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The End of the F***ing World: quanto è difficile avere 17 anni – Recensione prima stagione

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Nel film documentario Bowling a Columbine del 2002 di Michael Moore, la voce narrante ammonisce gli spettatori avvisandoli che una cosa che gli adulti non dovrebbero dimenticare è che essere adolescenti fa schifo. Una voce anonima che potrebbe essere quella di James e Alyssa, i protagonisti del magnifico The End of the F***ing World (noto anche come TEOTFW) , trasmesso da Channel 4 dal 27 Ottobre nella sola UK e reso disponibile da Netflix il 5 Gennaio in tutto il mondo. E mai omaggio fu più gradito per iniziare in maniera ottima questo 2018 televisivo.

The End of the F***ing World

Una scena di The End of the F***ing World

Avere 17 anni come tanti ed essere come nessuno

The End of the F***ing World racconta in otto episodi di soli venti minuti la storia apparentemente comune di James e Alyssa, due diciassettenni in fuga da casa alla ricerca del proprio posto nel mondo. Una trama che detta così potrebbe sembrare abusata e banale spegnendo subito ogni interesse verso una serie che potrebbe incuriosire solo per il formato insolito. Nulla di più errato.

Perché James e Alyssa hanno 17 anni come tanti e come tanti frequentano una anonima scuola di una anonima cittadina inglese fatta di case anonime abitate da adulti anonimi. Il trionfo del conformismo dove tutto è uguale a sé stesso e dove i tanti coetanei dei due protagonisti si sforzano di superare una adolescenza fatta di riti tutti uguali per entrare in fretta nel mondo dei cosiddetti grandi dove potranno essere ancora e sempre uguali a tutti gli altri, solo in un modo diverso. Un destino brutale e avvilente di cui sembrano rendersi conto soltanto James e Alyssa che di adattarsi non sono e non vogliono proprio essere capaci.

James siede da solo a mensa, ascolta la musica in cuffie come scusa per non rivolgere la parola a nessuno, accetta con passiva rassegnazione le battute stupide di un padre finto burlone. E pensa. Pensa al suo essere abulico, alla sua incapacità di provare sentimenti, alla madre suicidatasi davanti ai suoi occhi, agli animali che da bambino uccideva per divertimento, alla gioia che sicuramente gli darà ammazzare qualcuno, a come scegliere il bersaglio perfetto. Al fatto che potrebbe essere Alyssa la sua prima vittima finalmente.

Solo che James non lo sa che anche Alyssa è come lui. Diversa in tutto, ma uguale nel profondo. Perché Alyssa sta in mezzo agli altri per poterli offendere, perché alle insinuazioni del patrigno risponde con crudo sarcasmo, perché di restare in silenzio non è capace, perché di aspettare passivamente che qualcosa cambi è stanca da sempre, perché vive l’adolescenza come una malattia necessaria da cui devi curarti provando a bere, fumare, baciare, rubare, scappare.

James ed Alyssa. Alyssa e James. La serie vive di loro e sono loro a rendere una storia comune una avventura unica e indimenticabile.

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The End of the F***ing World

Fuggire da dove e da cosa e da chi

The End of the F***ing world diventa allora il racconto di una fuga. Una grande corsa a tappe dove bisogna correre a perdifiato da un traguardo all’altro riposandosi solo quel tanto che basta a decidere dove andare subito dopo. Perché una meta in verità non c’è e quel che conta è correre via. Quale che sia il dove, quale che sia il come, quale che sia il quando.

James e Alyssa fuggono da quel mondo posticcio dove ognuno ha accettato con rassegnata gioia di recitare un ruolo già scritto (il padre burlone, la madre divorziata, il patrigno cattivo, i compagni di scuola in fissa con i social, il ragazzo in cerca di sesso facile) nella apatica convinzione che crescere sia sinonimo di adattarsi. Di diventare come tutti gli altri. È da questa società ingessata che non si accorge di essere una pantomima di sé stessa che James e Alyssa scappano via decisi ad urlare in questo modo la propria autonomia.

Ma è un’illusione. Perché quello da cui, in verità, stanno andando via è proprio quell’adolescenza che tanto gli fa schifo. Quella gabbia invisibile che li ha legati in un eterno bivio: troppo piccoli per essere quel che vorrebbero essere e troppo grandi per non restare nella beata ignoranza di tutto ciò che non va. Uccidere qualcuno perché essere un serial killer è un macabro modo di affermare la propria diversità. Raggiungere un padre mitizzato portandosi dietro un fidanzato anomalo e rubando macchine e soldi perché è questo che la tua finta famiglia non vorrebbe tu faccia. E quindi Alyssa e James non stanno solo fuggendo da qualche luogo repressivo, ma anche da un’età che pesa loro addosso con tutto il suo opprimente carico di dubbi e incertezze.

E soprattutto stanno fuggendo da loro stessi. Perché James scoprirà cosa significa sentire e pian piano capirà quanto sia bello. Perché Alyssa imparerà che può fidarsi di qualcuno che ti resterà vicino per proteggerti o almeno provarci nel modo incerto di chi ancora non sa come fare. Perché James si accorgerà che uccidere non era mai stato davvero quello che credeva che fosse, ma piuttosto salvare una vita può essere la medicina che cura la sua depressione. Perché Alyssa sorprenderà sé stessa accorgendosi che sa anche chiedere scusa senza per questo sentirsi costretta. Perché entrambi conosceranno un amore ancora acerbo e spaventoso e meraviglioso che può dare un senso a tutto e far piangere di gioia e dolore.

The End of the F***ing World

Un fantastico viaggio con fantastici attori

The End of the F***ing World si rivela, infine, essere molto più di quella dark comedy con cui era stata etichettata per presentarla al pubblico in cerca di definizioni rapide e limitative. Si ride anche in ognuno degli episodi grazie all’esuberanza incontrollabile di Alyssa e alle reazioni imprevedibilmente pacate di James, alla galleria di personaggi inusuali e alle situazioni surreali. Ma questa ilarità a volte macabra non è lo scopo della serie, ma una sfumatura presente perché della vita reale di due adolescenti tanto atipici anche il riso non manca.

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Soprattutto, però, in The End of the F***ing world ci si emoziona seguendo un fantastico viaggio di iniziazione di due ragazzi che vogliono solo essere sé stessi. Un viaggio meraviglioso di cui ci sente parte grazie alle magnifiche interpretazioni di Alex Lawther e Jessica Barden. Due attori che riescono a rendere in maniera eccellente i loro personaggi con una recitazione fatta di sguardi, sorrisi, silenzi, espressioni, movenze, dialoghi che dimostrano quanto i due giovani interpreti abbiano già una maturità artistica rara da trovare anche in colleghi più esperti.

Il 2018 è ancora in fasce e prevedere cosa riserverà agli appassionati di serie tv è ovviamente impossibile. Ma una scommessa la si può già fare con notevole sicurezza: The End of the F***ing World sarà nella lista delle migliori di tutto l’anno appena iniziato.

The End of the F***ing World: la recensione
  • Un viaggio meraviglioso con attori fantastici per iniziare il 2018 nel modo migliore
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