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Taboo: Recensione dell’episodio 1.03 – Episode 3

Taboo

I primi due episodi di questa mini serie mi avevano entusiasmato. C’è il periodo storico Regency (uno dei miei preferiti), ci sono le ambientazioni impeccabili e i costumi da sogno firmati BBC, Tom Hardy sempre magnetico nelle sue interpretazioni e una storia oscura che prometteva bene. Mi piaceva soprattutto l’idea di un personaggio fuori dagli schemi, un po’ selvaggio e primordiale, che venisse a gettare scompiglio tra la rigida società inglese.

Nelle prime due puntate le più disparate domande sono andate ad accumularsi una sull’altra e allo stesso modo il numero dei personaggi ha continuato ad aumentare. James Delaney è diventato sempre più lercio, la Compagnia delle Indie sempre più spietata e Mark Gatiss (che interpreta il principe reggente) sempre più sfatto… ma cosa è successo veramente?

E’ facile gettare in un grande calderone una serie di personaggi tratteggiati in modo eclatante che possano suscitare la curiosità dello spettatore, più difficile è mantenere quelle promesse, continuando a costruire su quei personaggi per renderli più solidi e sempre più sfaccettati.

Taboo
Mentre sullo schermo passano di mano in mano lettere, testamenti e mappe e vengono tese trappole e ricucite panze, James Delaney vaga sporco e ammaccato per Londra, cercando risposte (esattamente come noi) e scambiando dialoghi smozzicati con una bella serie di personaggi che vanno e vengono senza ancora lasciare nella storia una vera impronta.
Cosa sappiamo di lui? Che da giovane si infrattava nei boschi con la sua sorellastra, che era un cadetto brillante che poi ha perso la testa ed è stato mandato in Africa, lontano da casa, dove ha dovuto sopportare chissà quali atrocità. Era su una nave che trasportava schiavi che è affondata. Ma che altro? Dove è stato veramente? Perchè ci è stato? Cosa ha significato per lui? Perchè è diventato quello che è ora? Ad un certo punto i foschi accenni smettono di essere fascinosamente d’impatto e diventano semplicemente ridondanti. Quello che sappiamo ci è stato raccontato da altri, da James Delaney per ora abbiamo ottenuto solo burberi grugniti e promesse di fatti efferati.

Chi era veramente sua madre e come è morta? E cosa significa l’uccello tracciato nel camino e sulla pelle di James? Non ci siamo neppure avvicinati a capirlo. Così come le continue visioni non hanno ancora effettivamente assunto alcun significato. Sono segno di pazzia? Sono frutto dell’inconscio? O un concreto aspetto più “fantastico” della storia? Resta tutto buttato nel calderone, rimestato ogni tanto mentre il Tamigi si fa più melmoso e la camicia di James sempre più consunta.

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Prendiamo in considerazione per esempio i personaggi femminili, che per ora sono emblematici della incertezza narrativa della storia. Prendiamo Zilpha, la sorellastra di James, interpretata dalla rigida Oona Chaplin. E’ davvero possibile capire qualcosa del suo personaggio? Sinceramente l’istinto generale è quello di prenderla a schiaffi, ma la verità è che non abbiamo mai davvero avuto modo di provare anche solo un minimo interesse per la torbida storia d’amore tra i due fratellastri. Lo scambio di lettere di questo terzo episodio è stato di una vuotezza disarmante. Nulla ci è dato di capire del carattere di lei, di come è cambiato nel tempo, di cosa provi ora o di cosa desideri. Sappiamo di lei quello che ne dicono gli altri, mentre Oona Chaplin se ne va in giro sdegnosa sempre con il mento alzato. La scena nella chiesa io l’ho trovata  ridicola, quel sollevare di gonne non ha fatto altro che scompigliare di più un personaggio che per ora non ha nessuno spessore.

E cosa ne è stato della prostituta interpretata da Franka Potente? Possibile che il suo ruolo si sia già esaurito? E Lorna Bow, pure lei altezzosa e sfacciata. Cosa sappiamo delle sue motivazioni? E la piccola Winter, che sembrerebbe la candidata più probabile per creare un vero rapporto di sincerità con il protagonista, ma che appare e scompare nei momenti più improbabili?

Tanti personaggi che ingarbugliano i fili, ma che non portano davvero da nessuna parte. E’ tempo di qualche risposta, non tanto per mandare avanti la trama, quanto per fare giustizia a questi personaggi che non riescono a trovare delle motivazioni credibili.

Le scenografie, le ambientazioni e i costumi continuano ad essere impeccabili. Tom Hardy resta affascinante nella sua interpretazione, ma alla lunga potrebbe stufare, mentre il suo problema di igiene rischia di diventare il vero protagonista. Vogliamo sapere cosa è successo in Africa. Dove si è fatto quei tatuaggi. Perchè sua madre lo tormenta e che colpe ha la Compagnia delle Indie. Vogliamo che il signor Knight non porti sui nostri schermi solo l’estetica dei Peaky Blinders, ma anche il loro cuore.

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