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Taormina Film Fest: Oliver Stone e Igor Lopatonok presentano Ukraine on Fire

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La Russia di Putin, l’America di Obama e dei segretari di stato, l’Ucraina delle minoranze: filonazisti, filorussi, democratici. Il mass-media, la Nato e i conflitti internazionali, le primavere arabe, le rivoluzioni che partono dal web, la Guerra Fredda 2.0. Sono queste le keywords del docufilm di Igor Lopatonok e Oliver Stone che nella mattinata di ieri hanno presentato in anteprima nazionale ‘Ukraine on Fire’.

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Un gioiello che ha arricchito ulteriormente la qualità dei film in programmazione al Taormina Film Fest, che è riuscito a portare in Sicilia alcuni dei massimi esponenti del cinema americano: Harvey Keitel, Ray Winstone, Richard Gere e Oliver Stone appunto, vincitore di due premi Oscar. Un progetto temerario e straordinario che ci svela i retroscena del conflitto tra Ucraina e Russia; una pagina di storia che ha già lasciato il segno nello scenario geopolitico dell’era moderna.

Ukraine on Fire rivela i presupposti storici della crisi ucraina in atto. Il regista Oliver Stone intervista i  principali attori di questo fenomeno: il Presidente della Russia Vladimir Putin, l’ex presidente dell’Ucraina Victor Yanukovich. Uomini di potere che condividono con il regista americano i loro pensieri riguardanti le ragioni del conflitto e i modi per risolverlo.

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L’inizio delle turbolenze ha avuto luogo  nell’inverno del 2013-2014 a Kiev, durante la ‘euromaidan’. Oliver Stone parla alle figure chiave dell’Ucraina di quel periodo: l’ex Presidente Viktor Yanukovich e l’ex ministro degli Interni Vitaliy Zakharchenko. Raccogliendo e analizzando i fatti, il film indaga sul concetto di ‘rivoluzioni colorate’: come nascono e come si evolvono nel tempo.

Abbiamo avuto modo di porre una domanda al regista americano. Ecco la nostra breve intervista.
SG: Nel documentario viene affrontato il fenomeno delle Ong Americane, organizzazioni no-profit, in particolare si fa riferimento all’operato della Ong del magnate americano Soros in Ucraina, nonchè gotha della finanza mondiale. Signor Stone, in che modo la finanza creativa ha contribuito a   innescare e disinnescare le rivolte che cronologicamente hanno avuto luogo in Libano, Libia e quindi Ucraina?
OS: La questione è molto complessa. Come avete appena visto, nel documentario si fa riferimento alla Ong di Soros che ha svolto un ruolo cruciale negli sviluppo delle rivolte democratiche in Ucraina. Ritengo che non tutte le organizzazioni non governative americane siano meritevoli di apprezzamento, molte sono infatti espressione di soggetti influenti, come nel caso di Soros, e sono finalizzate a perseguire obiettivi che vanno al di là del benessere dei popoli e che in alcuni casi, come questo, sono rivolte a realizzare fini ben diversi.

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Ukraine on Fire è stato accolto molto bene dal pubblico della Sala A del Palacongressi; applausi sinceri e sentiti provenienti da una platea destabilizzata, sconvolta e allo stesso tempo grata nei confronti di un progetto illuminante e ineccepibile. Una lezione di geopolitica dai ritmi concitati veicolata da una grafica d’effetto.

Durante la conferenza stampa successiva alla proiezione del documentario, Lopanotok e Stone hanno risposto alle domande dei giornalisti e degli studenti che incuriositi dalle nozioni e dagli eventi esposti dal docufilm,  hanno dato vita a un dibattito prolifico alimentato dalle risposte del regista e del co-produttore che sin dall’inizio della conferenza hanno ribadito di voler conoscere i feedback dei presenti in sala, soprattutto dei più giovani. Infatti, come ha ammesso lo stesso Oliver Stone, questo progetto nasce per informare il mondo occidentale molto spesso intrappolato dai flussi informativi faziosi e distorti dei mass-media. Vi proponiamo alcune delle risposte emerse durante la conferenza.

Quali sono state le difficoltà legate alle realizzazione di questo progetto?
Ukraine on Fire porta la gente a porsi delle domande. È stato difficile capire le dinamiche scatenanti della crisi geopolitica dell’Ucraina. Per quanto mi riguarda, le maggiori complicazioni che ho riscontrato sono emerse dalle differenze linguistiche che per certi versi hanno distorto i contenuti di questo fenomeno. Nomi che a volte sono molto simili e per me è stato difficile capirli e distinguerli. Noi occidentali, proprio per queste ragioni, molto spesso tendiamo ad accettare la visione che ci viene riportata dai media europei e statunitensi.

Qual è stata la reazione dell’opinione pubblica e delle istituzioni?
Gli attacchi che ho subito sono stati molteplici, ce ne sono stati anche di violenti Per me questo è inconcepibile. I fatti devono essere presentati e dobbiamo andare oltre questo tipo di reazioni.

Ukraine on Fire dimostra come la politica sia manovrata dai grandi sistemi di potere. Qual è la sua posizione rispetto alle idee dei due candidati alle presidenziali americani: Trump  e Clinton?
Preferirei non rispondere in merito alla mia posizione rispetto alle presidenziali americane in quanto l’argomento esula dai temi affrontati dal film.

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