Cinema

The Disaster Artist: la recensione del film di e con James Franco

The Disaster Artist
IMDb

Titolo: The Disaster Artist

Genere: comedy

Anno: 2017

Durata: 1h 44m

Regia: James Franco

Sceneggiatura: Scott Neustadter, Michael H. Weber

Cast principale: James Franco, Dave Franco, Seth Rogen, Ari Graynor, Alison Brie, Josh Hutcherson

Impara l’arte e mettila da parte. Ma se l’arte nessuno te la insegna o se ci hai anche provato a impararla ma proprio non ci riesci, cosa metti da parte? Il sogno di essere un’artista? Il desiderio di far parte di un mondo che richiede doti che tu non hai? Dovrebbe essere questa la logica conclusione pur con tutto il dolore che questo può causare. Magari potrebbe anche diventare la spinta per la ricerca di un obiettivo diverso e altrettanto gratificante. Oppure potresti fregartene di tutto e tutti e dire che al tuo sogno non rinunci. Essere come Tommy Wiseau, The Disaster Artist.

The Disaster Artist

Arrendersi mai neanche di fronte all’evidenza

Diretto e interpretato da James Franco, The Disaster Artist è la storia della nascita e della realizzazione di quello che viene considerato uno dei più brutti film mai realizzati. The Room il titolo del film e Tommy Wiseau il regista, sceneggiatore, attore protagonista, produttore, promotore di questa pellicola divenuta un cult per il suo essere tutto ciò che un film non deve essere. La storia di Tommy che è una sorta di Ed Woods dei tempi nostri ammantato del mistero che ancora permane sul passato e sulle origini dei quasi sei milioni di dollari investiti per realizzare il suo capolavoro al contrario.

Se la storia di questo obbrobrio della cinematografia che è The Room è interessante non è tuttavia per quello che è, ma piuttosto per il chi sta dietro. Per quel Tommy Wiseau e la sua incrollabile volontà. Come eloquentemente ci mostra la prima parte di The Disaster Artist, Tommy è esattamente la negazione di ciò che professa di essere. Nonostante la scuola di recitazione, nonostante i book fotografici con pose da star, nonostante i casting ai quali partecipa con inestinguibile fiducia in sé stesso, Tommy non è un attore. Non perché non vorrebbe, ma semplicemente e innegabilmente perché non sa recitare. Una ovvietà talmente evidente a tutti che è impossibile credere che lui stesso non se ne renda conto. Invece, è proprio qui che arriva l’unicità di un personaggio che non sarebbe mai potuto uscire dalla penna di uno scrittore perché solo la realtà sa regalare simili incredibili elementi. Come più volte ripete, Tommy vive in un suo personalissimo pianeta dove lui è la star e tutti non possono fare a meno di amarlo ed ammirarlo. Poco importa a Tommy che quel suo pianeta non sia il mondo reale in cui ogni giorno è costretto a vivere.

Un mondo che si oppone con l’inoppugnabile forza della verità alla sua volontà di essere un attore, di far parte di quella Hollywood che gli chiude le porte in faccia, di quello star system che non può accoglierlo perché non ha nessun requisito per farne parte. È in quel momento che in Tommy nasce l’idea di The Room. Per realizzare il tuo sogno, non c’è bisogno che ci credano gli altri. Basta che ci creda tu. Con tutte le tue forze. Contro tutti e tutto. Contro anche l’evidenza.

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The Disaster Artist

L’egoismo dell’amicizia

The Disaster Artist è, quindi, la storia di un sogno che diventa realtà e fa niente che questa realtà poi faccia penare. Ma è anche la storia di un’amicizia profonda tra due ragazzi che non potevano essere più diversi e proprio per questo non potevano essere più uniti. Perché la verità più dolorosa è che per la sua unicità visionaria e la sua esuberanza irrefrenabili, per i suoi atteggiamenti megalomani e le sue idee bizzarre, Tommy è drammaticamente solo. Sebbene sia troppo orgoglioso per confessarlo, sente il peso estenuante di questa solitudine e in Greg trova quel pubblico comprensivo di cui ha bisogno per non spegnere il fuoco che gli brucia dentro.

The Disaster Artist mette, quindi, in scena una bromance come raramente se ne vedono al cinema. Funziona perché Greg ha bisogno di Tommy con identica intensità. Insicuro, timido, incerto, bloccato. Questo è Greg prima di conoscere Tommy e proprio l’assenza di ogni inibizione del suo inarrestabile amico è la calamita che lo attira verso di lui. Perché l’amicizia di Tommy è la lama incandescente che fonde le catene che impediscono a Greg di provare a volare, di scoprire se è sempre rimasto bloccato a terra perché non sa volare o perché non glielo hanno permesso. Di diventare ciò che ha sempre desiderato avendo però troppa paura per provare ad esserlo. Soprattutto, Tommy offre a Greg il coraggio dell’incoscienza e la consapevolezza eroica che anche fallire è meglio di non essere liberi di credere in un sogno meraviglioso.

Un’amicizia tanto intensa che finisce per essere quasi egoistica. Perché Tommy non può fare a meno di Greg e vive come un tradimento profondo persino la sola idea che il suo amico si assenti un giorno dal set per seguire una strada diversa. Così vincolante che anche andare a vivere in case diverse può essere percepito come un feroce abbandono. Così inaffondabile che alla premiere del film i due non possono che presentarsi insieme nonostante i litigi e le incomprensioni. Così vera che sarà Greg a salvare Tommy nell’unico momento in cui stava per cedere.

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The Disaster Artist

Un atto di amore per il cinema

The Disaster Artist è anche un apologo del cinema come fabbrica dei sogni. Non sogni per gli spettatori che si siedono in platea per lasciarsi trasportare in un mondo fantastico. Ma per chi quei sogni ha creato lavorando duramente e poco importa se quel lavoro sia stato fatto dalle star di Hollywood o da ignoti attori della domenica. Perché la passione è la stessa ed è quella che ti fa dire che anche un solo giorno sul più scalcinato dei set con il più lunatico dei registi seguendo il più sconclusionato dei copioni per realizzare il più brutto dei film è infinitamente migliore di una grigia normalità priva del bagliore dei sogni.

Non fosse stato per le recenti accuse di molestie sessuali (invero alquanto opinabili e ancora da provare), James Franco avrebbe sicuramente aggiunto al Golden Globe come migliore attore in una commedia una candidatura agli Oscare come migliore attore protagonista. E la avrebbe sicuramente meritata perché la sua interpretazione di Tommy Wiseau è mimetica e sentita. Ma è tutto il cast che si impegna per rendere omaggio a quei nomi che non saranno mai famosi replicando perfettamente le scene di The Room come si vede nei titoli di coda che mostrano in split screen il film originale e la replica in The Disaster Artist. Dave Franco, Josh Hutcherson, Zac Efron non sono la bella copia degli originali, ma al contrario umilmente accettano di invertire gli standard usuali per diventare loro imitatori di quegli attori senza nome che per una sola volta possono provare l’ebbrezza di sentirsi superiori. È questo amore per il cinema che convince anche altri nomi illustri come Sharon Stone e Bob Odenkirk a fare dei piccoli gustosi camei ed altri ancora (J.J. Abrams, Adam Scott, Kristen Bell, Kevin Smith) ad aprire il film parlando di The Room.

The Disaster Artist è un film sugli ultimi che non vogliono accettare di essere tali, sui sognatori che non vogliono smettere di sognare, sul cinema che sa essere il mestiere più bello del mondo anche quando produce capolavori di bruttezza. Un film che va visto semplicemente perché è un bel film.

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