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The Crown: “A family business” al quadrato – Recensione seconda stagione

the crown 2 claire foy

Riaprire le porte di Buckingam Palace non dev’essere stato facile per Peter Morgan. L’attesa per la seconda stagione di The Crown era infatti altissima e l’unico modo per eguagliare o tentare di superare la prima, spettacolare stagione era osare. Osare come non aveva fatto neppure nella prima stagione, in cui il rispetto per la sovrana inglese e la storia della sua famiglia era stato esemplare. Stavolta è di una famiglia più umana che si parla, maggiormente terrena e non più divina. I panni sporchi dei Windsor vengono infatti sbandierati davanti agli spettatori, senza nessun rimorso o rimpianto. Lo spettatore si ritrova in un’era di cambiamenti per la casa reale britannica, gli anni ’60 di rivoluzioni e di indipendenza, personale e nazionale.

Elisabetta: regina, moglie, madre, donna

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Credits: Netflix

Al centro dei grandi sconvolgimenti che travolgono e sconvolgono la Gran Bretagna e tutto il Commonwealth resta lei, Elisabetta. Ancora una regina ma non più imperturbabile come avrebbe voluto o potuto essere quando era più giovane. Stavolta è anche una moglie di un marito che non manca di tradirla, senza nasconderlo a dovere. E’ madre del futuro re d’Inghilterra e sorella di una donna che non riesce ancora a trovare il proprio posto nella famiglia reale. Prima di tutto, tuttavia, vediamo Elisabetta nei panni di una donna.

Mai come prima il personaggio di Claire Foy mostra la propria umanità in questi dieci episodi. Prima la gelosia nei confronti di Filippo, con un excursus davvero brillante che ci mostra la scena iniziale a distanza di tre episodi, prima senza e poi con il suo contesto. Quello del flashfoward è soltanto uno degli espedienti che The Crown usa magistralmente per la sua seconda stagione. Vediamo poi Elisabetta ammaliare una nazione sul baratro della rivolta e poi comprendere la necessità di evolvere la propria figura pubblica per adattarsi ad un mondo che cambia.

La stessa Elisabetta cambia, a modo suo, e una delle principali ragioni resta lui: Filippo.

Filippo e l’uomo dietro il principe senza corona

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Credits: Netflix

Mentre è impossibile negare la meraviglia di Claire Foy, è certo che Matt Smith è il vero protagonista di questa seconda stagione. Lo vediamo rinascere lontano da palazzo, nel suo habitat naturale, la marina. Lo vediamo commettere degli errori e pagare amaramente per quegli sbagli, come la rinuncia al suo migliore amico. Ma soprattutto possiamo spiare nel suo passato. L’episodio Pater Familias dipinge un quadro davvero singolare e brillante del principe Filippo. Un uomo con legami al nazismo, ma ciò nonostante cresciuto per amare il primo baluardo della difesa dell’Europa da Hitler: la regina d’Inghilterra.

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Malgrado il suo sia un ruolo primario, purtroppo Filippo non si fa amare in questa stagione. Troppi gli scivoloni, troppe le scelte egoiste e troppi gli schiaffi morali alla moglie. Se una donna normale e comune avrebbe potuto divorziare pur di non sottomettersi a un tale imbarazzo, Elisabetta sa di non potere. Ed ecco che allora è il compromesso, tra due figure politiche e non tra due coniugi, a salvare ciò che resta. Proprio come il discorso di Filippo alla moglie, nelle battute finali dell’ultimo episodio. Un discorso che non vuole giustificarsi ma che semplicemente espone Filippo per quello che è: un uomo, un peccatore, un principe senza corona.

Margaret, la spina nel fianco, ed il ciclone Kennedy

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Credits: Netflix

Se Filippo si impone come co-protagonista di Elisabetta, Margaret e i Kennedy non possono che essere le figure secondarie più interessanti della seconda stagione di The Crown. Margaret, privata dell’uomo di cui era innamorata, si innamora ancora una volta, di un fotografo stavolta. Ancora una volta si tratta di un uomo tutt’altro che perfetto per lei. Un uomo, interpretato da Matthew Goode, che con la sua sregolatezza non può che ammaliare l’animo ribelle della principessa triste.

A differenza di Margaret, la cui storyline si sviluppa nel corso dell’intera stagione, i Kennedy di Michael C. Hall e di Jodi Balfour, sono un lampo momentaneo. Arrivano quando Buckingam Palace è in scompiglio e non possono che stupire l’imbalsamata corte inglese, cortigiani inclusi.

Forse un po’ troppo fantasiosa la figura di Jackie e l’intero percorso che la lega a Elisabetta, prima con la visita di palazzo e poi con il momento delle scuse ufficiali e ufficiose. Sebbene la figura di Jackie riesca a delinearsi adeguatamente nella serie tv, la sua storyline non può che brillare per la sua stranezza. Un elemento da non sottovalutare, dal momento che l’obiettivo è sembra essere proprio quello di far emergere le diversità delle due donne. Sincero è infatti il cordoglio di Elisabetta alla scoperta che il marito di Jackie è stato assassinato. Ma, da donna intelligente quale è sa che i vestiti insanguinati di Jackie non sono una dimenticanza bensì una scelta ben precisa.

Una stagione fin troppo complessa e vicina alla perfezione

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Credits: Netflix

Divina è la seconda stagione di The Crown, che si spinge ben oltre il consentito ed esplora aspetti molto complessi della vita della Regina Elisabetta e della sua famiglia. Non più realtà velate dal rigore del rispetto, come accadeva nella prima stagione, bensì momenti familiari a cui chiunque è in grado di relazionarsi, dal tradimento di un marito alla delusione di scoprire che coloro che credevamo amici non lo sono affatto.

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Difficile fare i conti con il fatto che si è trattato dell’ultima stagione con Claire Foy protagonista. Difficile proprio come lo sarà dire addio a Matt Smith, Vanessa Kirby ed il resto del cast, che sarà invece sostituito da attori più maturi. Resta però il piacere di aver visto due stagioni di una serie tv scritta, recitata e scenografata tanto bene da farcela apprezzare senza se e senza ma. Promossa a pieni voti anche questa seconda stagione di The Crown. Ora non vediamo l’ora di vedere Carlo adulto e le reazioni di Elisabetta (che sarà Olivia Coleman) alla sua relazione con Camilla!

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