American Crime Story

The Assassination of Gianni Versace: nella mente dell’assassino, recensione episodio 2.03

The Assassination of Gianni Versace
FX

The Assassination of Gianni Versace continua a intrattenerci con una storia dai risvolti sorprendenti. Ancora una volta il ritmo della puntata è molto lento, viaggiamo ormai su frequenze molto diverse da quelle viste nel pilot. A Random Killing è una lente d’ingrandimento sulla psiche di Andrew Cunanan, un viaggio dettagliato nella mente dell’assassino. Scompaiono i Versace, scompare Miami, rimane solo la furia di un folle.

L’episodio si concentra sulla vita di Lee e Marilyn Miglin, due anziani coniugi, ricchissimi magnati e esponenti del più puro conservatorismo degli Stati Uniti d’America. Marliyn è un’ex ballerina, sponsorizza cosmetici e appare spesso in tv. Perfettamente truccata e acconciata è l’emblema della donna americana ideale, moglie e madre eccellente, volto splendente e rassicurante. Lee, impeccabile, è l’autore del suo successo. Come ricordato dalla moglie, si è fatto da solo. Primo di sette figli in un’umilissima famiglia dell’Illinois, ora Lee è a capo delle catene commerciali Haynes di tutto il Midwest ed è il detentore di un enorme patrimonio finanziario, oltre ad essere un marito e un padre perfetto e aver aiutato la moglie nei suoi personali progetti.

Insieme, Lee e Marilyn, sono l’involucro perfetto di un matrimonio vuoto. Sono l’insieme di bugie che regge il castello di niente in cui abitano. L’esempio perfetto del conservatorismo sociale americano; quella corrente che si preoccupa delle tematiche etico-sociali, del volontariato, delle iniziative benefiche, opponendosi fortemente all’aborto, all’eutanasia, ai gay, e proponendo al tempo stesso politiche generose a vantaggio della famiglia, sacra risorsa umana e cellula fondamentale della società.

Quello che ho appena descritto è l’habitat naturale delle repressioni, delle perversioni, degli atti pruriginosi nascosti che tante volte abbiamo visto nelle serie televisive. Nascondere la polvere sotto al tappeto e non vedere l’elefante che è in salotto sono le attività principali dei repubblicani convinti, peccato che inevitabilmente la verità salti fuori. Lee è un gay represso e Marilyn una depressa. Un piatto gustoso per Ryan Murphy, che ama, sopra ogni altra cosa, esplorare questa faccia dell’America.

Con The Assassination of Gianni Versace, Murphy centra perfettamente l’obiettivo.

È tutto, come sempre, molto soap. Murphy esagera, enfatizza, trascende e drammatizza oltre ogni limite, proprio come in una disperata soap opera. Nel corso dei 48 minuti, scopriamo che Lee Miglin vedeva escort uomini di nascosto dalla moglie e dai figli e tra questi spiccava Andrew Cunanan. Rispetto agli altri, Andrew si distingueva per cura, interesse e sensibilità, dando a Lee l’idea di essere quanto di più vicino a un marito, un compagno, un fidanzato. Si tratta ovviamente solo di una bellissima illusione per Lee, e Andrew non è quello che sembra.

The Assassination of Gianni Versace: nella mente dell'assassino, recensione episodio 2.03

Dopo poco, Andrew uccide Lee nel più brutale dei modi. Gli sceneggiatori si divertono nel farci vedere gli impeti malati di uno schizzato. Cunanan infila un guanto nella bocca dell’uomo e poi ricopre completamente la testa di Lee con del nastro (pratica da lui già utilizzata nell’episodio precedente) lasciando scoperto solo il naso. L’omicidio di Lee continua senza pietà: Andrew gli spacca il naso e poi lo uccide buttandogli addosso un sacco di calcestruzzo, non prima di avergli rivelato che avrà cura di far ritrovare il suo cadavere circondato da riviste pornografiche omosessuali e un con indosso un paio di mutandine da donna.

Le reazioni di Marilyn al ritrovamento del cadavere sono quelle che ci si aspetterebbe da una perfetta donna di casa: un dolore composto e un velo ben posizionato davanti agli occhi per non vedere la verità che tutti conoscono. Marilyn rifiuta di venire a patti con l’omosessualità del marito e continua imperterrita la sua vita, esibendo il figlio Duke come un trofeo. Dentro se stessa, la donna muore lentamente ma non lo darà mai a vedere e soprattutto non di fronte alle telecamere. La scena finale è la rappresentazione della voluta cecità della borghesia, teatrale, decorativa, vuota.

Cunanan continua la sua folle corsa, gettando nel panico la polizie e uccidendo a sangue freddo il proprietario del pick-up che ruberà, già visto nella scorsa puntata. Sì, perchè The Assassination of Gianni Versace non sembra seguire uno schema cronologico lineare, si va avanti e indietro nel tempo, oggi eravamo nel maggio del 1997.

La tensione è sempre alle stelle, la curiosità sempre tanta ma il passo incede un po’ troppo lento. Una nota positiva è l’attore protagonista. Darren Criss è una certezza. Scordatevi l’adorabile Blaine Anderson di Glee, in The Assassination of Gianni Versace Criss è il perfetto mitomane paranoico e regala performances di altissimo livello.

Per gli amanti del genere, questa serie è un gioiellino che mira a fare della storia di un crimine un racconto di vita inaspettato, tra l’assurdo e il reale. E d’altronde, le cose inaspettate spesso sono anche le più belle.

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