente, a volte con una sferzante insistenza affinché la verità emerga sempre, come un blando messaggio sottinteso; forse è possibile che la serie, a parte farci divertire mentre perdiamo la testa nel seguire le storie che si intrecciano, voglia lasciarci qualcosa di più concreto.   

The Good Place

Attraverso dei flashback del momento del loro arrivo e dei primi incontri reciproci (davvero ben strutturati, direi), le nuove sorti dei personaggi sono così svelate: con Eleanor combacia perfettamente un tizio super-palestrato che scappa in palestra ogni volta che lei prova a confidargli che non appartiene al posto dei buoni; Chidi, costretto forzatamente ad un loop di scelte, è condannato a stare con Pevita nonostante si senta molto più legato ad Angelique, la soul-mate di un altro ragazzo; Tahani, che nella sua vita ha fatto beneficenza solo per surclassare la sorella, è obbligata a vivere con un vero umanitario, slegato dalle bramosie di successo, fama e ricchezza; Jianyu, che si finge un monaco che ha fatto voto del silenzio è avvilito dalla presenza della sua anima gemella, monaco tibetano come lui, silenzioso ma onnipresente. Più e più volte viene ripetuto e sottolineato da chiunque che “it’s the good place“, quasi a voler rimarcare la fallacia che si nasconde dietro a calici di vino e trionfi di gamberi, ma ormai noi sappiamo come stanno le cose, ed anche Eleanor è decisa a scoprire cosa significhi quel messaggio trovato nella bocca di Janet che riporta la sua calligrafia. Nel giro di poco, infatti, Eleanor riesce con l’aiuto di Chidi a capire che forse i due si conoscevano già, e con l’intervento inaspettato degli altri due umani che qualunque cosa sia quel posto, non è quello destinato a loro. Michael, allora, resetta di nuovo la memoria a tutti ed avvia la versione 3.0 del progetto, facendo ricominciare tutto daccapo.

The Good Place

Il plot twist di questa seconda stagione di The Good Place ha cambiato non solo la trama oggettiva, ma anche la percezione soggettiva che il telespettatore ha di ogni singolo neighborhood: le parole, i gesti, i movimenti e le espressione facciali che sino ad ora erano state completamente ignorate ora catturano, come in una ragnatela, la nostra attenzione; la recitazione di ciascuno ci spinge a domandarci quanto realmente di ciò che dicono e che fanno sia falso e quanto sia vero, trascinando quasi in secondo piano le avventure di Eleanor & co.

Io voto decisamente sì per questo rientro in grande stile, nella speranza che si mantenga dinamico e sorprendente come questo inizio di stagione.

 

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