Americans (The)

The Americans: Recensione della premiere della sesta stagione – 6.01 – Dead Hand

The Americans

Tutto ciò che inizia ha una fine. E questo è l’inizio della fine. Dopo cinque intensissime stagioni, anche per The Americans è arrivato il momento di fare il conto alla rovescia degli episodi che mancano a quello che sarà non l’ennesimo season – finale, ma il definitivo series – finale. Un’ultima stagione annunciata con due anni di anticipo in modo da permettere agli autori Joe Weisberg e Joel Fields di scrivere con studiata precisione la lunga strada che porterà all’ultimo addio. E agli spettatori il tempo di familiarizzare con l’idea che Philip e Elizabeth, Paige e Henry, Stan e Oleg non saranno più presenti all’appuntamento primaverile.

The AmericansLa fine del mondo e il paese delle meraviglie

Che The Americans dovesse prima o poi concludersi era un’ovvietà dettata dall’impossibilità materiale per una qualunque serie di durare troppo a lungo senza diventare ripetitiva o scadere in qualità (capito The Walking Dead?). Ma la parola fine in The Americans era in realtà scritta già nell’episodio pilota di sei anni fa e nella sua stessa sinossi. Perché i protagonisti di questo incantevole prodotto sono due spie sovietiche che vivono sotto copertura negli Stati Uniti partecipando a quella guerra fredda da cui il loro paese è uscito sconfitto implodendo su sé stesso prima ancora che sotto i colpi dell’incrollabile nemico. La storia ha detto che l’utopia distorta ammantata della bandiera con la falce e il martello è crollata sotto il peso di inefficienza, corruzione, malgoverno, povertà, depressione. E allora The Americans non poteva che finire quando questo ineludibile evento storico sarebbe arrivato.

Se la quinta stagione aveva mostrato la sostanziale inutilità di missioni segrete destinate a successi effimeri privi di frutti concreti e squarciato il velo di Maya che nascondeva la cruda verità mostrando i primi inequivocabili segni della caduta imminente, l’ultima si apre con una premiere che fa un balzo in avanti di tre anni per portarci direttamente vicini al redde rationem. Al momento in cui l’Unione Sovietica è guidata da quel Gorbachev che tentò di riformare completamente lo stato nella speranza di frenare quell’implosione a cui inconsapevolmente finì per contribuire. In un gioco di specchi con la patria lontana lacerata dai conflitti silenziosi tra chi voleva cambiare per salvare e chi pretendeva di opporsi al cambiamento per perpetrare un illusorio status quo, anche i Jennings si mostrano divisi come mai lo erano stati prima. Philip ha accettato, infine, il consiglio della moglie e si è ritirato dal servizio dedicandosi interamente a fare il marito che lavora per mandare avanti la famiglia e il padre che non si perde la partita di hockey del figlio al college mostrandosi orgoglioso per ogni suo successo (fosse anche solo con le ragazze). Al contrario, Elizabeth è impegnata notte e giorno come agente segreto essendosi caricata sulle forti spalle il sempre più pesante fardello che prima divideva col marito e che ora prova a condividere con una Paige ormai convinta del proprio incarico di spia alle prime armi con tanta volontà e ancora troppa poca esperienza.

Soprattutto la diversa quotidianità dei due (con Philip che arringa il suo staff all’agenzia viaggi con cui poi va ad imparare balli di gruppo in stile country ed Elizabeth che invece può riposarsi solo quando finge di fare la badante della moglie del membro del governo che deve spiare) lascia intendere che i coniugi risiedono ormai l’uno nel suo personale paese delle meraviglie, l’altra in una fine del mondo privata prima ancora che pubblica.

The AmericansLa vita che va avanti e quella che resta ferma

The Americans è sempre stato prima di tutto la storia di una famiglia unita e non quella di due spie incredibilmente efficienti e letali. Il racconto di due individui messi insieme per forza che hanno creato una sola anima che è stata più forte di ogni difficoltà. Due persone che sono rimaste insieme oltre ogni avversità superando le crisi di entrambi e i modi diversi di intendere la propria missione e le priorità da eleggere a bussole del proprio agire. Ferocemente fedele al suo compito, appassionatamente devota alla sua terra lontana, instancabilmente pronta ad ogni sacrificio fosse anche anteporre la causa alla famiglia. Tormentato dai dubbi sul senso della sua missione, afflitto dalla stanchezza di dover sempre obbedire e mentire, tenacemente dedito a difendere i suoi affetti personali da ogni ingerenza esterna. Questo sono sempre stati Elizabeth e Philip e la loro unione è stata il punto di forza di questa serie proprio per quanto forte fosse nonostante tutto dei due la facesse apparire impossibile.

Ma fino a quando? Se è vero che gutta cavat lapidem, quante gocce ancora dovranno cadere prima che anche la roccia più salda si crepi? Perché la vita inesorabile va avanti ed ogni giorno che passa è una goccia che pazientemente e infallibilmente torna a battere sullo stesso posto. Gocce che hanno già fiaccato la resistenza di Philip che è tornato a rinascere quando ha capito che bisognava assecondare quella corrente che voleva portarlo lontano. Non è un caso che in questa premiere siano così pochi i dialoghi tra Philip ed Elizabeth ed ancor meno quelli con Paige. È al solitamente bistrattato Henry che Philip dedica la sua attenzione assentandosi dal lavoro non più per qualche missione segreta, ma per andare a trovare quel figlio che tante volte negli anni passati quasi ci si era dimenticati esistesse. Perché Philip e Henry sono i segni di una vita che va avanti scoprendo nuovi modi di essere.

L’esatto opposto di ciò che è diventata Elizabeth volutamente arenatasi in una sfiancante routine di compiti sempre uguali nella loro estenuante inutilità sostanziale conseguenza dell’incapacità di comprendere che la guerra è finita ed è tempo di pensare a come fare la pace. Una vita che volutamente si ferma in un eterno presente che perpetua sé stesso per non dover ammettere di essere ormai un passato a cui guardare da lontano. Anche uccidere il giovane marinaio che voleva solo una scusa per rivedere Paige diventa allora la violenza di una madre che protegge sua figlia, ma al tempo stesso non si rende conto che quella vittima era dopotutto un innocente trovatosi al posto sbagliato nel momento sbagliato.

The AmericansUn’ultima missione per un ultimo giro di giostra

Quanto siano ormai distanti i Jennings appare evidente in ognuna delle poche scene insieme e non solo nei pochi ma intensi dialoghi. Anche a cena con Stan e Renee (che quindi era davvero innamorata dell’agente FBI e non solo una talpa infiltrata dai sovietici), Denis e Janine, Philip ed Elizabeth hanno atteggiamenti nettamente differenti. Un padre orgoglioso di parlare dei successi di suo figlio con dei vecchi amici che sono venuti a passare una serata spensierata tutti insieme. Una spia che non può fare a meno di origliare delle banali conversazioni tra mogli in disparte nella speranza di carpire qualche informazione utile. Che sia questo un indizio nascosto di come The Americans finirà?

Dopo aver affrontato e vinto insieme mille battaglie che la guerra finale sia tra Elizabeth e Philip? Domanda quasi retorica dopo quel che si è visto in questa premiere con la prima arruolata dalla fazione contraria ad ogni accordo e il secondo invitato ad uscire dal suo esilio dorato per concedere una opportunità al cambiamento. Tenere vivo il fuoco della tensione in nome di ciò che è stato o spegnere la fiamma di un conflitto troppo lungo per dire addio ad un passato che non esiste più. Una dicotomia insanabile che non si può restare fermi a guardare, ma che impone una scelta netta fosse anche sacrificare un equilibrio appena trovato come fa Oleg quando Arkady lo strappa dalla sua serenità.

La temuta fine è ormai iniziata e tutti devono salire per l’ultima volta sulla giostra che girerà più forte per il suo ultimo giro. Sperando che a fermarla non sia la pillola ferale nascosta nella collana che ossessivamente Elizabeth guarda. Perché quando una nave affonda, non tutti fanno in tempo a salire sull’ultima scialuppa.

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