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The Following: Recensione dell’episodio 2.15 – Forgive

Secondo Wikipedia, il perdono è “la cessazione del sentimento di risentimento nei confronti di un’altra persona […] un gesto umanitario con cui, vincendo il rancore, si rinuncia ad ogni forma di punizione nei confronti di un offensore”. Dopo una stagione dedicata a confondere i concetti di giustizia e vendetta, “The Following” chiude con un episodio dedicato, invece, al più buonista dei sentimenti, con un epilogo che dissipa le nebbie che avevano offuscato il giudizio dei buoni restituendoli al loro ruolo più classico.

TheFollowing2x15ryanfaceCome dice la definizione riportata sopra, perdonare significa rinunciare alla vendetta. Ed è proprio questa la scelta finale di Ryan che, pur presentandosene l’occasione, pur conoscendo il desiderio di Claire, pur avendo la muta approvazione di Mike, decide di non premere il grilletto e non assecondare la richiesta urlata dallo stesso Joe. Decisione obbligata per un personaggio che, seppure con modi a volte moralmente inaccettabili, è comunque il protagonista positivo della serie. Ma anche scelta che contraddice quanto ci era stato mostrato finora. La sostanziale differenza tra questa stagione e la precedente era proprio la figura di Ryan dipinta nei precedenti 14 episodi come disposto ad attraversare con noncuranza il confine tra lecito e illecito pur di raggiungere l’obiettivo di assicurare Joe non alla giustizia degli uomini, ma alla propria personale vendetta. Anche per quasi tutto questo episodio, Ryan sembra confermare il suo desiderio per sacrificarlo infine in onore di un nuovo inizio. Scelta prevedibile, ma anche forzatamente inevitabile visto che la già approvata terza stagione non sarebbe stata possibile con un Ryan in prigione. Anche la partenza di Claire (che pure è il motivo per cui l’ex agente FBI fa scappare Joe dalla chiesa) è necessaria per restare coerenti con l’idea di una nuova vita dove amori (Carrie ?) e incubi (Mark e non Joe) sono differenti da quelli visti finora.

Carlost.netSe la scelta finale di Ryan è comprensibile, più difficile invece appare accettare le azioni di Joe il cui significato stride fortemente con la figura del serial killer che abbiamo conosciuto finora. Quello che disturba maggiormente è come tutto il piano di Joe venga abbandonato non appena Ryan dimostra inconfutabilmente che Claire è ostaggio di Luke e Mark. Che Joe sia sempre stato innamorato della sua ex moglie e che non sia capace di staccarsi da un rapporto ormai concluso è cosa ben nota e ribadita sia in questo che nello scorso episodio (dove Joe sacrifica, sebbene inconsapevolmente, Emma). Che Joe però faccia di questa ossessione per Claire la bussola di ogni sua decisione è francamente troppo e finisce per snaturare completamente il personaggio in modo troppo repentino. Già in alcuni episodi passati, Joe era sembrato rassegnato alla sconfitta e pronto ad accettare la morte fisica in cambio dell’immortalità del suo nome. Convinto di aver raggiunto questo obiettivo, Joe decide di spingersi oltre unendosi a Ryan (a costo di uccidere uno dei seguaci accorso in suo soccorso come concordato in precedenza a quanto sembra dal cenno di intesa fuori la chiesa) e salvando Claire per implorare il suo perdono. Il tono sarcastico usato nel dialogo con i gemelli sembra essere l’unico residuo del Joe che fu, ma è troppo poco per rendere credibile lo sguardo minaccioso rivolto a Ryan prima di sparire nel furgone della polizia che lo porterà verso l’oblio e una prevedibile uscita di scena definitiva.

TheFollowing2x15markUnici a salvarsi, in questo finale, da una sorta di revisionismo che cambia in positivo le scelte di buoni e cattivi, sono proprio Luke e Mark che si rivelano villain migliori dello stesso Joe. Il sadismo ostentato di Luke e la pericolosa timidezza di Mark permettono ai due gemelli di alternare minacce e ironia donando un tocco di sana leggerezza a figure che sarebbero risultate altrimenti quasi caricaturali. A loro è affidato il compito di tenere alta la tensione conducendo un gioco incentrato sul concetto di punizione che fa da necessaria premessa alle scelte finali di Ryan e Joe. La bravura di Sam Underwood e il positivo riscontro del pubblico, devono aver convinto gli autori a puntare su Mark (apparentemente unico superstite del duo, ma mai dire mai, Claire docet) come antagonista nella prossima stagione aiutato dal misterioso autista chiamato in soccorso come estrema ratio. Chi ci sia a guidare il furgone (il padre dei gemelli ? una inaspettata Carrie non a caso assente in questo finale ?) è la prima domanda a cui risponderanno gli autori nella prossima stagione.

Carlost.netPerdonare è possibile e, a volte, necessario. E di cose da farsi perdonare questo episodio ne ha. Come la fin troppo facile irruzione degli agenti nella chiesa grazie ad un Ryan che disinnesca le bombe come se staccasse la spina del phon; ancora Ryan che prende a pugni Tilda mentre tutti restano inerti a guardare; l’ennesimo incidente con auto che si ribalta più volte senza che gli occupanti subiscano niente più che qualche graffio; lo scontatissimo bacio tra Mike e Max che ormai tutti attendevano chiedendosi con fastidio perché ancora lo rimandassero (e il “finally” di Max è stato detto in coro da molti). Sembra quasi che gli autori abbiano voluto non solo restituire a Ryan il codice morale che aveva nella passata stagione, ma anche ridare agli spettatori quei difetti di scrittura che erano stati tanto criticati. Ma, si sa, un season finale rende, in genere, tutti più buoni e disposti al perdono. Vale anche per noi ?

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