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The Exorcist e la forza delle debolezze – Recensione dell’episodio 2.01

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Tratto dall’omonimo romanzo di William Peter Blatty, L’esorcista, diretto da William Friedkin, portò la sua carica di terrore e paura nelle sale del 1973 riuscendo a raggiungere un notevole successo di pubblico (nonostante il divieto ai minori) e critica (vincendo due Oscar e quattro Golden Globe). Merito di una regia scrupolosa, di un cast che fornisce la prova della vita e di una sceneggiatura (scritta dallo stesso Blatty) che sapeva affiancare a momenti di puro orrore uno sguardo profondo sul carattere dei protagonisti. Trarre una serie tv da un film è operazione sempre complessa, ma potrebbe risultare blasfema quando si prova a farlo scomodando un capolavoro quale è il lavoro di Friedkin e Blatty. Eppure, Jeremy Slater non si è fatto intimidire e il risultato è stata la convincente prima stagione di The Exorcist.

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The ExorcistMarcus e la forza della debolezza

Sei mesi sono passati da quando padre Tomas ha deciso di lasciare la sua tranquilla parrocchia di Chicago e una promettente carriera nei ranghi della gerarchia ecclesiastica per chiedere all’ancora spretato padre Marcus di prenderlo come apprendista esorcista. Sei mesi che hanno allontanato i due pastori dalla rassicurante routine fatta di preghiera e messa per portarli a confrontarsi con gli inquietanti indemoniati segnalati loro da un Bennett che viene qui solo citato. Sei mesi che hanno cambiato la loro quotidianità, ma non la loro fede nella difficile missione che si sono assegnati. E neanche i modi che non hanno paura di essere poco ortodossi come ci chiarisce subito l’esordio con i due in fuga da un marito miscredente che non accetta che i due esorcizzino la moglie che hanno rapito.

Tutto è cambiato in The Exorcist, sembrerebbe, perché tutto resti infine uguale. Marcus è ancora il testardo esorcista che vive la sua battaglia con il demonio come la sola ragione rimasta in una vita svuotata di ogni affetto e sicurezza. Il demone che gli rinfaccia beffardo questa sua ossessione crede di colpire il punto debole del suo avversario, ma non si accorge che proprio questa presunta debolezza è la più forte arma che Marcus possiede. Non importa che la Chiesa ufficiale lo abbia scomunicato voltandogli le spalle spaventata dalla sua arrogante indipendenza. Non importa che la rubrica del suo cellulare (ove mai ne avesse uno) sarebbe desolatamente vuota di nomi amici. Né importa che il suo girovagare a caccia di demoni non sia un allontanarsi da casa perché una casa non la ha ormai da tempo. Ciò che conta è credere. E Marcus crede che non ci siano zone grigie. Che ci sia il bene e ci sia il male e che il male debba essere sconfitto. Senza se e senza ma. Senza però e senza tuttavia. Senza indietreggiare neanche quando questo significa farsi pestare solo per dare un po’ di più tempo alla lotta contro il diavolo. Senza arrendersi neanche quando un ghigno beffardo sembra dire che la battaglia è persa perché ce ne saranno altre ed è la guerra che deve essere vinta.

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The ExorcistTomas e il senso di colpa

Una guerra che deve avere solo un esito: la vittoria totale. Una vittoria che Marcus, pur nel suo modo burbero e scostante di riconoscerlo, riconosce essere possibile solo se accetta il prezioso aiuto di Tomas. Perché nonostante la sua inesperienza e la sua avventatezza, l’esorcista apprendista ha un modo diverso di affrontare il nemico comune andando a sfidarlo direttamente nel suo campo di gioco. Se Marcus in The Exorcist è il guerriero che incrollabile assedia la fortezza ostile costringendo gli occupanti a fuggire, Tomas è l’eroe coraggioso che accetta il confronto per mostrare di riuscire a sfuggire alle trappole insidiose in cui il diavolo vorrebbe farlo precipitare. L’esperienza vissuta con Pazuzu per liberare Regan nella prima stagione lo ha convinto che non avrà la resistenza indomita di Marcus, ma anche che si può vincere anche senza caricare a testa bassa.

Una tattica alternativa talmente rischiosa da poter sembrare quasi suicida. Ma che prende forza indomita da quell’aspetto del carattere di Tomas che lo avvicina al padre Karras protagonista del film di Friedkin. Come padre Karras, allo stesso modo Tomas deve convivere con un profondo senso di colpa. Si sente colpevole il pastore cattolico per avere tradito i suoi voti di castità con Jessica. Colpevole per non essersi dedicato anima e corpo alla sua parrocchia lasciando che l’amore lo deviasse dalla sua missione pastorale. Colpevole di aver dubitato della propria fede sentendola a volte come una bugia a cui si è imposto di credere. Poco importa che questi peccati siano, in realtà, molto meno gravi di quanto egli creda. Quel che conta davvero è il segno profondo che hanno lasciato nella sua anima convincendolo che l’unica espiazione possibile sia diventare un esorcista e usare quella capacità di parlare con il demonio che crede sia un dono inviatogli da Dio per metterlo alla prova. Un senso di colpa che diventa quindi un’arma potente.

The ExorcistUna nuova missione all’orizzonte

Sebbene The Exorcist abbia in Tomas e Marcus i suoi punti di forza (con Alfonso Herrera e Ben Daniels che rinforzano i giudizi positivi sulle loro doti attoriali), è chiaro che una storyline portante debba comunque esserci. E, data la natura della serie, questa storia non può che essere un altro difficile esorcismo per liberare dal giogo demoniaco una famiglia particolare. È questa semplice considerazione che fa capire come saranno Andy e il suo variegato gruppo di figli in affido gli sfortunati bersagli di qualche nuovo demone contro cui Tomas e Marcus saranno chiamati a lottare.

La loro introduzione avviene in maniera didattica, ma non per questo fastidiosa. Un obolo da pagare per presentare i diversi ragazzi e il loro tutore. Si potrebbe quasi dire che hanno già le stigmate delle vittime predestinate visto sia la loro innocenza e onestà e il passato travagliato. Se Andy subito spicca su tutti per i suoi modi rassicuranti e affettuosi che ne fanno l’ideale erede di Angela, sono il Caleb, rifiutato dal padre per la sua cecità, e Grace, probabilmente segnata di violenze tali da impedirle ogni contatto con gli estranei, i più papabili candidati all’oneroso ruolo di posseduti. Ma anche il timido Truck o l’integerrimo Shelby potrebbero subire lo stesso destino, mentre facile che a Verity tocchi la parte della ragazza ribelle e disobbediente ma profondamente buona e onesta.

The Exorcist torna con una premiere che dimostra quanto meritato fosse il rinnovo per una serie che non copia il film originale, ma ne restituisce lo spirito profondo. Quello di una lotta in cui anche ogni debolezza può diventare una forza.

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