Cinema

The Counselor – Il procuratore: la recensione

Puoi conoscere realmente un uomo solo se sai cosa vuole. Cosa volesse dire Ridley Scott con questo film, molto sinceramente, io non l’ho proprio capito. E non lo dico perché trovo il film esteticamente brutto (almeno in parte) ma perché la cripticità di una storia sottintesa, lì dove dovrebbe interessare, tende a confondere, lasciando scemare un iniziale interesse ed abbandonando lo spettatore ad una sequenza di eventi interessanti ma mai realmente coinvolgenti. Un po’ per la prima sceneggiatura di Paul McCarthy, all’esordio con questa pellicola, ed un po’ per la tragica morte di Tony Scott durante le riprese, il gusto dolceamaro persiste malgrado la straordinaria bravura degli attori.

the-counselorLa storia si svolge in Messico, dove un procuratore (Michael Fassbender) pieno di ideali – probabilmente in difficoltà economiche, ma non viene mai apertamente specificato – decide di collaborare con Reiner (Javier Bardem), legato alla mafia messicana, e collaborare con lui ad un grosso ‘affare’ (legato ad un camion che viene sballottolato qua e là tra il confine, conteso da grossi omoni con tante pistole). Di solito si parla della ‘fortuna del principiante’ mentre, in questo caso particolare, il procuratore rappresenta l’eccezione alla regola e dal momento in cui acconsente a partecipare firma la propria condanna. Non a caso Westray (Brad Pitt), un precedente collaboratore di Reiner, cerca di invogliarlo a lasciar perdere, mettendolo in guardia sulle conseguenze che potrebbe avere il suo coinvolgimento nell’affare. Quella che, tuttavia, muove realmente i fili non è altri che la fidanzata di Reiner, Malkina (una stupenda Cameron Diaz), un passo avanti a tutti gli altri nonché l’unica che riesce, realmente, ad uscire viva dal Messico. Reiner, Westeray e la stessa Laura (Penelope Cruz), le bella moglie del procuratore, faranno tutti una bruttissima fine. Il procuratore invece, benchè ancora in vita, non è altro che l’ombra dell’uomo che era un tempo, rintanato in una topaia, sporco e spaventato, senza più nulla per cui vivere.

the-counselor-crimezine1 copiaE’ un film forte, tanto psicologicamente quanto visivamente, ma poco convincente. Se alcune scene tentano di strappare una nota di realismo ad una storia ancora in bilico, riescono semmai ad ottenere l’effetto opposto, dal momento che sembrano prese in prestito da un film di Tarantino. La storia non viene mai realmente raccontata, bisogna sempre dedurla dal racconto parallelo di più scenari: se si perde una battuta, non si saprà mai cosa sta realmente accadendo – non che ascoltando si riesca a capire poi molto di più. Non mancano diverse frasi sul senso della vita, che fanno la loro degna scena ma risultano una forzatura non richiesta, in un film dove anche una sparatoria sembra voler nascondere un profondo significato. Quale? Ottima domanda.

Non c’è invece molto da contestare agli attori, d’altra parte. Se le interpretazioni di Pitt, Bardem e della Cruz sono nella media, brillano quelle di Fassbender e della Diaz. Il primo, conosciuto soprattutto grazie al ruolo di Magneto nel prequel di X-Men, tira fuori un nuovo lato di se stesso, in questa pellicola, quella di un uomo che sembra avere tutto ma, più che altro, ha tutto da perdere. Uno dei moventi della sua vita non è altri che la moglie, la bella Laura, incarnata bene dalla dolcezza e spensieratezza di Penelope Cruz, per la quale farebbe di tutto. E’ proprio lei che i mafiosi rapiscono, quando lui finisce nel loro mirino, e sarà proprio lei ad essere la leva con cui arriveranno a lui: non uccidendolo ma dandogli qualcosa di perfino peggiore della morte, una vita senza più nulla per cui viverla. Un uomo che perde tutto, dal successo al denaro alla sua famiglia, eppure resta in vita e, quasi ironicamente, continua a vivere, benchè non si possa definire pienamente ‘vita’ la sua esistenza.

the-counselor07Unica è invece Cameron Diaz. Se siamo da sempre stati abituati a inquadrarla nei soliti, stereotipati ruoli della maestrina un po’ bastarda o della ragazza un po’ ingenua della porta accanto, con questo film passa senza dubbio ad un livello senza precedenti. Fredda, calcolatrice, impenetrabile come un diamante, la bellissima Malkina gioca su una scacchiera diversa rispetto a quella di tutti gli altri, lo scacco matto pianificato già dalla prima mossa. Il suo personaggio è avvincente, perfetto, riesce ad essere ammirato anche se corrisponde perfettamente alla donna misteriosa e senza scrupoli di cui tutti hanno una giusta paura. E poi, c’è da dirlo, il tatuaggio di ghepardo sulla schiena – che ricorda i suoi animaletti domestici, due ghepardi appunto – è estremamente sexy.

Una storia che merita di essere raccontata, perfino vista, ma non in questa particolare pellicola e non stavolta. Magari tra vent’anni faranno un remake, e spero vivamente che sia di nuovo Scott a dirigerlo, magari senza lo sceneggiatore attuale.

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