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The Good Doctor: Una serie senza empatia – Recensione primo episodio

The Good Doctor

The Good Doctor, serie ABC di genere medical è finalmente iniziata e a noi non convince per niente.

Andare in giro ammettendo di guardare serie tv asiatiche o, come sono chiamati in gergo, “drama” non è cosa da prendere alla leggera. Molto spesso potreste essere tacciati di avere problemi psicologici o di essere intossicati dal sushi, o di non aver ancora passato lo stadio dell’adolescenza. La verità è che la televisione asiatica, in particolare quella sud coreana, in materia di intrattenimento televisivo è una delle più prolifiche del mondo e non merita davvero di essere vittima di stereotipi così esagerati.

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Nel 2013 in Corea va in onda The Good Doctor, serie in 20 puntate da 50 minuti l’una che racconta la storia di un giovane specializzando in chirurgia pediatrica affetto da autismo e sindrome di Savant. La storia del protagonista, interpretato da un meraviglioso Joo Won, si snoda all’interno dei problemi economici dell’ospedale e le difficoltà del protagonista nel gestire le emozioni e i rapporti umani. Un drama coreano diverso dai soliti standard, forse troppo lungo, in alcune parti lento ma sicuramente toccante in particolare per il mix di drammaticità e ironia che contraddistingue tutti gli episodi.

THE GOOD DOCTOR: SE L’AMERICA HA PROBLEMI DI COMPRENSIONE

The Good Doctor

Nel 2017 viene annunciata come nuova serie autunnale un rifacimento USA del drama sopracitato, e per protagonista viene scelto Freddie Highmore (Beates Motel). Tralasciando il fatto che così come gli altri paesi del mondo importano, doppiando o sottotitolando, serie americane non è ancora ben chiaro come mai l’industria televisiva americana senta sempre il bisogno di fare remake di prodotti stranieri invece di acquistarli, ci sono molti modi di gestire un format. Può essere presa solo l’idea di base, come nel caso di The Office o House of Cards, e sviluppata una storia aderente alla società statunitense, oppure può essere deciso di riprodurre l’intera storia, personaggi e scene incluse, solo in un set occidentale (vedi l’abominio fatto con Death Note). Risulterà inevitabile, però, a questo punto l’enorme divario tra trama creata per una serie autoconclusiva in 20 episodi (in asia non esistono le seconde stagioni), e la serialità occidentale fatta per essere dilatata nel tempo e con episodi più brevi, senza contare il problema dei personaggi.

Inutile dire che la scelta di ABC e del creatore di Dr. House che firma la serie è la seconda e che il risultato è leggermente ridicolo se non infantile. Non solo le scene prese e adattate da The Good Doctor sembrano giustamente irrealistiche, ma la caratterizzazione dei personaggi soffre dello stereotipo dei medical drama. Il personaggio di Claire, che nella serie originale è una specializzanda seria, testarda ma anche molto dolce, qui vorrebbe essere una sorta di Meredith Grey senza spessore, l’ospedale in cui si ambienta la vicenda pare più un luogo di appuntamenti che un posto dove si curano i malati e i flashback sono gestiti in maniera sbrigativa e priva di senso. Perché prendere un prodotto, svuotarlo dei suoi punti di forza e riprodurlo all’americana infarcendolo di bei discorsi e buoni sentimenti, solo perché si pensa che l’idea funzioni?

THE GOOD DOCTOR: NON BASTA L’AUTISMO PER COINVOLGERE EMOTIVAMENTE

The Good Doctor

Il tema della diversità e dell’autismo è stato affrontato spesso in questi ultimi mesi in tv, pensiamo ad Atypical di Netflix, ma anche a Parenthood negli anni precedenti. L’idea nobile della malattia non come limite, ma come trampolino di lancio, come punto di forza è interessante e merita tutto lo spazio possibile, ma deve essere affrontata nel modo corretto. La scelta dovrebbe essere quella del realismo, del far vedere come cambia la realtà ordinaria per chi è affetto da questi disturbi e questo è quello che il drama coreano riesce a fare. Il protagonista non è un supereroe circondato da scritte alla Sherlock, non ha solo avuto dei problemi familiari, ma è fin da subito messo a dura prova dalla vita di tutti i giorni, e soprattutto è circondato da personaggi non piatti e banali come i canditi a Natale, ma che crescono e cambiano proprio grazie a lui.

The Good Doctor cerca disperatamente di voler essere buono, originale, bello, diverso e magico, ma pecca di voler strafare scordandosi di essere più realistico. Pecca di voler adattare il medical drama alla Grey’s a una riflessione strutturata su una malattia importante. Pecca di cercare di essere strenuamente la difesa del diverso, la bandiera della bontà, scordandosi di abbracciare il reale. Possibile che in un aeroporto non ci sia una squadra di primo soccorso e che un’ambulanza ci metta così tanto per arrivare? Possibile che basti dire “mi hanno ucciso il coniglio” per essere presi sul serio? Possibile che la serie debba iniziare con la spiegazione di un medico ad altri medici di cosa significa il termine autismo? Possibile che qualcuno in tv faccia ancora i flashback con l’effetto sfumato?

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Se siete alla ricerca di un medical drama al caramello, The Good Doctor è la serie che fa per voi. Se volete vedere un’ottima serie sull’autismo guardate Atypical. Il consiglio spassionato è quello però di vedervi anche il pilota del drama coreano (visibile legalmente su VIKI) e farvi due domande sulla necessità di aprire la mente anche a una televisione diversa.

Good Luck!

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