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Suits: quando una stagione parte con il piede sbagliato: Recensione episodio 7.02

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Difficile è il compito di chi deve occuparsi per diletto o per lavoro di critica televisiva. Se i complimenti sono troppi e eccessivi, sei solo un adulatore, se le critiche sono cattive, sei inutile e incapace, se ti limiti a riassumere, sei senza talento e se infine cerchi di trovare le parole giuste ed essere un po’ più complesso, risulti borioso. Difficile è quindi trovare un equilibrio corretto, tra la sincerità e l’opinione, tra la pancia e la vista soprattutto quando una serie è fatta bene, ma ha dei difetti, ma sei invece quello che stiamo guardando è insalvabile? Se è solamente fatto male? In questo caso cosa salva una serie tv da una sana strigliata di chi per diletto o per lavoro si occupa di critica televisiva? Niente.

SE QUESTO È SUITS, HANNIBAL È UNA SERIE PER BAMBINI.

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Abbiamo già detto in passato che scegliere di eliminare la trama orizzontale legata a Mike in Suits era un azzardo, ma un azzardo che la serie aveva tutte le potenzialità per affrontare, soprattutto dopo una stagione bella come la quinta. Abbiamo anche già sottolineato più volte come le scelte “fantasy” di Korsh nella sesta stagione avessero snaturato la serie e i suoi personaggi. Aspettavamo la settima stagione come ultima possibilità di essere smentiti e di vedere un ritorno alle origini della serie, ma con protagonisti diversi e maturi rispetto a quelli di cinque anni fa. 

Eppure l’inizio di stagione di Suits non solo non convince lo spettatore fan della serie, ma è brutto da vedere. Lasciando perdere la follia di Harvey che in una notte ha avuto illuminazioni sulla sua esistenza tipo San Paolo, e mettendo da parte anche la totale inutilità che circonda il personaggio di Rachel, questi primi due episodi son scritti male e, cosa abbastanza inspiegabile, recitati peggio. Gabriel Match in particolare sembra forzato a interpretare un Harvey che non solo non è lo stesso, ma sembra non appartenergli più. Appare palese che Suits ha deciso di voltare pagina, di mettere un punto e ripartire da zero, ma allora perché continuare a riproporre le stesse tematiche delle ultime tre stagioni? Perché il personaggio di Louis non riesce ad andare oltre la sua passione viscerale per Harvey e continua a lamentarsi di non poter essere suo amico? Perché Donna continua a chiedere riconoscimenti che sono solo etichette invece di pretendere maggiori responsabilità? Perché Harvey necessita ancora di Jessica per capire cosa fare e soprattutto perché Mike continua ad avere dilemmi personali tra la sua professione e il voler aiutare i bisognosi?

E sono tutti questi interrogativi, uniti alla trama inutile e prevedibile della psichiatra, che fanno di questo inizio di stagione un qualcosa che non è Suits, ma un legal drama procedurale simile a quelli dell’estate Rai. Non basta inquadrare Harvey che dice dolci paroline, oppure uno scambio di battute divertenti tra lui e Mike, o la povera Gretchen a sollevare la situazione, questo non è Suits ma sembra che Korsh non se ne accorga.

UN SECONDO EPISODIO IMBARAZZANTE E NOIOSO.

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Neanche il diritto e la giurisprudenza sembrano poter salvare questo inizio di stagione. Il caso pro-bono di Mike è banale come il panettone il 25 dicembre e per di più già visto in mille altre serie tv legali, e se vogliamo incorniciato dal film “Il caso Thomas Crawford”. Non solo la banalità della sua soluzione è scontata, ma non serve a niente al personaggio di Mike e tanto meno allo studio.

La questione di Donna viene risolta in maniera sbrigativa e quello che poteva essere un minimo di scontro interessante viene messo a tacere con un bel nome di dirigente amministrativo sulla porta, che in concreto non comporta differenze perché Harvey e Kathrina e Louis, non hanno minimamente compreso le motivazioni di Donna. Oltretutto anche  questo sembra tutto una ripetizione della dinamica Peggy Olson – Don Draper in Mad Men. E infine Harvey, che viene rimbalzato da tutti in questo episodio come una pallina di gomma e sembra sbandare e non sapere come gestire non solo lo studio, ma la sua vita, perché sappiamo bene tutti che questa relazione con la psichiatra non durerà, in quanto è solo il modo più semplice per riempire l’ennesimo vuoto. Un personaggio che si era evoluto, aveva chiesto aiuto, aveva capito di dover risolvere i suoi problemi interiori, che aveva lavorato su sé stesso, viene smantellato lentamente per portare le lancette dell’orologio indietro e recuperare l’atmosfera della prima stagione.

Difficile è il compito dello spettatore che deve scegliere se continuare a seguire una serie incurante dei difetti, delle cose che non vanno e degli errori commessi; oppure essere capace di andare oltre la veste del fan e guardare con più attenzione a quello che ha davanti e scegliere di essere uno spettatore cosciente.

E voi che spettatore sarete?

Good Luck!

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